Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Ruggero Savinio - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Ruggero Savinio

Museo > Ruggero Savinio

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L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 
MAS - Museo d'Arte dello Splendore.

Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova () - Italy


Ruggero
SAVINIO
Al Mas, Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, dal 28 marzo al 30 maggio 1999, “Ruggero Savinio", opere da 1986 al 1998, a cura di Nicoletta Pallini Clemente.
Terra e cielo
 
Nicoletta Pallini
 
Con gli Istmi, il ciclo di dipinti di questi ultimi mesi ed esposti ora per la prima volta, il gesto di Ruggero Savinio si è fatto più ampio, si è dilatato in una promessa di infinito e in un desiderio di spazi nuovi. L’artista è uscito all’aperto — e non solo in senso figurato — ed è come se si fosse scoperto per riuscire a scoprire altri frammenti di sé e di tutto quanto lo circonda.
Non vi è quel senso nostalgico del passato che si avvertiva costante nei suoi lavori più antichi. In queste opere si sente invece, fortemente, una energia rinnovata dove persino il sentimento acuto di mistero, di sospensione e di attesa a cui ci ha abituati nel corso degli anni, appare in un certo qual modo attutito, quasi pacato.
Gli Istmi sono dipinti di luce e di ombre colorate, più fluide, meno spesse e in un certo modo meno inquietanti di quelle che hanno dato vita, peraltro, a opere fondamentali della sua ricerca, come La Molla di sera, le Rovine o il ciclo stesso delle Conversazioni. Anche la tavolozza si è fatta più netta, più chiara e luminosa, più diurna e meno notturna, dominata come è da blu e da turchini incandescenti che si sovrappongono in piani paralleli e che danno il senso della incommensurabilità dell’infinito di fronte al finito.
Vi è una differente musicalità in questi olii e in queste carte dove compaiono figure isolate su bracci di terra che preludono al mare e di fronte alle quali, accostandosi, si può persino avvertire l’eco del vento e il fragore di onde lontane. Come avviene con certe conchiglie raccattate sulla spiaggia.

Ruggero Savinio, La Molla, 1990. Olio su tela, 160x139,5 cm. Collezione privata, Monza. E’ il primo di due quadri molto simili dipinti nella casa di Cetona. La Molla è appunto il nome della casa. Significa: bagnata. All’autore, che viveva nella casa in un periodo di ansia e cambiamento, aveva fatto pensare allo strumento meccanico. Dietro la finestra aperta s’intravede il monte Cetona, che è un po’ il nume tutelare dei luoghi. La dedica a Vuillard vuole essere un omaggio a un pittore che ha saputo portare le immagini d’intimità domestica a un’altezza monumentale e a volte al vero e proprio dramma.

Altre muse dominano queste opere recenti e sono figure femminili addormentate o in attesa o di spalle che paiono sirene fatte di salsedine e che, nel loro stare così immobili, non hanno abbandonato, per una sorta di incantesimo, la loro fisica corporeità e la loro natura più umana che mitica.
E negli Istmi vi è ritratto naturalmente anche il pittore, protagonista consapevole di un altro dialogo dove i nuovi interlocutori sono la terra, il cielo, l’acqua ma anche la scoperta di un altro senso, più fisico che simbolico, più reale che platonico.
Ora Ruggero Savinio si è sdraiato fuori, all’aperto, per terra, e ascolta ancora più da vicino la natura. Ma non si tratta solo di quella “natura naturante” che ha invaso il suo cammino più volte e che spesso lo ha anche costretto a voltarle le spalle, ma di quella “phusis” interiore e nascosta, più privata e intima che balza evidente nel semplice gesto di una totale accettazione.
E’ la natura profonda della sua anima poetica.
Ora Ruggero Savinio è come colui che sta, come il viandante e Odisseo che dopo un lungo cammino, a piedi, a nuoto, di corsa e ansimante, ha raggiunto il suo porto, compiendo lo stesso percorso di un fiume che infine trova il mare, scivolando fra l’erba alta di sterpi essiccata dal sole, sgusciando e riemergendo fra le zolle di terra che giacciono ai piedi di ulivi e di mirti.
Nelle opere di questi ultimi dieci anni, la pittura di Ruggero Savinio sta compiendo il suo viaggio di narratore solitario attraverso le ombre per arrivare alla luce.
Itinerario non certo facile se si pensa al valore che l’artista ha sempre riconosciuto all’ombra come “luogo stesso della pittura”.
“Quello che si chiama ombra — ha scritto — e ammanta le figure e da cui le figure emergono da una caligine pronta a ringhiottirle nel suo nero, che ne mangia i contorni e ne smussa la plastica certezza, è il luogo stesso della pittura, il fondo mitico da cui le figure si svincolano a fatica, per strade tortuose e difficili, e dal quale non riusciranno mai, se non in modo tendenziale e utopistico a svincolarsi del tutto.”
In effetti, nei dipinti che precedono i suoi lavori recenti, le figure, come anche i paesaggi, nascevano proprio da queste ombre spesse e misteriose, in grado di sprigionare intensi bagliori e di dilatare, con la loro realtà fisica e materica, tangibile e consistente, cose e persone, luoghi e paesaggi, di delinearne i contorni, di sfumarne i lineamenti, di creare quella singolare sospensione e incertezza. Sono ombre squarciate da neri antichi e possenti, abitate da un pensiero senza tempo, abissi di una realtà lontana popolata di poeti e di muse, di eroi, di viandanti e di semplici mortali, di rovine archeologiche in cui un sentimento soffuso di irrefrenabile malinconia fa da costante sottofondo. Nei lavori di allora, dei primi anni Ottanta, c’è un filo sottile di una nostalgia antica, il sentimento acuto di una assenza e di una perdita che solo la poesia e il costante richiamo ad essa sembrava in grado di sanare.
Nella pittura misteriosa e profonda di questo artista singolare, sotto quei cieli gravidi delle sue splendide Conversazioni sui colli romani e toscani che ricordano i romantici tedeschi e dove si fondono assieme al paesaggio rovine antiche e personaggi viventi, si intuiva un senso di attesa, un desiderio forse non ancora confessato di quiete.
Oggi è lo stesso colore, caldo e brillante, fatto sempre di una materia guizzante e polimorfa, densa di sgocciolature, aggrovigliata e agglutinante come un linguaggio antico dove segni, pensieri, stati d’animo si rincorrono dettati automaticamente da una spinta interiore, a invitare alle grandi aperture di uno spazio infinito sotto il quale e nel quale Ruggero Savinio si è collocato, sta e contempla, senza cessare di interrogarsi sul senso profondo del tempo e della memoria, ma senza chiudere gli occhi o schermarli per la luce troppo forte del sole e del cielo.
Ci sono meno urgenze in queste pose supine e naturali, in questi gesti di quieto abbandono che potrebbero far pensare ad Anselm Kiefer, l’artista tedesco che come Ruggero Savinio ama la forza lucida di Rainer Maria Rilke, la poesia di Hölderlin e di Novalis, la fisicità della materia.

Sembrerebbe raggiunto, ora, un percorso circolare che rispecchia un aforisma di Friedrich Hölderlin caro all’artista: “l’arte è il passaggio dalla natura alla cultura e dalla cultura alla natura”.

Ruggero Savinio, La conversazione di Burano o la Tempesta, 1995. Olio su carta intelata, 150x130 cm. Collezione privata, Roma.
Ancora il tema della conversazione, ambientato questa volta davanti al piccolo lago di Burano, in Maremma, visto dalla casa che l’autore abitava con la famiglia durante l’estate. Il quadro porta memoria di certi idilli di un pittore molto amato dall’autore, Hans von Marées, oltre che del capolavoro di Giorgione alluso nel titolo.

E tale passaggio, nel tempo, è avvenuto armoniosamente, quasi come una conseguenza logica e naturale di fronte all’irrompere di nuove emozioni e di sentimenti mai provati. Si potrebbe allora dire che nel caso di Ruggero Savinio l’arte è dunque il passaggio dalla natura alla cultura e dalla cultura alla natura attraverso la vita.
Prima di intraprendere il suo viaggio verso gli Istmi, il pittore ha dovuto attraversare altri spazi, abbeverarsi ad altri paesaggi, ha dovuto soffermarsi all’interno di numerose Stanze grondanti bagliori aranciati e illuminate da giocattoli abbandonati dove immobili figure di numi tutelari governano una intimità privata e domestica. E’ rimasto folgorato e quasi attonito di fronte alla solarità di Giardini profumati e rigogliosi dove campeggia la figura del bambino innocente e trionfante. Ha aperto di fronte a sé altre Porte che a loro volta introducono a oscurità e luce, a nuovi misteri e ad altri silenzi. Ha varcato numerose soglie.
Ed è arrivato qui, sull’istmo, su questa striscia di terra che invita al passaggio.

Alcune opere di Ruggero SAVINO esposte al Museo d'Arte dello Splendore-Giulianova
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
 
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