Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Ugo Attardi - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Ugo Attardi

Museo > Ugo Attardi

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Ugo Attardi. Nasce a Sori (Genova) nel 1923, da genitori siciliani e muore a Roma nel 2006. Dopo gli studi di architettura e alle Belle Arti a Palermo, nel 1945 si trasferisce a Roma, su invito dell’amico Consagra: qui, nel clima culturale infervorato del dopoguerra firma il manifesto del gruppo astrattista Forma Uno. Assieme a lui figurano, fa gli altri, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Maugeri. È una adesione passeggera: “anche facendo quadri astratti – ricordava Attardi – la mia ispirazione partiva sempre da fatti visivi reali. Fu un’esperienza che mi piacque molto e che durò un paio d’anni; poi si esaurì”. Nel 1952 e nel 1954 viene invitato a esporre le sue opere alla Biennale di Venezia. Gli anni Cinquanta sono caratterizzati da un’intensa attività espositiva mentre la sua ricerca si andava orientando verso l’Espressionismo (con un occhio a Bacon), contaminato da un forte impegno politico. Nel 1956 fonda con altri artisti il giornale di politica e cultura Città aperta. Nei primi anni Sessanta è fra i promotori del gruppo I Pro e I Contro, insieme a Giaquinto, Guccione, Calabria, Farulli, Ajmonino, Del Guercio, Micacchi, Morosini. Soggiorna in Spagna, dove rimedita su temi (la libertà, il rapporto conflittuale con il potere) destinati a influenzare in modo determinante la sua produzione scultorea. Nel 1967, dopo aver partecipato a numerose manifestazioni all’estero (da Praga a Los Angeles), realizza la prima scultura e tre anni dopo completa la stesura del romanzo L’erede selvaggio (Premio Viareggio). L’anno dopo esegue il bassorilievo ligneo Addio Che Guevara e inizia il primo dei grandi gruppi scultorei, L’arrivo di Pizarro, che terminerà nel 1971. Nel 1976 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara si tiene una grande antologica delle sue opere. Nel ’78 è di nuovo alla Biennale di Venezia, ma è nel 1983 che ottiene la definitiva consacrazione al Centre Pompidou di Parigi. Per il bicentenario della nascita di Stendhal realizza disegni sulla traccia di Cronache italiane e Passeggiate romane. Nell’86, per il quarantennale della Repubblica Italiana, realizza il bassorilievo bronzeo Per la Libertà, che viene collocato l’anno successivo davanti alla sede centrale della Uil di Roma in via Lucullo (1985-1989). L’attività monumentale si intensifica e culmina nel complesso Il Vascello della Rivoluzione, collocato nel 1989 presso il Palazzo dello Sport di Roma. In questi anni, si susseguono a ritmo serrato le personali – Nizza, Roma (1985, Palazzo Barberini), Milano, Londra (1987), New York (1995) – e le mostre collettive. Va segnalata inoltre la scultura bronzea Nelle Americhe (1990-1993), nel centro di Buenos Aires, nata in occasione del V centenario della scoperta dell’America e l’Ulisse (1997, Battery Park City, New York). Nel 2006, una delle opere del periodo astratto entra a far parte della collezione permanente della GNAM di Roma. Un’importante retrospettiva al Convento del Carmine di Marsala ha documentato nel 2012 il suo percorso artistico, a partire dal 1944.
Ugo Attardi (Sori, 12 marzo 1923 – Roma, 20 luglio 2006) è stato un pittore, scultore e scrittore italiano. Nasce in provincia di Genova. Il padre, sindacalista e componente attivo nella 'Federazione dei Marittimi', originario di Santo Stefano Quisquina, piccolo borgo in provincia di Agrigento, è costretto dal regime fascista a lasciare la Liguriaper tornare in Sicilia. La madre è Natalia Donnini Attardi. Trasferitosi insieme alla famiglia a Palermo, incuriosito dalla pittura e dalle sue tecniche, fin da piccolo (nel tempo libero aiutava lo zio paterno, vecchio pittore di ritratti e paesaggi) inizia a frequentare l'Accademia di Belle Arti e successivamente la facoltà di Architettura. Nel 1945 si trasferisce a Roma, ospitato da Pietro Consagra, a sua volta ospite di Renato Guttuso. Il clima ricco di iniziative culturali e civili del dopoguerra gli consente di riprendere con slancio la propria ricerca. Con alcuni giovani artisti, nel 1948, costituisce il movimento Forma Uno, di orientamento astratto, maturando tuttavia visioni divergenti rispetto al resto del gruppo. I suoi compagni erano Carla Accardi, Antonio Sanfilippo, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Concetto Maugeri, Achille Perilli e Giulio Turcato. Nel 1948 partecipa alla Rassegna nazionale di arti figurative (V Quadriennale Nazionale d'Arte) di Roma. Nei primi anni cinquanta orienta la sua arte verso l'espressionismo, ispirandosi tra gli altri a Francis Bacon e George Grosz, affiancando alla propria attività di artista l'impegno politico all'interno del Partito Comunista Italiano. L'esigenza di sperimentare un rapporto nuovo e visionario con la realtà lo porta ad allontanarsi dall'astrattismo, per studiare una propria forma di espressionismo. Nel 1952 e nel 1954 è invitato alla XXVI e alla XXVII Biennale di Venezia. Nel 1956, pur nel pieno della crisi dei realismi, espone con successo in una galleria di Trastevere. Nel 1958 partecipa alla fondazione e inizia la collaborazione col giornale di cultura e politica "Città Aperta", insieme a Tommaso Chiaretti, Elio Petri, Renzo Vespignani, Mario Socrate. Nei primi anni sessanta partecipa a numerose esposizioni sia in Italia che all'estero. Nel 1961 fonda il gruppo Il Pro e il Contro, capeggiando a tutte le manifestazioni fino all'ultimo anno, quello dello scioglimento. Nel 1963 una sua opera viene esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, allestita in alcune città australiane. Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, allestita in medio oriente e in nordafrica.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Ugo ATTARDI
HomeNote Biografiche

La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Ugo ATTARDI.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Ugo ATTARDI

INFLUENZATO DA PICASSO, INQUIETO COME GOYA, SEDOTTO DALL’AFRICA: RITRATTO DI UGO ATTARDI, L’ARTISTA SELVAGGIO CHE VINSE UN VIAREGGIO
 
In origine invaghito dell’astrattismo, affascinato dal sentimento abrasivo della realtà, politico nella materia pittorica, eretico nella violenza con la quale stravolge il gesto, ponendo la tela come una volontà di febbre, Ugo Attardi (Sori 1923 – Roma 2006) nel mondo mutevole spiove dal cielo come tante lame infuocate.
Egli ha il dono poliedrico, con picchi di estrema rivelazione lirica, di trapassare le diverse espressioni artistiche dell’uomo, prima con la pittura – gli influssi di Picasso e Gauguin sono chiari –, poi con l’incisione, si riscontra il ritorno inquieto di Goya, ancora con la letteratura, con il romanzo del 1970 intitolato L’erede selvaggio, vince il Premio Viareggio, in seguito come creatore di gioielli, e infine con la scultura, dove compie uno studio impressionante di forme sull’arte negra. L’opera di Attardi acquista tutta la sua grandezza grazie alla lezione primitivista, a partire dal 1971 dopo i viaggi in Africa Orientale, in particolare in Somalia, conosce a fondo quel tormento esotico e sacrale, che non risponde a nessun comando, eccetto allo slancio che scuote il fondamento di intere civiltà... >>> CONTINUA >>>


Le opere dell'aRTISTA UGO ATTARDI

>> CONTINUA >> Una realtà di figure femminili esaltata attraverso un cocente espressionismo, in cui la presenza di corpi si afferma in un inventario carnale, esplosivo e pieno di ossessioni private. Roma che uccide le mie donne (Olio su tela, Coll. privata, fine anni ’70) sorprende per la ricerca del movente: i riflessi di un colonialismo italiano, maldestro e fallimentare in terra africana, lievitano come una possibile chiave allegorica, in uno sfondo scipionesco, che si affaccia sul ponte Milvio, bruciante e canicolare. Il presente è passivo, si deposita sulla schiena languida della donna, il futuro è schiacciato, la neonata compressa tra un piccolo quadro presente nel dipinto e il fianco del letto. I delitti perpetrati, si adagiano sulle lenzuola, gonfie di tramonto purpureo, attraverso un erotismo superbo e davvero scorticante. La storia si ripete in atti diversi, non è escluso che le stesse visioni pittoriche possano compiersi a causa dell’ondata migratoria. La città eterna, seppur corrotta e stanca, non smette mai di esibirsi con ferocia.

 Una simile interpretazione varrebbe anche per il quadro di contaminazione cubista, intitolato Le coup de poignard italien (Olio su tela, Coll. privata, 1978) in cui l’immagine della donna seminuda ferita al braccio, col viso scioccato e arreso, presuppone una colluttazione, in basso a destra la presunta ombra di una sagoma criminale. La stagione della violenza in queste stanze dai soffitti bassi, con i lenzuoli e i cuscini ustionati, definisce con accuratezza l’impasto di infamia e di sangue, che Attardi riesce a sollevare con rara tensione magmatica. In queste tele si esprime così un castigo immenso, che odora di efferatezze e sensualità plastiche, ammorbate da questo rosso tossico e riottoso, che investe pareti, suppellettili e coperte, tranne i pavimenti che sigillano l’impostazione pittorica data da Klee, fino a coprire di scattante nausea il volto imperituro della Venere nera, centrale nel quadro La stanza rossa (Olio su tela, Coll. privata, 1978). Ella ha un turbante dalle tinte selvatiche, in procinto di rivestirsi, con la coda dell’occhio guarda il pittore, si manifesta così, fuori da ogni avventura e da ogni mito, suggerendo l’unica dialettica possibile, quella della silente morbosità. È un’opera che vuole sporcare con impeto la scena, data dalle accesissime tonalità, eppure la creatura retta sulle sue volontà, riesce a domare l’esplosione, senza lasciarsi sfuggire la sua bellezza precaria.
Bisogna anche interrogarsi su quanto un viso scolpito possa direzionare la resa o la resurrezione di chi lo ha di fronte, l’eleganza del volto, o meglio dei due volti, in stato di liquefazione incrocia in più piani geometrici un concetto di moto. Le maschere del teatro, una per il riso e l’altra per il pianto, appaiono in simultanea, con richiami classicheggianti e modelli di culture primitive e totemiche.
L’artista-fabbro ridistribuisce i tratti e i lineamenti scultorei, sempre cangianti e inafferrabili, «senza che l’occhio debba muoversi e senza che la forma sia colta secondo uno sviluppo di tempo», come scrive Michel Leiris, riferendosi ad alcune considerazioni sul piano estetico, contenute nell’opera Negerplastick di Carl Einstein. Il corpo come pratica estenuante per Artaud, la mutazione deformante ma intatta per Bacon convivono assieme per ottenere una proprietà di linguaggio, adatta a svernare l’istinto, e a rompere ogni schema divisorio tra logica e immaginazione. La maga (Bronzo, Coll. privata, 1974) ha il potere di rendere irregolare la bellezza, in bilico tra le infinite sfaccettature e prospettive, fisiche e virtuali. Il rapporto non solo di omonimìa lega la protagonista di Rayuela, opera-mondo di Julio Cortázar: ella stessa è un labirinto di strade, dove è necessario incontrare il doppio, la minaccia e l’offerta, «attraendosi e respingendosi come bisogna fare se non si vuole che l’amore finisca in una figurina o in una romanza senza parole». La rete si estende con un ulteriore testo letterario, nella poesia
À une passante di Baudelaire, dramma fulmineo dell’ultimo sguardo («un lampo… e poi la notte! Bellezza fuggitiva, il cui sguardo mi ha fatto rinascere di colpo, non ti rivedrò più fino all’eternità?») ravvicinato e fuori dallo straordinario, fa sì che l’urto di incontrarla negli occhi, comporti l’agile minaccia, di non vederla mai più.
Augusto Ficele

Ugo Attardi. Ugo Attardi nasce a Sori vicino Genova nel 1923. Dopo aver frequentato a Palermo il Liceo Artistico si iscrive, nel 1941, alla Facoltà di Architettura, non riuscendo tuttavia a seguirne i corsi a causa della guerra. Giunto a Roma nel 1945, ospite di Pietro Consagra e di Renato Guttuso, ed ispirato dalle numerose iniziative culturali sorte nel dopoguerra, comincia l’attività di pittore. Nel 1948 condivide con Carla Accardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanflippo e Giulio Turcato, l’esperienza di Forma Uno, movimento artistico di orientamento astratto. Nei primi anni Cinquanta, suggestionato dalle opere di Francis Bacon e di George Grosz, muta stile allontanandosi dall’astrattismo ed orientando la sua ricerca verso un maggiore espressionismo. Partecipa alla XXVI^ e alla XXVII^ edizione della Biennale di Venezia iniziando negli stessi anni la produzione incisoria, tecnica praticata durante tutta la sua carriera. Nei primi anni Sessanta partecipa a numerose mostre nazionali ed internazionali esponendo a Praga, Mosca, Los Angeles, Londra, Parigi, Berlino, New York. Nel 1961, insieme a Ennio Calabria, Fernando Farulli, Alberto Gianquinto, Piero Guccione, Renzo Vespignani ed ai critici Antonio Del Guercio, Dario Micacchi e Duilio Morosini, fonda a Roma Il Pro e il Contro, movimento nato dall’esigenza di contrapporsi all’astrattismo con una pittura di stampo figurativo. I temi della conquista, dell’abuso di potere e del viaggio, ampiamente trattati nella sua opera scultorea, scaturiscono dalle riflessioni dell’artista durante un viaggio in Spagna. Nel 1971 vince il Premio Viareggio per la narrativa con il libro L’erede Selvaggio. Nel 1976 e nel 1982 l’artista viene omaggiato con due grandi mostre antologiche a Ferrara e Milano. Il Centre Georges Pompidou nel 1983 dedica alle sue sculture una manifestazione e un balletto ispirato alle sue opere. Gli anni Novanta sono caratterizzati dalla realizzazione di importanti sculture come I sogni del Normanno realizzata nel 1992 per l’aeroporto di Palermo e L’Ulisse collocata nei giardini di Battery Park di New York nel 1997. Muore a Roma nel 2006. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private italiane ed internazionali.
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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