I Cappuccini a Giulianova - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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I Cappuccini a Giulianova

Santuario

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Il silenzio è la prima presenza che si avverte. Un silenzio antico, uguale ormai da secoli. E dire che il caos di Giulianova è lì, a pochi passi. Un silenzio mistico, scheggiato solo a tratti dall’abbaiare di un cane. Il santuario della Madonna dello Splendore sembra dominare l’immensità dell’Adriatico, in un ambiente fortemente coinvolgente dove la bellezza della natura si fonde con la rasserenante beltà della fede in Dio e nella Madre del Cristo. Poco importa se il miracolo dell’apparizione della Vergine è una delle miriadi di tradizioni orali tramandate dall’immensa devozione popolare, nessuna delle quali, secondo gli scettici, suffragata da indagini accurate. Il santuario con l’annesso convento dei frati Minori Cappuccini, è ancora oggi una sorta di finestra che si apre sul mistero divino. Una guida spirituale non solo per la comunità giuliese, ma per tutto l’Abruzzo. “Il mondo sarà salvato dalla bellezza…”, lo affermava Dostoevskij in un celebre passo de L’idiota. Che la bellezza possa quanto meno contribuire alla salvezza dell’universo sembra certezza in questi luoghi dello Spirito. La porta della vecchia chiesa cigola. Dall’interno mi assale una zaffata di odori conosciuti e non, l’aroma tranquillizzante dell’incenso, il puzzo inquietante di lisoformio. Un triangolo con un occhio grande e la scritta: “Dio ti vede”, campeggiano su di una rivista religiosa poggiata sul primo banco. Potrebbe sembrare un messaggio inquietante, ma al contrario, cosa c’è di più bello e rassicurante che camminare e vivere sotto lo sguardo amorevole di Dio? Mi tornano alla mente le parole della Bibbia: “anche se tua madre ti dimenticasse, io non ti dimenticherò mai!”. All’interno del santuario della Madonna dello Splendore, pare ancora di vedere il saio usurato di Padre Serafino, col suo passo incerto, l’impietosa sordità causa di una meningite giovanile, la barba bianca, intento in preghiera. Vecchio, sordo, malconcio diceva spesso di sé, con un tenerissimo sorriso. Un giorno, in un incontro con noi appartenenti al Terz’Ordine dei frati minori di Teramo, disse: “Vorrei essere una semplice pozzanghera per riflettere il cielo. Ma non ci riesco. Troverò prima o poi la strada?”. Il piccolo frate era l’anima di questo paradiso spirituale in terra, il vero miracolo di un uomo malconcio che ha realizzato due musei, altrettante biblioteche e azioni sociali fra cui La Piccola Opera Charitas, inaugurata nel 1962 con pochi soldi, molti debiti, qualche speranza dettata dalla fede incrollabile nella Provvidenza. E Dio non ha mancato all’appuntamento dato che oggi il centro è un enorme complesso in grado di ospitare e seguire adeguatamente centinaia di ragazzi affetti da gravi patologie psichiche. Bellissime all’interno della chiesa le decorazioni dell’artista Giuliano Alfonso Tentarelli con scene della vita della Madonna e il Tabernacolo, realizzato nel ’700 da allievi della scuola di Fra Michele Simone da Petrella che ideò molti degli altari e dei tabernacoli delle chiese dei Cappuccini d’Abruzzo. L’evento dell’apparizione della Madonna, scrivevo poche righe sopra, un miracolo che affonderebbe le sue radici nel 1557. Il santuario della Madonna dello Splendore, costruito sul luogo dove la Vergine ha fatto scaturire la Sorgente su una collina a cento metri dal livello del mare, fuori dal centro storico, si colloca tra le sette oasi mariane più importanti d’Italia e si propone con una grande forza evocativa. È il simbolo della freschezza e della vitalità di una città di mare, bella, ricca, suggestiva, turistica. La storia dell’apparizione lega il territorio giuliese con quello rosetano, in un mistico gemellaggio dato che Bertolino, l’uomo che assistette al prodigio, aveva casa nei pressi di Cologna paese. Il contadino si trovava lì per trovar legna e mentre riposava sotto una pianta di ulivo, fu abbagliato dalla luce prodigiosa della Madonna. La Madre di Dio aveva scelto questo posto per sua dimora e chiedeva allo sbalordito villico di far costruire un santuario mariano. Il povero ometto ebbe il suo daffare per essere credibile davanti al governatore, amministratore feudale di nomina ducale, il quale credeva di avere di fronte una sorta di demente. La tradizione narra che ci vollero ulteriori prodigi per convincere notabili, arciprete, canonici, il preposto dell’Annunziata e il popolo tutto della volontà divina. Sul luogo indicato dalla Madonna, venne costruito un piccolo Tempio. La presenza dell’acqua, dono vivo di un immenso amore, continua da circa cinque secoli a vivificare il cammino della vita di tante generazioni. Sotto le vasche di raccolta dell’acqua, è stato realizzato un bassorilievo in marmo, che rappresenta l’acqua, simbolo di vita, che disseta i cervi e le colombe, simboli di pace. Sul lato del bassorilievo è stata rappresentata una processione di fedeli sulle rive del Fiume Giordano, e si conclude con il Battesimo di Gesù. Sopra le vasche, un mosaico policromo illustra in quattro scene il miracolo di Naam che, bagnatosi nelle acque del fiume Giordano, venne risanato dalla lebbra. L’acqua che esce a getto continuo, dalle vasche di raccolta, cade in una piccola piscina ricoperta di mosaici. Sotto l’arco di travertino, a grandezza naturale, è stata realizzata una statua di bronzo di San Francesco con le braccia elevate che rende gloria al Creatore eterno con le parole del Cantico delle Creature: “Laudato sie, mi’ Signore, per sora acqua, la quale è molto utile et umile et pretiosa et casta”.
Santuario dello Splendore (Giulianova - Te) Il Santuario della Madonna dello Splendore (o di “Maria Santissima dello Splendore”) si trova presso Giulianova in Viale dello Splendore. 122. Secondo la leggenda il contadino Bertolino, il 22 aprile 1557, mentre si riposava sotto una pianta di ulivo, vide una luce abbagliante al cui centro vi era la Vergine sorridente gli disse di riportare alla comunità, il suo volere di far erigere in quel luogo un Santuario. Bertolino non fu preso sul serio e venne deriso abbondantemente arrivando al punto di non crederci più in quello che aveva visto. Fu rassicurato da una nuova apparizione e si recò nuovamente dal governatore che non gli credete e ordinò al suo servitore di picchiarlo brutalmente, ma la Vergine intervenne paralizzandolo e rendendolo muto. A quel punto il governatore, stupito dall’accaduto, si recò insieme ai presenti sul luogo indicato da Bartolini e qui i fedeli poterono ammirare la vergine. In prossimità dell’ulivo sgorga anche una sorgente di acqua pura, presente ancora oggi che miracolò per primo il servitore che stava per picchiare Bartolini. In quel luogo, accanto al monastero, fu fatta erigere una chiesetta affidata ai padri Celestiniani. Quando nel periodo Napoleonico i conventi subirono la soppressione e i religiosi vennero allontanati, la costruzione fu adibita a “luogo di cura e di ricovero” e la Cappella/Santuario venne affidata alle cure dei frati cappuccini. Nel 1937 con le offerte dei fedeli la piccola chiesetta fu interamente ricostruita come la possiamo vedere oggi, a croce latina con tre altari e il porticato antistante terminato solamente nel 1959.
La fontana miracolosa del Santuario di Maria SS.ma dello Splendore a Giulianova (Te)
 
I Cappuccini a Giulianova
A Giulianova i cappuccini si insediarono nel 1599, nè troppo vicino né troppo lontano dalla città - dove ora è “Casa Maria Immacolata” - e vi rimasero fino alla soppressione napoleonica, lasciando il loro convento nel 1811.
Nel settembre del 1847 su invito del Vescovo di Teramo, dei dignitari della corte di Napoli e della popolazione di Giulianova, il Ministro Provinciale dei Cappuccini istituì una comunità di frati presso l’antico Monastero dei Celestini, corrispondente al piano terra e primo piano dell’ex-ospedale civile di Giulianova.
La comunità cappuccina, soppressa di nuovo nel 1866, fù ricostituita nel 1927; il 28 agosto di quell’anno, infatti, veniva posta la prima pietra dell’attuale convento, che nel 1938 accolse lo studio di filosofia fino al 1965. Per qualche anno è stato anche luogo di formazione per i ragazzi del seminario minore.
Negli anni dal 1937 al 1950, demolita la piccola chiesa del santuario, ne fù costruita una più grande a croce latina, con ampio coro absidale e porticato anteriore, qual è attualmente.
Negli anni Novanta sono stati effettuati lavori di ristrutturazione del convento e di ritintura dell’interno della chiesa; si è proceduto anche al consolidamento del campanile, ridotto in precarie condizioni di stabilità, e alla pulitura della facciata del santuario abbellita con un vivace artistico mosaico nel frontone.
Tra il 2004 e il 2005 un braccio del portico è stato prolungato per coprire la disomogeneità del muro di sostegno della strada; le edicole ricavate all’interno saranno via via impreziosite da 20 mosaici con i misteri del Rosario.
 
Male e bene dell'eterno ritorno: L'eterno ritorno ha una duplice natura: può "soffocarci", "strozzare" la volontà («Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca») poiché se tutti gli accadimenti si ripeteranno in eterno, allora cosa mai potrà creare di nuovo la volontà umana? Ogni cosa che l'uomo crederà di aver creato sarà già stata creata, e non una volta, ma infinite volte. («La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava invano! Non riusciva a strappare il serpente dalle fauci. Allora un grido mi sfuggì dalla bocca: "Mordi! Mordi! Staccagli il capo! Mordi») Se però vediamo l'altra faccia dell'eterno ritorno vedremo che ogni nostra piccola scelta entrerà nell'eternità del tempo, continuerà in eterno a vivere oltre la nostra vita. Ogni nostra opera sarà un frammento dell'eternità. Quando il pastore taglia con un morso la testa del serpente, la sua volontà si eternizza e l'uomo si trasfigura, diventa signore dell'eternità del tempo: «Non più pastore, non più uomo, – un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva! Mai prima al mondo aveva riso un uomo, come lui rise!» L'eterno ritorno: sintesi e conquista del divenire e dell'essere: L'eterno ritorno non è quindi una condanna all'eterna coazione a ripetere: « Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: "Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione [...]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!". Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: "Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina"?» ma la conquista della realtà con l'identificazione di essere e divenire. L'eterno ritorno esprime e soddisfa la volontà di potenza: «Il rapporto sintetico che l’attimo ha con sé in quanto presente, passato e futuro fonda il rapporto con gli altri attimi. L’eterno ritorno è così la risposta al problema del passare; esso perciò non va interpretato come ritorno di un qualcosa, di un uno o di un medesimo. Intendere l’espressione "eterno ritorno" come ritorno del medesimo è un errore, perché il ritornare non appartiene all’essere ma, al contrario, lo costituisce in quanto affermazione del divenire e di ciò che passa, così come non appartiene all’uno ma lo costituisce in quanto affermazione del diverso o del molteplice. In altre parole, nell’eterno ritorno l’identità non indica la natura di ciò che ritorna, ma, al contrario, il ritornare del differente; perciò l’eterno ritorno dev’essere pensato come sintesi: sintesi del tempo e delle sue dimensioni, sintesi del diverso e della sua riproduzione, sintesi del divenire e dell’essere che si afferma dal divenire, sintesi della doppia affermazione. L’eterno ritorno, allora, non dipende da un principio di identità ma da un principio che, per tutti questi aspetti, deve soddisfare le esigenze di una vera ragione sufficiente.»
Come raggiungere la sorgente del Santuario della Madonna dello Splendore
In auto: uscita autostrada A14 - Casello: TERAMO-GIULIANOVA-MOSCIANO SANT'ANGELO, proseguire in direzione di Giulianova Alta, quindi seguire le indicazioni della segnaletica per il Santuario della Madonna dello Splendore. (Ampio parcheggio).
In treno:  dal parcheggio della stazione ferroviaria (Piazza Roma), servirsi del bus della linea "1", e scendere direttamente sul piazzale del Santuario della Madonna dello Splendore.
 
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