Informazioni e servizi offerti dal Complesso di maria SS.ma dello Splendore - Giulianova alta - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Santuario

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Apparizione della Madonna dello Splendore su di un ulivo a Giulianova (TE), avvenne il 22 Aprile 1557. Madonna dello Splendore. La storia del Santuario: Nel 1599 i cappuccini ebbero a Giulianova un primo luogo con la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, dove oggi è la "Casa Maria Immacolata" di proprietà della diocesi di Teramo. Nel settembre del 1847, con decreto di Ferdinando II re di Napoli e con rescritto della Santa Sede, ottenuto dal vescovo di Teramo mons. Berrettini, i cappuccini presero dimora nell'antica abbazia dei monaci Celestini da questi lasciata nel marzo del 1807 a seguito della soppressione "napoleonica" presso il Santuario di Maria Ss. dello Splendore, sorto là dove secondo la tradizione era apparsa la Vergine il 22 aprile 1557. Soppressa anche la comunità dei cappuccini nel 1866 per le leggi del governo piemontese, il santuario non fu mai del tutto abbandonato dai medesimi. Il 7 marzo 1927 fu acquistato un ampio sito adiacente al santuario e il 28 agosto 1927 fu posta la prima pietra del nuovo convento, che nel 1938 fu costituito sede dello studentato di liceo classico, rimastovi fino al 1965. Negli anni 1968-71 il convento dello Splendore ha ospitato un piccolo seminario serafico. Nel triennio 1989-92, con interventi di bonifica e ristrutturazione degli ambienti che nel passato erano sorti intorno al terminale acquifero della "sorgente della Madonna", è stato riedificato un tempietto votivo circondato da un riposante ambiente verde. Interventi di largo respiro operati negli anni tra il 1990 e il 2000, riservando alla fraternità dei cappuccini alcuni ambienti di vita, hanno ristrutturato i piani superiori per ospitare un museo d'arte e la vecchia legnaia per accogliere la ricca biblioteca del convento, intitolata a padre Candido Donateli. Continuando l'opera avviata, restauri più recenti all'interno e all'esterno della chiesa hanno ridato splendore e rinomanza a un santuario, che da sempre è meta di pellegrini. Lungo la via Bertolino - già impraticabile sentiero di campagna - è stata realizzata una maestosa Via Crucis con sculture in bronzo dell'artista Ubaldo Ferretti. Nel 2001, in sostituzione di un piccolo organo da anni inagibile, il santuario è stato dotato di un grande organo della ditta Arte Organaria di A. Girotta. Nel 1940 il santuario iniziò la pubblicazione del periodico La Madonna dello Splendore, divenuto nel 1950 Maria Santissima dello Splendore, che dal 1982, tornando al titolo primitivo, esce come consistente numero annuale a cura del comitato per i festeggiamenti religiosi e civili del 22 aprile. Notizie storiche sull'Apparizione della Madonna: "Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore". Apparizione della Madonna dello Splendore su di un ulivo a Giulianova (TE) Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la "Storia Aprutina" scritta da don Niccola Palma e per la "Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulianova" scritta dai Padri Celestini. Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna, andò a riposarsi all'ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell'albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: "Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario". Ancora stordito per la grande emozione, ma fiero per l'incarico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministratore feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Com'era prevedibile, sia il governatore che alcuni notabili presenti si divertirono molto nell'ascoltare lo strano racconto del contadino, ma quando questo incominciò ad insistere perché lo seguissero sul luogo dell'apparizione, persero la pazienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente. Pur credendo alla sua buona fede, l'unica spiegazione plausibile era che i primi caldi o un bicchiere di vino in più gli avessero dato alla testa. Molto abbattuto per la cattiva accoglienza ricevuta, Bertolino se ne ritornò a casa, ma il giorno seguente, di buon mattino, spinto da una forza interiore, si recò nuovamente all'ulivo con la speranza di rivedere la splendente immagine della Madonna per poterle confidare tutta la sua amarezza. Il povero contadino percorse l'ultimo tratto della salita con il cuore in gola; si sentiva umiliato e offeso non tanto per le ingiurie quanto per il fallimento dell'importante missione. E se, una volta in cima alla collina, la Vergine Maria non si fosse più mostrata ai suoi occhi? Giunto in prossimità dell'albero tutti i suoi timori svanirono perché la Madonna era lì ad attenderlo per rincuorarlo ed esortarlo a tornare dal governatore. Purtroppo anche la seconda ambasciata non ebbe miglior successo della prima. Il terzo giorno, Bertolino ritornò in quel luogo a lui già tanto caro. Si inginocchiò ed attese la confortante apparizione. La Vergine tornò e con dolcezza e fermezza lo incitò ad insistere presso il governatore che quanto asseriva corrispondeva a verità. Senza più esitare, Bertolino tornò in città. Colmo di rinnovato fervore, per la terza volta il pio contadino raccontò quanto la Gran Madre di Gesù gli aveva appena comandato, insistendo perché tutti salissero con lui in cima alla collina per verificare la veridicità del suo racconto.
Apparizione della Madonna dello Splendore su di un ulivo accerchiata da una forte luce circonfusa a Giulianova (TE) Questa volta alle ingiurie si aggiunsero le percosse. Uno di loro, per meglio convincerlo a mettere giudizio, iniziò a percuoterlo con violenza, tra il divertimento dei presenti. Di temperamento mite, Bertolino sarebbe stato sopraffatto se la Madonna non fosse intervenuta liberandolo dalle mani dello sconsiderato, che rimase improvvisamente paralizzato e muto. Nella sala calò un silenzio assoluto: tutti compresero di essere stati testimoni di un evento soprannaturale e ciascuno, nel proprio cuore, impetrava il perdono per le offese arrecate all'innocuo contadino. Sgomento e smarrito il governatore si affrettò a convocare il clero (arciprete, quattro canonici, il preposto dell'Annunziata) e il popolo tutto per recarsi in solenne processione sul luogo indicato da Bertolino. Il taglialegna, fiducioso nelle promesse della Madonna e con il cuore colmo di gioia, guidò il corteo dal palazzo ducale al luogo miracoloso dove tutti poterono assistere trasecolati alla fantastica visione, chiara e distinta, della Vergine Maria, splendente fra fulgori di luce abbagliante. Ma la Madonna aveva riservato loro un grande dono come prova tangibile e imperitura dello straordinario avvenimento: alla base dell'olivo fece sgorgare una sorgente d'acqua pura e fresca, a getto continuo, che esiste tutt'ora! La notizia dell'apparizione, che pose fine alla pestilenza che aveva colpito l'intera regione, ma che aveva lasciato indenne il circondario di Giulianova, si sparse in un baleno. Un avvenimento così straordinario attirò sul luogo una moltitudine di persone che giungeva da ogni dove per vedere l'ulivo miracoloso, per segnarsi con l'acqua della sorgente e per prostrarsi in adorazione invocando misericordia, protezione e conforto. Portato a braccia vi si recò anche l'aggressore di Bertolino, sinceramente pentito per il gesto insensato e proprio a lui, Maria Santissima dello Splendore volle fare la prima grazia ridonandogli, tra gli osanna dei presenti, l'uso della favella e delle articolazioni. Molti la chiamano "La Festa". Altri la chiamano "La Festa della Madonna": altri ancora "Festa di primavera". Ad ogni buon conto, per tutti, la Festa celebrata il 22 aprile a Giulianova è un momento di raccoglimento, di unità popolare e, se si vuole, un punto di riferimento che riunisce le intere popolazioni della provincia. Questa festa ha la propria storia. Quella della Madonna dello Splendore ha un sapore particolare e coagula usanze, tradizioni ed aneddoti che sono diventati consuetudini nel corso di tutto questo tempo. La Festa, come degnamente è stata definita la celebrazione dell'apparizione della Vergine in quel lontano 22 aprile 1557, è un appuntamento meritevole della più alta partecipazione emozionale e spirituale, perché racchiude in sé il patrimonio tanto ricco della Giuliesità.
Santuario della Madonna dello Splendore
 
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE
- Convento Frati Minori Cappuccini -
(Viale dello Splendore, 112 - 64021 Giulianova - Te)

LA SUA ORIGINE A GIULIANOVA. Ogni ”santuario”, in genere, sorge o dove la natura è particolarmente varia capace di favorire naturalmente la devozione; o dove Dio si rivela con particolare intensità ai suoi figli, ascoltando le loro preghiere, asciugando le lacrime dai loro occhi e consolando il loro cuore; o dove si può invocare con particolare pietà Dio, la Vergine o i santi.
Il Santuario della Madonna dello Splendore risponde a tutte e tre queste caratteristiche e perciò è méta di pellegrinaggi, di incontri di preghiera e di raccoglimento: qui uomini e donne, specie se segnati dal dolore e dalla sofferenza, scoprono la vicinanza materna di Dio.
Il Santuario sorge a Giulianova (Teramo), una cittadina con una storia millenaria, al confine con le Marche, dalle origini antiche (Castrum, 264 a. C.), che si stende parte in pianura e parte in collina, ma che si è sviluppata soprattutto tra il 1400-1500, quando «splendidissimo fu il commercio. Nel nostro litorale col risorgere del Comune erano risorti tre porti in luoghi diversi dagli antichi. Quelli del Salino maggiore, di Cerrano e di San Flaviano, il più importante fra tutti» [Monografia della Provincia di Teramo,vol. 1-2, pag. 126].
Castel San Flaviano era il nome dell’antico borgo sulla riva sinistra del Tordino, dimesso per malaria intorno al 1470, con il conseguente trasferimento dei suoi abitanti a Giulianova, fondata da Giulio Antonio Acquaviva. La città, oltre essere un importante centro commerciale, nel tempo ha svolto anche la funzione di contrastare sbarchi indesiderati di africani.
Proprio in questo periodo, caratterizzato da lotte e vendette tra le famiglie nobili del tempo, che si scambiavano come dote o conquistavano e ri-conquistavano le città del territorio, poco curandosi della situazione e delle sofferenze dei poveri, nascono numerosi luoghi di culto e di devozione alla Vergine, quasi un rifugio per i deboli e i non-potenti che cercano protezione.

LA CAPPELLA. La tradizione racconta che la Vergine, apparendo all’umile contadino Bertolino, chiede la costruzione di una cappellina proprio nel luogo dove ora sgorga l’acqua, segno di vita e di purificazione. Dopo una iniziale resistenza anche le autorità civili consentono alla costruzione di una piccola chiesa fuori le mura.

L’AFFIDAMENTO AI CAPPUCCINI. Fino all’inizio del 1800 il Santuario rimase affidato alla cura spirituale dei padri Celestini che abitavano il “monastero” attiguo alla chiesetta. Quando i conventi subirono la soppressione e i religiosi ne furono allontanati con la forza, l’edificio fu adibito a “luogo di cura e di ricovero” e la Cappella/Santuario, su richiesta delle autorità civili, fu affidata alla cura di alcuni frati cappuccini.
Da allora questi religiosi si sono presi cura del Santuario, inizialmente con la costruzione del bel campanile — recentemente pur esso restaurato — e progressivamente con il ripulire, ingrandire e abbellire questo luogo, perché per tutti possa essere davvero luogo di esperienza materna di Dio, luogo di pace e di riconciliazione con Dio, con se stessi e con il prossimo.

BREVI NOTE STORICHE SULL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE. «Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore».
Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la “Storia Aprutina” scritta da don Niccola Palma e per la “Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulianova” scritta dai Padri Celestini.
Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna, andò a riposarsi all’ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell’albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: «Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario».
Ancora stordito per la grande emozione, ma fiero per l’incarico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministratore feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Com’era prevedibile, sia il governatore che alcuni notabili presenti si divertirono molto nell’ascoltare lo strano racconto del contadino, ma quando questo incominciò ad insistere perché lo seguisséro sul luogo dell’apparizione, persero la pazienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente.
Pur credendo alla sua buona fede, l’unica spiegazione plausibile era che i primi caldi o un bicchiere di vino in più gli avessero dato alla testa.
Molto abbattuto per la cattiva accoglienza ricevuta, Bertoldino se ne ritornò a casa, ma il giorno seguente, di buon mattino, spinto da una forza interiore, si recò nuovamente all’ulivo con la speranza di rivedere la splendente immagine della Madonna per poterle confidare tutta la sua amarezza.
Il povero contadino percorse l’ultimo tratto della salita con il cuore in gola; si sentiva umiliato e offeso non tanto per le ingiurie quanto per il fallimento dell’importante missione. E se, una volta in cima alla collina, la Vergine Maria non si fosse più mostrata ai suoi occhi? Giunto in prossimità dell’albero tutti i suoi timori svanirono perché la Madonna era lì ad attenderlo per rincuorarlo ed esortarlo a tornare dal governatore.
Purtroppo anche la seconda ambasciata non ebbe miglior successo della prima. Il terzo giorno, Bertolino ritornò in quel luogo a lui già tanto caro. Si inginocchiò ed attese la confortante apparizione. La Vergine tornò e con dolcezza e fermezza lo incitò ad insistere presso il governatore che quanto asseriva corrispondeva a verità.
Senza più esitare, Bertolino tornò in città. Colmo di rinnovato fervore, per la terza volta il pio contadino raccontò quanto la Gran Madre di Gesù gli aveva appena comandato, insistendo perché tutti salissero con lui in cima alla collina per verificare la veridicità del suo racconto. Questa volta alle ingiurie si aggiunsero le percosse. Uno di loro, per meglio convincerlo a mettere giudizio, iniziò a percuoterlo con violenza, tra il divertimento dei presenti. Di temperamento mite, Bertolino sarebbe stato soprafatto se la Madonna non fosse intervenuta liberandolo dalle mani dello sconsiderato, che rimase improvvisamente paralizzato e muto.
Nella sala calò un silenzio assoluto: tutti compresero di essere stati testimoni di un evento soprannaturale e ciascuno, nel proprio cuore, impetrava il perdono per le offese arrecate all’innocuo contadino. Sgomento e smarrito il governatore si affrettò a convocare il clero (arciprete, quattro canonici, il preposto dell’Annunziata) e il popolo tutto per recarsi in solenne processione sul luogo indicato da Bertolino.
Il taglialegna, fiducioso nelle promesse della Madonna e con il cuore colmo di gioia, guidò il corteo dal palazzo ducale al luogo miracoloso dove tutti poterono assistere trasecolati alla Fantastica visione, chiara e distinta, della Vergine Maria, splendente fra fulgori di luce abbagliante.
Ma la Madonna aveva riservato loro un grande dono come prova tangibile e imperitura dello straordinario avvenimento: alla base dell’olivo fece sgorgare una sorgente d’acqua pura e fresca, a getto continuo, che esiste tutt’ora!
La notizia dell’apparizione, che pose fine alla pestilenza che aveva colpito l’intera regione, ma che aveva lasciato indenne il circondario di Giulianova, si sparse in un baleno. Un avvenimento così straordinario attirò sul luogo una moltitudine di persone che giungeva da ogni dove per vedere l’ulivo miracoloso, per segnarsi con l’acqua della sorgente e per prostrarsi in adorazione invocando misericordia, protezione e conforto.
Portato a braccia vi si recò anche l’aggressore di Bertolino, sinceramente pentito per il gesto insensato e proprio a lui, Maria Santissima dello Splendore volle fare la prima grazia ridonandogli, tra gli osanna dei presenti, l’uso della favella e delle articolazioni.
(Da: Santuario Maria SS. dello Splendore in Giulianova, PP Cappuccini. Dalle origini ai nostri giorni, p. 4-16)

ATTIVITA’ nel Santuario
Ogni martedì,ore 21:
Ora di adorazione
Ogni mercoledì, ore 21: Incontro sulla Parola d Dio
Ogni giorno, disponibilità alle confessioni
dalle ore 7.00 alle 12.30
dalle ore 16.30 alle 19

ORARIO S. MESSE
Festivo: 7.00 - 8.30 - 10.00 - 18.00
Prefestivo: 18.00
Feriale: 7.15 - 9.00 - 18.00
Ultima domenica del mese: Celebrazione di una santa Messa secondo le intenzioni dei benefattori
Chi desidera indicare intenzioni d sante messe, contribuire alla manutenzione del Santuario, partecipare all’aiuto ai poveri che si rivolgono al convento, si può servire del c.c.p. n°10525640 - Intestato a: Santuario Maria Ss.ma dello Splendore - 64021 Giulianova (Teramo).
Tel. 085/8003117
 
«Tu sei rivestita di maestà e di splendore, avvolta di luce come di un manto». 1s «Nel cielo apparve un segno grandioso. Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e nel capo una corona di dodici stelle». In questa donna meravigliosa viene indicata sia la Vergine, sia la Chiesa della quale ella è figura e madre. Il vestimento di splendore e maestà è proprio di Dio e solo chi appartiene in un modo eminente al mondo splendente di Dio può essere contemplato vestito di sole, come Gesù sul Tabor. Perciò la Donna vestita di sole è una realtà sommamente privilegiata dall’iniziativa amorosa di Dio ed appartenente, ormai in via definitiva, al mondo celeste. La luna sotto i suoi piedi indica il dominio che ella ha nello svolgimento delle varie fasi del tempo, perché nel Cielo non vi è più la successione dei tempi e la Sposa dell’Agnello divino gode per l’eternità la gloria del suo Signore. La corona di stelle dice che la Vergine è stata collocata nel mondo celeste, aureolata dalla corona del trionfo, quale Regina del cielo e della terra, al fianco del diletto Figlio suo, Signore e Re dell’universo, da lui conquistato a prezzo del suo Sangue. Anche se il Dogma dell’Assunzione in cielo di Maria, in anima e corpo, fu definito da Pio XII nel 1950, il culto alla Vergine Assunta è giunto a noi attraverso una costante tradizione fin dai primi secoli del cristianesimo; esso infatti non è che la logica conseguenza dell’immacolato suo concepimento e della preservazione dal peccato originale. Anche San Gaspare volle scegliere il giorno di questa grande Solennità come data di nascita della sua novella Congregazione intitolata al Sangue di Cristo, ponendola sotto la protezione della Vergine Assunta in Cielo. Come nella morte, nella resurrezione e nell’ascensione al cielo si compie definitivamente la redenzione umana, ma non cessa la mediazione del Cristo e la sua azione salvifica nei nostri riguardi, così nella dormizione di Maria e nella sua assunzione al cielo, se si chiude il ciclo della sua missione terrena, se ne apre un altro ancor più valido a nostro favore accanto al Cristo glorioso. Come sulla terra fu associata alla Redenzione operata dal Cristo, cosí, per volere di Dio, in Cielo ella riceve l’investitura definitiva di Mediatrice a favore dell’umanità, alla quale, ai piedi della croce, fu data per Madre. Nel Cielo, rapita e circonfusa di luce divina, unita ormai indissolubilmente a Dio, ella conosce a fondo, meglio che sulla terra, l’umanità con tutte le sventure e preoccupazioni di ciascuno di noi e, essendo divenuta onnipotente per Grazia, il suo cuore materno è divenuto tanto vasto e generoso da riunire in sé, far sue e soccorrere le innumerevoli angosce dei suoi figli. Fusione mirabile del Regno celeste di Cristo con la missione di Maria! Cristo è il pegno della nostra futura resurrezione e glorificazione, Maria ha ricevuto in anticipo quello che tutti noi, camminando sulle sue orme, riceveremo un giorno. È Cristo che, avendo con noi in comune il sangue e la carne, salendo al Cielo ha trascinato con Sé nella gloria anche l’umanità. Il Padre «ci resusciterà con Cristo e con Lui ci farà sedere nell’alto dei Cieli». La nostra resurrezione è un dono di Dio ed opera del suo Spirito e, come ha resuscitato il Cristo, darà un giorno anche ai nostri corpi nuova vita e gloria. L’assunzione di Maria non ne è un semplice segno, ma piena garanzia: è stolto chi non vi crede. L’Assunzione non è soltanto la glorificazione della Vergine ed un alto riconoscimento dei suoi meriti, ma sancisce e solennizza anche la- stessa vittoria di Cristo su Satana: una Donna ti schiaccerà il capo! L’Assunzione è anche il preludio della salvezza e della gloria, che, come lei, avrà nel futuro tutta la Chiesa. Perciò il Mistero dell’Assunzione si inserisce nella storia del XX secolo come un’aperta sfida al materialismo dilagante, che proclama la morte di Dio e nega la spiritualità dell’anima. Dio guarda alla totalità della persona umana, anima e corpo, e il Dogma dell’Assunzione di Maria vuol essere anche l’esaltazione della vocazione alla verginità, l’esaltazione del corpo umano, tempio dello Spirito Santo, e la riaffermazione dei fini ultimi che ci attendono. Maria, assunta in cielo anima e corpo, ci invita a tendere con tutte le nostre forze verso questa meta soprannaturale e a vivere una vita di fede e di opere sante in attesa della venuta ultima del Signore; infiamma il nostro cuore verso il Cielo e vi infonde il desiderio di presto raggiungerlo: Vieni presto, Signore Gesù! La Meditazione dell’Assunzione di Maria dev’essere per noi come una fuga verso il Cielo, che sembra tanto lontano, ma che in realtà è tanto a noi vicino. Contemplando la nostra cara Madre immersa nella visione di Dio, come in un oceano di luce, cominceremo a pregustare quel che, al dir di Paolo, né occhio umano mai vide, né orecchio mai udì e che Dio ha preparato per coloro che ama. Questa sinfonia di canti, di luce, di gioia, ora ci stordisce, ma nello stesso tempo ci dà la certezza di quel che saremo un giorno, quando, passata ogni pena, sentiremo la dolce voce di Gesù: «Venite, benedetti dal Padre mio!».
Come raggiungere il Santuario della Madonna dello Splendore
In auto: uscita autostrada A14 - Casello: TERAMO-GIULIANOVA-MOSCIANO SANT'ANGELO, proseguire in direzione di Giulianova Alta, quindi seguire le indicazioni della segnaletica per il Santuario della Madonna dello Splendore. (Ampio parcheggio).
In treno:  dal parcheggio della stazione ferroviaria (Piazza Roma), servirsi del bus della linea "1", e scendere direttamente sul piazzale del Santuario della Madonna dello Splendore.
 
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