Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Robert CARROLL - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Robert CARROLL

Museo > Robert Carroll

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Personale del pittore Robert Carroll intitolata ‘Frater Franciscus’. Carroll è nato nel 1934 a Painesville, in Ohio (USA). Ha conseguito il Bachelor’s degree all’Accademia d’Arte di Cleveland e il Master’s degree all’Università di Yale. Ha vinto, nel 1957, due importanti Premi per la Pittura: il Gund Honorary Scholarship, bandito dal Cleveland Institute of Art, e il Louis Comfort Tiffany Scholarship, bandito dalla Tiffany Foundation. Dal 1957 ad oggi, ha tenuto oltre 250 mostre in Italia e all’estero, molte delle quali presso importanti sedi museali: si ricordano, tra le più recenti, le personali al Museo Chiostro di Santa Chiara di Napoli (2000), al Museo di Palazzo Farnese a Piacenza (2001) e al Museo Michetti di Francavilla al Mare (2005). L’artista ha realizzato, dal 1969 ad oggi, numerose edizioni di grafica e multivisioni, oltre a scenografie teatrali per il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Stabile di Roma. Tra i documentari dedicati alla sua opera pittorica, si segnala La Ferrara di Robert Carroll (1980), scritto da Giorgio Bassani e Robert Carroll. Nella galleria diretta da Gianni Costa, è esposto un ciclo di acquarelli e acrilici, eseguiti dal 2004 ad oggi, nei quali l’artista statunitense offre un’interpretazione contemporanea dell’opera e del messaggio di San Francesco d’Assisi. Così osserva Marco Del Monte, a proposito di tali lavori, nel testo critico del catalogo che correda la mostra: “L'idea che Carroll si è creato del messaggio di Francesco racchiude una sua specifica universalità in quanto ricca di valore storico. In altre parole, l'artista ha dato vita alla ragione del principio teorico e strumentale con cui approcciarsi all'esperienza umana del santo. Questo suo lavoro ha così potuto raccogliere, in un suo segno nuovamente significante, quel messaggio proveniente da un tempo antico in grado di resistere e di diventare emblema stesso del tempo. Ecco perché queste opere non sono concepite come illustrazioni delle parole che compongono il Cantico ma, attraverso il racconto figurativo di personali esperienze, sono evocate in nuova forma affinché l'osservatore sia partecipe di una nuova e piena riscoperta del senso stesso della vita del santo”.
Alla cerimonia inaugurale presente anche il Governatore dell'Abruzzo per la personale. Ieri sera, nelle sale del Museo Michetti (MUMI) di Francavilla al Mare (CH), è stata inaugurata una personale dell'artista americano Robert Carroll che presenta quaranta dipinti degli anni '60 e '70. Molte di quelle tele, per la precisione 24, erano custode da anni all'interno di Palazzo d'Avalos di Vasto a seguito della cospicua donazione fatta dai coniugi Paglione. Le opere, molte di grande formato, esposte negli anni passati in numerosi e prestigiosi musei e gallerie d'arte in Italia e all'estero, sono parte di tre rappresentativi, emblematici cicli pittorici dell'artista: gli "interrogativi", il mito di "Sisifo" e le "vedute di Roma". La rassegna si avvale del Patrocinio della Regione Abruzzo, della Provincia di Chieti e del Comune di Francavilla al Mare ed è realizzata grazie anche al contributo della Fondazione Carichieti. Tutte le opere, non esposte al pubblico da molti anni, provengono da un'unica collezione privata, quella di Alfredo e Teresita Paglione che hanno così costituito, dell'artista americano, un significativo nucleo di opere importanti della sua produzione. E, in particolare, di quegli anni che hanno visto l'esordio sulla scena italiana e internazionale della poetica artistica di Carroll, la cui intensità si fonda su una cifra pittorica molto ricca di articolazioni cromatiche, dense e umorali. Carroll nasce a Painesville, nell'Ohio, nel 1934. Nel 1959 si trasferisce in Italia e, appena giunto, le sue opere suscitano il più vivo interesse da parte di illustri studiosi e di numerosi grandi scrittori e poeti del tempo, oltreché da parte della critica più autorevole, decretando al giovane artista americano un grande successo. Le opere della mostra: "Robert Carroll, Grandi opere 1966-1976" presentate nei prestigiosi locali del Museo Michetti - dedicato a quello straordinario virtuosista di scene di vita e costumi abruzzesi del secondo Ottocento, Francesco Paolo Michetti - sono proprio di quegli anni in cui, Vasco Pratolini (1968), così descrive l'opera di Robert Carroll: "...la pittura di Carroll, benché lontana dal discorso magistralmente e razionalmente alienato d'un Bacon per esempio, mi sta bene, mi persuade. Non per la sua esplicita figurazione, è ovvio, quanto per i motivi ed etici e sociologici che essa sottintende. Una pittura così fortemente polemica e nello stesso tempo così misteriosamente allusiva. L'agglomerato di vegetazione e di cose, rivolto a sottolineare, ecco un punto che già mi spiega abbastanza, l'estrema solitudine dei suoi personaggi. L'uomo nel deserto dei beni di consumo, nella selva delle proprie inibizioni: la sua cattiveria e la sua rassegnazione. Una pittura che continuamente si riscatta dall'aneddotico col monumentale, che dilata l'apologia nel favolistico. Di pittura intimamente e " squisitamente " americana. Cambiate le formulazioni, le strutture, i nessi ideologici, qualcosa che, per quel ch'io' intendo, mi sembra bruciare tutte le esperienze variamente internazionali e memorabili, da Pollock a Gorki, che scavalca la cronaca civile e l'eco charlottiana di Ben Shahn, per riallacciarsi a Hopper. Durante questi otto anni trascorsi in Italia in Europa, Carroll è stato come un ospite in mezzo a noi: un ospite attento, generoso e curioso della nostra realtà e della nostra cultura ma in continuo rapporto, e critico e affettivo, col suo mondo delle origini: la provincia dell'East North Central, dall'Ohio al Wisconsin, da Cleveland a Colombus a Madison, la sua tetra e fascinosa provincia, la sua borghesia timorata ed ambigua, la sua natura esaltante e condizionatrice. Delle quali, nel momento in cui egli se ne fa analista cogliendone l'immobilità e la noia, l'amabile riflessività e il retrivo conservatorismo, ne diventa uno storico, ci offre la misura di questo tipo di americano che più mette spavento quanto più lo s'identifica nella sua "innocente " ma pietrificata disumanizzazione.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Robert CARROLL
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Robert CARROLL.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Robert CARROLL
LE IMMAGINI E L’ANGOSCIA NELLA PITTURA DI ROBERT CARROLL
 
E’ difficile isolare l’arte di questo artista, nato a Painesville - nell’Ohio - e cresciuto nel Wisconsin, dalle sperimentazioni artistiche e morali del nostro tempo, giacché egli non può uscirne e lo interpreta ben più profondamente quando pensa di sfuggirne.

L'artista Robert Carroll

Di fatti, i critici hanno scritto che a muovere Carroll è, forse, al fondo di tutto, l’esperienza di aver fatto 27 diversi mestieri, di aver toccato con mano il terrore nucleare, di vivere in una epoca che ripudia il razionale ed il cosciente per qualche cosa di inorganico in cui la vita dello spirito cerca a tentoni di captare affetti perduti, abitudini parsimoniose, la coscienza del lavoro e del guadagno, che costituiscono i momenti fondamentali di ogni tessuto socioeconomico. Nel processo di presa di coscienza storica contemporanea il pittore scopre una società immobile, bloccala, instupidita e farneticante per i beni di consumo a tal punto che la psicologia delle profondità vi trova - tra disgregazione informale e forsennata ricostruzione delle nuove aperture, fra cui la psicanalisi, la quale ci rivela vanificarsi amato e sofferto, il peso delle sue ossessioni interiori, il segreto della sua anima di oggi. E, qui sta la sua originalità anche se egli partendo dai più antichi tentativi dei pittori André Masson e Pollockci, ricostruisce artisticamente rara situazione, direi, quasi analoga, non più a quella del primitivo, ma a quella della preistoria dove i nostri antenati, posti di fronte a forze minaccianti che non sapevano ancora domare nè in loto nè intorno a loro, affrontavano l’enigma a quel tempo totale del mondo. E che vi trovavano? L’angoscia, l’angoscia del vuoto, della sterilità, della solitudine; sguardi inquietanti, il mondo animale che si confonde con quello delle piante o delle rocce. Ora, questa angoscia rinasce fatalmente davanti alle situazioni del mondo moderno. Ed è giusto che l’arte l’esprima.
In queste poche righe non si può che abbozzare una indagine sul repertorio immaginario di Carroll, la cui potenza espressiva fonde il realismo più acerbo e l’idealismo più fantastico, trasfigurando gli aspetti anche più umili e sordidi della realtà fino ad inventare, per così dire, un nuovo modo di vedere. Nelle opere di Carroll vi si leggono le ossessioni di una generazione che, avendo rinunciato alle secolari garanzie della cultura, si è ricollocata nel vuoto iniziale e vi prova il brivido di un colloquio con una realtà spoglia di ogni usanza, spaventosa perché cieca e priva di volto, ma non di forze, più terribili, più scatenate che mai. D’altronde l’importanza di Carr0ll oggi si accresce e prende determinatezza e consistenza fino a contribuire a collocarlo fra i protagonisti della pittura europea. E’ ciò proprio non solo per quella sua fedeltà alla rappresentazione della realtà che è soprattutto fedeltà alla conoscenza figurativa della realtà stessa, ma pure per la sua gran bravura di mano. Una mano che obbedisce sempre all’intelletto il quale specchia chiaramente l’idea; donde anche la sicurezza della espressione. La quale è immediata e documenta una emozione alla cui origine è sempre un senso di umana adesione ai fatti della vita. Ad esso è forse legato anche quel suo bisogno di far grandi quadri, per tiri molto spesso il discorso necessariamente non si esaurisce nei brani rossi, verdi e viola di bella pittura accostati e accordati gli uni agli altri ma assume il tono di più vaste composizioni. Naturalmente il suo realismo post-impressionistico non solo è in linea con il filone della moderna pittura europea ma, per lui, è innanzitutto uno strumento, un mezzo per raggiungere la più assoluta libertà di linguaggio e soprattutto, come abbiamo cercato di spiegare, un discorso diretto che vuole mettere in comunicazione la realtà, la sua realtà naturalmente, con il inondo che ci circonda. Un discorso dunque rivolto a chiunque voglia intenderlo e nel quale le cose, i fatti, le vicende che vogliono essere dette sono espresse con chiarezza affinché il loro significato appaia subito all’evidenza più ferrato e più significativo. Arte, allora, quella di Robert Carroll che racchiude forme, vita e pensiero basata su un postulato di cui ha seguito lo svolgimento e la verifica e che costituisce, direi, una nuova cultura artistica, che affondando le sue radici in quella americana prende risonanze europee. Per questo l’esperienza di rapporti così diversi ricorre tanto frequentemente nelle sue tele e vi appare come l’indice di un motivo suo proprio, di una realtà più vera, in quanto la sua agilità pittorico-narrativa lo fa, almeno apparentemente, consentire di più con la psicologia del nostro tempo. La verità storica è prima di tutto una verità psicologica e perciò stesso attinge od esperienze diverse, ad una universalità superiore a quella della storia particolare e contingente.
Italo Carlo Sesti

Le opere dell'aRTISTA ROBERT CARROLL
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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