Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Renzo VESPIGNANI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Renzo VESPIGNANI

Museo > Renzo Vespignani

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Renzo Vespignani (Roma 1924 – 2001) Nasce a Roma nel 1924, nel Quartiere San Lorenzo, non distante dal Portonaccio, una delle più povere borgate romane. Dopo aver conseguito il diploma di maturità artistica, comincia a sperimentare la sua accesa espressività aggirandosi tra le macerie dei bombardamenti che devastano la città e disegnando gli orrori della guerra. Per la ricostruzione delle sue prime esperienze artistiche ed umane è fondamentale la stesura, iniziata nel 1943, di un diario. L’anno successivo sarà significativo per la sua formazione: conosce gli artisti Bianchi Barriviera, Bartolini, Capogrossi, Mafai, Trombadori, Savelli e Guttuso. Nel suo diario appunta: “ieri nello studio di Bartolini […] sembrava non accorgersi della mia presenza, però mi ha regalato una lastra di rame”. Da subito sembra congeniale, accanto alla pittura, la tecnica dell’incisione, perché mezzo duro, scarno e graffiante. La prima mostra personale risale al 1945 e lo rivela come caso anomalo nel panorama artistico romano del primo dopoguerra, per l’attenzione spiccata verso artisti come Otto Dix e George Grosz. Collabora come illustratore, con disegni e scritti, alle riviste Domenica, Folla, Mercurio, La Fiera letteraria. L’adesione al Partito Comunista Italiano, la partecipazione a mostre collettive con opere che rivelano la delusione post-bellica, la denuncia di un’Italia consumistica e culturalmente appiattita, testimoniano l’attenzione di Vespignani per la vita sociale e politica del proprio Paese. Negli anni Cinquanta sono molte le partecipazioni a mostre in Italia ed all’Estero. Dal 1956 al 1959 le sue opere riflettono il graduale distacco dalle tendenze neorealiste. Nel 1956 fonda la rivista Città aperta, che vede tra i partecipanti Elio Vittorini, Giuseppe Zigaina, Ugo Attardi. Pier Paolo Pasolini e Vasco Pratolini firmano le presentazioni per alcuni suoi cataloghi. Nel 1961, con i pittori Attardi, Calabria, Ferroni, Guerreschi, Guccione, Giaquinto e i critici Micacchi, Del Guercio, Morosini, fonda a Roma “Il Pro e il Contro”, collettivo di artisti ed intellettuali. Firma delle scenografie teatrali ed alterna l’attività pittorica con la realizzazione di opere di grafica; espone in numerose gallerie pubbliche e private. Nel 1969 Giovanni Testori presenta, presso la Galleria della Finarte di Milano, il ciclo pittorico “Imbarco per Citera” e firma la prefazione del catalogo della mostra monografica di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Nel 1970, su Paese Sera, esce un articolo di Vespignani dal titolo significativo “Solo la mano dell’artista firma la vera incisione”; l’anno successivo, in una grande antologica a Torino, vengono presentati i suoi cicli più importanti. Numerose sono negli anni Settanta le mostre di grafica: nel 1973 il Gabinetto delle Stampe di Milano gli dedica una mostra di 150 opere. Negli anni Ottanta partecipa a numerose iniziative espositive e culturali; interviene attivamente nel dibattito sul ruolo dell’arte e sul degrado culturale nella società italiana. Nel 1991 al Palazzo delle Esposizioni si tiene una importante antologica; nel 1999 è eletto presidente dell’Accademia di San Luca ed insignito del titolo di Grand’Ufficiale al Merito della Repubblica. Muore nella città natale nel 2001. “Qualche lettore mi chiederà, subito e a bella posta, se questo non sia il tipo di silenzio che normalmente si richiede a chi prende parte a un rito religioso. Non ho che da rispondergli affermativamente. In effetti, il ciclo grafico di Vespignani, la sua sottilissima, infinitesimale briologia, domanda, anzi esige, proprio quel tipo di silenzio; perché essa stessa è nata come per un rito, ribelle e baldanzosa, ma poi, alla fine, illuminante e solenne (che se il tempo ha ritenuto intatta, anzi ha rinvigorito, la ribellione, ha poi mostrato su quanta adolescente sapienza e crudele lucentezza compositiva s’appoggiasse quella baldanza); ed è nato altresì, quel ciclo, come una religiosa testimonianza di morte e di fede […]” da Giovanni Testori, Vespignani: guerra e dopoguerra, Roma 1969 Giovanni Testori per Renzo Vespignani: G.T., Vespignani: guerra e dopoguerra 100 disegni dal ’43 al ’47, Studio Tipografico, Roma 1969 (catalogo della mostra Galleria Civica d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 22 maggio-15 giugno 1969) G.T. et al. In Renzo Vespignani, Fabbri, Milano 1977 G.T., Imbarco per Citera, Studio Tipografico, Roma 1979 (catalogo della mostra Galleria Civica d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, giugno 1979) G.T., Briologia del dolore in Balestra Flaminio-Balestra Massimo, Renzo Vespignani. Disegni e incisioni all’acquaforte 1943-1983, Fondazione Tito Balestra, Longiano 2000, pp. 47-54.
VESPIGNANI Lorenzo, nato a Roma nel 1924, morto nel 2001.Pittore, disegnatore ed incisore italiano. Le sue prime opere, realizzate seguendo il filone dell'espressionismo tedesco e della Nuova Oggettività di Dix e Grosz, riprendono temi di forte impatto sociale. Dal 1950 si può notare invece un'evoluzione del suo stile con elementi mutuati dal materialismo informale. Le tematiche già presenti nella sua opera, di derivazione neorealista, saranno sviluppate a partire dal 1956 con una nuova figurazione. Fu tra gli ideatori del gruppo Il pro e il contro (1961). Tra le opere che possiamo ricordare ci sono L'imbarco per Citeria (1969), Autoritratto col figlio (1970), L'album di famiglia (1971) e Case bombardate (1974). Ha inoltre realizzato un ciclo di opere dedicato a Pasolini ed illustrato opere e scenografie teatrali e cinematografiche. Lorenzo Vespignani è stato un pittore, illustratore, scenografo e incisore italiano, nato a Roma nel 1924. È considerato dai suoi contemporanei il profeta del degrado. L’impegno sociale: Alla morte del padre, stimato chirurgo e cardiologo, si trasferisce insieme alla madre nella zona proletaria di Portonaccio. Qui, Vespignani entra in contatto con la povertà e l’emarginazione, rese ancora più evidenti dall’occupazione nazista. In questo contesto inizia a disegnare con lo scopo di rappresentare la crudeltà dell’uomo, ma anche il disagio esistenziale della vita in periferia. La pittura: Tutta la carriera di Vespignani è segnata dalla necessità di rappresentare l’essenziale e andare oltre le apparenze. Da qui la scelta di utilizzare mezzi poveri come l’inchiostro e l’acquaforte. Il bisogno di raccontare la crudeltà della quotidianità lo spinge a realizzare per lo più dei nudi e dei paesaggi in rovina, soggetti principali delle sue opere. Nei primi quadri si riconosce l’influenza degli espressionisti George Grosz e Otto Dix.  Al termine della seconda guerra mondiale, Vespignani raffigura nelle sue opere la lenta ripresa del paese segnato dai bombardamenti. L’artista realizza anche dei cicli pittorici in cui mette in luce la crisi della società del benessere. Tra questi spiccano Tra due guerre, una critica all’autoritarismo e perbenismo piccolo-borghese, e Manhattan Transfert, in cui condanna l’apparente allegria della vita americana segnata, in realtà, dal male di vivere. Le illustrazioni La passione per la letteratura porta Vespignani a lavorare anche come illustratore per scrittori italiani e stranieri. In particolare, ricordiamo il Decameron del Boccaccio, poesie e prose del Leopardi, le Opere Complete di Majakowskij, i Quattro Quartetti di T.S. Eliot e i Racconti di Kafka. L’attività di scenografo Vespignani realizza le scenografie per diverse opere come L’assassino di Elio Petri, Maratona di danza e Le Bassaridi di Hans Werner Henze, I sette peccati capitali e La madre di Bertolt Brecht, Jenufa di Leoš Janáček. Vespignani Renzo (1924 - 2001). Romano di nascita è stato pittore, illustratore, scenografo. I suoi riferimenti artistici giovanili vanno da Luigi Bartolini alla pittura straniera di George Grosz e Otto Dix a cui lo accomuna la poetica drammatica proveniente dall'esperienza della guerra. I suoi temi, espressi con strumenti fgurativi e realistici, sono quelli della crisi della civiltà occidentale e della disumanizzazione nella società del consumo. Fondatore nel 1956 di "Città Aperta" intende dare un contributo non allineato al "movimento" realista. Nrel 1963 insieme ai colleghi Ugo Attardi, Ennio Calabria, Francesco Ferroni, Fernando Farulli, Giuseppe Guerreschi, Piero Guccione, Alberto Gianquinto fonda "Pro e contro", un ennesimo punto di raccolta per le tendenze figurative italiane. Fin dagli inizi appassionato di letteratura, ne illustrò numerosi capolavori, da Eliot a Boccaccio, con acquaforti di rinomata qualità.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Renzo VESPIGNANI
HomeNote Biografiche

La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Renzo VESPIGNANI.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Renzo VESPIGNANI

LORENZO VESPIGNANI, L’ARTE COME RISCATTO SOCIALE
Lorenzo Vespignani, meglio noto come Renzo, fu un grande pittore, illustratore e incisore che seppe con la sua mano dar voce alla società nella quale si trovò a vivere ed operare (l’Italia del secondo dopoguerra).

Lorezo Vespignani

La sua formazione si ha durante l’epoca fascista quando, insieme ai suoi coetanei, è costretto a rintanarsi per sfuggire alle armi degli invasori: è durante questa “fuga” che inizia la sua attività artistica con l’intento di rappresentare la nuda e cruda realtà che lo circonda... >> continua >>

Le opere dell'aRTISTA RENZO VESPIGNANI

... >>> continua >>> Lo squallore del paesaggio urbano di periferia, le rovine e le macerie causate dai numerosi bombardamenti, i corpi mutilati nonché il dramma degli emarginati e di una dilagante povertà quotidiana saranno i temi da lui principalmente affrontati, soprattutto nelle primissime opere ascrivibili al 1944-1948: chiara è l’influenza dell’espressionismo e della Nuova Oggettività tedesca, segnata dal segno corrosivo di Grosz e Dix.

Negli anni ’50, però, il suo stile sembra arricchirsi di elementi informali apportando al suo forte realismo suggestioni più materiche: le sue tipiche tematiche di impronta neorealista vengono ora sviluppate alla luce di una nuova figurazione con opere che continuano ad essere caratterizzate da un forte senso ed impegno civile contornato da una riflessione che si fa pienamente esistenziale.

Gli anni della guerra sono stati particolarmente assorbiti dal Vespignani tanto da portarlo dapprima a denunciarli fortemente attraverso la rappresentazione del quotidiano che lo circondava, poi spingendolo verso una riflessione più ampia sul senso della vita e dell’esistenza umana.

Questa sua attenzione all’aspetto reale sarà un fil rouge che lo accompagnerà per tutta la sua vita: negli anni ’60, infatti, insieme ad altri artisti fonda il gruppo “Il Pro e il Contro” che nel dissociarsi dalla pop art e nel respingere le linee del cubismo e del futurismo, così come le tendenze puramente informali ed astratte, torna a puntare l’attenzione su una pittura di soggetto reale, di ricerca e riscoperta di una nuova figurazione da non intendersi come una pura ricerca linguistica formale, ma di un nuovo sistema di segni capaci di mettere in contatto l’arte con la società.

Non si va, quindi, ricercando un gruppo di artisti stilisticamente omogenei tra loro, ma che sappiano condividere i medesimi valori e che puntino ad una nuova rappresentazione della società reale e quotidiana che apporti nuove doti alla creazione artistica, che diviene così il tramite di molteplici significati.

Quel tentativo che Vespignani cercò di avviare era volto ad un riscatto sociale dell’essere umano, alienato ed umiliato dalla guerra che aveva ormai smarrito la propria via, perdendo anche quellacoscienza di sé che fino ad allora lo aveva guidato ed illuminato, soffocandolo ora con gli scempi di un capitalismo che nella ricostruzione mostrava l’avidità di una nuova borghesia dedita alla speculazione edilizia e allo sfruttamento del lavoro.

Dagli anni ’60 il Vespignani sostituisce la violenza del gesto e il disfacimento della materia pittorica con una dimensione distante e oggettiva della visione, che in alcuni casi raggiunge esiti di raggelante violenza e cruda precisione fotografica nella clinica nitidezza del segno e nella levigata eleganza delle superfici smaltate di luce fredda.

Successivamente sviluppa tematiche differenti in diversi cicli pittorici, alternando diversi modi di usare il colore che, con la mancanza di fiducia nell’uomo di fine millennio, si traduce nel suo apparente dissolvimento, fino al 1980, quando ritorna alle vedute di città affidandosi all’evidenza del disegno nitido dei profili e alla sfaccettatura brillante dei colori prismatici.

L’arte di Renzo Vespignani merita di essere letta con occhio attento e critico: così facendo essa riuscirà a comunicarci uno spaccato dell’epoca portando l’artista alla piena assoluzione della sua missione creativa.

Vespignani Lorenzo (1924 - 2001). Nacque a Roma il 19 febbraio 1924 da Guido Vespignani ed Ester Molinari, bisnipote di Virginio Vespignani, famoso architetto. Dopo la morte del padre, stimato chirurgo e cardiologo, dovette, giovanissimo, trasferirsi con la madre nella zona proletaria di Portonaccio, adiacente al quartiere San Lorenzo, dove crebbe. Qui, durante il periodo di occupazione nazista della Capitale, alla macchia come tanti suoi coetanei, cominciò a disegnare, cercando di rappresentare la realtà crudele, sporca e patetica attorno a lui: lo squallore del paesaggio urbano di periferia, le rovine e le macerie causate dai bombardamenti, il dramma degli emarginati e la povertà del quotidiano. La sua arte non si limitò alla sola esperienza pittorica, fu illustratore di moltissimi capolavori. Importante anche la sua attività di scenografo: lavoro’ per “I giorni contati” e “L’assassino” di Elio Petri, “Maratona di danza” e “Le Bassaridi” di Hans Werner Henze, “I sette peccati capitali” e “La madre” di Bertolt Brecht, “Jenufa” di Leoš Janáček. Come incisore produsse più di quattrocento titoli in acquaforte, vernice molle e litografia. niziò a dipingere durante l’occupazione nazista, nascosto presso l’incisore Lino Bianchi Barriviera, suo primo maestro. Altri importanti punti di riferimento, che influirono sui suoi esordi artistici, furono Alberto Ziveri e Luigi Bartolinimentre, soprattutto nei suoi primi quadri, sembra evidente l’influsso di espressionisti come George Grosz e Otto Dix. Nel 1945 espone la sua prima personale e comincia a collaborare a varie riviste politico-letterarie (Domenica, Folla, Mercurio, La Fiera Letteraria) con scritti, illustrazioni e disegni satirici. Il suo lavoro, tra il ’44 e il ’48 descrive il tentativo di resurrezione di un’Italia distrutta dalla guerra. Nel 1956 fonda, con altri intellettuali, la rivista Città Aperta, incentrata sui problemi della cultura urbana. Nel 1961 è fra i vincitori del Premio Spoleto; agli artisti prescelti fu dedicato un saggio corredato dalla riproduzione in grande formato (bianco e nero e quadricromie) delle opere esposte. Nel 1963 una sua opera viene esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, allestita in alcune città australiane. Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d’aujourd’hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica. Tra gli artisti a lui vicini si ricordano Giuseppe Zigaina (e la cosiddetta Scuola di Portonaccio[4]) e, dopo il ’63, quelli del gruppo denominato Il pro e il contro[5], da lui fondato insieme a Ugo Attardi, Fernando Farulli, Ennio Calabria, Piero Guccione e Alberto Gianquinto. Dal 1969, Vespignani lavora a grandi cicli pittorici dedicati alla crisi della società del benessere: Imbarco per Citera (1969), riguardante il ceto intellettuale coinvolto nel ’68; Album di Famiglia (1971), uno sguardo polemico sulla sua personale quotidianità; Tra due guerre(1973–1975) un’analisi inflessibile sul perbenismo e l’autoritarismo piccolo-borghese in Italia; Come mosche nel miele (1984) dedicato a Pier Paolo Pasolini. Nel 1991 espone a Roma 124 opere, tra le quali il ciclo Manatthan Transfert[6], una critica all’insostenibile delirio esistenziale dell’American way of life. Strettissimo il suo rapporto con la letteratura. Vespignani illustra il Decameron del Boccaccio, poesie e prose del Leopardi, le Opere Complete di Majakowskij, i Quattro Quartetti di Eliot, i Racconti di Kafka, i Sonetti del Belli, le Poesie del Porta, il Testamento di Villon e La Question di Alleg. Nel 1999 viene eletto Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca e nominato Grand’ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
Biografia di Renzo Vespignani. Renzo Vespignani inizia a disegnare e dipingere durante i mesi di Roma nazista documentando la tragedia della guerra e del dopoguerra. La prima personale, nel 1945, è già di drastica rottura con il paesaggismo della Scuola Romana. Collabora con graffianti disegni a riviste letterarie fino alla metà degli anni ’50; esegue acqueforti e disegni a china giungendo al colore solo con l’esperienza del movimento realista. Individua presto propri toni in un ambito neorealista e assume riferimenti dalla stagione della Nuova oggettività tedesca. Fonda la rivista Città aperta, attenta ai temi della cultura urbana: vi si anticipano motivi del cinema e della letteratura. Già nel 1957 V. Pratolini commenta l'attività incisioria di Vespignani in un catalogo edito a Firenze. L.Carluccio lo presenta a Torino nel 1959. Tra 1959 e ’63 la visione espressa dalla pittura dell'artista accentua i toni pessimistici mentre acquisisce dall'esperienza informale di Buffet e Dubuffet tipiche grafìe, senza tuttavia perdere una naturale inclinazione al racconto, perno della sperimentazione neofigurale. Con un gruppo di colleghi (Ferroni, Calabria, Guccione, Gianquinto, Attardi, Guerreschi) e di critici (Micacchi, Del Guercio e Morosini) fonda il gruppo Il pro e il contro per una responsabilizzazione dei linguaggi, analogamente a quanto fatto dai pittori milanesi del Realismo esistenziale. Da quel momento, le sue icone, sempre fortemente connotate graficamente, con il loro crudo sottolineare il potere del tempo sull’uomo e sulle cose, dimostrano anche nuova fiducia nelle possibilità della comunicazione. I soggetti sono città, porti, ferrovie e stazioni, spiagge, cui si associa sempre l'analisi del degrado subìto; ma su tutto domina la figura umana, disegnata con perfetta cognizione e immersa in una tipica luce che, se aiuta a connotarla impietosamente, la intride anche di valenze simboliche. L'artista di pone dunque tra i grandi interpreti della 'Nuova figurazione' da una precisa angolazione critica. Squisite valenze tecniche sono chiamate a controbattere l'accettazione delle tesi della 'morte dell'arte' sostenute dalla critica coeva. Dopo alcuni dipinti con riferimenti a Bacon, dall'ultimo terzo degli anni '60 Vespignani esegue ritratti di personaggi del mondo politico e culturale romano ed inizia una significativa sequenza di autoritratti. Il suo lavoro si struttura da qui per ampi cicli pittorici: Imbarco per Citera, 1969, Album di famiglia, 1971, Tra due guerre, 1973-75, mentre l'artista prosegue una fervida e preziosa attività di illustratore, sostenuta da una cultura letteraria di forte spessore: il Decameron, i Racconti di Kafka, l’opera di Majakovskij, i Quattro quartetti di Eliot, i Sonetti del Belli sono alcuni dei testi sui quali Vespigani lavora. G.Testori presenta l'artista al Fante di Spade di Roma nel 1969. Del 1970-71 è la partecipazione alle mostre 'Uomini del presente' alla Galleria del Lanzi di Milano e 'Per copia confome' ad Arezzo, a cura di F. Solmi; il pittore espone nella sezione curata da Del Guercio per la mostra bolognese del 1972-73 'Tra rivolta e rivoluzione: immagini e progetto. È a Brescia per 'La coscienza del reale' a cura di E.Cassa Salvi, a 'Italienische Realisten 1945 bis zu 1974' alla Neue Gesellschaft für Bildende Kunst a Berlino, a 'Tipologia - topologia del figurativo negli anni '70 in Italia' a cura di G.Di Genova a Montauro; ancora nel 1974 alla rassegna interdisciplinare del XXXVII Premio Suzzara sui rapporti arte - lavoro. Espone a '1960-1977 Arte in Italia' alla Galleria d'arte moderna di Torino. A firma G.Giuffrè è edito a Roma nel 1975 il volume 'R.Vespignani: opere dal '64 al '74 commentate dall'artista'. Edito a Berlino-Amburgo, appare nel 1976 il volume 'R.Vespignani: Fachismus'. Dal 1980 lavora a un ciclo di dipinti dedicati a Pasolini. Siccessivamente rivolge la sua attenzione a situazioni collegate con particolari dell'orizzonte urbano monumentale o ad aspetti della vita e dei comportamenti sociali. Nel 1988 è alla mostra 'Vitalità della figurazione: pittura italiana 1945-1988' a cura di V.Sgarbi alla Permanente di Milano. Firma scenografie per Elio Petri, Hanz Werner Henze, Brecht, Janacek. Di trecento pezzi il suo corpus incisorio all’interno del quale notevolissime sono le lastre dedicate a Giacomo Leopardi. Vasto e qualificato il curriculum espositivo dell’artista che annovera grandi appuntamenti nazionali e internazionali a partire dal dopoguerra, L'artista ha suscitato l’interesse unanime di critici e scrittori. Bibliografia: R.V., C.Benincasa, Renzo Vespignani 1944-1982, catalogo mostra in Castel Sant'Angelo a Roma, Venezia 1982; G.Soavi, Vespignani. Manhattan transfer, Bologna 1993.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

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