Il Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova attraverso la Cronica di D. Pietro Capullo (15 luglio 1657) - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Il Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova attraverso la Cronica di D. Pietro Capullo (15 luglio 1657)

Santuario

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Apparizione della Madonna dello Splendore su di un ulivo a Giulianova (TE), avvenne il 22 Aprile 1557. Madonna dello Splendore. La storia del Santuario: Nel 1599 i cappuccini ebbero a Giulianova un primo luogo con la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, dove oggi è la "Casa Maria Immacolata" di proprietà della diocesi di Teramo. Nel settembre del 1847, con decreto di Ferdinando II re di Napoli e con rescritto della Santa Sede, ottenuto dal vescovo di Teramo mons. Berrettini, i cappuccini presero dimora nell'antica abbazia dei monaci Celestini da questi lasciata nel marzo del 1807 a seguito della soppressione "napoleonica" presso il Santuario di Maria Ss. dello Splendore, sorto là dove secondo la tradizione era apparsa la Vergine il 22 aprile 1557. Soppressa anche la comunità dei cappuccini nel 1866 per le leggi del governo piemontese, il santuario non fu mai del tutto abbandonato dai medesimi. Il 7 marzo 1927 fu acquistato un ampio sito adiacente al santuario e il 28 agosto 1927 fu posta la prima pietra del nuovo convento, che nel 1938 fu costituito sede dello studentato di liceo classico, rimastovi fino al 1965. Negli anni 1968-71 il convento dello Splendore ha ospitato un piccolo seminario serafico. Nel triennio 1989-92, con interventi di bonifica e ristrutturazione degli ambienti che nel passato erano sorti intorno al terminale acquifero della "sorgente della Madonna", è stato riedificato un tempietto votivo circondato da un riposante ambiente verde. Interventi di largo respiro operati negli anni tra il 1990 e il 2000, riservando alla fraternità dei cappuccini alcuni ambienti di vita, hanno ristrutturato i piani superiori per ospitare un museo d'arte e la vecchia legnaia per accogliere la ricca biblioteca del convento, intitolata a padre Candido Donateli. Continuando l'opera avviata, restauri più recenti all'interno e all'esterno della chiesa hanno ridato splendore e rinomanza a un santuario, che da sempre è meta di pellegrini. Lungo la via Bertolino - già impraticabile sentiero di campagna - è stata realizzata una maestosa Via Crucis con sculture in bronzo dell'artista Ubaldo Ferretti. Nel 2001, in sostituzione di un piccolo organo da anni inagibile, il santuario è stato dotato di un grande organo della ditta Arte Organaria di A. Girotta. Nel 1940 il santuario iniziò la pubblicazione del periodico La Madonna dello Splendore, divenuto nel 1950 Maria Santissima dello Splendore, che dal 1982, tornando al titolo primitivo, esce come consistente numero annuale a cura del comitato per i festeggiamenti religiosi e civili del 22 aprile. Notizie storiche sull'Apparizione della Madonna: "Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore". Apparizione della Madonna dello Splendore su di un ulivo a Giulianova (TE) Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la "Storia Aprutina" scritta da don Niccola Palma e per la "Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulianova" scritta dai Padri Celestini. Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna, andò a riposarsi all'ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell'albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: "Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario". Ancora stordito per la grande emozione, ma fiero per l'incarico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministratore feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Com'era prevedibile, sia il governatore che alcuni notabili presenti si divertirono molto nell'ascoltare lo strano racconto del contadino, ma quando questo incominciò ad insistere perché lo seguissero sul luogo dell'apparizione, persero la pazienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente. Pur credendo alla sua buona fede, l'unica spiegazione plausibile era che i primi caldi o un bicchiere di vino in più gli avessero dato alla testa. Molto abbattuto per la cattiva accoglienza ricevuta, Bertolino se ne ritornò a casa, ma il giorno seguente, di buon mattino, spinto da una forza interiore, si recò nuovamente all'ulivo con la speranza di rivedere la splendente immagine della Madonna per poterle confidare tutta la sua amarezza. Il povero contadino percorse l'ultimo tratto della salita con il cuore in gola; si sentiva umiliato e offeso non tanto per le ingiurie quanto per il fallimento dell'importante missione. E se, una volta in cima alla collina, la Vergine Maria non si fosse più mostrata ai suoi occhi? Giunto in prossimità dell'albero tutti i suoi timori svanirono perché la Madonna era lì ad attenderlo per rincuorarlo ed esortarlo a tornare dal governatore. Purtroppo anche la seconda ambasciata non ebbe miglior successo della prima. Il terzo giorno, Bertolino ritornò in quel luogo a lui già tanto caro. Si inginocchiò ed attese la confortante apparizione. La Vergine tornò e con dolcezza e fermezza lo incitò ad insistere presso il governatore che quanto asseriva corrispondeva a verità. Senza più esitare, Bertolino tornò in città. Colmo di rinnovato fervore, per la terza volta il pio contadino raccontò quanto la Gran Madre di Gesù gli aveva appena comandato, insistendo perché tutti salissero con lui in cima alla collina per verificare la veridicità del suo racconto.
Apparizione della Madonna dello Splendore su di un ulivo accerchiata da una forte luce circonfusa a Giulianova (TE) Questa volta alle ingiurie si aggiunsero le percosse. Uno di loro, per meglio convincerlo a mettere giudizio, iniziò a percuoterlo con violenza, tra il divertimento dei presenti. Di temperamento mite, Bertolino sarebbe stato sopraffatto se la Madonna non fosse intervenuta liberandolo dalle mani dello sconsiderato, che rimase improvvisamente paralizzato e muto. Nella sala calò un silenzio assoluto: tutti compresero di essere stati testimoni di un evento soprannaturale e ciascuno, nel proprio cuore, impetrava il perdono per le offese arrecate all'innocuo contadino. Sgomento e smarrito il governatore si affrettò a convocare il clero (arciprete, quattro canonici, il preposto dell'Annunziata) e il popolo tutto per recarsi in solenne processione sul luogo indicato da Bertolino. Il taglialegna, fiducioso nelle promesse della Madonna e con il cuore colmo di gioia, guidò il corteo dal palazzo ducale al luogo miracoloso dove tutti poterono assistere trasecolati alla fantastica visione, chiara e distinta, della Vergine Maria, splendente fra fulgori di luce abbagliante. Ma la Madonna aveva riservato loro un grande dono come prova tangibile e imperitura dello straordinario avvenimento: alla base dell'olivo fece sgorgare una sorgente d'acqua pura e fresca, a getto continuo, che esiste tutt'ora! La notizia dell'apparizione, che pose fine alla pestilenza che aveva colpito l'intera regione, ma che aveva lasciato indenne il circondario di Giulianova, si sparse in un baleno. Un avvenimento così straordinario attirò sul luogo una moltitudine di persone che giungeva da ogni dove per vedere l'ulivo miracoloso, per segnarsi con l'acqua della sorgente e per prostrarsi in adorazione invocando misericordia, protezione e conforto. Portato a braccia vi si recò anche l'aggressore di Bertolino, sinceramente pentito per il gesto insensato e proprio a lui, Maria Santissima dello Splendore volle fare la prima grazia ridonandogli, tra gli osanna dei presenti, l'uso della favella e delle articolazioni. Molti la chiamano "La Festa". Altri la chiamano "La Festa della Madonna": altri ancora "Festa di primavera". Ad ogni buon conto, per tutti, la Festa celebrata il 22 aprile a Giulianova è un momento di raccoglimento, di unità popolare e, se si vuole, un punto di riferimento che riunisce le intere popolazioni della provincia. Questa festa ha la propria storia. Quella della Madonna dello Splendore ha un sapore particolare e coagula usanze, tradizioni ed aneddoti che sono diventati consuetudini nel corso di tutto questo tempo. La Festa, come degnamente è stata definita la celebrazione dell'apparizione della Vergine in quel lontano 22 aprile 1557, è un appuntamento meritevole della più alta partecipazione emozionale e spirituale, perché racchiude in sé il patrimonio tanto ricco della Giuliesità.
 
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE
(Viale dello Splendore, 112 - 64021 Giulianova - Te)

IL SACRO TEMPIO DI SANTA MARIA DELLO SPLENDORE DI GIULIANOVA ATTRAVERSO LA CRONICA DI D. PIETRO CAPULLO (15 LUGLIO 1657).
 
di Amalia BIANCHETTO
 
Signore,
Adoperai in qualche modo la mia penna a descrivere l'origine della fondazione del Sacro Tempio dedicato alla gran Madre dell'Altissimo, Maria dello Splendore posta nella sua amena Contea di Giulianova, ripromettendomi come Aquilano aver le penne dell'Aquila, ma andai errato, poiché me le vidi quasi affatto tarpate. Onde fù di mestieri per rintracciar di quella nell'alto, andar mendicando le penne altrui, che davano qualche barlume di tal Sovrano Splendore con qualche minuta notizia, e non sapendo che le penne straniere intrigatesi con quelle dell'Aquila consumate si caggiono, mi cadde assieme colla penna questa mia diceria, fatta più degna di compassione che di lode. Il fuoco, a cui in iscrivendo mi riscaldai le mani, fu di puro e sincero affetto di riverenza e devozione alla gran Monarchessa del Cielo mia Tutelare, della quale l'Eccellenza Vostra, per non punto degenerare dai suoi gloriosi Progenitori, ne ha singolare protezione. Onde come riportatomi da Prometeo della sfera, non fa fumo. Se poi Zoilo pratico per avventura nelle Sacre Carte dicesse che le vie dell'Aquila in Cielo furono difficili a risapersi dal più sublime saggio del Mondo, ed io rispondo che egli non ha letto Ezechiello, al quale le strade dell'Aquila unita al Leone sembrano sì facili, che vi ammise insieme con l'Aquila a concorso non che un uomo, un bue, e che io ora, come Aquilano, m'impenno i vanni senza il suo Leone armato, Insegna dell'Eccellenza Vostra, si che la mia penna (così ella fosse stata di Aquila) non pria tentò i camini dell'alto per intrecciar i Splendori di Maria, che si facesse animosa di protezione del suo magnanimo Leone. Intrapresi a bello studio a descrivere gli Splendori di Colei, della quale parlando il Milanese Arcivescovo disse che: Nihil splendius ea, quam ipse Splendor elegit; acciò chi sia da tali splendori abbagliato perdutosi prestamente di vista, lo che proponevo, non avesse che poco tempo a mormorarne.
Gradisca intanto l'E. V. questo piccol segno del mio devoto e riverente ossequio, facendolo umilissimo inchino.
 
Da Santa Maria dello Splendore,
li 15 luglio 1657
Di Vostra Eccellenza
                                                                                                                     Umilissimo Ser. Obblig.
                                                                                                                     D. PIETRO CAPULLO CELESTINO
 


Il Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova
 
Questo è quanto si legge nella prefazione della Cronica. Relazione del Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova scritta da D. Pietro Capullo, Monaco Celestino Aquilano e Priore del Convento dello Splendore nel 1660. La tradizione storica è basata proprio su questo manoscritto datato 15 luglio 1657 (scritto a più riprese dal 1657 al 1674) e stampato, nel 1870, dalla tipografia Strada Nuova de' Pellegrini di Napoli. Inoltre sulla copertina del volumetto vi è una dedica dell'autore: All'Ill. ed Ecc°. Signore D. GIOV. GIROLAMO II. ACQUAVIVA D'ARAGONA Duca d'Atri XV.
In base al manoscritto di Capullo, fonte dalla quale attinse anche D. Niccola Palma per la sua Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, il luogo dove fu edificato il Santuario è lo stesso nel quale apparve la Santissima Vergine, il 22 aprile 1557, ad un vecchio contadino di nome Bertolino.

Foto: Il Sacro Tempio di Santa Maria SS.ma dello Splendore di Giulianova nel '900.
 
          […] Corre adesso il Centesimo, che piacque all'onnipotente Bontà (per quanto asseriscono gli antichi) allorché il popolo di Giulia gemea tra gli orrori di morte, che studiosamente tramava il comunale nemico per lo sterminio di questo povero gregge, scegliere tra altre più preziose gioie dell'Empireo quella (la Vergine gloriosa dello Splendore dico io) per dover quaggiù tra noi fortunata dimora. Scesa adunque di lassù dai divini e celesti alberghi, ivi venne, ove piccol monticello erge la cima, ed assisa sulle braccia di frondoso e rustico olmo.
 
Stanco per aver raccolto legna, un contadino di nome Bertolino, si distese all'ombra di un olmo per riposare e si assopì, ma fu subito destato da una luce sfolgorante e da una voce nitida: la Vergine stessa era apparsa tra i rami dell'albero ed esortava Bertolino a recarsi in città per annunciare che Lei era apparsa in quel luogo, dove si sarebbero dovuti recare per onorarla e costruire un Santuario in suo onore. Bertolino, incredulo e tremante, obbedì ma arrivato in città e riferito l'accaduto fu considerato da tutti un visionario. Il giorno dopo, tornò avvilito all'olmo e la Vergine gli disse che doveva insistere, ma il secondo tentativo risultò altrettanto vano. Il terzo giorno, l'ennesimo tentativo, si risolse ancora peggio infatti, alle ingiurie si aggiunsero le percosse, ma colui che lo aveva malmenato rimase improvvisamente muto e paralizzato. A questo punto tutti i presenti, compreso il Governatore, si resero conto che quella era la testimonianza di un evento soprannaturale. Clero e popolo si radunarono per recarsi in processione al luogo indicato da Bertolino e, tra lo stupore generale, videro un duplice spettacolo: la Vergine ammantata di splendore ed una sorgente di acqua limpida e fresca che scaturiva dal tronco dell'olmo. Fra le persone presenti vi era anche l'aggressore di Bertolino che chiese perdono del suo gesto e, tra l'entusiasmo della folla, riacquistò immediatamente l'uso degli arti e della parola.
 
          […] Da quel giorno fu un continuo accorrere di gente d'ogni ceto e da ogni paese vicino sulla collina prediletta da Maria, e non tardò guari che vi si incominciò a costruire un tempio in di Lei onore. E fu una gara generosa di ricchi e di poveri.
 
La famiglia che maggiormente contribuì al completamento del tempio, fu quella degli Ecc.mi Signori Acquaviva, che provvedettero affinché la Chiesa fosse governata da personale laico che il Comune incaricò della propria rappresentanza e dell'amministrazione con un procuratore e della custodia della Chiesa e dei suoi arredi con un custode.
La Chiesa e l'annesso Convento (costruito in seguito) vennero affidati, alcuni anni dopo, alla cura spirituale dei Padri Celestini, che istituirono nel pio luogo una Grancia, con un Vicario, aggregandola al Monastero dell'Abbazia di S. Onofrio di Campli.
Nel mese di luglio del 1653, Papa Innocenzo X, emanò una bolla con la quale ordinava che tutti i Monaci residenti nelle Grancie si ritirassero immediatamente nei Conventi dai quali dipendevano e quindi i Celestini di Giulianova si sarebbero dovuti trasferire a Campli.
 
          […] L'Ecc.mo Sig. Duca d'Atri XIV D. Giosia Acquaviva ed il popolo di Giulianova, affinché il Santuario non restasse abbandonato ed il Convento annesso senza custodia, fecero vive istanze al Rev.mo Padre Generale dei Celestini perché non togliesse la Grancia di Giulianova. Egli allora stabilì di smembrare dal Convento di Campli la Grancia di Montone e da quello di Corropoli la Grancia di Atri, ed aggregarle a Giulianova erigendola a Priorato, come in effetti fu fatto nel 1656, in Bologna, dal Rev.mo Padre Generale D. Mauro Leopardi.
 
La decisione rese necessario l'ampliamento del Convento ed un restauro radicale della Chiesa. La prima pietra fu posta dal Duca D. Giosia Acquaviva che provvedette, insieme a sua moglie Francesca Caracciolo Duchessa d'Atri, ed al P. Priore D. Paolo Giorgetti, Romano, ad elevare ed estendere la costruzione e fece ricostruire con moderne maniere l’Altare Maggiore, dove ancora oggi è collocata la Statua della Madonna. Ai lati dell'Altare furono poste due colonne di stucco sopra le quali poggiavano due statue: S. Pietro Celestino e S. Benedetto. Inoltre, vennero costruiti altri quattro Altari adornati con altrettanti quadri del Farelli e la Chiesa venne arredata con vari oggetti e suppellettili. Ugualmente benevola fu D. Eleonora Spinelli, consorte del D. Giov. Girolamo Acquaviva, Duca d'Atri XV, per aver ricevuto una grazia dalla Vergine, durante un parto difficile.
 
          […] Il popolo di Giulia ripalesa ogni anno a questa gloriosa Vergine il giubilo notabile e in comprovazione della loro mai immutabile venerazione vollero nei suoi primi albori segnalare il giorno della sua apparizione, che viene ai 22 di aprile, con un Capitanato, il quale a ciascuno dei suoi primi Cittadini anno per anno tocca in sorte. Eletto dunque uno di essi, ha di tempo un anno, dentro del quale possa provvedersi di tutto ciò che deve bisognare per tale funzione: e prescindendo dall'ordinaria spesa, che è di dare lautamente a mangiare a centinaia di persone per lo spazio di molti giorni prima della destinata festa, deve altresì fare a proprio costo tre Palii, uno per la carriera di uomini ignudi, l'altro per quella dei cavalli barberi, e l'ultimo per la lotta, e sopra questo vi è anche di compiere a qualche donativo della Vergine gloriosa. La processione di Santa Maria dello Splendore viene accompagnata dal Capitano con tutto il suo corteggio dei soldati, con lo sparo di archibugi e da altri segni di notabile allegrezza.
 
Dall'apparizione della Madonna dello Splendore sono passati più di quattro secoli e molte le vicende e le vicissitudini che si sono susseguite, ma una cosa è rimasta immutata: la venerazione per la Madonna, protettrice di Giulianova.
Il Santuario è sempre meta di continui pellegrinaggi e conserva il prestigio dell'inizio del secolo, quando era annoverato tra i sette Santuari più famosi d'Italia.
 
«Tu sei rivestita di maestà e di splendore, avvolta di luce come di un manto». 1s «Nel cielo apparve un segno grandioso. Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e nel capo una corona di dodici stelle». In questa donna meravigliosa viene indicata sia la Vergine, sia la Chiesa della quale ella è figura e madre. Il vestimento di splendore e maestà è proprio di Dio e solo chi appartiene in un modo eminente al mondo splendente di Dio può essere contemplato vestito di sole, come Gesù sul Tabor. Perciò la Donna vestita di sole è una realtà sommamente privilegiata dall’iniziativa amorosa di Dio ed appartenente, ormai in via definitiva, al mondo celeste. La luna sotto i suoi piedi indica il dominio che ella ha nello svolgimento delle varie fasi del tempo, perché nel Cielo non vi è più la successione dei tempi e la Sposa dell’Agnello divino gode per l’eternità la gloria del suo Signore. La corona di stelle dice che la Vergine è stata collocata nel mondo celeste, aureolata dalla corona del trionfo, quale Regina del cielo e della terra, al fianco del diletto Figlio suo, Signore e Re dell’universo, da lui conquistato a prezzo del suo Sangue. Anche se il Dogma dell’Assunzione in cielo di Maria, in anima e corpo, fu definito da Pio XII nel 1950, il culto alla Vergine Assunta è giunto a noi attraverso una costante tradizione fin dai primi secoli del cristianesimo; esso infatti non è che la logica conseguenza dell’immacolato suo concepimento e della preservazione dal peccato originale. Anche San Gaspare volle scegliere il giorno di questa grande Solennità come data di nascita della sua novella Congregazione intitolata al Sangue di Cristo, ponendola sotto la protezione della Vergine Assunta in Cielo. Come nella morte, nella resurrezione e nell’ascensione al cielo si compie definitivamente la redenzione umana, ma non cessa la mediazione del Cristo e la sua azione salvifica nei nostri riguardi, così nella dormizione di Maria e nella sua assunzione al cielo, se si chiude il ciclo della sua missione terrena, se ne apre un altro ancor più valido a nostro favore accanto al Cristo glorioso. Come sulla terra fu associata alla Redenzione operata dal Cristo, cosí, per volere di Dio, in Cielo ella riceve l’investitura definitiva di Mediatrice a favore dell’umanità, alla quale, ai piedi della croce, fu data per Madre. Nel Cielo, rapita e circonfusa di luce divina, unita ormai indissolubilmente a Dio, ella conosce a fondo, meglio che sulla terra, l’umanità con tutte le sventure e preoccupazioni di ciascuno di noi e, essendo divenuta onnipotente per Grazia, il suo cuore materno è divenuto tanto vasto e generoso da riunire in sé, far sue e soccorrere le innumerevoli angosce dei suoi figli. Fusione mirabile del Regno celeste di Cristo con la missione di Maria! Cristo è il pegno della nostra futura resurrezione e glorificazione, Maria ha ricevuto in anticipo quello che tutti noi, camminando sulle sue orme, riceveremo un giorno. È Cristo che, avendo con noi in comune il sangue e la carne, salendo al Cielo ha trascinato con Sé nella gloria anche l’umanità. Il Padre «ci resusciterà con Cristo e con Lui ci farà sedere nell’alto dei Cieli». La nostra resurrezione è un dono di Dio ed opera del suo Spirito e, come ha resuscitato il Cristo, darà un giorno anche ai nostri corpi nuova vita e gloria. L’assunzione di Maria non ne è un semplice segno, ma piena garanzia: è stolto chi non vi crede. L’Assunzione non è soltanto la glorificazione della Vergine ed un alto riconoscimento dei suoi meriti, ma sancisce e solennizza anche la- stessa vittoria di Cristo su Satana: una Donna ti schiaccerà il capo! L’Assunzione è anche il preludio della salvezza e della gloria, che, come lei, avrà nel futuro tutta la Chiesa. Perciò il Mistero dell’Assunzione si inserisce nella storia del XX secolo come un’aperta sfida al materialismo dilagante, che proclama la morte di Dio e nega la spiritualità dell’anima. Dio guarda alla totalità della persona umana, anima e corpo, e il Dogma dell’Assunzione di Maria vuol essere anche l’esaltazione della vocazione alla verginità, l’esaltazione del corpo umano, tempio dello Spirito Santo, e la riaffermazione dei fini ultimi che ci attendono. Maria, assunta in cielo anima e corpo, ci invita a tendere con tutte le nostre forze verso questa meta soprannaturale e a vivere una vita di fede e di opere sante in attesa della venuta ultima del Signore; infiamma il nostro cuore verso il Cielo e vi infonde il desiderio di presto raggiungerlo: Vieni presto, Signore Gesù! La Meditazione dell’Assunzione di Maria dev’essere per noi come una fuga verso il Cielo, che sembra tanto lontano, ma che in realtà è tanto a noi vicino. Contemplando la nostra cara Madre immersa nella visione di Dio, come in un oceano di luce, cominceremo a pregustare quel che, al dir di Paolo, né occhio umano mai vide, né orecchio mai udì e che Dio ha preparato per coloro che ama. Questa sinfonia di canti, di luce, di gioia, ora ci stordisce, ma nello stesso tempo ci dà la certezza di quel che saremo un giorno, quando, passata ogni pena, sentiremo la dolce voce di Gesù: «Venite, benedetti dal Padre mio!».
Come raggiungere il Santuario della Madonna dello Splendore
In auto: uscita autostrada A14 - Casello: TERAMO-GIULIANOVA-MOSCIANO SANT'ANGELO, proseguire in direzione di Giulianova Alta, quindi seguire le indicazioni della segnaletica per il Santuario della Madonna dello Splendore. (Ampio parcheggio).
In treno:  dal parcheggio della stazione ferroviaria (Piazza Roma), servirsi del bus della linea "1", e scendere direttamente sul piazzale del Santuario della Madonna dello Splendore.
 
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