Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Pietro CASCELLA - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Pietro CASCELLA

Museo > Pietro Cascella

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Pietro CASCELLA. Nato a Pescara, nel 1921 e morto a Pietrasanta, LU, ITA nel 2008. Si interessa di pittura ancora giovanissimo seguendo gli interessi del padre Tommaso. Per frequentare l'Accademia di Belle Arti, nel 1938 si trasferisce a Roma, dove all'inizio realizza opere con il fratello Andrea in una fornace per la ceramica. Nel 1943 già partecipa alla "IV Quadriennale di Roma" e nel 1948 alla "Biennale di Venezia" (e poi di nuovo nel 1956). Dal 1958 si dedica a il progetto per il "Monumento di Auschwitz", con il fratello Andrea e l'architetto La Fuente (rivisto poi personalmente dall'artista in 9 anni). Nello stesso periodo lavora prima a quadri-scultura, per orientarsi quindi verso la pietra ed il marmo, con cui realizza la gran parte delle sue opere. Numerose sono le sue mostre personali, tra le quali: Galleria del Naviglio, Milano (con il fratello, 1954); Galleria dell'Obelisco, Roma (1962); Galleria del Milione, Milano (1962); Galleria Bonino, New York (1965); Biennale di Venezia (sala personale, 1966 e ambientazione, 1972); Galerie du Dragon e Musée d'Ixelles, Parigi (1968); Musée d'Art Moderne, Parigi (1971); Galerie Buchholz, Monaco di Baviera (1979); Magazzini del Sale, Siena (1984); Venezia (2000); Camera dei Deputati, Roma (2000); Museo Piaggio, Pontedera (2001); Palazzo Rocca, Chiavari (2002); Circolo Artistico, Bologna (2003); IX Biennale de Il Cairo (sala personale, 2003). Prende parte anche a molte mostre collettive in Italia e all'estero, fra le quali si ricordano: III Sindacale Nazionale, Roma (1941); "Artistas Italianos de Hoje", Museo d'Arte Moderna, San Paolo, Brasile (1963); "Salon de la Jeune Sculpture", Parigi (1971); sculture della Società Henraux, Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1972); "Biennale di Middelheimpark", Anversa (1973). Si dedica soprattutto alla realizzazione di opere a carattere monumentale, tra cui le più importanti: anni '70 - "Arco della Pace", Tel Aviv (1972); "Omaggio all'Europa", Strasburgo; "Monumento a Giuseppe Mazzini", Milano (1974); "Sole e Luna", Riad; "Bella Ciao", Massa; anni '80 - "Cento Anni di Lavoro", stabilimento Barilla, Parma; "Nave", Città di Pescara; Piazza, Milano Tre; "Campo del Sole", Tuoro sul Trasimeno, ideato, tra gli altri, insieme a Cordelia von den Steinen e Mauro Berrettini (1985); anni '90 - "Volta Celeste" e altre sculture, Arcore (1993); "Agorà", Università di Chieti; "Monumento della Via Emilia", Parma; Porta della Sapienza, Pisa; "Ara del Sole", Ingurtosu (Sardegna); "Teatro della Germinazione", Parco Nazionale d'Abruzzo; e quindi, "fontana", Città di Chiavari (2000); fontana per la Baraclit, Casentino (1999); "fontana", Guastalla (2003). Dal 1983 è membro dell'Accademia Nazionale di San Luca di Roma (di cui è stato presidente). Nel 2003 riceve sia il Premio Internazionale "F.lli Rosselli" a Pietrasanta che il Premio "Guglielmo Marconi" a Bologna. é arrivato in Versilia alla fine degli anni'50 per realizzare alcune opere alla Henraux, dove da allora ha collaborato anche con altri Laboratori del marmo: Giorgio Angeli, Bertozzi e Frediani, Piero Bibolotti, Bottega Versiliese, Giulio Cardini, Livio Garibaldi, Nilo Giannaccini, Iacopo Giannoni, Giovanni Gozzani, Sauro Lorenzoni, Mirto Nannini, Officina, Pio Rossi, tutti nell'area di Pietrasanta e lo Studio Nicoli a Carrara. Ha lavorato anche presso le Fonderie Tommasi, Del Chiaro, Mariani e L'Arte. Dal 1973 il suo artigiano di fiducia è stato Liborio Vizzoni. Ha partecipato a diverse mostre nell'area apuo-versiliese, tra cui si ricordano: Galleria Comunale, Forte dei Marmi (personale, 1986);" Biennale di Carrara" (1967; 1969; 1998; 2000; e sala dedicata "ad memoriam", 2008); Piazza del Duomo e Chiesa di Sant'Agostino, Pietrasanta (personale, 2001), a cui dona la scultura "Memoria di Pietrasanta"; scenografia "Turandot", Festival Puccini, Torre del Lago (2003); "La presenza e l'assenza: Pietro Cascella fotografato dal Claudio Barontini", Palazzo Panichi, Pietrasanta (2018).
La scultura di strada elevata, l’ultima opera di Pietro Cascella. Lo stile scultoreo di Pietro Cascella non è nuovo ai parmigiani grazie al monumento, dedicato a Pietro Barilla, nella rotatoria di Porta Santa Croce inaugurato il 14 gennaio 1994. Quasi specularmente a Santa Croce, anche a est, i parmigiani potranno ammirare una nuova opera del grande scultore recentemente scomparso. “Un’opera che – come ricorda la vedova del maestro Cordelia von den Steinen – attraverso la compresenza di contrari, la staticità/pesantezza del cubo e la leggerezza/mobilità delle sospensioni, vuole rappresentare la precarietà della vita. Tutte le cose sospese, materiali e non, trasmettono per definizione una sensazione di provvisorio, di incertezza, ma ecco l'antidoto contro l'ansia che il precario ci procura: sono i grossi e rassicuranti cavi di acciaio inossidabile, fissati sui quattro formidabili elementi plastici di marmo che sostengono senza possibilità di dubbio l'enorme peso, annullando del tutto il senso di instabilità. Il blocco galleggia sopra una superficie d'acqua”. La dimensione monumentale è quella che maggiormente si addice alla natura plastica di Pietro Cascella, le cui opere trasmettono ovunque un forte senso di potenza ed energia. Anche questa fu la grandezza di Cascella, l’aver saputo coniugare la grande tradizione arcaica dell'arte con uno stile e una fantasia squisitamente moderni. Questa la testimonianza preparata da Cordelia von den Steinen, vedova di Pietro Cascella, in occasione dell’inaugurazione dell’opera di suo marito. “La scultura in marmo per la rotonda di Strada Elevata a Parma di Pietro Cascella rappresenta un cubo, sospeso, sopra uno specchio d'acqua tramite due funi d'acciaio incrociati e fissati su quattro alti elementi plastici di profilo triangolare. Questi ultimi sono incastrati nel largo bordo di una bassa vasca circolare. La scultura in marmo bianco di Carrara è lavorata a subbia e finita a gradina, ha un diametro di 591 centimetri, altezza 300 centimetri, un peso complessivo di circa 30 tonnellate. Il peso del solo blocco sospeso è di 3 tonnellate, i cavi portanti sono di acciaio inox, diametro 18 millimetri. Il tema del blocco sospeso fa parte dell'ultimo periodo di ricerca plastica di Pietro Cascella. Infatti questa realizzazione per Parma era, insieme ad un'altra fontana, l'ultimo lavoro che ha potuto seguire personalmente in marmeria. Un cubo di marmo di tre tonnellate di per sé trasmette un senso di pesantezza, di staticità. Nella sua sospensione invece si avverte un senso di leggerezza e insieme di mobilità. E' attraverso questa copresenza dei contrari - peso/leggerezza, staticità/mobiltà - che si crea una singolare tensione - Pietro amava dire "del senso del precario" - che caratterizza questa opera. Tutte le cose sospese, materiali e non, trasmettono per definizione una sensazione di provvisorio, di incertezza, ma ecco l'antidoto contro l'ansia che il precario ci procura: sono i grossi e rassicuranti cavi di acciaio inossidabile, fissati sui quattro formidabili elementi plastici di marmo che sostengono senza possibilità di dubbio l'enorme peso, annullando del tutto il senso di instabilità. Il blocco galleggia sopra una superficie d'acqua. Se oggi ha ancora senso dividere l'arte in figurativa ed astratta, questa opera fa parte certamente della seconda categoria, con in più una forte connotazione architettonica. Nello stesso tempo però è un racconto, un racconto di come una cosa pesantissima riesca a diventare lieve, e l'apparentemente provvisorio rassicurante. E se è vero che in questa opera non vi sono riferimenti figurativi nei quali riconoscersi, è altrettanto vero che ognuno ritrova nella propria esperienza di vita questa tensione tra stabilità e sospensione. L'opera si trova in una situazione urbana di grande movimento e rapido traffico, dove non è possibile soffermarsi per contemplare a lungo un'opera d'arte. Ma qui si tratta di una scultura che può essere recepita anche con un colpo d'occhio che, ripetuto con ogni passaggio, si imporrà come un segnale-simbolo di quel luogo. Naturalmente le tre tonnellate di marmo permanentemente sollevate non possono non suscitare un senso di stupore. Sarà solo un gioco di parole ma a me sembra curiosa la coincidenza che quel blocco elevato con le funi d'acciaio abbia trovato la sua collocazione proprio nella Strada Elevata”. Cordelia von den Steinen Vedova di Pietro Cascella.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Pietro CASCELLA
HomeNote Biografiche

La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Pietro CASCELLA.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Pietro CASCELLA

Pietro Cascella, l’arte a servizio dell’impegno sociale

Nato a Pescara nel 1921 Pietro Cascella si trasferisce a Roma nel 1938 dove frequenta l'Accademia delle Belle Arti. 

Stimolato dal padre, il grande artista Tommaso, e dal nonno, l’illustratore Basilio, il giovane Pietro Cascella si interessa subito alla pittura, e già nel 1948 partecipa alla prima edizione post bellica della Biennale di Venezia. Inizia a dedicarsi alla scultura in pietra e bronzo dai primi anni Cinquanta. >>> CONTINUA >>>

Le opere dell'aRTISTA PIETRO CASCELLA
 
>> CONTINUA >> Nel 1957 partecipa al Concorso per il Monumento di Auschwitz, la cui opera vedrà la luce nel 1967 e considerata una delle più importanti dell'artista italiano. La maggior parte delle sue sculture vedono l'utilizzo del marmo e della pietra, solitamente composte da masse pietrificate levigate, aspre o corrose con accenni di base cubista e elementi di purismo geometrico. Nel 1971 partecipa al XXIII Salon de la Jeune Sculpture di Parigi, tiene una mostra al Palais de Beaux Arts di Bruxelles e una sua personale è allestita alla Rotonda della Besana di Milano. Sempre del 1971 è il celebre “Arco della Pace” di Tel Aviv.
Il periodo successivo è caratterizzato da una serie di opere monumentali all’insegna dell’impegno sociale su scala urbana: del 1979 è il Monumento alla Resistenza per la città di Massa Carrara, nel 1984 lavora al progetto Campo del Sole insieme a Mauro Berrettini e a Cordelia von den Steinen, sua futura moglie. Tra gli altri monumenti pubblici da ricordare il Monumento a Mazzini di Milano e La nave, realizzata nel 1987 in marmo di Carrara e posta sul lungomare della natia Pescara, Omaggio all'Europa a Strasburgo. A Parma Cascella è noto per la celebre scultura dedicata a Pietro Barilla e collocata nella rotonda di Porta Santa Croce. Pietro Cascella è morto a 87 anni, nella sua casa di Pietrasanta, in provincia di Lucca, lo scorso il 17 maggio 2008. 

Pietro Cascella, il maestro della pietra. Nomen omen, il nome è un presagio, dicevano i latini. In casa Cascella, in mezzo a scultori (il fratello maggiore Andrea), pittori (lo zio Michele e il nonno Basilio), ceramisti (il padre Tommaso), a lui, il 2 febbraio 1921toccò come nome di battesimo Pietro. Un segno del destino, poiché, dopo i primi lavori come pittore e ceramista, il suo materiale prediletto, (quello per cui divenne famoso e richiesto), era la pietra. E, come titolarono i quotidiani il giorno della sua scomparsa, Pietro Cascella era davvero un grande maestro della pietra. Decise di dedicarsi completamente alla scultura nei primi anni Cinquanta, subito dopo aver frequentato l’Accademia a Roma e dopo aver partecipato nel 1943, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, alla IV edizione della Quadriennale romana e cinque anni dopo, nel 1948, alla prima Biennale di Venezia in versione postbellica. Traguardi artistici molto qualificanti per un giovane poco più che ventenne. Da quel momento in poi, è un crescendo di mostre e commissioni. La più importante e significativa avviene nel 1947, quando con il fratello vince il concorso per il monumento di Auschwitz. Ci vorranno vent’anni per vederlo realizzato, come racconta lui stesso in questo filmato. “Impegno civile quello che mi ha sempre motivato” dice Pietro Cascella all’intervistatrice. Un impegno indiscutibile. Oltre ai martiri di Auschwitz, Pietro realizza l’Arco della Pace a Tel Aviv, il monumento a Giuseppe Mazzini, in piazza della Repubblica a Milano, il monumento alla Resistenza a Massa Carrara. Opere monumentali anche quando non sono di ampie proporzioni. Con forme decise, massicce e, nel contempo, essenziali e simboliche. Un tratto inconfondibile che, agli inizi degli anni Ottanta, richiamò l’attenzione di molti collezionisti privati, tra cui Silvio Berlusconi. Nella piazzetta di Milano 2, poco distante dal Laghetto dei cigni, una scultura imponente troneggia e abbellisce il luogo.  Cascella, all’epoca, era il più noto tra gli scultori “pubblici” italiani, il nostro Henry Moore. Scrive Enrico Deaglio nel suo libro Indagine su un ventennio per raccontare della committenza del Mausoleo che Cascella realizzò a Arcore. Una dimora faraonica,sotterranea con  un’imponente scalinata, un grande portone di ferro e una tomba centrale e poi  un “dormitorium” con trentasei loculi. Un’opera che fece molto parlare di se’, soprattutto per via del committente, Berlusconi, e che fece storcere il naso – non per la qualità del lavoro – a tanti, forse   troppi, legati a una visione manichea della realtà. Eventi: Concorso - 2003, "Premio internazionale Pietrasanta e la Versilia nel mondo/XIII edizioneVincitore"  Centro Culturale L. Russo, chiostro S. Agostino, Pietrasanta, LU, ITA, Curriculum - 2013, "Il Castello dell'Arte/Inaugurazione " Castello della Verrucola, Fivizzano, MS, ITA, Incarico - s.d., "Realizzazione scultura per "Premio Satira". Forte dei Marmi, LU, ITA, Incarico - 2000, "Premio internaz. di pittura e scultura Rosalda Gilardi Bernacca, membro giuria" Seravezza, LU, ITA, Incarico - 2003, "Premio Campatelli/Presidente giuria"  Focette, LU, ITA, Incarico - 2003, "Scenografie Festival Pucciniano/Turandot" Festival Pucciniano, Torre del Lago, LU, ITA, Incarico - 2004, "Decennale Misericordia di Lido di Camaiore/Realizzazione immagine" Misericordia, Lido di Camaiore, LU, ITA, Incontro artistico - 1999, "Cittadinanza poetica a Mario Luzi" Centro Culturale L. Russo, sala Annunziata, Pietrasanta, LU, ITA, Iniziativa del Museo - 1984, "Istituzione del Museo dei Bozzetti" Centro Culturale "L. Russo", Pietrasanta, LU, ITA, Iniziativa del Museo - 1987, "Inaugurazione Museo dei Bozzetti" Centro Culturale "L. Russo", Pietrasanta, LU, ITA, Iniziativa del Museo - 2014, "30 Anni/Museo dei Bozzetti" Palazzo Panichi, Pietrasanta, LU, ITA, Iniziativa del Museo - 2018, "La presenza e l'assenza/Pietro Cascella " Bozzetti in Vetrina, Palazzo Panichi Via Marzocco n. 1, Pietrasanta, LU, ITA, Mostra collettiva - 1965, "IV Biennale Internazionale di Scultura Città di Carrara" Giardini area di levante del Porto, Marina di Carrara, MS, Mostra collettiva - 1967, "V Biennale Internazionale di Scultura Città di Carrara" Giardini area di levante del Porto, Marina di Carrara, MS, ITA,  Mostra collettiva - 1969, "VI Biennale Internazionale di Scultura Città di Carrara" Carrara, MS, ITA.

Museo civico Basilio Cascella

Ingresso della pinacoteca
 
UBICAZIONE MUSEO CIVICO CASCELLA
Località: Pescara
Indirizzo: Viale Guglielmo Marconi, 45
 
CARATTERISTICHE
Tipo: Pinacoteca
Fondatore: Giuseppe Quieti
Anno di apertura: 1975
Proprietà: Comune di Pescara
Gestione: Fondazione Genti d’Abruzzo
 


Coordinate geografiche GPS: 42°27′41.64″N 14°12′59.88″E
 
Il Museo civico Basilio Cascella è una pinacoteca italiana con sede a Pescara nel quartiere di Porta Nuova. Il museo sorge presso l'ex stabilimento litografico istituito alla fine dell'Ottocento dal pittore Basilio Cascella. L'edificio, per mezzo secolo centro di produzione artistica e luogo d'incontro per intellettuali come Gabriele D'Annunzio, Luigi Pirandello e Giovanni Pascoli, è stato donato al Comune di Pescara nel 1966 dagli eredi di Cascella.
Grazie all'iniziativa di Giuseppe Quieti, nel 1975 la struttura viene adibita a museo civico dedicato alla dinastia di artisti dei Cascella. La pinacoteca raccoglie una collezione che conta circa 600 opere di pittura, scultura, ceramica e grafica, realizzate tra XIX e XX secolo da Basilio e dai suoi discendenti, inclusi i figli Tommaso e Michele, e i nipoti Andrea e Pietro. Dal 2017, il museo è gestito dalla Fondazione Genti d'Abruzzo.
 
LA SEDE DEL MUSEO CASCELLA
Il museo ha sede presso l'ex stabilimento litografico fondato da Basilio Cascella nel 1895. L'edificio si presenta come una villa in stile eclettico su due piani, caratterizzata da una struttura fatta interamente di mattoncini in cotto con alcune maioliche artistiche. Situata nel quartiere di Porta Nuova, la pinacoteca sorge in viale Guglielmo Marconi, che nella toponomastica cittadina di quegli anni prendeva il nome di via delle Acacie, in riferimento al territorio incolto e umido situato tra il porto e il fiume Aterno-Pescara.
La villa è stata residenza di Basilio Cascella fino al 1929, anno in cui egli si è trasferito a Roma dopo esser stato eletto deputato. Tommaso Cascella, suo primogenito, ha continuato ad abitarci assieme alla prima moglie e ai loro sei figli, tra cui Andrea e Pietro, fino al 1966, quando la villa è stata donata al Comune di Pescara.
La pinacoteca è separata da viale Marconi da un cortile in cui sono collocate delle maioliche realizzate dai Cascella. Il corpo principale del museo, che consiste nel laboratorio storico della famiglia, ha un'architettura che si distingue dalla parte aggiunta al momento dell'ampliamento della struttura. Il museo ospita al suo interno una biblioteca con volumi tematici sull'arte e la storia culturale di Pescara e un laboratorio didattico multimediale.
 
LA STORIA DEL MUSEO CASCELLA
Dopo aver partecipato alle esposizioni di Torino (1884), Venezia (1987) e Londra (1988), Basilio Cascella ricevette dal Comune di Pescara la cessione di un terreno in zona Porta Nuova per potervi costruire uno stabilimento di pittura, litografia ed arti affini, annesso alla sua abitazione. In tal modo nacque nel 1985 una scuola artistica che in pochi anni diventò un centro importante per la cultura locale e nazionale, attirando un gran numero di giovani. Il laboratorio garantì una solida formazione a Tommaso, Michele e Gioacchino Cascella, avviati alla carriera artistica sotto la guida paterna.
Dopo aver raccolto attorno a sé un cenacolo di scrittori ed artisti locali, Cascella pubblicò nel 1899 il primo numero della rivista L'illustrazione abruzzese. Tra i suoi collaboratori figura Gabriele D'Annunzio, il quale utilizzò i suoi versi per accompagnare le illustrazioni del periodico. Intorno allo stabilimento si sviluppò progressivamente un circolo letterario al quale parteciparono, attraverso anche le riviste L'illustrazione meridionale e La Grande Illustrazione, personalità come Luigi Pirandello, Umberto Saba, Gennaro Finamore, Filippo Tommaso Marinetti, Sibilla Aleramo, Matilde Serao, Grazia Deledda, Ada Negri, Guido Gozzano e Giovanni Pascoli.
L'attività litografica dello stabilimento proseguì fino al 1966, anno in cui il laboratorio fu acquisito dal Comune di Pescara. L'idea di istituire un museo civico dedicato all'arte di Basilio Cascella fu promossa dal deputato Giuseppe Quieti, il quale inaugurò la struttura museale nel 1975. La collezione iniziale prevedeva circa 500 opere di pittura, scultura, ceramica e grafica, appartenenti alle generazioni di artisti della famiglia Cascella. La struttura originale è stata notevolmente ampliata nel corso degli anni attraverso l'inclusione di lavori firmati da Andrea e Pietro Cascella, figli di Tommaso e nipoti di Basilio. Una volta passato in gestione alla Fondazione Genti d'Abruzzo nel 2017, il museo è stato sottoposto ad un restauro generale; Mariano Cipollini, curatore artistico della struttura, si è occupato di una nuova collocazione delle opere, riorganizzate secondo un criterio che mira ad evidenziare non solo l'evoluzione culturale del singolo artista, ma anche quella storico-culturale di tutti i componenti della famiglia. Un museo diffuso dedicato all'arte scultorea di Pietro Cascella e intitolato Fuga dal Museo è stato inaugurato nel 2018 da Cordelia von den Steinen in collaborazione con il museo civico Basilio Cascella.
 
LA COLLEZIONE CASCELLA
Il Museo civico Basilio Cascella si estende su due livelli suddivisi in dodici sale, di cui dieci sono poste nella parte originaria dell'edificio e due sono situate nell'ala nuova. La disposizione delle opere risale agli ultimi lavori di restauro che si sono tenuti nel corso del 2018. La pinacoteca raccoglie circa 600 opere della famiglia Cascella, realizzate tra XIX e XX secolo con svariate tecniche artistiche, quali dipinti su tela, ceramiche, sculture, disegni, opere grafiche e cartoline di cinque generazioni di artisti. Una posizione di rilievo è occupata dal capolavoro di Basilio Cascella dal titolo Il bagno della pastora (1903), che raffigura una fanciulla in un ambiente bucolico tipicamente abruzzese.
Una volta completata, l'opera fu inviata alla Biennale di Venezia ma andò dispersa durante il trasporto; fu restituita al mittente trent'anni dopo, quando fu ritrovata intatta nei pressi di Ancona. All'interno del museo, oltre a mobili originali dell'epoca, sono conservati bozzetti, pietre litografiche che servirono per le celebri incisioni e numeri de L'illustrazione abruzzeseLa Grande Illustrazione e della Divina Commedia, tra gli altri. Alcune realizzazioni di Pietro Cascella si presentano con il solo prenome dell'autore, a causa delle sue scelte stilistiche in contrasto con i gusti del capostipite Basilio, il quale inizialmente proibì al nipote di utilizzare il nome di famiglia.
Sapienza" a Pisa, l'"Ara del Sole" ad Ingurtosu in Sardegna, il "Teatro della Germinazione" nel Parco Nazionale d'Abruzzo. Nel 1999 realizza la fontana della città di Chiavari e la fontana per la Baraclit nel Casentino, in Toscana. Pietro Cascella, che viveva nel castello di Verrucola, a Fivizzano, non lontano da Massa Carrara, si è spento il 18 maggio 2008. Cascella, l’artista che catturò la pietra. «Potevi essere andato a Firenze o a Londra, aver visto cose meravigliose a Parigi, ma quando tornato a Pescara andavi giù per via Marconi a Porta Nuova, a pochi minuti dal fiume, e cominciavano ad apparire i mattoncini della casa dei Cascella, allora il viaggio di ritorno che avevi appena fatto prendeva il senso vero: l’appartenenza a quel luogo, non perché fosse bellissimo, ma perché quella dimora, così legata alla nostra famiglia, trasmetteva invisibili onde di nostalgia».  Pietro Cascella, scomparso il 18 maggio 2008, giusto un anno fa, è stato un uomo fortunato: ha sempre fatto il mestiere che amava. E’ stato forse il più grande scultore del Novecento, popolare come pochi della sua generazione. Era nato qui a Pescara, ottantotto anni fa, come suo padre Tommaso, suo nonno Basilio, suo fratello Andrea e altri Cascella, la famiglia abruzzese più ricca di talenti artistici del secolo scorso.  Difficile elencare le sue tappe, i suoi successi, da quando, giovanissimo, si avvicina alla pittura seguendo la formazione artistica del padre. Per approfondire le sue conoscenze nel 1938 va a Roma e si iscrive all’Accademia di Belle Arti, ventenne partecipa alla Quadriennale e nel 1948 è invitato alla prima Biennale di Venezia del periodo post-bellico. E’ la stagione in cui, insieme al fratello Andrea, diventa scultore, prima in ceramica poi definitivamente in pietra, la sua materia: «La vera scultura è di pietra, nella pietra è insito il desiderio primordiale dell’uomo di eternizzare, di trasmettere un messaggio ai posteri», sosteneva.  E con la pietra realizza le sue opere di grande formato, spesso improntate a una profonda sensibilità civile. Nel 1958 concepisce insieme al fratello il progetto per il monumento di Auschwitz, che sarà realizzato nove anni dopo su un nuovo disegno interamente ideato da Pietro, sarà la sua «laurea di scultore», gli piaceva ripetere. Protagonista di molte personali in Italia e all’estero, Cascella realizza negli anni ’70 opere di grande importanza, come l’Arco della Pace di Tel Aviv, l’Omaggio all’Europa a Strasburgo, il monumento a Giuseppe Mazzini a Milano, Bella Ciao a Massa.  Tra le sculture monumentali degli anni ’80 vi sono invece Cento Anni di lavoro allo stabilimento Barilla di Parma e la piazza di Milano Tre. Nel decennio successivo realizza il monumento della Via Emilia a Parma, la Porta della Sapienza a Pisa, l’Ara del Sole a Ingurtosu in Sardegna, il Teatro della Germinazione nel Parco Nazionale d’Abruzzo, il monumento ai caduti di Marcinelle a Manoppello.  La sua Pescara, però, è rimasta nel cuore del suo interesse e al centro delle sue emozioni mai sopite, anche con l’andar degli anni. La «casa» dei Cascella che a Pietro suscitava nostalgia, oggi è un museo dedicato a Basilio il capostipite, dove entri quasi in punta di piedi e hai come l’impressione che il Maestro stia al piano di sopra, chiuso nel suo atelier a dipingere. Quasi tutto è rimasto com’era, con i suoi tesori, un patrimonio straordinario dove appaiono insieme cinque generazioni di Cascella. E’ una mostra permanente tutta speciale.  Pietro Cascella viveva con la moglie Cordelia Von Den Steinen, anch’essa scultrice, e con il figlio Jacopo (pittore) nel castello della Verrucola a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, ma sempre più frequentemente, nella fase conclusiva della carriera, tornava in questa città sulle sponde dell’Adriatico dalla quale emotivamente non si è mai staccato, «una città che riflette il nostro carattere, che ha contribuito a farci come siamo», diceva. E, quand’anche lontano, seguiva, s’informava, commentava, partecipava, s’indignava. Ma i suoi ritorni non sono stati solo un fatto sentimentale, in questi ultimi anni ha lasciato opere che non passano certo inosservate: la sua Agorà domina al centro del piazzale antistante il rettorato dell’Università D’Annunzio nel campus di Chieti e ne è diventata il simbolo; sul lungomare centrale di Pescara si possono ammirare, tra le altre, la Nave proiettata verso l’Adriatico e i fari con cui ha decorato la ristrutturata rotonda che ora si chiama largo Mediterraneo; a lui si deve il monumento ai caduti che domina piazza Garibaldi.  Gli è mancato il tempo per portare a termine l’ultimo «affresco», il monumento di Pescara per sempre, quella «Porta sul mare» con la quale avrebbe voluto rappresentare l’anima antica della città, con i suoi pescherecci, e l’indole avveniristica, con tutto quel mare davanti che invita ad andare a vedere che cosa c’è dall’altra parte. Dopo la morte di Andrea, fratello e collaboratore, il 26 agosto del 1990, scrisse: «Siamo stati due vele della stessa nave, mio fratello e io. Ora sono rimasto solo, a tirare nell’ultimo vento forte il legno nella tempesta della vita. Sempre piu al largo. Dove la riva sta scomparendo».  Le notizie di Pietro Cascella, le penultime, non discordano dall’immagine di severo fustigatore che resta di lui. Non aveva apprezzato - e voce quasi solitaria non lo aveva taciuto - l’idea di ospitare nella Piazza Salotto di Pescara il famoso calice dell’architetto giapponese Toyo Ito. Vedeva quell’opera «del sol levante» estranea alla città, un’intrusione. Non ha fatto in tempo ad avere la risposta.
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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