Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Franco FRANCESE - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Franco FRANCESE

Museo > Franco Francese

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Franco Francese (1920- 1996). Nei primi anni Trenta si iscrive alle scuole della Società Umanitaria di Milano dove frequenta i corsi di incisione e stringe amicizia con Alfredo Chighine. Dal 1936 frequenta il Liceo artistico di Brera. Dopo l'interruzione della guerra, scegliendo il corso di scultura, studia con Giacomo Manzù, all'Accademia di Brera. Dal '45 al '47 collabora alle riviste "Numero" e "Pittura". Dal recupero di un'immagine dura, primitiva, espressionistica, passava ad un genere di "Nuova Figurazione" i cui riferimenti erano allo stesso tempo, il neonaturalismo astratto, l'"Art Brut" di Dubuffet e la disfatta, quasi informe di Bacon, in via di totale disfacimento. La sua opera originalissima, catalogata in modo sbrigativo prima sotto la voce del realismo e poi di una generica figurazione, emerge ora in tutta la sua importanza e complessità. Franco Francese (Milano 1920-1996) si forma dapprima ai corsi dell'Umanitaria (dove incontra Alfredo Chighine), dal '36 al Liceo Artistico di Brera sotto la guida di Angelo Del Bon e dopo l'interruzione della guerra all'Accademia di Brera, studiando scultura con Manzù. Fin dagli anni '30 inizia a disegnare e tale attività sottenderà costantemente e intensamente la pittura. Dagli anni '50 contribuisce al dibattito culturale ed artistico pur vivendo in uno stato di isolamento e di eccentricità, in un atteggiamento biografico di insofferenza. Partecipa alle principali esposizioni pubbliche, dalle Biennali di Venezia (nel 1960 allestisce una sala personale presentato da Francesco Arcangeli) alle Quadriennali di Roma. La sua attività artistica è stata accompagnata da una vasta attenzione critica, e dalla stima di poeti e letterati come Dante Isella, Giovanni Testori, Vittorio Sereni e Giovanni Raboni.
Il viaggio nell'esistenza con Franco Francese. L'opera di Franco Francese presenta dialetticamente, in una consapevolezza di pensiero e di espressione, le grandi tematiche del tempo, del viaggio, dell’altrove, della malinconia. La mostra ha una sua eventicità di omaggio, di scelta. Viene proposto un percorso, con un avvio nelle "notti stellate", nella "bestia addosso", nelle struggenti "notti d’amore". È la vita che si restringe, si dibatte, senza tempo, senza spazio, senza colori, senza illusioni. Riappare il grande tema dell'"imbarco" che è appunto il senso del viaggio. Le malinconie oltre la finitezza, le contingenze: toccante la "malinconia bianca" dove il bianco è vuoto, mistero, improbabilità poetica rispetto alle probabilità socio-linguistiche. Possiamo accostarci alla "vanitas" del teschio e allo spazio-tempo della memoria che è "l'atelier". Accanto ai dipinti è rappresentata in mostra una sequenza di opere su carta. Il disegno, per Francese, non era un momento progettuale, ma un inveramento del tempo, un continuo cammino diaristico. Il testo di Stefano Crespi in catalogo, Il viaggio nell'esistenza, suggerisce l'aspetto di un ritratto della figura di Francese e del percorso della sua opera. Franco Francese. Opere 1944-1995. Una selezione dell'antologica organizzata nel 2002 a Legnano nella sede di Palazzo Leone da Perego. ''Indubbiamente, un universo singolare, insolito. Come lo stesso artista, scontroso e appartato. Si' perchè Francese era un grande individualista. Amava la solitudine. Così come nel lavoro, l'immediatezza. Ecco perche' prediligeva i disegni.'' Sebastiano Grasso. Con questa mostra continua l'approfondimento del lavoro di questo straordinario artista milanese forse un po' troppo dimenticato dalla critica e dal collezionismo italiani. E' una selezione della grande antologica organizzata nella primavera 2002 a Legnano nella splendida sede di Palazzo Leone da Perego. Nel catalogo a cura di Mauro Corradini edito dalla nostra galleria tutti i cicli pittorici delle tematiche di Franco Francese sono stati "indagati" da Tino Gipponi.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Franco FRANCESE.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Franco FRANCESE

Le opere dell'aRTISTA FRANCO FRANCESE
Franco Francese al MAS di Giulianova (Te). Una mostra di Franco Francese a Cugnasco-Gerra, Canton Ticino, nella Collezione d’arte Matasci Il deposito. Centoventi opere del «notturno» pittore milanese, appassionatamente collezionato da Mario Matasci e amato da Sereni, Arcangeli, Isella. Il suo racconto tutto interiore trae ispirazione dalla «tache» di De Staël e dal Sironi anni cinquanta. Erica e il diavolo è un grande quadro del 1960, appartenente a una piccola serie di opere che preludono a uno dei cicli più feroci dipinti da Franco Francese (Milano 1920-’96), che va sotto il titolo generale de La bestia addosso: un senso di paura, dirà Vittorio Sereni nel 1976 per la piccola e preziosa monografia sul pittore voluta da Vanni Scheiwiller, che avvinghia figure isolate e solitarie braccate dalla notte, o prigioniere di un impasto pittorico denso e caliginoso. Provoca una forte impressione incontrare questo dipinto nelle sale della «Collezione d’arte Matasci Il deposito» di Cugnasco-Gerra, piccola frazione ticinese nei pressi di Tenero, dove Mario Matasci ha tenuto fino a tutti gli anni ottanta una galleria promuovendo una linea espressionista dell’arte contemporanea fra Lombardia e Svizzera mosso dalla passione compulsiva del collezionista, dalle cui raccolte sono nate monografie compatte come mattoncini, preziosi punti di riferimento. Ora, nel «deposito» dove ha dato casa alla propria raccolta, squaderna fino al 17 febbraio le oltre centoventi opere di Francese che ha raccolto nel tempo, confermando come una pittura austera, che non concede niente al fruitore, possa suscitare un collezionismo di affezione che si nutre di grandi numeri, di un accumulo desideroso di arricchirsi di dipinto in disegno, fra piccole testimonianze quotidiane e grandi tele che hanno segnato i punti cruciali di una storia: «non è mai, o quasi mai – scriveva Sereni –, un artista gradevole. Ma subito dopo, abolendo d’un colpo ogni esca di piacevolezza, appassiona». I destini della Nuova Figurazione: Ripercorrere da un capo all’altro la ricerca del pittore milanese nella scansione iconografica dei suoi cicli di lavoro consente di constatare delle costanti e dei momenti di rottura che ne fanno un punto di riferimento per comprendere i destini della pittura a Milano per un lungo tratto del dopoguerra. In Francese, infatti, si riconoscono i prestiti lessicali da altri pittori, ma ripensati come elementi da usare per un nuovo racconto tutto interiore: il mondo di fuori, compreso quello artistico, rifluisce in un registro di cose viste e di sensazioni visive. Erica e il diavolo, ad esempio, fa i conti con la teca di Nicolas De Staël, a cui accenna brevemente in un appunto del novembre 1958 nel suo Diario intimo 1935-1995, dato alle stampe da Francesco Porzio nel 2002: riflettendo sui destini della Nuova Figurazione, a cui si stava avvicinando aderendo allo slancio di una generazione più giovane, il pittore russo naturalizzato francese gli appariva l’unico esempio di una «terribile grazia apollinea», ma privo di quel «valore attualistico di un nodo etico-drammatico, di un vitalismo del sangue» di cui aveva bisogno la nuova pittura. Ciononostante Francese non aveva ignorato la lezione informale, accettando anzi di misurarsi a caldo anche con le prime tele di Rothko che si erano potute vedere a Milano nel 1959 e trasformandone la campitura nella vibrazione atmosferica di un notturno visto alla finestra: segno e materia erano diventati strumenti linguistici per dare sostanza all’immagine, poco prima che anche lui dovesse trovarsi a fare i conti – risolvendoli – con la monade di Francis Bacon, di cui sentirà l’urto senza farsene sopraffare, anzi riconducendola alla propria intima e cupa radice. Si è parlato spesso di pittura come «diario», confondendo forse la pratica diuturna della pittura che ritrae il proprio spazio circostante, popolato di visioni e di bagliori, con la trascrizione di una biografia raccontata per immagini: si trattava, come osservò sempre Sereni, di una «disposizione inizialmente istintiva poi sempre più consapevole in Francese di porsi di fronte alla realtà da una parte e al fatto pittorico dall’altra». Ossessivamente, egli torna ciclicamente sugli stessi temi, dalla Convalescenza al libero d’aprés su La Malinconia del Dürer: li ripete e rielabora con variazioni, facendo coincidere le stagioni della propria vita artistica con precise iconografie alle volte ispirate da occasioni domestiche. Alle origini di quel dipinto del 1960 – in cui Marco Züblin, nella prima monografia dedicata da Matasci a Francese nel 1988, aveva riconosciuto una discendenza dalla Pietà Rondanini –, stando a una comunicazione orale annidata fra i commenti di Porzio al Diario intimo, sarebbe stata l’apparizione della figlia seminuda con in mano un grande pupazzo che la bambina aveva ribattezzato «il diavolo» attribuendogli la responsabilità delle proprie marachelle. Di tutto questo rimane un’immagine calcificata, quasi bruciata dall’impasto di colore e materia. Conta di più, tuttavia, rilevare che nelle intenzioni del pittore questo quadro poteva apparire nella sua sala personale alla XXX Biennale di Venezia. Vi sarebbe comparsa, invece, la Donna che piange sulla strada, dello stesso anno e sempre di Matasci, come un manifesto del tentativo di conciliazione fra realismo e gesto che andava a tradursi in un groviglio che percorre la figura, isolata a risparmio, come uno sfregio. Francesco Arcangeli, prefatore alla sala lagunare, riconosceva in questa tela, come nella «luminosa densità» delle coeve tele di amplesso delle Notti d’amore e delle Sere d’estate, «qualche cosa che domanda vita ancor prima che perfezione». C’è un istinto inconscio, insomma, che preme per essere scaricato violentemente nella pittura, pur senza rinunciare, scriverà Dante Isella, a una materia pittorica «più che sensibile sensuale, prensile», che lascia il pennello libero di scorrere sul colore ancora fresco. Chiaroscuri contrastati, Goya e Ensor: Non va trascurato, allo stesso tempo, che Francese nasce pittore attraverso la pratica del disegno, e che forse qui sta la chiave di lettura del suo universo formale: contorni spessi, duri, sostenuti da chiaroscuri contrastati.

Franco Francese da rivalutare dopo un decennio

Nel Novecento uno dei più significativi artisti che dalla terra hanno preso spunto è stato Franco Francese. Tra i suoi ispiratori i nostri grandi del Trecento e del Quattrocento, gli inquieti Soutine e Redon, i lirici e sognanti quali Chagall, ma anche Daumier e forse, andando indietro, Goya, Rembrandt e Dürer. Ora finalmente dalla Electa, a cura di Tino Gipponi ed Elena Pontiggia, esce il catalogo generale delle sue opere: 1.679. Artista schivo per natura, Francese preferiva il silenzio e la solitudine, anima profonda della sua migliore pittura, dalle prime opere importanti del 1944. come Uomo dal lenzuolo di forte carattere espressionista, alle tele di fine anni Cinquanta, ricche di colore (Donna che si spoglia con bambina del 1957 e Feria d'agosto, 1958, ma anche la serie dedicata al mondo contadino: Veglia nella stalla, Bracciante che dorme, Mucca al pascolo, degli stessi anni). Negli anni Sessanta le sue composizioni si arricchiscono, come in Convalescenza del 1965 e nella serie dedicata a Quelli di Kronstadt (ricordando la rivolta del soviet rivoluzionario nel 1921 contro l'accentramento moscovita del potere). Quindi la serie dei bestiari che rimandano sicuramente a Bacon e a Sutherland, ma con maggiore ricchezza cromatica, a volte esplosiva come in Guarda dalla soglia del 1968. Al principio degli anni Settanta un'altra ricca serie meditativa (Notte stellata, iniziata nel 1971 e proseguita fino al 1974) e dedicata alla terra, con tele come Semi di mela (1973), La goccia (1974), Semi di zucca (1973). Il decennio si conclude con un'altra riflessione sulla dura vita di chi deve andarsene perché la terra non lo può più mantenere: Imbarco è una serie di dipinti di uomini nudi visti di spalle, iniziata nel 1977 e proseguita fino quasi alla fine dell'esistenza del pittore, accompagnata da due altre sequenze, una dedicata alla goccia e l'altra agli autoritratti con teschio. Gli ultimi anni della sua ricerca, fra la fine degli anni Ottanta e la morte, avvenuta nel 1996, sono dedicati, presentimento della fine, a Tramonto in città, quadri densi per le robuste scelte cromatiche virate sui rossi cupi e sui viola e gli oltremare, Melanconia bianca e L'acqua scorre fra le dita. Sono opere che sembrano la realizzazione pittorica di quanto Francese aveva scritto in Diario intimo già nel 1943: «Il pittore deve ritrovare la dignità del pensatore, l'intuizione del profeta». Scorrendo le pagine del catalogo con le sue opere viene da chiedersi, guardando le date che rivelano spesso una precocità singolare rispetto ai suoi colleghi più anziani, quali siano state le basi sentimentali e culturali della sua ricerca. Pontiggia, nel suo ampio saggio, dichiara che Francese era già giunto a maturità appena ventenne e suggerisce una chiave di lettura riprendendo un'altra riflessione di Francese («Io voglio essere come la natura che sta dietro le sue manifestazioni eterna sublime orrida»), affermando che «uno dei motivi di fascino della sua opera, infatti, consiste nella capacità di suggerire, con immagini di memorabile forza quei due aggettivi, sublime e orrida, nella loro identità».


Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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