Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Armando DE STEFANO - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Armando DE STEFANO

Museo > Armando De Stefano

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L’urlo del Sud è il titolo dell’ultima opera dell’artista napoletano Armando De Stefano, ma è anche un titolo che sintetizza il complesso di 18 nuove tele esposte al Madre. Lavori nuovi, nati espressamente per questa mostra, creati da un artista “storico” (nel duplice senso che dipinge avvenimenti storici, ma anche perché fa parte della storia dell’arte di questa città). Un artista che, in più di sessant’anni di carriera, dal periodo neorealista del dopoguerra fino al figurativismo baconiano-espressionista degli anni Sessanta e Settanta, ha raccontato storie e idee dell’universo occidentale con immagini e colori che Domenico Rea definì “come gridi”, forse perché molte delle sue figure appaiono maschere senza speranza, come ritratte in un pre-inferno terreno; in preda al terrore o ad una solitudine e ad una sofferenza espressa con definitiva convinzione. Anche il paesaggio partecipa a una regola di dolore e di follia, nel reticolo metamorfico che intreccia elementi naturali e umani con orpelli, vestiti, cappelli, architetture. Qualunque sia il luogo della rappresentazione, c’è sempre un altro luogo, un’altra narrazione perduta, un’assenza, un esilio nel tempo, dove si aggirano ombre che sembrano rubate all’immaginario fantastico di un Ariosto caduto, di un Tasso impazzito. In realtà, De Stefano parla della pittura stessa, con il rimpianto verso una tecnica e un linguaggio forse oggi impraticabili: «Avrei voluto dipingere affreschi, grandi racconti, murales…» confessa, sognando una pittura di spettacolare bellezza di cui avverte l’assenza «nel presente degli sperimentalismi spesso sterili quanto affollati». Per l’occasione di questa mostra l’artista ha voluto confrontarsi con una grande parete del museo sulla quale ha lasciato il segno della sua tecnica di formidabile disegnatore.
Armando De Stefano. Un vivace ed erudito narratore, un eccezionale disegnatore dal tratto netto e senza compromessi, un pittore dalla pennellata unica e visibile, pensata, progettata e mai azzardata, un artista di contrasti rapidi e di colori acuti, un Maestro dell’arte contemporanea, che ha contribuito alla formazione di intere generazioni di artisti napoletani. Armando De Stefano è nato a Napoli nel 1926. Dal 1950 al 1992 ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Tutta la sua carriera artistica è indissolubilmente legata alla propria città, ma lo sguardo dell’Artista rimane sempre rivolto verso gli orizzonti dell’arte europea e quella al di là dell’oceano. L’Arte di De Stefano, pur rimanendo tradizionale nella forma e nello stesso tempo eccezionale nei contenuti, è caratterizzata da una inconfondibile impronta figurativa. La grande ricerca stilistica, la molteplicità di tematiche storiche e sociali che affronta, la rendono universale. Il percorso artistico di Armando De Stefano, quasi sempre in ascesa, è caratterizzato da una serie di incontri fortunati e non sempre casuali (come quello con Francis Bacon), da una grande ricerca stilistica basata su scelte precise, come quella di citazioni volute della pittura classica (il brillio intenso di luce quasi caravaggesca), attribuiscono alla figura di De Stefano un riconoscimento speciale, creando intorno a lui una specie di mito, cosa assai rara nell’ambiente artistico, specialmente napoletano. La narrazione pittorica dell’Artista partenopeo trova una insolita espressione nei molteplici cicli di opere (dedicati a Marat, Masaniello, Odette e Jolly, Mercato di Miti, L’Eden degli esclusi, Dafne, Chameleons, per citarne solo alcuni), concepiti come una serie di dipinti che ritornano su un unico tema, nel tentativo di raccontare storie intricate e complesse, tessere le trame prendendo gli spunti non solo da miti o dalla storia, dagli avvenimenti del passato, ma per cogliere e dare risalto alle continue e ineluttabili metamorfosi e cambi epocali, nel tentativo di dare voce, anche ai deboli ed agli esclusi, vittime di soprusi e quotidiane ingiustizie. L’ultimo progetto artistico di Armando De Stefano intitolato “Ombre”, rimanda alla raccolta di versi poetici “Elogio dell’ombra” di José Luis Borges. L’Artista confessa di aver letto tutto dell’autore argentino, nato a Buenos Aires e morto a Ginevra nel 1986 e di esser stato attratto, da sempre, dalla vita stessa di Borges e della sua vicenda umana, legata alla progressiva perdita di vista. Un evento traumatico, che gradualmente diventa un’esperienza che modifica lo sguardo sul mondo: un mondo, che negli anni, diventa solo un mondo di ombre. Le coincidenze tra la poesia di Borges e la pittura di De Stefano, non si possono considerare casuali. Entrambi Artisti pensano al tema dell’Esistenza come ad un cerchio che dal visibile e reale, porta all’Invisibile: dalla concretezza si va alla sua ombra, che può essere un sogno, un ricordo, una confusa immagine, in un gioco di prossimità e di reminiscenze. Vedere ombre o di vedere nelle ombre o attraverso le ombre, svela le nuove prospettive, immagini lievi e metamorfiche che sembrano venir fuori dall’ombra della storia di ieri e di oggi. Le tele di Armando De Stefano sono popolate da uomini, giganti sofferenti che abitano una terra a dir poco inquieta. Ornati da strambi copricapi, che siano essi le tube, cappelli dalle strane fogge, serpenti che si dimenano o rigidi elmi lucenti, hanno volti scavati dai nasi arguti e bocche che urlano, o tacciono per sempre. La tela “Borges e i suoi compagni” ne è un esempio emblematico; rivela il pathos dell’impianto scenico, una vera pièce teatrale, dove il poeta argentino, accecato ma vigile, bastone alla mano, lo sguardo vuoto di pupille ed atteggiamento di sfida, si volge verso di noi che lo scrutiamo con sentimento di pietas. La raffinata produzione pittorica di De Stefano, negli ultimi tempi, connota una marcata tendenza alla sottrazione, alla sobrietà ed eleganza di media artistici e nello stesso momento, all’amplificazione di contenuti, privilegiando temi sociali e di denuncia. Le opere del Maestro, ormai novantenne, diventano un inno polifonico alla memoria, in cui la vera protagonista è la Storia, spesso ammantata dal purpureo mantello con l’elmo che le incornicia il volto appena accennato.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Armando DE STEFANO
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Armando DE STEFANO.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Armando DE STEFANO

Armando De Stefano, una vita per la pittura
Lunedì. Mezzogiorno di pioggia. Di quelle fitte, insistenti, che non lasciano tregua. E’ l’occasione giusta per ripararsi in un museo. Ancora più giusta se il museo è il Pan e l’artista in mostra è il grande Armando De Stefano. L’ingresso è libero, anzi spalancato. Nessuno ci chiede chi siamo e dove andiamo o se, magari, vogliamo cortesemente lasciare nell’atrio l’ombrello. Niente. Passiamo davanti al bureau come se fossimo invisibili. Neanche un buongiorno. Nessuno ci chiede nulla. Noi però, fortunatamente, sappiamo dove andare e saliamo al piano superiore, dove dal 28 ottobre e fino all’8 dicembre sono esposte ben 80 opere di un artista contemporaneo, un napoletano talentuoso e possente, appassionato e viscerale: Armando De Stefano, appunto. Nelle sale non c’è nessuno. Nessuno sulle scale, nessuno. Lo spazio è enorme e vuoto. Bianco. Risuonano i nostri passi davanti alle tele invece affollate, di facce e di corpi, di profili, di sguardi torvi e minacciosi, di accuse, di dolore, di smorfie irripetibili fissate in momenti atroci, di guerre forse, ma soprattutto di esistenze dilaniate, difficili, in salita.  >>>> continia ...

Le opere dell'aRTISTA ARMANDO DE STEFANO

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Sono i quadri che ripercorrono una vita, la carriera artistica di un pittore nato nel 1926 e che lui stesso ha promosso e voluto al Pan. De Stefano, infatti, è direttore artistico e voce narrante della sua personale. Meritata dopo tanti anni di lavoro. 
La mostra, che presenta una selezione della produzione storica e recente, è stata concepita e ideata in sintonia con De Stefano stesso, che sceglie di 'raccontarsi' ripercorrendo una carriera tra le più intense e significative della città. Nel chiaro e schematico allestimento del Pan, seguendo un percorso ben preciso, ci inoltriamo via via nelle ampie sale luminose, per osservare l’immancabile autoritratto giovanile, due donne sedute nel chiacchiericcio muliebre, il cacciatore fermo nel suo isolamento e un sorprendente viaggio in oriente con una mongolfiera sognante e incolore per passare poi alle rivoluzioni e alle sommosse popolari, elmi grigi e mani tese nello spasimo.
L'allestimento è diviso in gallerie temporali, che attraversano l’intera e lunga produzione del Maestro, dagli anni Cinquanta al Duemila, ma anche in nuclei tematici, tra cui il ciclo della Rivoluzione napoletana del 1799, quello di Marat, di Masaniello, di Odette e il Jolly e quello di Dafne, il mito della donna trasformata in albero, le gambe femminili che diventano radici verdi e s’incuneano nel terreno, bloccandone la vitalità. 
Degli anni Ottanta è il ciclo del Mercato dei Miti dove “affiora un nuovo modo più diretto di porsi di fronte al quotidiano” che si è ancora più scoperto nel successivo Le Maschere. Ma dove si fa più crudo il realismo pittorico, scaturito dopo aver a lungo “divagato” tra gli elementi classici del Seicento, è con un nuovo ciclo da lui denominato l’Eden degli Esclusi che sembra condensare il significato di tutta la sua maestosa opera. Vediamo, infatti, raffigurati storpi e barboni, reietti e omosessuali, zingari ed emarginati, un popolo intero di corpi disfatti e di mostri alla Bacon, una moltitudine maleodorante e scarna, affamata e allucinata, le urla soffocate dalla sporcizia e dal rancore, alla quale è proibita una vita felice e negata ogni possibilità di riscatto morale e di comunicazione sociale e redenzione.
A guardare bene, però, dietro i dipinti di De Stefano, ieri come oggi, ci sono gli stessi protagonisti, gli stessi sguardi senza sorriso di vittime umane, allora, dei soprusi delle guerre e del potere corrotto e, ai nostri giorni, della fame di gioia e di salvezza gratificante, fisica e morale.
Procedendo nella sconcertante visione, compaiono gli incubi, le gabbie, i serpenti, gli animali striscianti, i camaleonti, le bocche aperte a perdere fuoco e fiato, sgorganti acqua viola, le creste dinosauriche minacciose quasi ad avvolgere e decapitare, a volte, le teste ormai prive di corpo, abbandonate in un eterno addio, lame di spade nell’atto agghiacciante di ferire, lasciando scorrere copiose gocce di sangue verde. Nell’ultima sala, un bel pianoforte e nella penombra, incomprensibili spezzoni di film, I dieci comandamenti, rimbombante e inutilmente chiassoso girato in una Napoli bombardata, mentre lo stesso Raffaele Viviani soffriva ammalato… 
Nel ricavare dalla storia motivi ispiratori Armando De Stefano coglie l’opportunità per dialogare sul contemporaneo e condannarlo con ferocia. 
Ma dove il suo tratto segnico e sapientemente accademico coglie la vera poesia è nel ritratto di Odette. Qui la matita di De Stefano si esalta e traccia con passione la sua amata: il grande cappello rosso e floscio dal quale escono ciocche di capelli ramati, le incornicia il pallido viso, dando risalto agli occhi lacrimosi e languidi, la bocca carnosa e imbronciata, prima di disperdere il tratto sapiente su una lunga cappa a righe verticali che rende l’intera immagine staccata dal reale e proiettata in alto…
Di recente De Stefano è stato chiamato a dipingere il soffitto dello Studio del Rettore nell'Ateneo Federico II di Napoli e ha realizzato un mosaico nell'Aula Magna della stessa Università. 
 

Riconoscimento per Armando De Stefano: per l'artista napoletano mostra al Pan. Nel maggio 2017, nell'ambito del programma del Maggio dei Monumenti, il PAN - Palazzo delle Arti di Napoli ospiterà una personale del maestro Armando De Stefano. L'annuncio è stato dato nel corso della cerimonia di conferimento di un attestato di benemerenza conferito al maestro dal sindaco Luigi de Magistris. Il riconoscimento è stato assegnato «in segno di profonda gratitudine e ammirazione per la sua immensa arte». «Napoli - ha detto de Magistris - deve riscoprire la sua storia, le sue tradizioni, il suo pluralismo culturale. L'arte - ha aggiunto - è politica con la P maiuscola perché significa scegliete, schierarsi e non essere conformisti. Napoli - ha proseguito il sindaco - è una città ribelle perché qui nulla è immodificabile e attraverso la cultura lanciamo un medaglione di cambiamento». Al maestro De Stefano sono stati consegnati una targa e la medaglia della città. A introdurre la cerimonia, il ritratto della vita artistica illustrato dall'assessore alla Cultura Nino Daniele che ha descritto De Stefano come «un autentico protagonista dell'arte napoletana dal secondo dopoguerra a oggi». Nel ringraziare l'amministrazione e tutti i presenti, il maestro De Stefano ha ricordato che «l'arte è comunicazione. Noi con i nostri strumenti - ha concluso - dobbiamo comunicare e commuovere. Napoli è una città meravigliosa e non dobbiamo mai dimenticare che la cultura napoletana deriva dalla cultura classica, la più grande che si è sviluppata in Occidente».
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
La corposa antologica Armando De Stefano al Pan, proposta al primo piano di Palazzo Roccella, inaugura il primo di cinque appuntamenti che verranno dedicati finalmente ai grandi protagonisti napoletani del Novecento. Armando De Stefano (Napoli, 1926), che è anche direttore artistico del progetto, presenta il suo lavoro con una selezione di dipinti e disegni, dagli anni ’50 a oggi, esibiti in un percorso che è cronologico ma soprattutto tematico. Allievo di Emilio Notte, amante del pianoforte e del jazz, scenografo, appassionato di teatro e di cinema, De Stefano appare incessantemente alla ricerca di nuove strade, sperimentando diversi media e differenti cicli pittorici. Dopo una prima fase neorealistica, le immagini si spezzano e i pensieri si complicano (come egli stesso ammette, anche in seguito a un incontro con Francis Bacon sul finire degli anni ’50, alla Biennale di Venezia). Body and Soul, datato 1964, segna in mostra con tutta la sua intima inquietudine l’acme di questa ricerca. Subito dopo le figure si ricompongono, cominciando ad affacciarsi sul cinema. I corpi nuotano nelle tele come fantasmi, dando vita nel corso degli anni ‘70 a una pittura di storia largamente teatrale, senza alcun accento celebrativo. Piuttosto si coglie un avvertimento, un presagio di fine, palpabile nei passaggi più salienti della Rivoluzione napoletana del 1799, o anche nella storia inventata di Odette, libera di esser guardata negli occhi sul suo viso di pietra, che ha il colore insieme dell’eros e della morte. In un miscuglio dolce e severo di colori, il visitatore s’imbatte in un mondo bizzarro e soffocante, dove abitano uccelli con lunghi becchi, rettili, uomini e vecchi dall’aria rapita, figuri beffardi che hanno sguardi profondi e muti, e guardano con serietà, quasi a voler sottolineare la distanza che intercorre tra noi e loro, persi dentro un’inafferrabile motivazione per ciò che sta accadendo. Come le Maschere, la serie che spicca tra le sue cose più belle, in cui viene fuori la stoffa del grande disegnatore, perché, come ricorda lui stesso, “il disegno è la condizione di tutto, è la ripartizione dello spazio in termini armonici”. O il successivo ciclo degli Esclusi, che spinge l’attenzione oltre la cortina di ferro della superficie consumistica e fintamente felice, fino a sottolineare il trasformismo dei camaleonti di questi ultimi anni. I riferimenti sono tanti. C’è Géricault, Courbet, Gemito, Picasso. Ma anche Caravaggio e Velázquez. Tutto sangue trasfuso sul palcoscenico di una sola città, sempre la stessa, a difendere coi denti la sua identità. E quando gli è stato chiesto “perché sempre Napoli?”, lui ha risposto senza pensare: “I volti degli scugnizzi su cui batte un raggio di sole, nel primo pomeriggio, sui muretti della salita di San Potito, dove li potrei trovare se non a Napoli?”
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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