Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Gaston ORELLANA - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Gaston ORELLANA

Museo > Gaston Orellana

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Il libro di Gaston Orellana. Catalogo Nº120, unpaged circa 40 pp circa, con numerose fotografie in testo bianco e nero all'interno. No. CXX, 1967-1968. SOBRE Stagione LIBRO: Gaston Orellana (Valparaiso, Cile, 1933) è un pittore español. Nacido a Valparaiso, in Cile, nel 1933, figlio di Andalusia ed Estremadura madre padre da una famiglia di Extremadura vecchia aristocrazia, Trujillo. Tra il 1959 e la metà degli anni Sessanta, quando Orellana raggiunge la maturità come pittore, viene identificata la prima generazione della sua arte. A Madrid promuove il gruppo artisti Hondo "nuova figurazione" e guarda alla confluenza di astrazione informale alla figurazione manerismo un altro esistenziali chiamano misticismo. Per l'artista si tratta di un momento di amalgamientos, che produce immagini ribelli e quasi extravagantes.1 A New York, nel tribalismo pittorica di questa città dove l'artista trova il successo, prima nel campo di avant- garde e affermato, ormai classico, gestito da Martha Jackson, grazie alla bellezza equilibrata dei suoi dipinti, il suo canone europeo. A metà degli anni settanta, Orellana rompe vecchi equilibri e misurato con collage di stili diversi che si fanno negli Stati Uniti. Negli anni Ottanta, tra l'Italia e New York, lungi dall'essere esaurito, l'onda è ancora pieno. Con il ciclo di dipinti dal titolo " Bronx " Orellana penetra al centro della sua opera: la costruzione di una base concettuale. Concetti emergenti cominciano a entrare in gioco avrebbero preso, e negli anni Novanta, la vita piena: il frutto di andina lungo percorso archeologico che lo ha portato in Perù, Bolivia e Argentina nel 1958; e unplottable ma sempre presente musicalità, e scrisse il critico italiano Tommaso Trini, e, infine, grafite su petrolio: lezione eterna di ceramiche archeologiche, più vitale nel suo riflesso dei gesti riflessi e moderne a rendersi conto che "slancio" (nelle parole di James Johnson Sweeney) eccezionale che caratterizza la sua obra.2.
Tre grandi artisti che hanno solcato il 900 lasciando tutti un importante segno, tre grandi artisti profondamente legati all’attività di Alfredo Paglione, il gallerista innamorato dell’arte e della sua terra. Le 56 opere che hanno costituito l’esposizione al Museo Colonna sono unite da un sottile filo rosso ben identificato dal marchio scelto per questa preziosa collettiva: “Tradizione e modernità”, concetti solo apparentemente contrapposti che costituiscono il fulcro di quel fascino dell’immagine sempre inseguito da Paglione nella sua attività di mercante d’arte e di mecenate convinto oltre ogni ragionevole dubbio del fatto che, inevitabilmente, la bellezza salverà il mondo. Purché ad abitarlo ci sia anche chi – in particolare i giovani cui sempre il gallerista ha rivolto uno sguardo di speranza – quella bellezza voglia ammirarla, apprezzarla, farne tesoro per la propria stessa esistenza. Carmassi, Orellana e Bonichi sono artisti diversi per formazione e per l’espressione della propria personale ispirazione. Eppure, il filo rosso – così ben delineato dal catalogo della mostra, a cura di Sandro Parmigiani, pubblicato da Ianieri Edizioni – c’è ed è palese. Tradizione e modernità, nel segno di quella immagine che è anche nel nome e nel logo della Fondazione cui Paglione ha affidato la valorizzazione e la sorveglianza delle proprie donazioni. Segno di una coerenza di scelte e di percorsi in cui l’esposizione con Carmassi, Orellana e Bonichi si innesta alla perfezione come parte di un puzzle che va costruito con infinita pazienza pur sapendo che, per quanto ci si sforzi di completarlo, ci sarà sempre un altro pezzo da aggiungere…
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Gastòn ORELLANA
HomeNote Biografiche

La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Gaston ORELLANA.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Gastòn ORELLANA

Piccola antologia critica
 
PABLO NERUDA
Isla Negra, ottobre 1966.
Quello che c’è nella pittura di Orellana è vivo come una vita, sicuro come un oggetto, misterioso come una pietra. Forse la sua arte accanita è un’estensione dell’anima, ma cosa materiale, tattile, rugosa e fertile come l’involucro di un frutto. Questi gusci del mistero o paramenti del sogno si possono toccare e cantano, si possono percorrere nell’ardente lavoro della sua geologia personale.

Foto scattata alla Galleria 32 di Milano personale di Gastón Orellana, qui a colloquio con il conte Uberto Rusconi.
 
VlCENTE AGUILERA CERNI
Valencia, marzo 1973.
Parlando di Gastón Orellana, non si può fare a meno di ricordare il suo legame con l’arte spagnola, sviluppatosi dal 1961 in poi, e con le reazioni operatesi in essa contro le indeterminazioni dell’informale. Orellana era un giovane cileno stabilitosi in Spagna dal 1958. Egli aveva vissuto quindi l’euforia dell’informale, in particolare attraverso la sua versione spagnola caratterizzata - non dimentichiamolo – da contenuti di protesta nei suoi nomi più importanti. Tuttavia, l’“accademizzazione” estesa dagli epigoni portò presto a una situazione di vacuità e di noia da cui occorreva staccarsi ad ogni costo. Il fenomeno aveva assunto una dimensione internazionale, ma in Spagna si era manifestato in modo diverso, perché, appunto, l’informale aveva oltrepassato i limiti schiettamente individuali. Di conseguenza, l’opposizione contro le sue ambiguità linguistiche avvenne non solo nel campo specifico dell’iconografia, ma anche in quello, più rischioso, delle idee. Così è nato nel 1961 il “Gruppo Hondo” in cui, assieme ad Orellana, si trovavano Genovés, Jardiel, Mignoni e il poeta Manuel Conde. È vero che essi parlavano smisuratamente della necessità di tradurre in immagini le “realtà interiori”, ma è anche vero che si ponevano come problema fondamentale il recupero dell’umano. L’umano era il primo passo oppure la condizione essenziale per situare la produzione artistica in un contesto storico determinato, di problemi concreti. Era il tempo in cui si cominciava dovunque a parlare di “nuova figurazione”. La “novità” poteva essere discutibile (ricordiamo, ad esempio, il “Gruppo Cobra” e le sue dichiarazioni programmatiche), ma era innegabile la sua “tempestività” e la sua “necessità”. Orellana parlava allora di raggiungere “una forma interiore concernente l’uomo, creando un’atmosfera umana dove il mistero conduca all’uomo stesso”. Da allora, si può dire che ciò che egli è venuto sviluppando non ha fatto che rafforzare e diversificare i contatti della sua arte con la scottante dimensione umana, con i dati incisi sulla propria carne, ma nati dalla confusa, sollecitante promiscuità del mondo esterno e trasformati dalla funzione immaginativa. È questa, a nostro avviso, la chiave dell’attuale operazione artistica svolta da Gastón Orellana. La coscienza non è un mero ricettacolo passivo, bensì un fecondo laboratorio dal quale scaturiscono immagini plurali, attive e - il fattore più importante - cariche di un senso morale. Rimanendo fedele al proposito di trascrivere immagini dell’interiorità, la coscienza plasma così le realtà oggettive. Non esiste in ciò una contraddizione. In larga misura, le immagini mentali vivono in modo indipendente dagli oggetti che ci circondano. Ciò che viene rappresentato si manifesta in modo analogico. Deformandosi attraverso il percorso di questa trasformazione, l’oggetto sembra essersi separato dalla sua rappresentazione. Esso è stato sintetizzato e modificato all’interno della coscienza. Ma il processo dell’immaginazione, che può smaterializzare gradualmente ciò che arriva dal mondo esterno, si unisce all’oggetto perché fra i due estremi del fisico e dello psichico c’è una volontà etica, una indignazione, un contenuto accusatorio, un’attività, che sono appunto il contrario del conformismo e della passività. Il motivo sprigiona la sua energia in uno spazio immaginario. “Ma l’opera viene plasmata in uno spazio reale, tangibile, sconvolto dallo stupore e dall’ira. Siamo ora di fronte all’umano. Ma l’uomo è diventato oggetto e riceve la sua energia dagli oggetti e dai meccanismi. Egli non sa più ciò che è oppure ciò che non è. Conta poco ormai la situazione d’immobilità o di dinamismo. È un essere strano che ignora sè stesso. Cresce come i tumori o si getta nel vortice. Se Gastón Orellana dipinge una tale apocalisse è, appunto, perché dietro le tracce di questa cavalcata macabra scorge una redenzione.

Le opere dell'aRTISTA GASTON ORELLANA
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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