Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Floriano BODINI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Floriano BODINI

Museo > Floriano Bodini

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Scomparso Bodini scultore dei papi e artista del sacro. E' stato uno dei grandi protagonisti della scultura italiana del Novecento. Docente a Brera e all' Accademia di Carrara, Floriano Bodini, classe 1933, lombardo di Gemonio, in provincia di Varese, è morto ieri mattina nella clinica Columbus di Milano, al termine di una lunga malattia. Artista di fama internazionale, Bodini era nato artisticamente negli anni Cinquanta, nelle aule dell'Accademia di Brera, sotto la guida del maestro Francesco Messina. Più tardi, aderì al movimento del Realismo esistenziale e, negli ultimi decenni, insieme a Giuliano Vangi, è stato il più importante interprete dell'arte sacra contemporanea, con opere come la statua di papa Paolo VI nel Duomo di Milano, quella dello stesso Paolo VI, in legno, conservata nelle raccolte del Vaticano e la Porta Sacra nella basilica di San Giovanni in Laterano. Sculture di Bodini sono esposte nei musei di Berlino e Amburgo e nella piazza del Parlamento di Hannover. Celebre anche come ritrattista, Bodini ha sviluppato negli anni una figurazione realista venata d' espressionismo. Proprio ieri è stata inaugurata, nello studio-museo di Bodini a Gemonio, una mostra dedicata alla sua produzione degli esordi e al suo sodalizio con amici come Ferroni, Ceretti, Banchieri e Romagnoni. I funerali si terranno domani pomeriggio alle 16 ad Azzio, Varese. A Palazzo da Perego l'arte dello scultore Floriano Bodini. “Floriano Bodini – Omaggio all’opera Paolo VI” è il titolo della mostra organizzata a Palazzo Leone da Perego, a Legnano. L'opera in legno di cirmolo, datata 1968, è la prima volta che esce dai Musei Vaticani. Per l'assicurazione, il restauro e le spese da riconoscere al personale dei Musei Vaticani che accompagnerà l’opera da Roma a Legnano, il Comune ha stanziato una somma pari a 1.891euro più Iva. L'evento è stato organizzato per omaggiare Papa Paolo VI in occasione della santificazione, attraverso la riscoperta dell’opera scultorea a Lui dedicata dal celebre artista di Gemonio. Nelle sale espositive di Palazzo da Perego saranno esposti i bozzetti originali della scultura vaticana e quattro bronzi attinenti al tema del ritratto pontificio. In mostra anche i disegni e incisioni rare dedicate al tema, e quattordici stampe originali di Pepi Merisio, forse il fotografo più vicino a Paolo VI. L'evento rientra nelle celebrazioni natalizie legnanesi, dove per il secondo anno di seguito è stato realizzato il Calendario dell’avvento oltre che avvia una serie di appuntamenti espositivi che intendono studiare e riscoprire i grandi maestri italiani attraverso le loro opere meno note. «La collaborazione con i Musei Vaticani - afferma il sindaco Gianbattista Fratus-, che hanno prestato la scultura “Ritratto di un papa” per la prima volta, sancisce la volontà dell’Amministrazione di rendere gli spazi legnanesi un luogo di studio e scoperta di autori e opere non scontate. La città ha sempre guardato con grande interesse all’arte e alla cultura, potendo vantare una lunga tradizione di mostre e iniziative di carattere nazionale. Con questa mostra iniziamo un nuovo modo di dialogare con l’arte, con gli artisti, gli archivi e i cittadini, portando all’attenzione di tutti quei tesori magari meno noti ma in grado di segnare un’epoca». «Per tre mesi – sottolinea l’assessore alla Cultura, Franco Colombo - ospitiamo al Palazzo Leone da Perego una statua di assoluta rilevanza per la levatura dell’artista che l’ha firmata, la bellezza del materiale utilizzato, la densità dei significati storici e religiosi del soggetto. Il fatto che questa mostra arrivi a poche settimane dalla canonizzazione di papa Paolo VI è ulteriore motivo di orgoglio per una città come Legnano che vuole offrire al pubblico proposte culturali di spessore e, al contempo, non convenzionali».
Floriano Bodini, portrait of an artist. Dopo dieci anni dalla scomparsa dell’artista, nasce la prima mostra di scultura dedicata a Floriano Bodini. L’esposizione sarà aperta al pubblico, con ingresso libero da domani 24 gennaio fino al 6 marzo presso le sale dedicate alle esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca. Bodini insieme al gruppo di giovani artisti milanesi come Guerreschi, Vaglieri, Romagnoli, Cerretti, Ferroni e Banchieri, ha dato vita al realismo esistenziale, esprimendo attraverso l’arte un clima di disagio. Le sue opere sono una reazione personale a ciò che è vero. Per l’inaugurazione erano presenti Maria Stuarda Varetti che ha curato la mostra e la famiglia dell’artista. “Mi dispiace che oggi a causa di impegni personali, non abbia potuto raggiungerci mia sorella Paola - dichiara Sara Bodini avvicinandosi ad una scultura - in realtà lei sarà sempre presente perché mio padre ha voluto dedicare a noi due alcune delle sue opere.”Gli stati d’animo dell’artista sono evidenti. Linee morbide per tensioni esterne, più ruvide se celate. La sua parola diventa arte. L’essenzialità è espressa in alcune tele con tratti puliti che prendono forma con la scultura. L’artista nel suo percorso ha una grande intensità grafica non tralasciando mai il bronzo e il legno per la scultura. Verso la fine degli anni ’70 si dedica anche al marmo, materiale adeguato per le opere pubbliche. Bodini è stato insegnante dell’Accademia di Carrara ed ha potuto così approfondire la sua ricerca sull’uso del marmo". “La mostra mi è stata suggerita dallo scultore Massimo Bartolini, allievo del maestro Bodini - dichiara Maria Stuarda Varetti - io ho avuto modo di conoscere la sua arte come direttore dell’Accademia di Carrara che è un’eccellenza non solo italiana. In questa mostra ogni opera è un capolavoro.” Al piano superiore della mostra si può ammirare il ritratto in bronzo dedicato a Paolo VI. In quest’opera l’artista esprime la sua spiritualità. Le mani sono in grande evidenza per esprimere come il “buon pastore accoglie e benedice”. La sua arte volge ad una figuratività rappresentativa incline ad una verità artistico- religiosa. Ogni opera esposta nelle sale della Fondazione Banca del Monte di Lucca rappresenta in pieno ogni stato d’animo dell’artista, dalla nascita delle figlie, la quotidianità, alla ricerca interiore di religiosità. Egli esprime la ricerca di pace interiore raffigurando in alcune opere la colomba, alludendo alla presenza dello spirito santo. Dal 2 luglio al 4 settembre, il Centro Espositivo mons. Macchi di Varese (via Santuario 15) ospita la collettiva che celebra, a undici anni dalla scomparsa, il maestro Floriano Bodini (1933-2005), personalità di spicco del panorama artistico contemporaneo, in cui la passione creativa si è sempre accompagnata a un generoso e sentito insegnamento.  L’esposizione, nata dall’idea di Renato Galbusera, professore di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, allievo, collaboratore e amico di Bodini e concretizzata con entusiasmo dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese nelle persone di Carlo Capponi e Mario Zeni, propone una selezione di opere realizzate da amici, colleghi e allievi del maestro, in gran parte provenienti dalla collezione personale dell’artista o da quella da lui donata al Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio. Un sentito omaggio alla carriera dello scultore attraverso le testimonianze artistiche di chi ne ha condiviso lo svolgersi, pur con la consapevolezza dell’impossibilità di rappresentare esaustivamente le relazioni di una vita. Maestri e compagni di via come Peter Ackermann, Battista Antonioli, Kengiro Azuma, Paolo Borghi, Carlo Cattaneo, Luciano Lattanzi, Enrico Manfrini,Vitaliano Marchini,Virgilio Mascioni, Fabrizio Merisi, Pepi Merisio,Francesco Messina,Kyoji Nagatani, Augusto Perez,Joachim Schmettau, Alberto Sughi, Valeriano Trubbiani, Aldo Turchiaro, Giuliano Vangi, Renzo Vespignani e Carlo Zauli. I pittori del Realismo Esistenziale con cui Bodini ha condiviso gli anni dell’intensa ricerca giovanile: Giuseppe Banchieri,Mino Ceretti,Giuseppe Guerreschi, Gianfranco Ferroni, Bepi Romagnoni e Tino Vaglieri. Gli allievi, di vari periodi, e i colleghi di Brera e dell’area milanese: Augusto Bernardi, Giancarlo Borgia, Wanda Broggi,Gabriele Di Maulo, Renato Galbusera,Maria Jannelli, Antonio Franzetti, Guido Lodigiani, Franco Marabelli, Dino Mariani, Massimo Piazza, Isa Pizzoni,Stefano Reduzzi e Rosario Ruggiero. Gli allievi e i colleghi del lungo periodo di insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Carrara e al Politecnico di Architettura di Darmstadt (Germania): Ariel Auslender, Massimo Bertolini, Stefan Helfrich, Giancarlo Lepore, Piero Marchetti, Fritz Seelinger. Un pensiero particolare va a Piero Leddi, grande artista e presenza costante nella vita di Bodini e della famiglia, che ci ha appena lasciati. Se l’essenza dell’arte risiede nella fatica della forma, nell’incessante figurazione di un possibile attraverso le peculiarità del mezzo espressivo, in Floriano Bodini troviamo un sommo continuatore di tale pratica che, con lo sguardo rivolto alla tradizione, cammina con maestria sul sentiero impervio e sfrangiato della contemporaneità. A partire dal confronto con la materia (legno, bronzo, marmo) sa farsi interprete delle tensioni e delle contraddizioni del presente in divenire senza mai cedere ad approdi facilmente risolutivi. Profondamente significativa è la scelta della sede. Il centro espositivo dedicato a mons. Macchi, con il quale Floriano Bodini ha intrattenuto un intenso rapporto professionale e personale e che ha accompagnato la realizzazione di innumerevoli opere sacre di altissimo livello. Basti ricordare, ad esempio, il Ritratto di un Papa del 1968, conservato ai Musei Vaticani; il Monumento a Paolo VI del 1986, sito proprio al Sacro Monte di Varese; il Paolo VI del Duomo di Milano del 1989 e la Porta Santa di San Giovanni in Laterano del 2000. Lo spazio espositivo conserva infatti, testimonianza concreta di questo intenso rapporto, un gran numero di quelle opere che Macchi ha ricevuto in dono da Bodini e ha poi lasciato in eredità alla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese. La mostra è coordinata da Carlo Capponi, Renato Galbusera, Daniele Pilla, Caroline Vezzani e Mario Zeni.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Floriano BODINI
HomeNote Biografiche

La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Floriano BODINI.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Floriano BODINI

FLORIANO BODINI E LE REGOLE DELL’ESPRESSIONE
Floriano Bodini nasce a Gemonio (Varese) l’8 gennaio 1933. Ha studiato a Milano con Francesco Messina all’accademia di Brera. Le sue opere appaiono nelle rassegne più importanti, di carattere nazionale e internazionale. “Mi piacerebbe tornare a vivere nei luoghi in cui sono nato” così racconta l’artista.
In Floriano Bodini i sistemi e le regole dell’espressività non hanno termini. Tutta la sua opera si mantiene e si bilancia con il “sentito”, con il “provato”.... >>> CONTINUA >>>

Le opere dell'aRTISTA FLORIANO BODINI

... >>> CONTINUA >>> Così in questa maniera, le tematiche cosiddette “civili” sono state per Bodini scelta matura con il dopoguerra. Considerate chiuse in uno splendido isolamento formale, le opere dominanti si disarticolano tra un “malessere” visivo e una disarmonia propria, bella per chi sa capire il diverso, il vero, appunto il provato. Queste cruente e forti rivelazioni ci offrono e ci spiegano cosa è il volere dell’azione: il disagio e la sofferenza dei corpi soccombono all’assenza, come gli stimoli concessi all’espressività, all’animo. Lo scultore Floriano Bodini spiega in un’intervista la sua arte e le opere conservate nel Museo Civico di Gemonio (autore di molte opere di natura religiosa ma anche di carattere sociale). Come vive il rapporto tra impegno civile e religiosità? “Penso che in Italia l’impegno civile sia legato anche alla religiosità. Io non ho mai diviso questi due aspetti: ho fatto sempre con la stessa serietà sia ritratti di Papi che di persone comuni. Rappresentare due realtà molto diverse come può essere quella di un Papa e quella di mio padre per esempio, affettivamente a me più vicina, è affrontata, dal punto di vista figurativo, con lo stesso impegno. Ho attraversato periodi in cui ho scolpito solo Papi e altri in cui invece mi sono trovato a rappresentare altri soggetti. L’opera di un artista deve sempre essere vista nella sua complessità”. Il Civico Museo Floriano Bodini vero esempio di sinergia culturale (Comune di Gemonio, Fondazione Cariplo, Provincia di Varese, Comunità Montana della Valcuvia, Regione Lombardia, Associazione Amici del Museo, hanno costituito la cordata che ha permesso la piena realizzazione del tutto), il nuovo Museo Civico Floriano Bodini è dedicato all’arte contemporanea e alla scultura esponendo la collezione che il famoso scultore ha donato al Comune di Gemonio. Vi si trovano i gessi e alcune note sculture di Bodini, come Crocifisso un’opera bronzea degli anni Cinquanta, il ritratto della madre e quello del fratello in terracotta, il Lamento sull’ucciso e l’altrettanto famoso Ritratto del padre, in bronzo degli anni Sessanta. Non mancano testimonianze della sua vasta produzione grafica dai cavalli e dalle colombe degli anni Settanta passiamo ai Pontefici degli anni Ottanta. Floriano Bodini trasferisce inoltre a Gemonio parte della propria collezione privata di grafica e piccola scultura. La prima ha un considerevole numero di opere, con litografie e acqueforti, che abbracciano più ambiti e movimenti, dal realismo esistenziale di Guerreschi e Vangi, fino al nouveau realisme di Baj. Troviamo anche opere di Wanda Broggi, Gianfranco Ferroni, Giuseppe Zigaina, e tra gli storici internazionali esempi di Rouault, Matta, Zadkine, Moore, Ackermann, accanto ai nostri Casorati, Cassinari, Morlotti, Marino, Messina, Manzù. La raccolta di piccole sculture presenta interessanti pezzi dall’Appiani al Grandi, dal Bistolfi al Rosso, da Troubetskoy a Messina, da Fontana a Perez, da Paganin a Borghi. Il Museo Civico Floriano Bodini sarà anche biblioteca d’arte. La biblioteca specializzata di oltre 5.000 volumi sarà a disposizione degli studiosi. Direttore artistico di questo nuovo Museo è Claudio Rizzi, che ha curato anche il catalogo generale dove trovano posto anche le introduzioni istituzionali di Antonio Franzetti, Sindaco di Gemonio, e Costante Portatadino, Presidente dell’Associazione Amici del Museo.

FLORIANO BODINI. Floriano Bodini nasce l’8 gennaio 1933 a Gemonio. La famiglia si trasferisce a Milano nel 1936, città in cui Floriano inizia gli studi. Durante gli anni dello sfollamento da Milano alla Valcuvia, il nonno materno, Virgilio Mascioni, della fabbrica degli organi Mascioni di Cuvio, gli insegna le prime tecniche pittoriche. Al Liceo Artistico di Brera, importante per lui tra i docenti fu lo scultore Vitaliano Marchini, che lo indirizzerà verso l’approfondimento della tecnica scultorea, al corso di Francesco Messina all’Accademia di Brera, cui si iscrive nel 1950. Già dagli anni ‘50 con Guerreschi, Vaglieri, Romagnoni, Ceretti, Ferroni e Banchieri, anima e vive il gruppo milanese di giovani artisti definito da Marco Valsecchi “realismo esistenziale”. La prima mostra personale è nel 1958 a Gallarate alla Galleria Amici delle Arti, con presentazione di Giuseppe Guerreschi. Nel 1964 per edizioni “I Quaderni di Imago”, esce la sua prima monografia, a firma di Luciano Bianciardi e Duilio Morosini. L’insegnamento ha un’importanza fondamentale nel suo percorso: dapprima come assistente al Liceo Artistico e successivamente nel 1977 all’Accademia di Brera con la cattedra di Tecnologia del Marmo; nel 1978 all’Accademia di Carrara con la cattedra di Scultura, viene nominato poi Direttore della stessa Accademia sino al 1987, e infine nel 1991 Presidente. Lascia l’insegnamento a Carrara per assumere la Cattedra di Scultura al Politecnico di Architettura di Darmstadt. Il rapporto con la Germania prosegue e perdura nel tempo, con numerose mostre fin dal 1969 e la realizzazione del grande monumento a I Sette di Gottinga nella piazza del Parlamento in Hannover, nel 1998. Nel 1968, a Milano, la Galleria Gian Ferrari dedica una mostra all’opera Ritratto di un Papa conservata oggi ai Musei Vaticani. Nel 1973 Mario De Micheli firma il volume “Ritratto di un Papa” ed Enzo Fabiani pubblica “Un diario spietato”, catalogo generale dell’opera grafica di Bodini. A partire dal 1970, dopo il legno e il bronzo, la sua ricerca si affina nell’uso del marmo, materiale essenziale per il ciclo delle grandi opere pubbliche, che inizierà negli anni ’80. Lavora negli studi di Carrara, poi in quelli di Viggiù. Tra le numerose opere monumentali si ricordano, in marmo, il Monumento a Virgilio per la città di Brindisi (1985); la Fonte di Sant’Agostino per Casciago a Varese (1986); Paolo VI per il Duomo di Milano (1989); il Presbiterio del Santuario della Santa Casa di Loreto (1994); il Monumento ai Caduti sul lavoro per la città di Carrara (1995); il Presbiterio del Santuario dell’Addolorata di Rho (1995); il Presbiterio di San Pietro nelle Grotte Vaticane (1999); Santa Brigida di Sveziadella Basilica di San Pietro in Vaticano (1999); l’Altare dell’Eucarestia della Nuova Aula Liturgica Padre Pio in San Giovanni Rotondo (2001); il Ritratto di Papa Paolo VI collocato nella Sala Nervi in Vaticano (2003). In bronzo realizza il Monumento a Paolo VI per il Sacro Monte di Varese (1986); il Volo di colombe per la nuova sede AGIP di San Donato Milanese (1997); il Monumento ai Sette di Gottinga per la piazza del Parlamento di Hannover (1998); il Monumento a Stradivari per la Città di Cremona (1999); la Porta Santa per la Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma (2000), oltre a numerose sculture conservate in musei italiani e internazionali. Nel 1962 è invitato alla XXXI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia dove presenta sette opere, vi ritorna nel 1982. Nel 1965 e nel 1972 partecipa alla Quadriennale di Roma, di cui verrà nominato Consigliere negli anni ’90. Cittadino onorario di Carrara, viene inoltre insignito del Premio Presidente della Repubblica per la Scultura dall’Accademia di San Luca (1977), a cui faranno seguito il Premio Bolaffi, il Premio per la Scultura Michelangelo Buonarroti, il Premio alla Carriera “Dino Villani” nell’ambito del Premio Suzzara, il Premio “Circolo degli Artisti di Varese (2004). Nel 1998 venne inoltre nominato Maestro del Palio della Città di Asti. Nel 1999 viene inaugurato il Museo Civico Floriano Bodini, con una donazione di opere sue e di suoi contemporanei e un’ingente collezione di libri. Scompare il 2 luglio 2005 a Milano. Il 2 Novembre 2007 Milano gli assegna l’onore del Famedio al Cimitero Monumentale.
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
“La gioia di insegnare ai giovani”: Floriano Bodini nel ricordo della figlia Sara. Sara Bodini ricorda l'uomo e l'artista, in occasione della mostra che Fondazione Banca del Monte di Lucca dedica al padre a dieci anni dalla morte. A dieci anni dalla morte di Floriano Bodini la Fondazione Banca del Monte di Lucca gli dedica una mostra che ripercorre la sua ricerca artistica dal 1958 al 2000. Una terra che lui amava molto. Esposte oltre 20 opere, alcune delle quali in anteprima assoluta o raramente e mai esposte al pubblico perché proveniente da collezioni private. Un omaggio doveroso a uno dei maestri del Realismo Esistenziale, molto amato anche dai varesini grazie anche alla sua imponente scultura dedicata a Paolo VI al Sacro Monte di Varese, nel piazzale antistante l’ingresso al Santuario. La figlia Sara racconta l’anima di questa mostra, il legame dell’artista con la Toscana e quello che sarà il “nuovo” Museo di Gemonio a lui dedicato, oltre a un intimo e personale ricordo dell’uomo e padre artista.  L’arte di Floriano Bodini in mostra a Lucca: quali opere sono esposte? É una antologica o si focalizza su un tema particolare della sua ricerca? Sono 25 sculture, emblematiche del suo percorso, sia nei temi che nei materiali usati. A queste si accompagnano molti disegni, anche inediti, e grafiche di Bodini, oltre ad alcuni disegni di altri artisti, suoi compagni di viaggio, a suggerire la necessità dell’accostamento e della ricerca delle affinità, dei collegamenti, delle influenze culturali. Come mai proprio a Lucca? Bodini ha avuto un rapporto intenso e continuativo con la Toscana, e con Carrara in particolare, a testimonianza del quale resta anche il Monumento al cavatore in marmo, ai piedi delle cave. Proprio da Carrara, dove vivono anche mia sorella Paola e tanti amici di Bodini, nasce il contatto iniziale, tra Massimo Bertolini, scultore e suo allievo all’Accademia, e la Fondazione BML. L’idea è stata raccolta con entusiasmo da Giuseppe Gatti che ha contattato i curatori e la famiglia per rendere questo un omaggio corale e condiviso, segno di uno sguardo nuovo e rinnovato sulla sua opera. Ma Lucca anche perché era uno dei suoi luoghi del cuore: concentrato di arte e storia, appassionava Bodini che tornava spesso a rivedere l’Ilaria del Carretto, la Piazza dell’Anfiteatro, il San Martino. Ricordiamo inoltre la mostra del 1979, alla Galleria Guerrieri, con presentazione (prima di molte) di Pier Carlo Santini. All’interno della poetica di Bodini che ruolo riveste l’uomo? Credo che l’uomo fosse la ricerca stessa di Bodini. Il Realismo esistenziale è stato un momento molto importante nel corso dell’arte italiana, alcune opere sono ancora molto attuali, si può dire che sia sempre attuale? Flavio Arensi, curatore della mostra di Lucca con Nicola Loi e Maria Stuarda Varetti, parlava, riguardo al realismo esistenziale, “dell’epoca in cui il travaglio del mondo è il travaglio della persona e viceversa”. Era necessario che passasse del tempo, si creasse una distanza da quell’epoca perché la visione divenisse possibile, perché il disorientamento e le domande sull’identità e il rapporto col mondo dei nostri tempi potessero entrare in risonanza con quelle di allora. In questo senso credo sia estremamente attuale. Per questo, insieme a un team di storici dell’arte, alcuni dei quali hanno continuativamente collaborato al museo come Lara Treppiede, stiamo valutando una serie di ulteriori approfondimenti per ripartire dalla mostra del 2005 fortemente voluta da mio padre che morì proprio la notte prima della inaugurazione. A 10 anni di scomparsa qua è il primo ricordo che le viene in mente di suo padre? A 10 anni i ricordi sono ancora talmente vividi e complessi e al tempo stesso fusi insieme che fatico a selezionarli. Ne scelgo uno, non a caso: la visita che fece fare mio padre a me e alla mia classe di liceo al Museo Bodini. L’entusiasmo, l’ironia e la gioia che trovava nell’insegnare ai giovani erano suoi tratti tipici, che anche quel giorno sedussero tutti. E sono qualcosa che credo resti tutt’ora tra quelle mura. Ricordo anche le sue lacrime di gioia all’inaugurazione del Museo, circondato da quegli amici che l’avevano voluto per e con lui. A casa parlava del suo lavoro? Si confrontava o preferiva “lasciare in studio” il suo percorso di ricerca? Mio padre lavorare dalla mattina alla sera, con tenacia e feroce passione. La sera a casa era il tempo dei film, dei racconti leggeri, delle discussioni teoriche (e sempre molto accese) sull’arte o sul mondo. Però ricordo anche sere in cui con mia madre, sommersi da libri, fogli e cataloghi, facevano insieme ricerche storiche e iconografiche per i suoi progetti futuri. Credo che in un certo senso cercasse di “lasciare in studio” le fatiche, le domande e le preoccupazioni, ma che il suo percorso di ricerca fosse così parte di lui da non farsi lasciare facilmente da nessuna parte, nemmeno quando dormiva. Il Museo Bodini sarà riallestito, ci racconta quali cambiamenti potrà vedere il pubblico? Con l’Amministrazione abbiamo deciso che dopo un decennio in cui il Museo ha cercato di consolidarsi con significativi progetti espositivi dedicati ai maestri della contemporaneità, sia il momento giusto per concentrarci sullo studio e la valorizzazione della collezione permanente, così come l’aveva per altro organizzata mio padre. Nei prossimi mesi lo sforzo di tutti noi sarà dunque quello di accompagnare il visitatore alla scoperta di Bodini e del suo lavoro, ma anche dell’ambiente culturale in cui la sua opera è maturata. A tal riguardo è fondamentale il lavoro di catalogazione e digitalizzazione dell’archivio che da tempo, con la mia famiglia, stiamo portando avanti. Mio padre immaginava il Museo come un centro aperto dove lo studioso come l’appassionato o il curioso potesse accostarsi alla scultura e all’opera di quelli che per lui erano stati i compagni di viaggio, gli amici, i mentori, ma lo aveva anche pensato come un dono ai suoi concittadini. Stiamo studiando la riqualificazione dei percorsi espositivi, l’integrazione didattica e il riallestimento di alcune sale, tenendo ben presente quali erano state le volontà alla base del lascito di Bodini alla comunità. Per molti anni il Museo ha cercato di affermare la sua responsabilità di luogo della cultura, adesso possiamo immaginarlo come la piazza cittadina in cui il visitatore entra per conoscere Bodini, capire il suo percorso ma soprattutto scoprire con lui le radici di questo territorio, al quale mio padre è stato così legato biograficamente e culturalmente da sceglierlo per il suo Museo. I visitatori potranno trovare questo, non Bodini a Gemonio, ma Bodini e Gemonio che si mostrano con la loro ricchezza culturale.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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