Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista giuliese: Gigino FALCONI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista giuliese: Gigino FALCONI

Museo > Gigino Falconi

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La critica sull’Artista Gigino Falconi. “Un erotismo freddo ma non distaccato individua l’opera di Gigino Falconi tanto echeggia quella di un manierista eccentrico o di un raffinato del tardo Cinquecento. L’effetto è quasi sempre quello di un relativo spaesamento rispetto al soggetto raffigurato: in quale situazione ci troviamo? Perché questo paesaggio inusitato, perché questi corpi di adolescenti tesi in abbraccio per impossibili o negate voluttà, perché queste figure solitarie o aggruppate, così pensose nel loro individuale e irredimibile isolamento, quasi oggetti tra gli oggetti anch’essi imprigionati nel loro muto essere, secondo uno scenario che è teatrale, ed al tempo stesso parodizza la vita reale? Il quadro sceneggiato da Gigino Falconi si espone come enigma nella sua elementare, analitica, evidenza. Non risulta tuttavia nessun sentimento di atonìa passionale né tantomeno nell’immagine dipinta si accampa la procedura intellettualistica della citazione colta fine a se stessa”. Duccio Trombadori. In Falconi, l’appagamento esausto, la dimenticanza di sé, proprie di chi ancora sta uscendo dal sonno o dall’atto d’amore, paiono presto negati da uno spirito melanconico, talvolta tragico, sempre romantico, che s’affida a un paesaggio che, mentre rivela il suo splendore e il suo incanto, inevitabilmente fa pensare al tempo in cui tutto ciò sarà scomparso, inghiottito da una nemesi misteriosa che sentiamo aleggiare. Emblematici di questa malinconia inestirpabile, di questo senso della fine, sono gli alberi di Falconi: i tronchi e i rami sono spogli, come se fossimo dentro un tardo autunno o un inverno perenni, e spesso rimano con gli alberi delle navi; sovente l’artista pare raffigurare piante con un’architettura contorta e tormentata, come il salice piangente con i suoi rami che si fanno fili sottili, avvolgenti e inesorabilmente tesi a terra – immagine intrisa di immaginario romantico, di un senso di resa. Potremmo ricorrere, per definire le opere di Falconi, a una delle espressioni più felicemente poetiche di Edgar Allan Poe: “Un sogno in un sogno”. Sono, le sue figure, anche quando la loro carne ci affascina e accende il nostro desiderio, evanescenti, fantasmi evocati alla vita, ma che presto torneranno a dissolversi. Sentiamo di essere dentro un sogno, una rêverie estenuata o nitidamente spettrale, o presi dentro un ricordo, che, modificato dall’immaginazione, ha abbandonato i territori della realtà per farsi pura fantasia. C’è sempre, in Falconi, l’idea simbolista di una fuga dalla realtà che non può che collocarsi entro i territori della visione, una trasfigurazione del corpo e della natura in ciò che essi potrebbero essere in un tempo altro, verso cui tendono ma che forse mai conseguiranno. Spira, in Falconi, una fortissima tensione al viaggio verso l’ignoto, un desiderio d’altrove che si fa pittura, carne della rappresentazione. Non cela, l’artista, questa pulsione, ma pare volerla consegnare a simboli espliciti”. Sandro Parmiggiani. “Falconi seduce i fruitori raccogliendone l’affanno esistenziale che trova riscatto nella bellezza artistica e poetica, spesso ricercando paesaggi e scenari con fiumi e montagne rocciose non contaminate dalla presenza umana. La natura è adottata quale primo codice simbolico da comprendere e comporre per inneggiare al Creatore. Essa va dunque colta nella sua energia vitale e studiata nelle sue cifre enigmatiche, al fine di indicare il mistero insondabile che la sostiene. La sua natura pittorica parla di Dio; ha sempre accresciuto di sentimento religioso i suoi dipinti. Lo spazio architettonico diviene metafisico come la stessa luce; a volte si percepisce persino il suono, la musica: ciò sta ad indicarci che tutti gli elementi dell’opera di Falconi si fondono in un’unica sonorità perché pensati organicamente e coralmente. Questa esigenza non impone un modello unico, anzi, propone che ogni singolo dettaglio raggiunga la sua unicità, armonicità, essenza in analogia ad un’opera d’arte che per sua natura è originaria e irripetibile. Quello di Falconi è un genere di rappresentazione caratteristico dei surrealisti che dipingevano scene del mondo subconscio dei sogni. Gli oggetti della vita quotidiana vengono raffigurati con fotografica precisione, ma combinati in modo surreale. Di fronte a paesaggi marini, montani o lacustri l’artista colloca, lungo l’ambiguo confine tra sensualità e purezza della forma, figure di giovani donne perlopiù nude, che evocano arcani misteri, operando un distacco dalla realtà attraverso un gioco irreale di luci. L’intento è provocare uno scollamento tra contenuto e contenitore, tra oggetto e nome che lo designa, tale da indurre chi guarda a ritrovare la vera sostanza delle cose che, invece, nella ferialità della vita non riusciamo a cogliere e quindi ci sfugge”. Giuseppe Bacci
La mostra proseguirà per tutto il mese di Ottobre. E’ stata presentata ieri in conferenza stampa la mostra ‘Antologica – Una vita per la pittura’ di Gigino Falconi, che lunedì prossimo, 23 dicembre, alle 18.30, verrà inaugurata presso il Museo d’Arte Moderna ‘Vittoria Colonna’, in via Gramsci, alla presenza del critico d’arte Vittorio Sgarbi. Hanno preso parte a tale conferenza il Presidente della Commissione Cultura Augusto Di Luzio, l’artista Gigino Falconi e Giuseppe Bacci, Direttore del Museo d’Arte sacra di San Gabriele a Isola del Gran Sasso, curatore delle opere di Falconi. La mostra voluta e organizzata dall’amministrazione comunale sarà anche una strenna natalizia per la città, perché la personale sarà a ingresso gratuito per il pubblico, una strenna che sarà visitabile sino al 2 marzo 2014 e che soprattutto, al termine della mostra, lascerà in eredità al Museo stesso circa venti opere che Falconi ha deciso di donare alla città, opere che verranno scelte dagli stessi visitatori partecipando a una sorta di sondaggio. “L’idea dell’antologica – ha spiegato il Presidente Di Luzio – è nata lo scorso anno quando casualmente ho visitato una mostra del Maestro, ci siamo incontrati e in quell’occasione mi ha manifestato l’intenzione di fare una donazione al Comune di Pescara. E oggi noi siamo orgogliosi di poter ospitare al Colonna l’opera del Maestro Falconi che ha avuto un successo straordinario allestendo mostre in tutto il mondo. Non solo: per l’occasione abbiamo deciso di coinvolgere i visitatori nella scelta delle opere che verranno lasciate a Pescara. All’ingresso consegneremo ai cittadini una scheda che ritireremo alla fine del percorso delle 100 opere esposte e ogni visitatore potrà indicare 5 preferenze, ossia 5 opere che vorrebbe fossero lasciate a Pescara per sempre. Nonostante le difficoltà del momento siamo riusciti comunque a organizzare una mostra di tale rilevanza grazie ai precedenti tre eventi nel corso dei quali abbiamo recuperato tutte le spese sostenute dall’amministrazione comunale, tre eventi che dunque sono stati a costo zero. L’inaugurazione dell’Antologica di Falconi si svolgerà lunedì prossimo, 23 dicembre, alle 18.30 alla presenza del critico Vittorio Sgarbi, il quale ha già presentato, in precedenza, opere del Maestro. E la personale proseguirà sino al prossimo 2 marzo 2014, sarà aperta tutti i giorni, compreso i festivi, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, l’ingresso sarà libero, proprio come strenna natalizia, e verrà esposto in vendita un catalogo che riporterà solo le opere esposte alla mostra, il cui costo sarà di 15 euro”. “Per Falconi – ha detto il Presidente Di Luzio – si tratta di un felice ritorno a Pescara dov’è nata la Fondazione Stauròs Italiana Onlus nel 1984, presso la Sala Consiliare, e dove si è svolta la Biennale sino alla quarta edizione, ospitata sempre nell’attuale sede del Colonna prima di trasferirsi a San Gabriele. Ma veniamo all’Antologica: Falconi è un uomo che ha vissuto di arte e per l’arte, un uomo che della pittura ha fatto un manifesto di vita. La mostra è il racconto di un’attività trentennale del Maestro che è un indiscusso protagonista della pittura abruzzese e nazionale. E nella mostra che lunedì si aprirà a Pescara è stato realizzato un percorso temporale attraverso cicli decennali: gli anni Cinquanta, dall’esordio con un universo figurativo alla poetica informale; gli anni Sessanta, dalla ricerca sulla surrealtà all’espressionismo; gli anni Settanta, dalla surrealtà del presente allo straniamento; gli anni Ottanta, dalla poetica del mistero alla sospensione e attesa; gli anni Novanta, dall’adesione al religioso allo stupore del sacro; gli anni Duemila con le opere di compartecipazione, dalla lucentezza della natura alle ossessioni dell’universo femminile, sino alle opere più recenti che mirano al fascino del paesaggio. E Falconi è conosciuto ai più per le sue rappresentazioni dell’universo femminile e il simbolismo. Non c’è un’opera in cui la mera rappresentazione non venga racchiusa nel pensiero surreale. Di tutte le mostre sin qui allestite, quella di Pescara è la prima antologica che raffigura la situazione dello stato della sua arte, la prima destinata a una donazione. Anche il catalogo è ben articolato: 168 pagine con l’aggiunta di opere significative, micro sezioni, e scritti di amici poeti tra cui Carlo Bo, Mario Luzi, Carlo Chenis, Enzo Fabiani, Rossana Bossaglia, Sandro Parmiggiani, e Marina Ciangoli”. “Ho dipinto come un ‘impiegato’ – ha detto il Maestro Gigino Falconi -, tutti i giorni per sessant’anni di lavoro, in maniera seria, anche per esigenze di mercato e questo mi ha consentito una produzione copiosa. La donazione per Pescara non sarà l’unica, ma ne ho in programma altre due, una destinata a un Istituto religioso prendendo le opere del gruppo di arte sacra; la seconda donazione è destinata alla città di Teramo”. “Le opere che Falconi donerà a Pescara – ha aggiunto il Presidente Di Luzio – resteranno per sempre nel Museo Colonna in quello che diventerà lo ‘Spazio Falconi’, dunque una mostra perenne allestita al secondo livello del Museo”.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
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Gigino
FALCONI
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esposizione
temporanea
In Viale dello Splendore n° 112, la "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta Le stagioni, opere dell'artista giuliese Gigino Falconi.
La mostra rimarrà aperta dal 29 Settembre al 7 Ottobre 2018, con il seguente orario: dalle ore 10.00 alle 13.00 (antimeridiano) e dalle 15.00 alle ore 17.00 (pomeridiano) - Lunedì chiuso.
La mostra è curata dalla fondazione Piccola Opera Charitas, con la collaborazione di Marialuisa De Santis (Direttrice del Museo d’Arte dello Splendore), con il patrocinio del Comune di Giulianova.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS Gigino Falconi, presenta: Le stagioni
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Al MAS Gigino Falconi, presenta Le stagioni

LE STAGIONI di Gigino FALCONI
Marialuisa De Santis
 
Ancora oggi, dopo venticinque anni, le parole adoperate e scritte non da un critico ma da un poeta, e quale poeta, Mario Luzi, sull'arte di Gigino Falconi mi sembrano le più illuminanti. Innanzitutto e potrebbe essere forse diversamente? Luzi sottolineava l'eccellenza del fare ma aggiungeva anche che in Falconi era evidente, come lo è a maggior ragione adesso, la consapevolezza di possedere anche grazie a quella eccellenza del fare, quella "virtù" e quel potere che qua-si modificano gli aspetti ordinari, sia concreti che immaginati, dell'esperienza in una esultante fruizione del mondo. Ma già allora Luzi rilevava la complessità, l'ambiguità, meglio la profondità enigmatica della bellezza esibita in quel modo, tutto suo, proprio dell'artista, energicamente provocatorio. La bellezza è solo la parte in chiaro della sua pittura che in maniera sottile ma persistente gioca con un erebo di apparizioni e di illusioni. Al di là della evidente perfetta costruzione scenica, un'inquietudine che è stata definita di volta in volta romantica o decadente, io direi semplicemente contemporanea, sfugge dalla tela e sorprende e inquieta l'animo dell'osservatore tento.
Niente della pittura di Gigino Falconi è naïf: non lo è la luce chiara e potremmo dire mentale di molte sue tele che contribuisce a sancire un desiderio di perfezione; non lo è ovviamente il richiamo all'Isola dei Morti di Böcklin, non lo sono gli spaesamenti a cui costringe le sue figure, prevalentemente di donne, e di donne bellissime, che dichiarano l'insegnamento della metafisica dechirichiana, colto non nel veder il già visto in modo altro ma piuttosto in quel sentore tra il sogno e la rimembranza poetica che condanna a fermare sulla tela una perfezione altrimenti impossibile da vivere.
E non è naïf l'erotismo sottile ma pervasivo che piega il corpo femminile in pose studiate a cui corrisponde e fa da eco, in questi trittici ancor più che in altre opere, la caratterizzazione dei tronchi degli alberi, non so quanto inconsapevolmente assunta come archetipo fallico.
In questi trittici l'artista dipinge la capacità trasmutativa delle stagioni e dell'essere umano a cui fa sempre da sfondo il lago, individuato da alcuni addirittura come simbolo-chiave della pittura di Falconi.
Apparentemente dispensatore di tranquillità il lago è visto della terra per mezzo del quale gli abitanti del mondo sotterraneo possono osservare la vita in superficie: quest'occhio attira gli esseri umani verso le illusioni e la morte.
Questi trittici dedicati alle stagioni sono composti complessivamente di dodici tele che potrebbero avere vita autonoma e significato concluso ma che accostati in gruppi di tre potenziano un senso di bellezza sospesa e misteriosa minacciata dalla frustrata ansia umana del tutto comprendere e del tutto possedere. davvero mezzo di salvezza la bellezza o piuttosto meta distruttiva? Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso? si chiedeva Baudelaire e cos'è quel dolore sottile col quale sembra prima o poi trafiggerci? Gigino Falconi racconta il legame inspiegabile tra bellezza e malinconia e lo fa con sapienza antica attraverso l'arcano succedersi delle stagioni, quelle temporali come quelle dell'animo.
Quando la bella Persefone lascia gli Inferi, la madre Demetra, felice, feconda il mondo con i suoi doni ma sa già che Demetra è destinata per sempre a passare una parte del suo tempo nel buio degli inferi. Così le stagioni si succedono e la gioia non si districa dal dolore.
 
Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
(Mario Luzi)

Altre opere del giuliese Gigino FALCONI
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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