Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Umberto Mastroianni - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Umberto Mastroianni

Museo > Umberto Mastroianni

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L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 
MAS - Museo d'Arte dello Splendore.

Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova () - Italy


Umberto
MASTROIANNI
Al MAS, Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, dal 12 luglio al 20 settembre 2001, “L’arte sacra di Umberto Mastroianni”,  bronzi, gessi, terracotte e opere su carta dal 1928 al 1997, a cura di Floriano de Santi.
 L’arte sacra di Umberto Mastroianni
di Floriano De Santi
 
Tra fede e creatività
L’arte è tale quando afferma ed esprime Dio — dichiarava Clemente Rebora, uno dei grandi poeti del nostro Novecento, in uno dei suoi testi lirici (qui ovviamente parafrasato) —. E in effetti quella Erfahrung, quell’esercitazione del sacro che la scrittura estetica lambisce e a tratti anche raggiunge — di una sacralità della vita e dell’essere, della natura e del cosmo — ha indotto molti ad unire religione e poesia. Il ritrovamento che l’arte compie della verità primaria che fonda l’esistenza riconduce di necessità all’unità con l’universo, ciò che appunto legittima l’istanza religiosa, o sacrale, e la sua diretta espressione.
Tale verità, non perfettamente limpida nei suoi caratteri (ma anche in questo risiede il suo mistero, e il senso dell’ineffabilità che ad essa pertiene) è ovviamente superordinata ai linguaggi articolati in segni essenziali e simbolici: liberi dal rapporto referenziale con la realtà a quel modo in cui lo sono quelli dell’arte del nostro secolo. Anche per questo è stato ed è tuttora motivo di molta sorpresa il divorzio tra la chiesa cattolica nelle sue istituzioni ed espressioni culturali e l’arte contemporanea; divorzio assai vistoso nei primi cinquanta-sessant’anni e solo in parte colmato da aperture ed interessi degli ultimi tempi, che hanno dato luogo, tra l’altro, all’inaugurazione nel 1973 di un museo d’arte moderna in Vaticano e alla relativa concessione di opere, scultoree, pittoriche e grafiche astratte tanto quanto realistiche, d’avanguardia come egualmente di sapore tradizionale.
Molti gli artisti, alcuni tra i più grandi e importanti del nostro tempo, compresi nell’elenco dei donatori: da Picasso a Bacon, da Kandinskij a Moore, dai nostri De Chirico e Morandi a Sutherland e ad Hartung, tanto per citare, così a caso, solo qualche nome. Tra questi non manca uno dei più singolari e dei più creativi scultori: Umberto Mastroianni (che non è solo scultore, date le incursioni fruttuosissime nei campi della grafica e della stessa pittura).
Sin dall’inizio egli ha imposto il suo lavoro su una concezione totalmente nuova e rivoluzionaria: tra interessi culturali e forma espressiva. L’aver affrontato il problema all’interno delle formulazioni stilistiche proprie alla Stimmung moderna, per metterne in evidenza e rifiutarne i compromessi e le approssimazioni, per giungere alla rivelazione di un diverso e indipendente modo d’interpretare il repertorio figurativo antico, non più come convenzione e mito, ma come esempio attivo di presa di coscienza della realtà, è merito unicamente della sua Koiné poetica.
Nelle sculture e nei bassorilievi mastroiannei di soggetto sacro lo stesso processo di umanizzazione del divino e dell’ideale, e di dominio della realtà mediante gli strumenti conoscitivi e operativi dell’uomo, si realizza in una continuamente libera figurazione fenomenica, che ha la sua norma costante non nella ragione unificatrice, ma nella vitalità organica e spirituale, nella rispondenza tra l’energia psichica e quella fisica, che l’artista riconosce come fondamento attivo e unificatore della realtà.
Nelle opere giovanili Mastroianni era in una posizione di tale contrasto con le tendenze idealizzanti ed arcaiche dell’arte italiana tra le due guerre che — puntualizza con acume critico e filologico Nello Ponente — “sembrava ignorare, in quel momento, non solo l’esperienza di Martini, ma anche quella di Marini e di Manzù. Umberto Mastroianni cercava per suo conto le proprie soluzioni. Il dato arcaico si trasformava, perdeva il significato di riferimento riversandosi nel presente”.
Della necessità di un paragone classico, per intendere di quanto le ragioni profonde della plastica di Mastroianni oltrepassino l’ovvio riferimento a Boccioni e a Brancusi, si erano accorti da tempo Waldemar George e Giulio Carlo Argan che furono tra i primi a rompere il silenzio di cui si era circondata, per decenni, l’opera figurativa (che copre un arco di tempo che va dalla Deposizione del 1928 al Busto di donna del 1944) del maestro di Fontana Liri.
George ha precisato che Mastroianni “dimostra che la cultura dell’occidente non ha ancora esaurito il suo compito; un mondo antico, di Pergamo o del Buonarroti, è presente in lui che non tradisce certo la sua epoca e che sa non evadere dalla sua generazione”, Argan, pur rigettando che per Mastroianni si possa parlare d’intonazione classica, si è preoccupato di sostenere che tra gli scultori contemporanei egli “è uno dei pochissimi che si sia proposto di riflettere nella sua opera figurativa le abitudini morali degli uomini del suo tempo, di dare una forma agli ideali, o anche soltanto agli idoli, della civiltà in cui vive”.
Non saprei risolutamente asserire che nella scultura di Mastroianni non ricorra un’ispirazione classica: ma non penso ch’essa costituisca necessariamente un limite o un’ipoteca alla qualità della forma. Allo stesso modo che una lirica di Quasimodo appare più vicina a un frammento di Saffo o di Alcmane che a un’ode di Monti o di Foscolo, così la scultura mastroiannea nasce proprio dal bisogno di trovare un accordo tra il vago e tutt’altro che vano ideale di un’eterna poesia. ed i nuovi orientamenti intorno a concetti di spazio e di tempo, ai valori della percezione e della sensazione, alla qualità e alle condizioni del fenomeno.
Di fronte ad opere quali Madonna col bambino del ‘31, Ragazza allo specchio del ‘35, Frammento di testa muliebre dell’anno appresso e Nudo in piedi del ‘39, non è difficile accorgersi che quell’ideale di poesia comprendeva per Mastroianni l’ideale di una suprema dignità dell’essere umano, la coscienza del valore della storia; così come le positive ricerche sui valori dello spazio e del tempo dell’opera informale definiscono le condizioni in cui la forma si attua e si pone come fenomeno: il quid signjficat rispetto al quid significatur. Ancora poco tempo fa, del resto, il lavoro di Mastroianni gravitava su questo dilemma: l’archetipo classico e quello anticlassico, il pieno e il vuoto, il liscio e il ruvido, l’idea morale e la presenza fenomenica della forma che, come sintesi di spazio e tempo, è la forma di ogni fenomeno, di tutta la realtà.
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
 
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