Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista romana: Sara CHIARANZELLI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista romana: Sara CHIARANZELLI

Museo > Silvio Mastrodascio

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Benvenuti nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Cerqueto, Posto a 750 metri di altitudine, sul versante teramano del Gran Sasso d'Italia in provincia di Teramo, di cui si gode una veduta inedita e spettacolare, Cerqueto è circondato da poche terre coltivate, da grandi estensioni di boschi e prati, inframezzati da enormi ammassi di rocce calcaree. E' collegato alla statale Teramo-L'Aquila da una pittoresca strada che si diparte dal lago di Piaganini, a 9 Km da Montorio, e si inerpica per 5 Km tra querce (Querceto-Cerqueto) ed altri alberi autoctoni. L'Istituto Italiano di Cultura, Sezione Culturale del Consolato Generale di Italia a Toronto, fu fondato nel 1976. È situato in una palazzina di pregio storico e di proprietà dello Stato Italiano nell'area della città prossima al campus della University of Toronto. L'Istituto è un centro di iniziative culturali ed accademiche, una scuola di lingua e civiltà italiana, una fonte di informazioni sull’Italia contemporanea, sulle sue regioni, sulle realtà territoriali locali e sulle sue molteplici eredità culturali. Presso l'Istituto ha sede una biblioteca e una videoteca italiana, mentre nella galleria vengono organizzate esposizioni d'arte, conferenze e proiezioni multimediali. L'Istituto crea contatti per facilitare agli operatori italiani gli scambi culturali e favorisce lo stabilirsi di rapporti di collaborazione artistica, teatrale, musicale e cinematografica tra l'Italia ed il Canada. L'Istituto offre informazioni ed appoggio logistico al pubblico italiano e straniero, agli accademici, ricercatori e studiosi italiani e canadesi, e agli operatori privati impegnati in eventi culturali in Canada con un contenuto italiano. L'Istituto promuove tutte le iniziative di supporto che favoriscano il dialogo interculturale e multilaterale basato sui principi dell'uguaglianza, della democrazia e della solidarietà internazionale. L'Istituto è spesso impegnato in eventi congiuntamente organizzati con altri uffici culturali dei paesi appartenenti all'Unione Europea. Galleria d'arte Joseph D. Carrier La Joseph D. Carrier Art Gallery accoglie migliaia di visitatori ogni anno. È stato fondato nel 1987 con il patrocinio benefico dell'uomo d'affari di Toronto, Joseph Carrier. Spesso definita come il "mini Guggenheim di Toronto", la galleria ha 21.000 piedi quadrati di spazio espositivo su tre livelli circolari, sormontati da un lucernario gigante. La Joseph D. Carrier Art Gallery si trova nel Columbus Center. Dallo splendore rinascimentale di Da Vinci, Michelangelo e Raffaello, ai loro contemporanei contemporanei, l'arte è stata una delle grandi espressioni della cultura, delle idee e dei risultati italiani. Oggi questa tradizione sopravvive mentre celebriamo le espressioni artistiche di artisti di tutto il paese nella nostra Joseph D. Carrier Art Gallery.
Municipio di Brampton. Il municipio di Brampton ospita il consiglio comunale di Brampton e i dipartimenti della città. Si trova all'incrocio tra Wellington Street e Main Street, nel centro di Brampton. Un parco sul sito per molti anni ospitò il Cenotaph di Brampton (aperto nel 1928 dal governatore generale Lord Willingdon), fu chiamato Memorial Park. (Un parco nello Sportsplex di South Fletcher ora utilizza il nome e il vecchio ex parco di nome Ken Whillans Square ). Un terminal degli autobus del centro in una parte del sito aperto dopo il 1976 e chiuso ad un certo punto prima del 1989, per ospitare la costruzione della mostra di Silvio Mastrodascio (i servizi di autobus sono stati trasferiti al Downtown Transit Center ). L'edificio di sei piani è stato progettato da Robert J. Posliff Architect Inc. e Inzola Construction ha completato il progetto nel 1991. [4] L'edificio presenta un campanile e un ingresso curvo con colonne. È stata inoltre aggiunta un'aggiunta a due piani. Una torre di nove piani è stata aperta nel 2014 in 41 George Street come parte del piano di rinnovo del quadrante del sud - ovest ed è collegata al municipio da una passerella di vetro chiamata Heritage Way. Ospiterà il personale della città, le sale comuni e gli spazi commerciali. Il sito ha richiesto la demolizione di un edificio commerciale di 4 piani e di un parcheggio. È anche una torre dell'orologio funzionante. La Künstlerhaus (Casa degli artisti) è un palazzo di Monaco di Baviera. Il palazzo venne costruito tra il 1892 ed il 1900 su progetto di Gabriel von Seidl. L'edificio ha diversi corpi, disposti intorno ad un cortile interno, in finto stile rinascimentale, con timpani a gradini e decorazioni in bronzo. Gli interni del palazzo vennero completati grazie all'intervento di Franz von Lenbach, il quale raccolse i fondi e si dedicò personalmente alla realizzazione degli interni. Le stanze sono decorate in stile liberty e in stile rinascimentale italiano. Oggi il palazzo è un centro per conferenze, ma vengono organizzate anche mostre d'arte nel cortile interno. La .  Crocetti“...Tutto il complesso museale è formato dal Museo, dalla sede della Fondazione, dalla Sala Polifunzionale e dallo studio dello Scultore, che in cinquant'anni di vita trascorsi in operosa solitudine vi ha creato tanti suoi capolavori e vi ha costruito, con le sue mani, pietra su pietra, tutti questi edifici...un Museo dalla forte vitalità, caratterizzato dalla intercambiabilità continua delle opere che lo rendono sempre nuovo ed interessante...Girando per le sale ci sembrerà di imbatterci in personaggi dai volti e dai gesti a noi familiari... figure di donne e danzatrici...e leoni possenti e galli pennazzuti...fragili gazzelle e tanti cavalli, mobili, nervosi rampanti...Dalle figure umane erompono i contenuti universali più elevati: la passione e l'amore, la gioia e il dolore, la contemplazione illuminata e l'esaltazione della vita. Nella infinità possibilità di creazione della fantasia dell'artista...” (on. Antonio Tancredi in: prefazione al “Museo Venanzo Crocetti” della Fondazione Venanzo Crocetti Il Cigno Edizioni Roma 2002). Il "Museo Venanzo Crocetti" accoglie le opere realizzate dallo scultore in un arco temporale di oltre settant’anni di attività creativa. Vi sono esposte novanta sculture in bronzo e una di marmo, due dipinti su tela e quindici tra disegni e tecniche miste su carta, databili dal 1930 al 1998. Articolato su due piani, il Museo è composto da cinque sale per l’esposizione permanente e da una sala conferenze, anche per mostre temporanee; nell’interrato, allestita dal Maestro, trova spazio una cappella corredata con statue e bassorilievi marmorei e candelabri e un crocifisso, da lui stesso realizzati. Fra le opere, spiccano capolavori come Gazzella ferita e Fanciulla al fiume, entrambe del ’34, Ragazza seduta del ’46, Bozzetto per la porta di San Pietro in Vaticano del ’58, Modella in riposo del ’64, La Maddalena del 1973-76, Modella che riordina i capelli dell’85 e Maternità del ’98.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Silvio MASTRODASCIO
HomeNote Biografiche

Silvio
MASTRODASCIO
La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta DAL PENSIERO alla forma, opere dell'artista Silvio MASTRODASCIO, a cura di Marialuisa De Santis del MAS.
La mostra rimarrà aperta dal 27 Luglio all'8 Settembre 2019, con il seguente orario: dalle ore 10.00 alle 13.00 (antimeridiano) e dalle 15.00 alle ore 17.00 (pomeridiano) - Lunedì chiuso.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)
Al MAS Silvio Mastrodascio,
presenta: DAL PENSIERO alla forma
Se parliamo di scultura occorre tenere presente che ancora oggi, superata la soglia del Duemila, la tendenza più viva e vitale in questo settore della creatività artistica è quella che potremmo definire genericamente come “figurazione”: ovvero un linguaggio ancorato alla rappresentazione del corpo umano, immagini e figure che attingono alle radici della tradizione.

Le opere esposte al MAS dell'artista Silvio MASTRODASCIO
Sarà superfluo ricordare che i più illustri scultori europei del Novecento, da Maillol a Lehmbruck e Barlach fino a Segal e Mitoray, hanno operato nel solco di questa tradizione e, soprattutto che ad essa hanno validamente aderito gli italiani che, dopo Gemito e Rosso nell’Ottocento, hanno prodotto i capolavori di Arturo Martini, Marino Marini, Giacomo Manzù e Giuliano Vangi. Questi hanno segnato il progresso delle arti plastiche riproponendo il ruolo fondamentale della figura, in un paese dove l’eredità classica è così profondamente radicata. “La linea italiana”, definizione con cui io stesso avevo cercato di spiegare la straordinaria e singolare eccellenza della nostra scultura nel mondo, intendeva sottolineare come la figurazione costituisca un linguaggio in sostanza ininterrotto, a partire dalla grande tradizione della statuaria romana fino alle forme tornite e palpitanti del Rinascimento e a tutto il Novecento, quando si torna a rivedere, rinnovandone le forme, la struttura del corpo umano come elemento irrinunciabile della vocazione plastica.
Non diversamente si comporta Mastrodascio che, nato in terra d’Abruzzo, sin dai suoi primi esordi si incontra con l’affabile e forte scultura dei conterranei Barbella, Dantino e Crocetti, artisti tutti figurativi che, attraverso percorsi e stili diversi, convergono nella scelta di un prototipo femminile. Dantino, celebrandone le eleganti sinuosità, Crocetti mettendone a fuoco la grazia e la morbida levigatezza delle forme, Barbella cercando di interpretarne i sentimenti semplici ed ingenui, propri del mondo contadino abruzzese.
Il nudo femminile, del resto, è stato l’immagine che ha rappresentato l’“idea del bello” dagli antichi greci ad oggi attraverso tutti i secoli e tutte le civiltà. Il corpo nudo, levigato e vibrante, della donna è stato il tema con cui si sono confrontati gli artisti di tutte le tendenze e di tutte le culture, per esprimere il proprio sentimento della bellezza. Il nudo femminile è, dunque, più che un’immagine, un vero e proprio archetipo, un parametro con cui ogni artista, gli scultori soprattutto, manifestano il proprio orientamento, il proprio stile e la propria concezione dell’arte.
Anche Mastrodascio insiste in modo singolare sulla rappresentazione della donna e mette in scena un suo proteiforme universo femmineo: ritratti parlanti di donne e giovinette sorprese nel loro smarrimento o nella loro malinconia. Volti resi naturali dalla morbidezza con cui l’argilla è plasmata in terrecotte, che sanno comunicare la tenerezza delle carnagioni, la dolcezza o la mitezza o la fierezza degli sguardi, l’increspatura delle chiome dove i chiaroscuri cercano un effetto squisitamente pittorico. Sono figure colte nei gesti e negli atteggiamenti abituali, come sorprese da un obiettivo nascosto, istantanee, carpite mentre si ravviano i capelli o si accomodano la veste. Donne i cui sguardi ci raccontano della loro vita e ci svelano i loro pensieri. Con una tecnica che rivela un mestiere a lungo perfezionato nell’esperienza di anni e anni di lavoro, ci vengono incontro come creature vive. Le lunghe vesti che avvolgono i loro corpi sono un chiaro richiamo classicheggiante, che tuttavia non attenua ma intensifica quel sentimento di verità, un tratto tipico dell’artista che cerca nell’anima delle persone ritratte, per definirne il carattere e farsi specchio del loro stato d’animo.
In opere di Mastrodascio, come Cuore solitario il bronzo patinato si piega al ricamo di una veste palpitante di passaggi luminosi tra solchi d’ombra e sboccianti sagome floreali. Una serie di altre figure, ballerine in tutù, atlete in calzamaglia o traverstite da arlecchini, si rifanno a un repertorio novecentesco, nella cui ripresa non muta, tuttavia, di segno il tocco magistrale e naturalistico di un ritratto nitidamente inciso.
Dell’artista autodidatta non è facile ricostruire il percorso seguito sin qui, non dal punto di vista delle vicende biografiche, di cui lui stesso ci racconta, ma del modo con cui nasce e si sviluppa la sua idea di arte. Dopo un primo avvio come pittore, è la scultura che lo attrae e ad essa si dedicherà interamente a partire dal suo arrivo in Canada. Ma pur lontano, a Toronto dove ora si trova, la sua cultura e la sua anima sono in sintonia con il suo Paese e la nostalgia se mai rinsalda la sua appartenenza a quella storia artistica. Appare chiaro il suo orientamento sui grandi maestri del primo Novecento come, ripeto, Manzù, la cui tematica rielabora nel motivo dei nudi femminili e della ballerina.
Accanto alle firme più importanti si avverte, tuttavia, lo spirito fresco e sincero del maestro abruzzese Costantino Barbella, che lo invoglia a persistere in un verismo affettuoso, attento a quel mondo povero e contadino che, in sintonia con il grande Michetti, è inteso come umanità pura e incontaminata. Un “veri­smo” che Mastrodascio traduce nel tocco sensibile, trattando il bronzo come fosse creta e trasformando la sua superficie metallica in una materia arrendevole, su cui la luce si infrange e crea vibrazioni dagli effetti dinamici. Spesso i bronzi sono arricchiti dal colore o da patine colorate per rendere le figure più vive e naturali.
Eseguito in creta, ricordiamo un piccolo ritratto, quello di Alex, che tocca livelli di autentica poesia nel modellato morbido dei tratti infantili e nella presenza genuina, “vera”, del giovane volto delicato, le labbra appena dischiuse in un accenno di sorriso. È una scultura molto vicina a quel senso di verità spontanea e vernacola di Gemito, dove lo studio accurato del dato naturale e l’attenzione introspettiva riproducono mirabilmente il carattere, i pensieri, la natura autentica del ritrattato.
Mastrodascio ci stupisce ancora mostrandoci un aspetto più a la page, di sapiente modernità. Sono sculture in cui il bronzo si sposa alla pietra in un incastro seducente di materie e di contrasti di chiaro-scuro, una tecnica cui l’artista ricorre per caricare di significato il suo messaggio.
Vediamo che lo scultore, negli anni più recenti, attraversa indenne le varie fasi della contemporaneità, non prestando attenzione ai ritmi convulsi delle mode. Mastrodascio procede nel cammino che si è prefisso senza lasciarsi distrarre. Sembra piuttosto trovare una qualche sintonia o parallelismo con le correnti della post-avanguardia nata nello scorcio degli anni Settanta o inizi degli Ottanta, quando emergono tendenze che imprimono una brusca sterzata e rimescolano i codici del passato e della contemporaneità. Ora ogni artista pesca in questo grande serbatoio di forme e di invenzioni e sceglie quelle che meglio si adattano alla propria narrazione e sensibilità.
E questo cambiamento di passo consente una nuova flessibilità del linguaggio e un’ampia disponibilità ad intervenire liberamente, scegliendo soltanto ciò che è funzionale al messaggio e meglio si adatta all’intenzione dell’artista.
La grande sfera di bronzo patinato in bilico su di un piccolo piedistallo, realizzata per la città di Teramo, non è immemore delle forme di Pomodoro, senonché qui la sfera, nei punti di maggior tensione, si incrina in crepe profonde, mostrando, all’interno del suo grembo, una materia nera, allarmante, di oscura e nascosta germinazione. In altri bozzetti per due monumenti, volti umani si affacciano dalla superficie dorata e rotta di una sfera, che è incorniciata da una crosta di travertino rosato che la incastona come un gioiello. L’elegante incrocio di colori e di materie concorre a sottolineare il valore simbolico del messaggio che presiede alla rappresentazione. La sfera è l’orbe terrestre o, addirittura, il cosmo, come nel monumento teramano che si intitola, appunto, Reincarnazione dell’Universo, rifacendosi a una leggenda indù cara alla prolifica fantasia dell’artista.

Maurizio Calvesi
 
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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