Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Giuliano VANGHI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Giuliano VANGHI

Museo > Giuliano Vangi

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
L’artista Vangi Giuliano. Nato a Barberino di Mugello, FI nel 1931. Si trasferisce a Firenze con la famiglia nel 1934, studia all'Istituto d'Arte, allievo di Bruno Innocenti, e successivamente all'Accademia di Belle Arti dove segue i corsi della Scuola Libera del Nudo. Nel 1950-'59 insegna disegno all'Istituto d'Arte di Pesaro e si dedica alla realizzazione di sculture monumentali in marmo e cemento. Nel 1959-'62 si trasferisce in Brasile dove si dedica ad una ricerca astratta, lavorando cristalli e metalli quali ferro e acciaio. Le sue opere iniziano ad attirare l'attenzione pubblica: vince il "I Premio" al Salone di Curitiba, espone al Museo di San Paolo e partecipa ad una mostra itinerante negli Stati Uniti. Nel 1962 ritorna in Italia, stabilendosi a Varese e insegna per alcuni anni all'Istituto d'Arte di Cantù. Dal 1978 risiede a Pesaro. E' con il rientro in Italia che recupera la figurazione.  Espone con personali in molte sedi prestigiose in Italia e all'estero, tra cui: Galleria Ambiente, San Paolo (1959); Museu de Arte Moderna, San Paolo (1960); "La Strozzina", Palazzo Strozzi, Firenze (1967); Galleria Il Milione, Milano (1969; '71); Galleria Fant Cagnì, Brescia (1969); Badischer Kunstverein, Karlsruhe (1970); Wurtembergischer Kunstverein, Stoccarda (1971); Kunsthalle, Recklinghausen (1971); Galerie Buchholz, Monaco di Baviera (1971; 1979); Kunsthalle, Darmstadt (1971); Stadische Galerie Schloss, Oberhausen (1971); Galleria Toninelli, Roma (1972); Galerie Brockstedt, Amburgo (1972); Galerie Schonbrunn, Francoforte (1972); Galleria San Luca, Bologna (1972); Galleria Bambaia, Busto Arsizio (1973; 1977; 1982; 1991); Bedford House, Londra (1973); Galleria Torbandena, Trieste (1974; 1985); Galleria Il Tridente, Grosseto (1974); Galleria Sampietro, Ravenna (1975); Galleria Schreiber, Brescia (1976); "Dossier, 8 Mesi di Scultura", Galleria d'Arte Moderna, Torino (1977); Palazzo della Permanente, Milano (1977); Istituto Italo-Latino Americano, Roma (1978); Galleria Michelucci e Loggia Rucellai, Firenze (1978); Palais des Beaux Arts, Charleroi (1978); Galleria Blu Art, Varese (1978); Galleria La Colomba, Torino (1978); Centro Storico, Rimini (1979); Palazzo Letteraria, Verona (1979); Galleria Leonardo, Bolzano (1979); Giardino delle Oblate, Firenze (1980); Sindin Gallery, New York (1981); Galleria Matastasio, Prato (1981); Galleria L'Affresco, Montecatini (1982); Galleria Lo Spazio, Brescia (1982); Castello Aragonese, Ischia (1982); Consigli Arte, Parma (1983); Galleria Il Fante di Spade, Milano (1984); Galleria Forni, Bologna (1984; 1991); Galleria Torbandena, Treviso (1985); Galerie Brockstedt, Amburgo (1986); Galerie Hasenclever, Monaco (1986); Galerie Valentien, Stoccarda (1986); Gallery Universe, Tokyo (1988); Muse Beato Angelico, Vicchio (1989); Galleria La Senseverina, Parma (1989); Società Promotrice delle Belle Arti, Torino (1989-'90); Chiostro di Voltorre, Gavirate (1990); "Omaggio a Giuliano Vangi", Biennale d'Arte Contemporanea, Premio Marche, Ancona (1990); Chiesa di S. Agostino e Accademia di Belle Arti, Bergamo (1991); Castel Sant'Elmo, Napoli (1991); Galleria Appiani Arte Trentadue, Milano (1991); Galleria Forni Scultura, Bologna (1991); Galleria Penelope, Asti (1993); Palazzo del Ridotto, Galleria Comunale d'Arte e Galleria Il Vicolo, Cesena (1993); Marstall, Rastatt (1994); Battistero di S. Pietro, Asti (1994); Forte di Belvedere, Firenze (1995); Bozzetti, Disegni, Sculture per il nuovo Presbiterio del Duomo, Museo Diocesano, Padova (1995); Sede della Società Dante Alighieri, Palazzo Firenze, Roma (1999); Galleria Carlina, Torino (1999); "Studi per un Crocefisso" Palazzo Montani Antaldi, Pesaro (2000); "Studi per un Crocefisso", Salone delle Reali Poste, Piazzale degli Uffizi, Firenze (2000); The Hakone Open-Air Museum, Giappone (2001); Museo Ermitage, San Pietroburgo (2001); "Vangi l'Uomo" Museo Piaggio "Giovanni A. Agnelli", Pontedera (2002); Park Ryu Sook Gallery, Seoul (2002); antologica, Parigi (2003); "Sei sculture a Milano", Galleria Poleschi, Milano (2003); Galleria Stefano Forni disegni e acqueforti, Bologna (2003); "Grande Racconto" Rotonda della Besana, Milano (2004); "Sculture e Disegni" Palazzo della Ragione, Padova (2005); Istituto Italiano di Cultura, Tokyo (2007); "Vangi a Materima" Centro Materima di Casalbeltrame, Novara (2008). Giuliano Vangi è un grande maestro scultore rappresentativo dell’Italia contemporanea. Nasce a Barberino di Mugello, non lontano da Firenze, nel 1931. Per allontanarsi dalla tradizione della rappresentazione dell’essere umano risalente al Rinascimento, si trasferisce in Brasile, ma ritorna in Italia dopo tre anni e da allora si concentra nel perseguire una scultura personale che esprime coerentemente la complessità dei sentimenti umani in forma figurativa. Nella mostra personale tenuta a Palazzo Strozzi nel 1967 esprime acutamente il senso di costrizione che attanaglia gli esseri umani della società moderna e riscuote l’empatia e il plauso dei contemporanei. In seguito, dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti in Italia, Vangi continua a presentare le sue opere non solo in Europa ma anche in Giappone e negli Stati Uniti. Prima e dopo il 2000 gli vengono commissionate da varie chiese sculture di carattere religioso e nel 2002 riceve il Praemium Imperiale giapponese. Vangi viene considerato una grande figura all’avanguardia nella corrente della scultura figurativa italiana del dopoguerra, dove spiccano Martini, Marini e Manzù. Fa rivivere con una interpretazione contemporanea le tecniche tradizionali dell’intarsio e dei marmi policromi e le introduce nelle proprie tematiche, esaminando nel mutare dei tempi ciò che cambia e ciò che resta invariato. In questo museo dedicato alle sue sculture si potrà vedere il cammino percorso dall’artista nel periodo dal 1965 al 2009.
L’artista Giuliano Vangi, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui: "Premio Olimpiadi Culturali per le Marche" (1954); I premio ed esecuzione di un altorilievo per la Dogana di Ancona (1955); "I Premio", Petite Galerie, Rio de Janeiro (1960); "I Premio" Salone di Sao Paulo (1962); "I Premio", XX Biennale Internazionale "Il Fiorino", Firenze (1971); "I Premio", "Premio Suzzara" (1973); "Premio Internazionale S: Valentino d'Oro", Terni (1979); "Premio Presidente della Repubblica" e nomina a "membro", Accademia di San Luca, Roma (1983, e poi "Accademico Nazionale", 1999); "membro", Pontificia Insigne Accademia Artistica dei Virtuosi al Pantheon, Roma (1984); "membro", Accademia del Disegno, Firenze (1985); "Premio San Giuseppe 'Piero Bargellini'", Firenze (1990); "Premio Ginestra d'Oro del Cornero'", Ancona (1991); "membro", Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti di Ancona (1991); "Premio Acquisto", XXXII Biennale Nazionale d'Arte "Città di Milano" (1993); "professore onorario", Accademia di Belle Arti, Carrara (1994); "Premio 'Do Forni'", Venezia (1995); "Premio Donatello", Firenze (1995); "Premio Circolo della Stampa" (1996); Pesaro (1995); "Premio Michelangelo", Roma (1996); "Premio Feltrinelli", Accademia dei Lincei (1998); "Premio Lions Club", Pesaro (1999); "Premio Internazionale 'Pietrasanta e la Versilia nel Mondo'", Circolo Fratelli Rosselli, Pietrasanta (2000); "Praemium Imperiale" per la scultura, Giappone (2002); "Premio per la Scultura 'Libero Andreotti'", Pescia (2003); "Gonfalone d'Argento", Regione Toscana (2005). Nel 2002 nell'ambito di "Italia in Giappone 2001", s'inaugura a Mishima "The Vangi Sculpture Garden Museum", su 30.000 mq con oltre 60 sculture, altre 40 opere e un grande mosaico di 20 m. Tra le altre commissioni: due sendalli (parti del palio) per la festa del santo Patrono San Secondo ad Asti (uno è conservato nella collegiata di San Secondo, l'altro è stato consegnato al vincitore della corsa del Palio di Asti, 1994); Logo per le celebrazioni del 60esimo anniversario della Resistenza e della Liberazione, commissionato dal Consiglio Regionale della Toscana (2003); scenografie per la Madama Butterfly, Pucciniano Torre del Lago (2004). Dal 1967 si stabilisce nell'area apuo-versiliese e nel 2011 il Comune di Pietrasanta gli conferisce la Cittadinanza Onoraria. Lavora presso i Laboratori Franco Cervietti, F.lli Galeotti, Massimo Galleni e Umberto Togni; i Formatori Paolo Bresciani, Alessandro Petrucci e Sirio Navari; i Mosaicisti Poli & Da Prato; le Fonderie Da Prato, Del Chiaro, Mariani, Tesconi e Versiliese. Partecipa a diverse rassegne, di cui si ricordano la "Biennale Internazionale" di Carrara (1967; '69; '73 '81; '96; '98; 2000); "Nuovo Modo", Orto Botanico, Lucca (1979); "Occasioni da Michelangelo", Azienda soggiorno e Turismo, Marina di Massa, (1981); "Scultori Europei del Dopoguerra", Palazzo Fiera Marmi e Macchine, Carrara (1981); "Scultura, Marmo, Lavoro", Triennale Internazionale, Carrara, Pietrasanta, Massa (1981); "Scultura italiana del nostro tempo", Centro Ragghianti, Lucca (1982); "Ipotesi per un museo/Sculture nel parco", La Versiliana, Marina di Pietrasanta (1987); "Marmo Eventi/Scultori ospiti del Gruppo RED Graniti", Gruppo RED Graniti, Massa (1992); "Particolarità per una collezione", Studio d'Arte La Subbia, Pietrasanta (1993); "Per un amico/27 scultori ricordano Pier Carlo Santini", Fondazione Ragghianti, Lucca (1994); "Il tempo del marmo e quello del bronzo", Museo del Marmo, Carrara (1998); "Scultura lingua viva", Palazzo Ducale, Massa (1998); "Omaggio a Marino Marini", Mostra itinerante di disegni, Carrara (2000); "Il segno della scultura/Il bisonte, quarant'anni nell'arte contemporanea", Antico Ospedale S. Giacomo, Carrara (2000); "Il Tempo del Cuore", Pietrasanta (2001); "Pietrasanta/Sculture & Scultori", Piazza del Duomo/Chiesa e Chiostro di S. Agostino/La Versiliana, Pietrasanta e Marina di Pietrasanta (2002); "Opere su Carta", ex mercato ittico, Viareggio (2004); "La nostalgia del futuro/Scultori e artigiani a Pietrasanta", Centro Culturale "L. Russo", Chiesa e Chiostro S. Agostino, Pietrasanta (2005); "Versilia Terra di Artisti. La Figura Umana", Galleria- Studio La Meridiana, Pietrasanta (2009); "Da Peccioli a Forte dei Marmi. Collezione di Incisioni e Litografie- Donazioni Vito Merlini incontra il Museo Ugo Guidi", Museo Ugo Guidi, Forte dei Marmi (2011). Tra le sue personali: Accademia delle Belle Arti, Carrara (1980); Galleria Blue Chips, Lucca (1980; '82); La Versiliana, Marina di Pietrasanta (1987); Fondazione Ragghianti, Lucca (1989); Galleria Corchia, Forte dei Marmi (1990; '92); Chiesa di S. Agostino, Carrara (1991); "Giuliano Vangi/ Documentari di Franco Simognini e Giancarlo Bocchi", Fondazione Ragghianti, Lucca (1992); "Per un Amico - 27 Scultori Ricordano Pier Carlo Santini", Complesso di S. Micheletto, Lucca (1994); "Grande Racconto", Chiesa e Chiostro di S. Agostino, Pietrasanta (2004); "Vangi sculture e disegni", Villa Bertelli, Forte dei Marmi (2011). Realizza numerosi monumenti collocati in contesti prestigiosi, tra cui: Lungarno Torreggiani, Firenze, 1996 (S. Giovanni Battista); Piazza Postierla, Siena, 1996 (La Lupa); Cattedrale, Padova, 1997 (crocifisso, altare, ambone, cattedra vescovile e nuovo presbiterio); Duomo, Pisa, 2001 (nuovo altare e ambone); Banca d'Italia, Fiumicino, 1998 ("Donna con albero", h ca. 5 m.); nuovo ingresso, Musei Vaticani, 1999 ("Varcare la Soglia"); Sala Garibaldi, Senato; Municipio di Pontedera (scultura "Ragazza in piedi"); Chiesa di Padre Pio (progettata da Renzo Piano), San Giovanni Rotondo, 2001 (ambone); Cappella D'Angiolo (progettata da Mario Botta), Cimitero, Azzano, 2002 (rvang40) (Giobbe); Santuario Beato Giovanni XXIII (progettato da Mario Botta), Seriate, BG; Roccasecca, 2002 ("San Tommaso d'Aquino", h ca. 10 m.), tre grandi opere in un parco privato a Seoul, in Corea (2005); Duomo, Arezzo, 2012 (nuovo altare, presbiterio, pulpito).
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Giuliano VANGHI
HomeNote Biografiche

La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Giuliano VANGHI.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Giuliano VANGHI

GIULIANO VANGI: L'UOMO, LA MATERIA, LE RADICI, IL GESTO, IL COLORE. LO SPAZIO, LA LUCE
a cura di Giorgio Segato

L'uomo contemporaneo è il soggetto privilegiato delle sculture e dei grandi disegni di Giuliano Vangi: l'uomo del nostro tempo, noi, egli stesso, considerato nel rapporto con la condizione esistenziale, con lo spazio vivibile, di relazione, ma ancora di più, o, ancora meglio, con lo spazio interno, psichico, con l'ànemos pulsante intimo, che urge nel corpo, ne tende la superficie espressiva, gli detta il tempo di azione, la stasi riflessiva, la dinamica, il gesto. La scultura di Vangi avverte e comunica la minaccia di riduzione dello spazio di vita e il contrarsi dello spazio psicologico con straordinaria immediatezza, e non soltanto nelle sue inflessioni più stravolte e più dolenti, ma in una davvero sorprendente varietà di situazioni, di punti di vista (e di ascolto) che ora esaltano la materia, l'imporsi della fisicità, della corporeità come architettura nello spazio, ora la tensione comunicativa in forti scansioni espressioniste o anche in movimenti intensamente neobarocchi, ora impone l'articolarsi di un gesto che attiva lo spazio/ambiente, ora una luce che sembra intervenire a percorrere, levigare, rastremare le superfici, riducendone la massa, il peso, la ‘corazza' e guidando la percezione sempre più esplicitamente verso il ‘core', il nucleo più interno, segreto... >>> CONTINIA >>>

Le opere dell'aRTISTA GIULIANO VANGHI

>> CONTINIA >> La materia è la materia del corpo e varia a seconda dell'energia che Vangi intende esprimere, concentrare, implodere, racchiudere o liberare, proiettare: legni policromi, marmi e pietre in composizioni variegate, bronzi, luminose fusioni in nichel, avori, con una sensibilità per il dialogo (nonostante le sue figure siano quasi sempre isolate; ma, è chiaro che il riferimento siamo noi astanti: è a noi osservatori che parla, in rapporto a noi che agisce, guarda, corre, fissa, si volge, gonfia mostruosamente i muscoli, spalanca gli occhi in dolorosi, stupiti e muti interrogativi, o li rinserra ad ogni luce esterna ed interna in sforzi disumani) che il materiale interviene a facilitare, a rendere più disinvolto e più efficace, più drammatico e di una plasticità teatralmente più asciutta ed incisiva. E, quasi sempre, la materia uomo appare in Vangi ben ‘radicata' al suolo, ben piantata nella terra o 'abstracta' dal masso di origine, dalla materia materdella quale si nutrono la sua carne e la sua forza e dalla quale si disgiunge per realizzarsi come progetto individuale, unico. Si sente, in molte sculture, il peso con cui toccano il suolo, lasciando impronte decise e scavate, facendoci sentire Vangi più prossimo al Masaccio del Tributo che a Giotto degli Scrovegni (tanto per continuare un riferimento proposto da Pier Carlo Santini e ripreso da Maurizio Calvesi, il quale poi indugia a citare tutti i possibili richiami, consci e inconsci, che la vasta e qualificata letteratura critica vangiana è venuta via via elencando, chiarendo, commentando, a testimonianza non di eclettismo dell'autore quanto dell'eccezionale quantità, e varietà, di punti di vista, interni ed esterni, emotivi e razionali, intuitivi , emotivi e anche concettuali, di compenetrazione psicologica e storica, con cui Vangi da decenni si rapporta all'umano).
Nell'eccezionale intensità (e densità), anche iconica di queste opere più recenti, le pulsioni intime e le inquietudini più gravi si impongono come temi centrali di eventi plastici di imponente concentrazione ed espressione energetica, dove la normalità degli schemi figurali adottati in precedenza risulta aggredita da violente alterazioni, da sommovimenti, entasi ed enfasi potentemente narrative, teatralmente tragiche nell'occupare lo spazio scenico, nel senso migliore e veramente catartico dei termini. Perché ben sa, Vangi, come l'arte possa essere un mezzo privilegiato per capire i fantasmi interiori, i retaggi istintivi e per esercitare un certo dominio su di essi, guidare a controllarli e cercare di capovolgere l'angoscia esistenziale nel piacere della manipolazione e del racconto, della scansione plastica della materia, riuscendo - e Vangi in ciò è autentico maestro - a far prevalere il valore estetico, la forza della forma, del ritmo delle forme sui contenuti resi espliciti. Non c'è dubbio che oggi, come forse mai in passato, imperversi la follia distruttiva della civiltà del consumo, dell'effimero e passeggero, con modelli di vita, di comportamento e di sviluppo ‘incompatibili' per quanto (ma forzatamente) sostenibili, e non v'è alcun dubbio che tale follia faccia sentire l'esistenza sempre più precaria, relativa, turbata, angustiata, schiacciata nella dimensione temporale di un presente che sembra non aver origine (senza memoria storica) né progetto (prefigurazione e attesa di futuro). Vangi è bene avvertito, istintivamente, naturalmente allarmato, di questa situazione e la traspone direttamente nell'evento plastico, nell'evento scultoreo, ora modellando per progressiva aggiunta di materia, ora scolpendo per via di togliere con una varietà e felicità di esiti che non finisce di sorprendere e di attrarre: varietà, certo, eppure anche immediata riconoscibilità. "Vangi è dunque inconfondibile - scrive Giorgio Soavi - La sua scultura, le sue sculture, hanno una carta di identità che è l'attestato del volto, del carattere e dello slancio - di marmo o di legno - che sta in quei corpi" (Vangi, Sei sculture a Milano, Mazzotta ed. 2003). Ma cosa le rende così diverse e insieme così connotate? Evidentemente il fatto che Vangi conosce bene ed esprime egregiamente se stesso, il proprio rapporto col mondo, con la società, l'ambiente, la terra, l'uomo come individuo poliedrico ed irripetibile. Ha a che fare con tutto questo anche il fatto che le sue opere non hanno repliche, restano pezzi unici. Egli si conosce e conosce l'umano nella sua ricchezza enigmatica, che si svela e si cela, mantenendo sfaccettature misteriose, insondate e insondabili, che si affacciano alla sua intuizione d'artista, alla sua fervida immaginazione ampiamente dotata di una visionarietà irrimediabilmente e irrinunciabilmente coniugata a un'emozione esistenziale forte, intensa, libera da preconcetti, dalle panie intriganti di sintassi anatomiche, di modelli e di moduli, eppure sempre capace di inventare una misura aurea, di volta in volta diversa, ma immediatamente riconoscibile, sulla quale enunciare un discorso, comporre un racconto.
Così l'uomo e la donna di Vangi appaiono all'artista ora come spazio chiuso, trincerato con decisa allusività espressiva concentrata nello sguardo, nel sorriso appena accennato, nelle mani colte in gesti articolati o aderenti al corpo, leggermente solcate nella materia, e nel modo di far risaltare nei movimenti di superficie i moti dell'ànemos, pneuma, anima della materia vivificata dalla carezza della luce; oppure la figura si apre come scrigno o come abbraccio accogliente sotto lo scudo protettivo di un guscio psichico, che diventa sempre più materia luminosa che espande nello spazio la grazia effusiva di un magico sorriso nato dall' ascolto interiore (Ragazza e poesia, 2002 in bianco statuario di Carrara). Nei rari gruppi di figure si intuisce che Vangi ricorda Les Bourgeois de Calais di Rodin, ma ne sviluppa autonomamente le suggestioni compositive ed espressive, specialmente nei marmi politi e quasi traslucidi. In altre opere la figura diventa ‘erma' luminosa costantemente ‘dilavata' e levigata dalla luce, immersa nello spazio/luce che esalta la politezza della materia, rendendola nuvola leggera.
I bronzi recenti si affrancano presto da un iniziale tributo e riferimento alla drammatica e straordinaria sequenza di Cavallo e Cavaliere di Marino Marini come dialogo e ‘contrasto' tra istinto e ragione, tra ordine e caos, tra eros e thanatos, intensificando, Vangi, una teatralizzazione d'ambiente che subito coinvolge, perché diventa tragico ‘paesaggio' di figure in una tensione che sembra assorbire, inghiottire lo spazio, e assorbire, dentro, anche la nostra sofferta attenzione, resa partecipe di una indicibile sofferenza, di un ‘largo' (proprio in senso musicale) sgomento esistenziale che monta ai livelli più alti di incontrollabile inquietudine e di paura di fronte ad una violenza (Il vincitore, Ares ) così esplicita, così incombente e così ineluttabile."In questa situazione di strapotenza, di totale brutalità animalesca, il vincitore - mi dice Vangi con aria meditativa in un colloquio nel suo studio di Pietrasanta - non è più la massa che sovrasta, ma la figura atterrata che conserva umanità, sentimenti, pur nella sua incondizionata sconfitta". Le scansioni plastiche si fanno per davvero prepotenti, rigonfie e tese di un quasi incontenibile pneuma, che espande le membra segnalando un'aggressività, una ferocia che letteralmente stravolgono e annullano in pura e gratuita belluinità la maschera espressiva dell'uomo, irrigidiscono in autentici, inamovibili massi le articolazioni dei corpi. E tutto lo spazio intorno riverbera di questo peso, e sembra bloccato, raggelato, risucchiato nel gesto che continua e non si risolve. Le dimensioni sono tali da non consentire una lettura immediata di insieme e da rendere quindi necessari più punti e momenti di visualizzazione, più prospettive, ciascuna delle quali rivela una parte del dramma che si compie, in un crescendo dal basso all'alto (Il Vincitore, 2004, bronzo) o lungo il tunnel architettonico creato dai corpi in impari lotta (Ares, 2004, bronzo), o dall'esterno all'interno, dove si svela l'orrore della testa decapitata (C'era una volta, terrecotte policrome, 2005). La scultura diventa elemento del paesaggio mentale, qui sì come la roccia che fa da cornice e da impianto formale alla Vergine col bambino sull'asinello della Fuga in Egitto di Giotto (Grande racconto, 2004, in marmo bianco di Carrara, ma anche le tre figure sulla scala dell'opera per la chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, in pietra di Apricena, 2004, o il bronzo Uomo e animale, 2004, in cui il peso della bestia sembra vincere e sovrastare le forze dell'uomo). La metamorfosi dal reale al mentale, il passaggio di introiezione psicologica, risulta subito evidente quando si guardino i grandi disegni preparatori a carboncino, anch'essi concepiti e realizzati in uno spazio concavo, a grandezza naturale, che ci chiama dentro a fianco dell'artista che agisce con il gesto misurato dalla lunghezza del braccio: i volti e i corpi sono disegnati con grande cura e attenzione anatomica e somatica, ed appartengono alla galleria di personaggi che Vangi in molte sculture chiama per nome (Clelia, Simone, Jacopo, Elena), oppure definisce sottolineando confidenzialmente un gesto o l'abito (Donna che ride, Uomo seduto, Donna con ampio vestito, Figura vestita di giallo,Uomo con le mani in tasca, Donna che si gira) ; nelle più recenti trasposizioni in bronzo, invece, volti e corpi diventano maschere brutali: l'energia animalesca, l'esaltazione dell'istinto, la follia omicida deformano la naturale espressività di superficie aggredendola e caricandola con tutte le paure, le tensioni intime. La materia in Vangi è sempre animata, è sempre mater, origine, natura, indifferentemente vegetale e animale, da cui l'umano nasce, deriva, si forma, si raffina come corpo e come intelligenza, spirito (Varcare la soglia del terzo millennio, nell'atrio del nuovo ingresso dei musei vaticani, 2000, in bianco Carrara, verde cipollino, onice e oro). La forte individualità che Vangi sottolinea nelle sue opere è stata spesso sentita come espressione di disagio, di solitudine dell'uomo sulla scena del mondo. Non c'è dubbio che nella sua poetica ci sia questo sentimento, e vissuto con dolore, ma anche con capacità di resistenza e volontà di valorizzazione dello spazio largo che la solitudine crea attorno e dentro la figura. Dai cubi in plexiglas degli anni Settanta, emblemi della costrizione, dell'asfissia psicologica, Vangi sa trascorrere a visioni paesaggistiche di grande suggestione e liberazione, nelle quali i rapporti spaziali e luministici esaltano il momento dell'immersione nel dato naturale, il sentirsi natura nella natura, e storia nella storia, piccola creatura straordinariamente ricca di risonanze interne, di emozioni, di sentimenti da far crescere come fossero piante. Ed è come se Vangi ribaltasse verso l'esterno il vasto spazio di luce e di accoglienza creato all'interno, nella mente e nel cuore, dalla condizione esistenziale e dalla meditazione, dalla disponibilità a pensare e a pensarsi: un vuoto energetico in cui si manifestano e si materializzano i tesori intimi della memoria, delle radici, dei riferimenti etici. Così è, ad esempio, nella grande composizione dell'altare e del presbiterio di Padova che necessariamente va citata come parte integrante di questa mostra. Vangi ha creato una spianata di venti metri di larghezza sotto la grande cupola dalla lucerna luminosa e, in questo largo spazio che invita ad espandere la percezione interna, ad abbattere i confini psicologici per accogliere tutta la luce possibile, ha scolpito le figure della memoria religiosa padovana: lasciando risuonare la memoria di Daniele, celebrato nella cripta sottostante dai bronzi di Tiziano Aspetti, ha posto Antonio come evocazione, tesoro prezioso della fede (il primo miracolo, la predica ai pesci sulla spiaggia di Rimini, al cospetto e a dispetto degli eretici), e a destra Gregorio Barbarigo con il busto concavo ad accogliere i giovani per farne testimoni di Cristo; a sinistra gli altri due protomartiri protettori della città, Giustina esaltata dal bagno di luce del martirio che purifica la materia e Girolamo che si offre come soglia che si apre per consentire di entrare, col battesimo, nell'ecclesia. Accanto a loro l'Angelo della parola, del vangelo, radice e pianta che collega terra e cielo, natura e spirito. L'elemento vegetale, fogliame in marmo laguna chiude da una parte e dall'altra la vasta scena che accompagna lo sguardo verso il centro, verso la grande mensa del sacrificio in marmo bianco di Carrara, sostenuta da quattro angeli musicanti scolpiti a tutto tondo, così da alleggerire con la forma e con il movimento la spessa lastra del tavolo. Dietro si vede l'alto schienale della ‘cattedra' del vescovo, ornata di semplici foglie incise. Sopra la cattedra risplende in una chiara fusione di nichel e interventi a oro il Cristo in croce, già risorto, in un gesto che ho più volte avuto occasione di definire atletico, come quello di un centometrista al traguardo, con la piena consapevolezza della meta raggiunta, non la sofferenza ma la conquista della salvezza dell'uomo. Il suo sguardo limpido si apre tutto alla luce, alla conoscenza e alla comunicazione diretta con i fedeli. L'insieme a me pare armonioso nonostante la novità e la diversità dell'innesto contemporaneo in un contesto di austera linearità: mi pare che davvero funzioni la sollecitazione ad aprire spazi interiori a una rinnovata luce di consapevolezza e di conoscenza. I ritmi plastici sono quelli di Vangi, originali ed inconfondibili, come già si è detto, e da leggersi come episodi di un unico racconto bene orchestrato in direzione di una precisa, e intimamente vissuta, testimonianza di forte radicamento naturalistico, di umanità in cammino e di fede. L'oro, i marmi policromi, gli avori degli occhi e dei denti, i movimenti della materia a larghe ante aperte o richiuse, gli andamenti delle figure nella luce, le pieghe che diventano larghe marezzature in fibrillazione, sono gli elementi che Giuliano Vangi modula sapientemente nello spazio per attualizzare le sue riflessioni sull'uomo contemporaneo e le sue ‘rappresentazioni' degli atteggiamenti, delle tensioni, delle aspettative di un'umanità che è molto difficile tradurre in racconto plastico convincente, fuori da retoriche celebrative, da rivisitazioni monumentali. Vangi ci riesce con estrema naturalezza e sincerità, senza forzature gratuite, semplicemente coltivando ed assecondando una sua istintiva capacità di ‘mise en scène' come ‘mise en ab^ime', riproponendo il colore non soltanto come citazione della scultura classica colorata e in marmi policromi, ma come restituzione di sollecitazioni materiche e cromatiche del nostro tempo (della fotografia e del cinema oltre che della pittura, che hanno colorato ormai tutta la nostra cultura visiva) affinché davvero la scultura torni ad essere lingua viva che ci parla dell'uomo, dei suoi problemi con lo spazio esterno, vivibile, di relazione e con lo spazio interno, psichico, che urge di dentro e individua, cioè rende del tutto singolare, la nostra forma, il nostro sguardo e il nostro gesto. Giustamente, da questo punto di vista, si è collocata la mostra temporanea nel Palazzo della Ragione, nello spazio (la grande piazza coperta, autentica agorà patavina) e nel luogo che più diffusamente e meglio parla dell'uomo, dei suoi caratteri, dei suoi comportamenti (il grandioso ciclo zodiacale di affreschi) e più e meglio parla anche della scultura (il grande cavallo in legno che richiama il Gattamelata di Donatello del sagrato del Santo, considerata la più bella ed armoniosa scultura equestre) e sede espositiva di quasi tutte le edizioni della prestigiosa Biennale Internazionale del Bronzetto.


L’artista Vangi Giuliano ha partecipato a numerose collettive, tra cui: Galeria Barcinski, Rio de Janeiro (1960); Petite Galerie, Rio de Janeiro (1960); Galleria Valente, Curitiba (1961); Galeria Cromoi, San Paolo (1961); "Biennale", San Paolo (1961; '69); Galerie Sistina, Rio de Janeiro (1962); mostra itinerante negli Stati Uniti: Walker Art Center, Minneapolis, City Art Museum, St. Louis, Colorado Spring Fine Arts Center, Minneapolis, St. Louis, San Francisco, Denver (1962- '63); "Piccoli bronzi da collezione", Galleria Gianferrari, Milano (1967); "Premio del Fiorino", Firenze (1967, '69, '71, '73, '77); Biennale Internazionale del Bronzetto, Padova (1967, '71, '73); Mostra del Disegno Contemporaneo, Bassano del Grappa (1968); "41 Artisti contemporanei" Opere Grafiche-Galleria Gianferrari, Milano (1968); "Menschenbilde"r, Kunsthalle, Darmstadt (1968); "Season of Italian Art", Grosvensor Gallery, Londra (1969); "Milan, Tendences Actuelles", Galerie de France, Parigi (1969); Mostra itinerante di Scultura Italiana: Il Cairo, Teheran,e Hannover, Würzburg, Kiel, Colonia, Lisbona, e Budapest, Montevideo, Buenos Aires, e Tokyo, Akone, Città del Messico (1969/72); Nuove presenze nell'arte italiana, Chiostro di San Domenico, Imola (1970); "Zeitgenossen"- Kunsthalle, Recklinghausen (1970); Fiera di Primavera delle Gallerie Berlinesi, Berlino (1970, '71); Kunstmarkt, Koln (1970, '71, '72); Scultori Italiani, Galleria La Gradiva, Firenze (1970); "III Internazionale del Disegno", Darmstadt (1970); "Art", Basilea (1970, '71, '72, '77, '82, '83); XXVII Biennale Nazionale d'Arte, Milano (1971); "Pittori e Scultori operanti nella Provincia di Varese", Galleria Cadario, Caravate (1971); "Escultura de Arte Contemporanea", Museu de Arte, San Paolo (1971); Scultori italiani contemporanei, Palazzo Reale, Milano (1971); "Giovinezza-Feticcio-Morte-Tabù", Haus am Waldsee, Berlino (1972); Milano 70/70, Museo Poldi Pezzoli, Milano (1972); "Quadriennale", Roma (1972; '99); Biennale di Middlheim, Antwerpen (1973); "Maestri del nostro tempo", Galleria Cadario, Caravate (1973); Volterra 73 "Interventi nella città", Volterra (1973); "Arte, Lavoro e Vita civile" XXVI Premio Suzzara, Suzzara (1973); "Ricerche figurative", Rassegna d'arte contemporanea, Anagni (1973); "Scultori Italiani Contemporanei", Musei Reali d'Arte e di Storia, Bruxelles (1973); "Scultura nella Città", Rimini (1973); "Scultura Italiana Contemporanea", City Museum e Art Gallery, Hong Kong (1974); "La Coscienza del Reale", Palazzo della Loggia, Brescia (1974); "Scultori italiani contemporanei", Grandi Magazzini Seibu, Tokyo (1974); Scultori italiani contemporanei, Lugano (1975); Biennale Internazionale di Scultura Civica, Galleria d'Arte Moderna, Campione d'Italia (1975, '78); Mostra sulla Resistenza, Palazzo Reale, Milano (1975); "Specchio di una società malata", Torino (1975); Arte Fiera, Bologna (1975, '76, '77, '83, '85, '86, '87, '90, '91, '93, '94); Mostra del Bronzo Italiano, Salon d'Automne, Parigi (1975); "Realismo e Realtà", Darmstadt (1975); Mostra itinerante del Bronzetto italiano: Helsinki, Oslo, Rijeka (1976); Biennale di Arese, Arese (1976); "L'Immagine a tre dimensioni", Corsia dei Servi, Milano (1976); "Freunde danken Werner Haftamann", Nationalgalerie, Berlino (1976); "Italianische Druckgraphik Der Gegenwart", Norimberga (1976); "Documenta", Kassel (1976, '77); "Scultori italiani contemporanei", Palazzo Magistrale, La Valletta (1977); Art Cru- Galerie Jongen, Bruxelles (1978); Grafica italiana contemporanea- Pinacoteca Nazionale, mostra itinerante: Atene, Grenoble (1978); "Triennale Européenne de Sculpture", Palais Royal, Parigi (1978); "FIAC", Parigi (1978; '80; '82; '83, '84, '92); "Il Disegno in Italia oggi", Teatro Municipale, Reggio Emilia (1979); Galleria Il Fante di Spade, Milano (1979); "Beispiele Realistischer Plastik in Europa", Kunsthalle, Brema (1979); Galleria d'Arte Moderna, Torino (1980); "Arte e Mondo Contadino", Arte e Critica, Torino e Mater (1980); Toninelli Arte Moderna, Roma (1981); "Il Materiale delle Arti", Castello Sforzesco, Milano (1981-'82); "Memoria dell'uomo", Circolo del Festival, Santa Croce sull'Arno (1983); Expoarte, Bari (1983); Collettiva di Scultura, Arredamenti Mascagni, Bologna (1983); Rassegna d'antiquariato e Mercanti d'arte, Montecarlo (1983); "Marmo, Tecniche, Cultura", Arengario, Milano (1983); Collettiva di Scultura, Galleria Valentini, Milano (1983); SIMA, Palazzo Grassi, Venezia (1983; 1984); "Artisti e Scrittori", Rotonda di via Besana, Milano (1984); "Idiomi della scultura contemporanea", Sommacampagna (1984, '89); "Ricerche contrapposte: un'indagine sul territorio", Università degli Studi di Macerata (1984); "Il Corpo", Galleria Valentini, Milano (1984); "Il disegno degli scultori in Italia oggi", EUR, Roma (1984); "Opere su carta e piccole sculture", Galleria Bambaia, Busto Arsizio (1985); "Monumenti alla Resistenza Europea", Salone della Cavalleria, Brescia (1985); "Forme nel Verde", S. Quirico d'Orcia, Siena (1985); Biennale d'Arte Contemporanea, Milano (1985; 1993); "Arte della fortezza 2", Fortezza di Sarzanello, Sarzana (1986); I Biennale internazionale di grafica "Tono Zancanaro", Berverino Val d'Elsa (1986); Biennale nazionale di grafica "Alberto Martini", Oderzo (1986, '88); Scultura, Numana (1987); "Ratsel Wirklichkeit", Kunsthalle, Darmstadt (1987); "La Scultura Figurativa Italiana del XX Secolo", mostra itinerante nei musei del Giappone: Gifu, Niigata, Gunma, Fukuyama (1989); "Aspetti della scultura contemporanea 1900-1989", Galleria Forni, Bologna (1989); Tre Accadimenti dell'Arte Italiana, Attuale, Associazione Artisti Bresciani, Brescia (1989); "Aspetti della Figurazione Nuova anni '60", Galleria L'Affresco, Montecatini (1989); "Luciano Ferriani e i suoi amici", Chiostro di Voltorre, Gavirate (1989); Biaf '90, Barcellona (1989); "Internazionale d'arte contemporanea", Milano (1989, '91); SIAC, Firenze (1990); "Il Pianeta irritabile", ex Chiesa della Maddalena, Pesaro (1990); Torino Arte Biennale d'arte moderna e contemporanea, Torino (1990)..
Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello: disegni e sculture. Con la mostra personale di Giuliano Vangi, Bottegantica apre un suo nuovo spazio espositivo in quello che fu uno dei luoghi dove si è fatta la storia dell’arte italiana del secondo Novecento. A Milano, in via Manzoni 45, dal 1946 ebbe infatti sede la Galleria del Naviglio, diretta sino al 2001 da Carlo Cardazzo. “Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello”, la mostra curata da Enzo Savoia, Stefano Bosi e Valerio Mazzetti Rossi, resterà aperta al pubblico dal 12 aprile al 12 maggio. Con questa esposizione, Bottegantica prosegue il suo progetto Contemporary / Lab, format con cui intende rendere omaggio alle principali personalità artistiche del nostro tempo. In mostra troviamo una selezione di venti sculture e una serie di disegni realizzati tra 1960 e i primi anni 2000, fondamentali per comprendere la poetica del maestro toscano, al cui centro vi è l’uomo di oggi: con la sua solitudine, la sua violenza, la sua rassegnazione, il suo bisogno di speranza. Tra i meriti di Vangi c’è quello di aver rinnovato il concetto di scultura, allargandolo oltre il confine dell’architettura e della dimensione spaziale, giungendo a creare un linguaggio personale e di estrema originalità. A lui il merito di essere, per primo, riuscito a realizzare compiutamente una ‘saldatura’ tra l’uomo e il suo significato; espandendo il suo concetto estetico dalla pietra alla terracotta, dalla resina all’avorio, dal design all’architettura. Tra il 1959 e il 1962 Vangi si trasferisce in Brasile dove si dedica a studi astratti, lavorando cristalli e metalli quali ferro e acciaio. Le sue opere iniziano ad attirare l’attenzione pubblica: vince il Primo Premio al Salone di Curitiba, espone al Museo di San Paolo e partecipa ad una mostra itinerante negli Stati Uniti. Al suo ritorno in Italia recupera la figurazione, ricorrendo alle doti plastiche per imprimere la forza e lo spirito del Tempo: l’uomo, maschio o donna che sia, diventa esempio e riflesso della società contemporanea. Del resto, chi se non l’uomo può raccontare l’uomo? Uomo che cammina (1967), opera con cui la mostra prende avvio, esprime pienamente la centralità dell’arte di Vangi e la sua innata curiosità verso le culture del passato. Interesse che lo ha portato nel tempo a dialogare con la tradizione assiro-babilonese (Beatrice del 1997), con quella egizia (Donna e poesia del 2002) e del primo rinascimento, a cui l’artista rivolge sempre un occhio di riguardo, specie all’opera dell’amato Donatello. Parallelamente Vangi si pone in continuità con i grandi maestri della Scultura italiana del XIX e XX secolo: da Medardo Rosso a Adolfo Wildt, da Arturo Martini a Marino Marini. Dopo la prima grande esposizione italiana, tenutasi nel 1967 presso Palazzo Strozzi di Firenze, Vangi attraversa un periodo di lunga e introversa sperimentazione di nuovi stilemi e contenuti avanguardisti. “Egli innalza la sua espressione artistica ad un livello esasperato e tragico, con implicazioni di una quasi insuperabile coscienza di solitudine”, scrive Enrico Crispolti. Nel percorso espositivo ci si imbatte in statue solitarie colte in attitudini riflessive, come Ragazzo con le mani in tasca (1986), esposto alla Promotrice di Torino del 1989 e a Castel Sant’Elmo a Napoli nel 1991, in cui la compattezza della materiale dialoga con l’evocazione spirituale del personaggio: aspetti che invitano a riflettere sul tema dell’impersonificazione, tipica dei nostri tempi. Diverse poi le opere dedicate alla complessa relazione uomo-natura, osservata nei suoi aspetti più eclatanti e contraddittori, con una particolare attenzione alla carica drammatica di quei fenomeni del mondo che sfuggono al dominio dell’uomo: la potenza distruttrice appare infatti deflagrante in opere come Katrina (2014), dedicata all’uragano che nel 2005 si è abbattuto sugli Stati Uniti. La metamorfosi dal reale al mentale, il passaggio verso l’introiezione psicologica, risulta subito evidente quando osserviamo i disegni preparatori (a matita, a carboncino, a pastello o con tecniche miste): i volti e i corpi sono disegnati con grande cura e attenzione anatomica e somatica, ed appartengono alla galleria di personaggi che Vangi in molte sculture chiama per nome (Beatrice, Clelia, San Giovanni), oppure definisce sottolineando confidenzialmente un gesto o l’abito (Ragazzi con i capelli neri; Piccola donna; Figura con mani nei capelli; Due ragazzi che corrono; donna con cappotto). Il contenuto umano e le sue originali soluzioni formali fanno di Giuliano Vangi un fenomeno unico in Italia e in Europa riconquistando una antica e sopita parola: avanguardia Rinascimentale. Giuliano Vangi nasce a Barberino di Mugello (Firenze) nel 1931. Dopo aver frequentato l’Istituto d’arte fiorentino, allievo di Bruno Innocenti, e aver praticato l’insegnamento a Pesaro, si trasferisce dal 1959 al 1962 in Brasile, dove espone nel 1960 al Museu de Arte Moderna di San Paolo. Rientrato in Italia, nel 1967 il critico Carlo Ludovico Ragghianti gli organizza una grande mostra alla Strozzina di Firenze. A tale evento ne seguono altri in Italia e all’estero, soprattutto in Germania e nell’Europa del Nord (Milano 1969; Monaco 1971; Londra 1973). Memorabili le mostre alla Permanente di Milano nel 1977 e alla Promotrice di Torino nel 1989-1990, ritenuta dalla critica “Come la più bella vista in Italia negli ultimi trent’anni”. Dopo essere omaggiato con un ciclo di bronzi, marmi e legni policromi presso Castel Sant’Elmo di Napoli (1991), Forte Belvedere di Firenze tributa a Vangi un’imponente esposizione nel 1995. Nel 2001 invece la personale presso l’Ermitage di San Pietroburgo. Giuliano Vangi ha realizzato numerosi monumenti collocati in contesti prestigiosi soprattutto in Italia e Giappone. Contemporary Lab format è con cui Bottegantica intende rendere omaggio alle principali personalità artistiche del nostro tempo. La prima edizione venne lanciata in occasione della mostra Ottocento Contemporaneo. Per tale evento fu chiesto a tre giovani artisti contemporanei (tra i 20 e i 30 anni) di interpretare tre opere dell’Ottocento italiano. La scelta è caduta su Lorenzo Fabietti, Ignazio Giordano e Arianna Tosi. La seconda occasione si è concretizzata in occasione della mostra Fresh Kiss. Pascale Marthine Tayou. In quel contesto, grazie alla collaborazione con Galleria Continua, le sale espositive furono allestite creando un dialogo tra l’artista Tayou e quadri dell’Ottocento/Novecento italiano. Alla terza occasione, la scelta è caduta su Giuliano Vangi, cui viene riservata una mostra personale che, dal 12 aprile al 12 maggio 2019, inaugura i nuovi spazi espositivi di Bottegantica. Spazi emblematici, perché hanno accolto una parte mai secondaria della storia dell’arte contemporanea del secondo Novecento italiano ed internazionale, allorché furono la sede delle attività della Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo.
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
Numerosi sono anche i premi che Vangi ha ricevuto nel corso della sua lunga attività artistica, qui ne ricordiamo solo alcuni, come nel 1983 il Premio presidente della Repubblica,1995 il Donatello a Firenze, nel 1996 il Michelangelo a Roma, nel 1998 sempre a Roma il Premio Feltrinelli dell’Accademia de Lincei, nel 2002 il prestigioso Praemium Imperiale a Tokyo, nel 2003 il Premio Libero Andreotti a Pescia. Inoltre, ha ricevuto la nomina a: Accademico di San Luca, membro dell’Accademia delle Scienze, Lettere e Arti di Ancona, membro della Pontificia insigne Accademia dei Virtuosi del Pantheon, membro dell’Accademia del Disegno di Firenze, Professore onorario dell’Accademia delle Belle Arti di Carrara. Nel 2011 riceve la cittadinanza onoraria della città di Pietrasanta, nel 2012 riceve la Laurea honoris causa dalla Joshibi University of art and design di Tokyo. Nel 2013, in occasione del 10 anniversario della fondazione del Museo Vangi a Mishima, viene lì presentata la scultura lignea “Verità” all’interno della mostra “La figura femminile nell’opera di Vangi”. Nel 2014 e’ allestita a Palazzo Reale di Torino la mostra personale “Veio mito e attualità in Vangi”. Inoltre, partecipa alla mostra “Doppio sogno” a Palazzo Chiablese sempre a Torino. Nel 2014 Premio alla carriera ad Asolo, mostra personale alla Gipsoteca del Canova a Possagno. Ottobre 2014, Vangi disegni e sculture, mostra personale al MACRO Testaccio Roma, allestimento Arch. Mario Botta. Barberino. In mostra le opere di Vangi donate al comune. L’Associazione culturale “Amici di Giuliano Vangi” e il Comune di Barberino di Mugello organizzano la mostra personale dell’artista, concittadino, “Giuliano Vangi. La Grafica”, con la collaborazione dell’associazionismo locale e Catalyst, la partecipazione dell’Istituto Comprensivo Statale; il Patrocinio delle Istituzioni: Regione Toscana, Provincia di Firenze, Unione Montana dei Comuni del Mugello e il contributo degli sponsor: Banca del Mugello Credito Cooperativo, Pavimental S.p.A., UNICOOP Sezione Soci di Barberino. L’iniziativa ha lo scopo di presentare la produzione grafica del maestro Vangi donata al Comune, 79 opere: una copia di ogni opera incisa realizzata nel periodo 1964-2006. Fa parte della donazione anche il gesso policromo “Ragazza con vestito di lana” che accoglie visitatori ed utenti all’ingresso del Palazzo Pretorio, oggi Biblioteca Comunale, posto in piazza Cavour, proprio di fronte all’abitazione dove Vangi è nato. La mostra è ospitata nei locali del Palazzo Pretorio/Biblioteca Comunale, dove in seguito la donazione sarà conservata in modo permanente, e nel foyer del Teatro comunale Corsini: a Barberino i luoghi della cultura per eccellenza. Questa donazione rappresenta un atto d’amore verso il paese d’origine e i suoi concittadini; la mostra un atto di riconoscenza e ringraziamento per un artista che non dimentica il suo legame con le origini mugellane. Una terra che ha dato i natali a Giotto, Beato Angelico, Andrea del Castagno, i Chini; oggi l’artista barberinese che con le sue opere porta il Mugello nel mondo. Un evento che testimonia il legame tra l’artista e la sua città natale, rinsaldatosi nel 2007 con il conferimento della onorificenza Il Barba d’oro quale “cittadino illustre che con la sua opera ha dato lustro al paese d’origine”. Con questa mostra Vangi “torna” per la seconda volta nella sua cittadina di nascita dopo il grande successo (oltre duemila presenze) della mostra “Sculture e Disegni” ospitata nel Palazzo Pretorio nel mese di novembre 2011. La grafica in mostra a Barberino permetterà di conoscere tecniche particolari di cui il maestro ha grande padronanza: tecnica in cavo che lo porta con destrezza ad incidere direttamente: punta secca e bulino, o ad utilizzare acidi: acquaforte-acquatinta. Nel cuore del centro cittadino quindi un’esposizione di grande valore culturale che ha lo scopo di accrescere la conoscenza del maestro tra i suoi concittadini e tra tutti gli appassionati e cultori dell’arte.   Giuliano Vangi è stato presente alle più prestigiose rassegne d’arte, dalla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Scultura di Carrara. Memorabili restano la grande antologica del 1995 al Forte Belvedere di Firenze, la mostra agli Uffizi “Studi per un crocefisso e opere scelte 1988-2000″ del 2000, l’esposizione personale all’Ermitage di S. Pietroburgo, e ancora le mostre personali a Milano, Napoli, Padova, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Bagno a Ripoli, Cortina. A Mishima, in Giappone, sopra una collina a contatto visivo con il Monte Fuji, sorge dal 2002 un museo monografico: il Vangi Garden Museum a lui dedicato con oltre 100 opere, a dimostrazione della fama e dell’apprezzamento di cui il maestro gode in quel paese. Le sue opere si trovano in varie città italiane: Pisa, Padova, Firenze, Arezzo, Roma, Siena, S.Giovanni Rotondo, e all’estero: in Giappone, Corea, Germania.A Vangi sono stati assegnati tra gli altri il Premio dei Lincei e quello del Presidente della Repubblica, il Michelangelo, il Premium Imperiale nipponico e il premio per la scultura “Libero Andreotti”.Mostra personale dello scultore Giuliano Vangi: “Giuliano Vangi. La Grafica. Mostra delle opere donate dal Maestro al Comune di Barberino di Mugello”. Barberino di Mugello, Palazzo Pretorio e Foyer del Teatro Comunale Corsini, dal 7 al 22 dicembre 2013.Presentazione: Sabato 7 dicembre 2013, ore 16,30. Sala del Municipio. Nella foto in evidenza, Giuliano Vangi mentre taglia il nastro inaugurale di una sua mostra; alla sua sinistra il famoso giornalista e critico d’arte Philippe Daverio.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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