Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Ennio Calabria - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone l’Artista: Ennio Calabria

Museo > Ennio Calabria

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 
MAS - Museo d'Arte dello Splendore.

Ennio
CALABRIA
La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova, presenta Un volto e il tempo. Ritratti e autoritratti dal 1960-2008, opere dell'artista  Ennio Calabria, a cura di Carlo Fabrizio Carli.
La mostra rimarrà aperta dal 5 luglio al 7 settembre 2008, con il seguente orario: dal martedì al sabato ore 10-13 e 16-20. La domenica dalle 16 alle 20.
Antologia critica su Ennio Calabria

Giovanni XXIII, 1965 – Olio su tela, cm. 100x80

Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Duilio Morosini
[...] E guardate come questo o quel residuo di cronachistica caricatura è “bruciato” nel quadro del nuovo acquisto di una pubblica galleria. Qui la sintesi è ancora più serrata, più densa di allusioni, nel fissare il rapporto tra la cultura in ferro — astratteggiante ed antropomorfa — che taglia orizzontalmente il quadro e quei tre personaggi, confinati in un angolo, immersi in una luce cerea. È un rapporto nel quale Ennio Calabria si è impegnato a situare il personaggio del critico puro-visibilista, (il critico che viviseziona e si lascia sfuggire il tutto) attualizzando idee e spunti compositivi che rievocano — ambiziosamente — altre (celebri) “lezioni di anatomia”.
(Presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria, Galleria l’Obelisco, Roma, 1960).

Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Lorenza Trucchi
Il lavoro di Ennio Calabria si è svolto in due direzioni parallele: quella del contenuto e quella della forma. Un contenuto spesso pressante e aggressivo che è servito quasi come un difficile esercizio sul quale il pittore ha provato e rafforzato le proprie ossa. Diciamo subito che non era facile con quei temi cronachistici e polemici salvare la pittura: e Calabria — ben conscio del pericolo — ha talvolta oscillato e sbandato tra un espressionismo favoloso alla Kokoshka e una tagliente cronaca satirica alla Levine, fusi e confusi da schermi di gusto futurista pur di evitare un trito verismo di genere. Gli ultimi e più compiuti esempi di questi impegnati esercizi tra visione e stile — o, se si preferisce, più semplicemente tra contenuto e forma — sono rappresentati nella mostra odierna delle vaste tele intitolate La grande scultura e Nuovo acquisto. [...]
(Calabria, “La fiera letteraria”, 8 maggio 1960).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Duilio Morosini
[...] Il pittore volante non è solo un quadro ma anche una professione di fede, un test, una chiave, insomma, per la comprensione del pittore, cui l’idea è venuta da certi suoi dialogues de sourds con i pittori di evasione. [...] Il pittore volante, quest’infelice che è baroccamente librato nell’aria e che attraversa orizzontalmente tutto il quadro, è, appunto, uno di quei tali impossibili interlocutori dell’artista di cui si ragionava più sopra. Una sorta di autoritratto è, invece, quella figura sghemba e tarchiata che trattiene il pittore volante per i piedi: un autoritratto che sembra essere nato dalla “costola” dell’operaio disegnato da Daumier per la sua nota incisione polemica sulla libertà di stampa. Il fantastico — e come trasparente — uccello blu, bello e repellente ad un tempo, che si trascina dietro, per la manica, la sua vittima è un po’ l’incarnazione allegorica della pena spettante al deracinè, per la sua ignavia, per il sciocco divorzio dalla spessa, viva, affascinante sostanza del mondo. [...]
(Presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria, Galleria l’Obelisco, Roma. 1962).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Antonio Del Guercio
[...] Si veda la serie dei ritratti, dove viene tentata una ricerca della consistenza storica di quei personaggi: essi sono, in un certo senso, dei condizionatori, dei quali il pittore cerca che cosa, a loro volta, li condizioni. La ricerca è tanto più persuasiva quanto meno Ennio Calabria ha fatto ricorso a uno stravolgimento caricaturale, o comunque deformante della verità fisiognomica dei personaggi; essi non compaiono sulla tela o sulla carta per offrirsi passivamente al dileggio o all’apologia; c’è sui volti, sui segni di cui son fatti, lo spessore reale, oggettivo, della loro non casuale importanza sui nostri destini; [...] In questo tipo di rapporto con i suoi personaggi, si attua un contatto ravvicinato con la realtà, senza però che vi sia appiattimento cronistico: il tema è visto nell’equilibrio momentaneo delle contraddizioni del reale, e il suo senso viene decifrato non come momento congelato ma come un tessuto di rapporti tra necessità e libertà.
(Presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria viaggio negli anni ‘60 del nostro secolo, Galleria il Fante di Spade, Roma, 1963).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Ennio Calabria
[...] Così, se penso ad un papa, penso a Paolo VI; se penso alla folla, l’immagino fatta dai molti ritratti che incontro per strada.
A questo punto è la mia attuale esperienza di pittore. Dipingere questi personaggi come fantasmi della storia. Dare loro tutte le dimensioni, lo spessore e le contraddizioni che i rotocalchi mistificano riducendoli ad una sola faccia, quella che conviene divulgare. Polemizzare sulla tela con questi personaggi come se fossero vivi, anzi cercare di renderli vivi di una vita autonoma persino da me che li dipingo. A volte mi pare che essi, mentre si nascondono o emergono dalla tela, sappiano in un sorriso, in un respiro o tendendosi in uno sforzo vitale. ricomporre attorno alla essenzialità e alla autonomia della loro vita e presenza, il tessuto lacerato della pittura moderna.
(Un piccolo “no” e un grande “si”. Dal catalogo della mostra Per un incontro col pubblico per un esperienza nella storia del gruppo “Il pro e il contro” Galleria il Fante di Spade, Roma, 1964). 
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Paolo Fossati
Mao, Moro, Stalin, Togliatti sino all’ottimo Ingrao non sono personaggi ma situazioni complesse, a più facce, in cui trovano espressione univoca, da un lato, la svariata storicità che in ognuno si riassume e si personalizza e, dall’altro, la presenza individuale ironica o sarcastica, ambigua o violenta, fino al tagliente realismo dell’Ingrao di un’esattezza realistica fantasticamente accesa.
I modi plurimi nello spazio e nel tempo dei “linguaggi” divengono un’unica scrittura di varie dimensioni, storicizzata entro e oltre la couche che è propria, conoscenza e giudizio insieme, un grumo univoco nelle varie accentuazioni di fuoco ottico e di intensità morale. La formula felice di Micacchi “Ennio Calabria pittore di storia” è vera proprio in questo senso: che, lungi dal giungere all’icona assoluta, c’è una dispiegata convergenza di attualizzazione, di quota fantastica e di giudizio. [...]
(La mostra di Ennio Calabria da Gissi, “L’Unità”, 4 maggio 1966). 
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Dario Micacchi
[…] C’è poi il gruppo dei ritratti: Stalin, Mao Tse Tung, Paolo VI, Ehrard una maschera funebre di Togliatti, Ingrao. Non si tratta di ritratti dal vero ma figure emblematiche sulle quali il pittore convoglia quel fiume di sentimenti e idee che nascono dal continuo ripresentarsi nelle fotografie dei giornali, nella televisione e nel cinema: è il caso delle figure di Moro, del Cancelliere Ehrard, Paolo VI all’ONU. Nella maschera funebre di Togliatti è coinvolta tutta una quantità di sentimenti, di memorie e di domande che sono di tutta una generazione. Formalmente il busto di Togliatti ha una plasticità primitiva, da scultura negra Senufo o Baulé, dentro una luce cristallina che ne esalta l’energia e un certo doloroso mistero. E questa plasticità non è lontana dal cubismo “negro” di Picasso.
La figura di Stalin grandeggia terribile: ha un corpo possente e minaccioso costruito con toni bianchi e violacei, la testa resta nell’ombra indecifrabile. È questo un altro di quei quadri di Ennio Calabria la cui struttura è fatta dell’apparizione di un “fantasma” goyesco (il Goya delle pitture “nere” alla Quinta del Sordo) e da una perfetta costruzione pittorica assai densa. Dei ritratti di questo tipo forse il più fantastico e costruito è quello di Mao, figura che viene innanzi, ammantata di sete splendide e fruscianti, da lontananze di secoli per sgranare in primo piano un battito di mani.
Ha un modo di avanzare lieve e acrobatico quasi fosse un personaggio dell’antico teatro cinese e allo stesso tempo, la densità pittorica della costruzione coloristica conferisce alla figura un che di enigmatico e terribile, di grande e misterioso. [...] Di tutti i ritratti soltanto quello di Pietro Ingrao può considerarsi fatto dal vero: è nato sicuramente da ciò che il pittore ha visto e sentito al recente congresso del Partito Comunista Italiano, ed ha non poche affinità plastiche con la maschera funebre di Togliatti. [...] questi quadri ultimi che sono, forse, l’avvio di una sua maniera nuova di intendere la pittura. Una maniera certo, dove la volontà di essere pittore di storia è profondamente maturata, alla pittura dando quella concretezza, quella naturalezza e quella libertà che la fanno veritiera e credibile, capace di comunicare un messaggio duraturo, [...]
(Presentazione alla mostra Ennio Calabria, Galleria Fante di Spade, Roma, 1966).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Ennio Calabria
Vorrei che le mie opere, i ritratti, le immagini fossero esclamative e aggressivamente interrogative. Debbono farsi udire fra lo stridore della realtà e debbono sfidare un interlocutore visivo invadente: la “pubblicità industriale”. Esse vogliono comunicare con la stessa rapidità con cui quest’ultima comunica, con la stessa caratteristica di forza d’urto, di “shock” aspirando però ad un messaggio che nascendo dal tempo breve dello “shock” si sottragga all’usura rapida della merce e che sopravviva nelle fantasia di chi leggerà in un tempo lungo e in una densità che coinvolga le sfere del giudizio e dei sentimenti.
(Roma, 1968).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Mario De Micheli
[...] egli non ha voluto e non vuole filtrare i dati del mondo reale per trascegliere soltanto quelli che gli paiono “convenienti”. Egli invece accetta la “congerie” del reale nella sua totalità, utilizzando, per esprimerne il senso o il non senso, le varie categorie del grottesco, del visionario, del realistico, dispiegando in simile impresa una inesauribile capacità di mantenere, in ogni fase differente dell’espressione, il segno della sua personalità. È in questa luce che vanno considerati i suoi vari ritratti: quello desolato e solitario di Paolo VI, che si alza sopra un gruppo ondeggiante di fedeli; quello sornione e monumentale di Stalin; quello tormentato di Ingrao; quello doloroso e potente di Di Vittorio o quello di De Gasperi, stretto in lacci sottili, dal profilo di locusta [...]
(Per esplorare l’enigma, la violenza, la bellezza. Presentazione al volume monografico Ennio Calabria, mostra antologica. Rotonda della Besana, Milano, 1985).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Giovanni Carandente
[...] Va detto, infatti, che nella missione puntigliosa e accanita che Ennio Calabria ha svolto sul campo per oltre vent’anni, l’enfasi celebrativa è stata puntualmente elusa ogni volta che la sua fantasia era stimolata da un interesse storico e sceglieva di adattarsi sulla cronaca del quotidiano: ritratti di uomini carismatici, raggruppamenti di personaggi di spicco (secondo la moda) del milieu artistico, eventi sconvolgenti (la conquista dello spazio), fatti culturali di grande risonanza. [...]
Con toni di ironico distacco, più spesso brutalmente, sadicamente dissacranti, Ennio Calabria continua a essere singolare testimone del suo tempo, spietato nel cogliere la contraddittoria complessità.
(Un fluttuare di figure in uno spazio cromatico. Presentazione al volume monografico Ennio Calabria, mostra antologica, Rotonda della Besana, Milano, 1985).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Giorgio Seveso
[...] Forse il primo dato che emerge con grande evidenza dalla rassegna è proprio l’impatto tutto tondo con questa forza espressiva dell’artista romano, con questa sua energia figurale insieme visionaria e realistica, capace di evocazioni e stimolazioni straordinarie, in cui la pittura vibra costantemente in presa diretta con le cose ed in cui l’osservazione o il gesto più banale acquistano spessori ed echi inauditi. Dai “Funerali di Togliatti”, dai ritratti così pungenti come quello stupendo di Mao, quello energico e sornione di Stalin e quello di Di Vittorio [...]
Anzi proprio questa vasta rassegna ci insegna come un artista che sappia essere davvero nel suo tempo (e Calabria l’ha saputo e lo sa fare con gli occhi del cuore e della mente ben spalancati sulla realtà) è capace di più di un registro poetico ed è capace di cogliere, all’interno di una coerenza morale, tutto lo spazio dell’uomo, le sue dimensioni complessive al di là d’ogni possibile alienazione, d’ogni estetismo, d’ogni convenienza.[...]
(Ennio Calabria, il testimone. “L’Unità”, 26 Febbraio 1985).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Fortunato Bellonzi
[...] E i ritratti non tanto quelli dei personaggi “carismatici” quali oggi son detti (purtroppo senz’ombra di ironia) ma quello allucinante del chirurgo, dal titolo La scienza è veramente vostra amica, 1971, e quello intenerito e protettivo della Madre (1973) annidata nello spazio tondo come un guscio. [...] drammatica, la pittura di Calabria è anche un documento della violenza dei tempi, odiosa e nondimeno affascinante, come l’attrazione dell’abisso. Tutto vi denuncia aggressività, turgore minaccioso, corsa affannata, attivismo frenetico, attesa inquieta di morte [...]
Violento, naturalmente, il colore, acido e consapevolmente “antigrazioso” (ma bellissimi, densi, articolati dai blu di Prussia, i neri). Saettante la linea, pur nei grovigli dei fili elettrici di un riflettore. Una pittura come credo, aristocratica; voglio dire tutt’altro che accessibile alle masse; sicuramente agli antipodi del collettivismo e dello sperimentalismo sterile. [...]
(Ennio Calabria: incubi e trasgressioni nella cronaca degli anni violenti. “Il Tempo”, 6 Marzo 1985).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Guido Giuffrè
[...] una serie di ritratti di uomini politici, da Stalin a De Gasperi, da Ingrao a Nehru, ad Adenauer. Titoli e soggetti espliciti fino alla didascalia, ma in un’immagine e in un linguaggio assai meno diretti. Le figure infatti erano riprese ora dal basso ora dall’alto, in distorsioni e alterazioni prospettiche (che poi si sarebbero di molto accentuate) in cui si annidava qualcosa di più che un’irritazione di giudizio o una forzatura espressionistica; e i piani cromatici erano sfaccettati, raschiati, con un’insofferenza per la semplice stesura che sfiorava o varcava la trascuratezza e la sommarietà. Erano anni di posizioni estreme: l’informale da un lato, e dall’altro la cosiddetta arte programmata, tutta progetto e razionalità: non era facile trovare la forma di un impegno con il fallimento neorealista ancora alle spalle. [...]
(Ennio Calabria La Discussione”, 18 Marzo 1985).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Vito Apuleo
Pittore di storia e di fatti che al sociale sempre si richiamano, Ennio Calabria in tutti questi anni non ha fatto altro che inseguire una cultura dell’impegno, con l’occhio volto però ad una evoluzione del linguaggio che coglie i valori attributivi della visione, e anche nei momenti in cui la contestazione globale è sembrata accentrarsi solo sul significato sociale e politico della proposta, la componente di realtà tesa all’umanizzazione del soggetto ha conservato la sua capacità di presa [...]. Ne consegue quella che potrei definire la lucidità di Calabria, quella consapevolezza istintiva di sentirsi quasi sempre in uno stato di repressione e, quindi, la necessità di aprirsi tumultuosamente alla luce e alla vita, sommando l’antico dinamismo bocconiano al rantolo barocco. Sarà la metafora, allora, la sua arma, con tutte le cose che essa rappresenta. [...]
(E per arma la metafora. “Il Messaggero” 26 Febbraio, 1985).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Domenico Guzzi
[...] Neppure mancano, in questi anni Sessanta, opere che dire ritratti sembrerebbe riduttivo, meglio potendole definire simboli complessi nelle loro struttura morfologico-compositiva. Facciamo riferimento, ad esempio al Ritratto di Stalin, di Nerhu, di Adenauer, di De Gasperi. Una scelta di personaggi che è troppo reiterata, nel suo specifico, per essere casuale. Per tutti si dirà del Ritratto di Stalin. È da poco trascorsa l’epoca del XX congresso che ha demonizzato le barbarie del dittatore. E Ennio Calabria interpreterà le sembianze di quello come fossero di un demone. Basterebbe osservare le mefistofeliche protuberanze ai limiti della fronte che certo non sono della stessa natura di quelle del michelangiolesco Mosè. Di undici anni precedente il famoso e discusso Ritratto di Stalin di Picasso: artista col quale volenti o nolenti, si debbono obbligatoriamente fare i conti. [...] In tal modo quel corpo traccerà, per l’intera tela, una obliqua (che, possiamo dire, sorta di costante in quella creatività): che il pittore rinvigorirà col gioco delle luci e delle ombre, per questa via evidenziando ogni perversa latenza. Allo stesso modo in cui l’ambiguità esistenziale verrà suggerita dalle pulsioni deformanti che Ennio Calabria avrà maturato e mutuato, facendole proprie, dalla recente esperienza figurativa europea. Il volto evidenziandosi per improvvisi rialzi timbrici, nella costanza di un’ombra diffusa ed avvolgente, mentre un chiarore segnerà la robusta opulenza del corpo. [...]
(Ennio Calabria. Un gioco nel vento. 1986 Edizioni della Luna, Galleria Lombardi, 1986).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Dario Micacchi
C’è una straordinaria immagine di misteriosa energia onirica, e prefiguratrice di quello che sarebbe stato il suo percorso pittorico, che Ennio Calabria ha dipinto nel 1961, tre anni dopo il duo clamoroso esordio romano. È un Autoritratto che è una vera e propria dichiarazione di poetica ed è già dipinto come un capolavoro assoluto. Ennio Calabria, così avviando la sua originale pittura di flusso delle forme nello spazio, s’è figurato volante sull’orizzontale del quadro quasi fosse aggrappato a una folgore, calzoni bianchi e camicia rossa; sulla sinistra in piedi un operaio, un muratore col cappelletto di carte di giornali in testa, lo tiene stretto forte per le caviglie, radicato alla terra e alla realtà; sulla destra con un mulinìo di braccia e di mani cerca di scacciare/afferrare dei fantasmi goyeschi in figure di uccellaci. [...] Ennio Calabria ha vissuto da pittore questi nostri trent’anni con enorme generosità proiettato nel noi e negli altri e con qualche ingenuità politico/sociale. È stato, in anni grandi e terribili, uno dei molti artisti che hanno sinceramente creduto che l’arte avesse una sua specifica forza politica e potesse influire sul corso delle lotte politico-sociali. [...] La testa di Mao pianeta del 1968 che sembra stridere terribilmente mentre sta per fendersi come un vulcano in eruzione. E la stessa figura del rivoluzionario comunista cinese che avanza in coloratissime vesti di seta battendo le mani come una maschera del Teatro di Mao del 1966 verde raggiante contro un cielo blu; e mai levità di apparizione fu più enigmatica e angosciosa. E ancora la figura possente di Stalin chiusa nel mistero che sale dal buio al primo piano con un sorriso indefinibile eppure terrificante, un sorriso del 1964 quando già Nikita Krusciov aveva detto quasi tutto. E, poi, ci sono le figure rocciose ma dolcissime come Ho Chi Min alveare del 1967. E Di Vittorio dai grandissimi occhi meridionali melanconici e dal buon volto plasmato proprio come una montagna architettonica sulla quale si riflettono le ombre degli operai arrampicati su per le impalcature. [...]
(Il volo verso la profondità. Presentazione al volume monografico Ennio Calabria, mostra antologica, Castel Sant’Angelo, Roma 1987). 
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Renato Civello
[...] Quello che salta subito all’occhio, comunque, è che ci troviamo di fronte ad un pittore di razza, lontanissimo dai paradigmi di accomodamento e dalle sopraffazioni ideologiche. [...] Di fronte alla realtà l’atteggiamento di Ennio Calabria non è mai asettico, indolore: la cronaca non gli scivola via come una serie di lastre fotografiche. Ogni rapporto è per lui... indaginoso. [...] La morte di Papa Giovanni, la folla, la mitologia della bellezza umiliata dal presagio della caducità quasi a sconfessare il paradosso di Winckelmann del “bello ideale eterno”, le spiagge, Paolo VI al Colosseo, alcuni dipinti di ispirazione sociale ma niente affatto condizionati dalla oratoria del realismo, portano in sé non solo i segni di quella coesistenza di motivazioni culturali personalizzate e ricreate sul meglio dell’arte moderna e contemporanea... ma anzitutto di quella contraddizione salvifica di cui ci parla lo stesso Ennio Calabria. [...]
(Oltre la muraglia. “Secolo d’Italia”, 21 Maggio 1987).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Enzo Bilardello
[…] I ritratti di Ennio Calabria esprimono più una tensione, uno stato d’animo non del soggetto o dell’artista, ma del mondo nel suo complesso in quel preciso frangente storico. Se comunicano angoscia o smarrimento è perché il tempo che esprimono è impastato di quei sentimenti inquietanti, non per la simpatia o per il disprezzo dell’artista verso il personaggio storico. [...] L’assenza di retorica dei ritratti si estende alle composizioni storiche dove vediamo un papa sporgere da una siepe di ombrelli o il lavorio confuso delle quinte nei “Funerali di Togliatti” con il disordine dei fili e degli aggeggi che si fanno metafora della provvisorietà dello stato del mondo. [...]
(Opere di Ennio Calabria a Castel Sant’Angelo. “Corriere della Sera” 18 Maggio, 1987).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di André Verdet
[...] Avendo assorbito le influenze per trarne del nuovo, dell’inatteso, l’opera di Ennio Calabria —singolarmente contemporanea, pur essendosi immersa profondamente nel materiale delle realizzazioni e delle esperienze pittoriche precedenti, rivissute e condotte a buon fine dall’artista — quest’opera riesce, nella maggior parte delle sue manifestazioni, a distanziarsi, paradossalmente dagli eventi, ad allontanarsi dal tempo. illustrandolo pur tuttavia, con tanta superbia. Occorre vedere, qui, il trionfo del fatto pittorico sull’evento, sulla rappresentazione oggettiva, sull’aneddoto. Ciò che non impedisce alla pittura di Ennio Calabria di assumere, a tratti, andamenti di implacabile polemica, di contestazione politica estrema, alla stregua di un ideale chiaramente manifestato. [...]
Nell’arte del pittore romano passa, a tratti, e noi lo sentiamo bene, un alito d’epopea che s’oppone al convenzionale, al declamatorio. Artista generoso nei suoi mezzi d’espressione, sontuoso nelle sue forme e nelle sue cromie, tenero e violento, rivelatore dei segreti dell’anima: così vedo ergersi, dai suoi quadri, Ennio Calabria, questo signore della pittura italiana...
(Un “signore” della pittura italiana: Ennio Calabria, presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria, Museo Munipale Saint Paul De Vance, 1988).

Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Giorgio Di Genova
[...] Dopo aver congedato nel ‘65 Ricordo di Togliatti, Ricordo di Nehru e il più impegnativo Funerali di Togliatti, nel ‘66 Ennio Calabria firmava tele di palese ispirazione comunista (Il teatro di Mao, Ispirato al Vietnam, Ingrao, Stalin memoria presente), con l’eccezione di Paolo VI all’Onu, a cui, nel ‘67, faceva seguire Ricordo di Krusciov, Gramsci, Sentinella vietnamita, Ho Chi Min, il cui profilo spiccava poi sopra l’alveare del coevo Un Vespaio, e, nel ‘68, Giap, Che Guevara, Ipotesi per un monumento equestre a Che Guevara e Mao pianeta. Ma niente di più lontano da Spadari. Gramsci era rappresentato con un solo occhio al centro del volto. Quasi fosse l’ultimo dei Ciclopi, il volto di Mao nel dipinto del ‘66 era una maschera conficcata su una sorta di sfaccettata roccia pittorica, fatta di verdi, neri, azzurri, violetti, da cui uscivano delle enormi mani plaudenti, mentre quello dipinto nel ‘68 era come riflesso su uno specchio frantumato che gli mutava il sorriso in ghigno a denti scoperti, per non dire della violacea irregolare testa di Ingrao dalla bocca protesa a parlare verso alcuni microfoni (uno dei quali rosso) con le bianche mani avvinghiate all’asta di uno: e sembrava una caricatura dell’esponente comunista. [...]
(Storia dell’Arte del ‘900 volume Generazione anni trenta, Ed. Bora. 2000). 

Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Floriano De Santi
[...] L’occhio di Calabria che guarda il mondo di quest’ultimo mezzo secolo contiene verità. Contiene la massima Wahreit quando fissa su un volto — quello, ad esempio, di Ho Chi Minh o di Gramsci o di Che Guevara — e riconosce nel volto dell’altro, nei segni che lo solcano, nelle rughe e nelle pieghe, il tracciato di un’esistenza, di una pienezza che è in grado di contenere la vita e la morte, la lotta e la libertà. La sua “lingua” rifrange la percezione, la moltiplica, la rende falsa e problematica. La concentrazione estrema dell’istante esplode nell’espressione di una pluralità incontenibile, non solo delle cose ma anche del soggetto raffigurato. Il reale si perde ed emerge l’infinita possibilità [...]
(I confini del mondo nell’Opera incisa di Ennio Calabria, catalogo generale opera incisa 1955 - 1996. Edit Faenza, 1999).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Sergio Troisi
[...] Il movimento discendente de La città che scende, cumuli di brandelli pietrificati dallo sguardo meduseo della malinconia il cui riferimento sotteso — lo stesso moto di inerzia — è ugualmente quello del Nudo che scende le scale con cui Marcel Duchamp irrideva alla mitologia della macchina. La medesima logica anima i ritratti, si tratti di Stalin o di Adenauer, di Rockfeller o di Mao, i cui volti si delineano “come fantasmi della storia” a cui “occorre dare tutte le dimensioni, lo spessore e le contraddizioni che i rotocalchi mistificano riducendoli ad una sola faccia”. Quasi una vanitas barocca del potere, che si vorrebbe accostare alla contemporanea fissità delle icone di Warhol solo per evidenziarne il procedere opposto: di riduzione alla immobilità seriale dello stereotipo per il primo, di restituzione della complessità sfaccettata dei personaggi per il secondo. [...]
(Il pro e il contro. Una situazione dell’arte italiana negli anni sessanta, presentazione al catalogo della mostra, Convento del Carmine, Marsala, 2003 electa Napoli).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Marco Tonelli
[...] Tornando ancora una volta, in via risolutiva, sulla serie del Papa, ed in particolare sull’opera luce e gravità, si può dire che la sua implosione contenga tutta una tragica e caratteristica emblematicità. Il Papa è qui sintesi tra una visione frontale, passiva, un po’ la condizione tradizionale di visione statica, ottica, di sofferenza inerziale e d’abbandono, ed una visione obliqua, dinamica, accelerata, digitale, definita poco sopra “anamorfica” e curva: è il momento in cui si scatena l’istinto di fuga. La crepa da cui si dissolve della materia cerebrale, lì in primo piano, è quel tentativo di sintesi appunto tra energie per noi inconsistenti come le onde elettromagnetiche e corpuscolari della luce e le forze di attrazione della gravità. In questa spaccatura e corrugamento, si rigenera la realtà, defluisce la nevrosi di una metamorfosi, una situazione critica trova la sua forma informe. [...] È ora che la pittura di Ennio Calabria sembra affermare con il massimo sforzo l’attraversamento del diaframma tra reale ed irreale (ovvero nuovo reale, carico di mille premesse e possibilità), come se si trovasse costretto a far fronte, da dietro, da sotto, da dentro, da fuori, alla consistenza del mondo ed all’inconsistenza assoluta e radicale del soggetto. [...]
(Presentazione al catalogo Ennio Calabria La forma cerca forma. Rendina ed. 2002).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Alberto Gianquinto phil.
[...] Nella serie di Woityla l’evidenza funzionale dell’attrattore (sul quale torno ancora, più diffusamente e analiticamente) è quasi sorprendente: tutte le componenti sintattiche (i vari caratteri del linguaggio) confluiscono a volta a volta sul volto, mettendo allora sullo sfondo la gestualità, o sul gesto, lasciando che sia ora il volto a retrocedere sullo sfondo, e facendo sì che le curvature dello spazio si dispongano in relazione a queste diverse centralità attrattive, che stanno a significare, o nell’espressione o nella ieraticità rituale, una duplice presenza di questa figura papale: quella essenziale e trascendente, simbolico-rituale e quella esistenziale, della sofferenza. Queste “intuitive” decisioni non sono cieche, casuali, ma insorgono al livello di impulsi creativi (totalmente, e non solo al parziale livello di una manualità stravolgente significati) e assumono il ‘senso’ della caoticità e della afasia confusionale: sono cioè allusive. La manualità dell’artista cerca di ordinare — sotto gli impulsi molteplici e pluridirezionali dell’atto creativo — un non-senso, che proviene da un universo stravolto e che (nell’ordine di una complessità linguistica prodotta attraverso e nella stessa manualità) assume il senso del messaggio (quel sasso nello stagno, a cui Ennio Calabria allude, della cui onda di significazione non è dato dire se e da chi sarà accolta: aposteriorità di rinormalizzazione, dopo la provocazione del pensiero laterale). La manualità è già l’atto sintattico della forma della significazione, non è immediato caos. [...]
(Presentazione al catalogo Ennio Calabria La forma cerca forma. Rendina ed. 2002).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Andrea Romoli Barberini
[...] Il soggetto del papa è quindi il primo passo di questa ricerca sulla condivisione?
Anche. Ho sentito il bisogno di tornare a lavorare su questo tema, ne farei altri dieci... Il papa è un luogo della collettività, uno dei pochissimi in un’epoca in cui non c’è più una società che ti porge l’iconografia come avveniva una volta, quando un committente poteva chiedere una crocifissione. In sostanza il papa come soggetto mi permette di cogliere una grande quantità di implicazioni emotive del presente, ma anche del passato e forse del futuro. La mobilitazione delle passioni consente all’uomo e al suo pensiero, per un attimo, di sottrarsi alla dipendenza del tempo lineare e alla sua consecutio: da una parte c’è la morte, dall’altra la vita, da un lato la libertà dall’altra il limite. E invece è importante poter accedere a una dimensione in cui gli opposti, inconciliabili nel tempo lineare, trovano un punto di contatto se non addirittura di sovrapposizione. Guarda il lavoro su Pantani ad esempio: in questo caso il trionfo e la morte non si negano l’un l’altro. Il trionfo appare sul filo del rasoio con l’annientamento e quindi sostanzialmente è un’immagine sulla fragilità. Ecco questo è il contenuto che regge all’erosione del regime di relatività alto. [...]
Dato il processo, l’immagine del papa è qualcosa che va al di là di un semplice simbolo del nostro tempo. Io semplicemente mi pongo davanti al papa, sento che devo dipingerlo. Naturalmente non so il perché. Può darsi pure che curvo com’è mi ricordi mia nonna e non lo so. In passato per esempio, partendo dal volto di mia nonna ho dipinto il ritratto di Adenauer e un sacco di altri personaggi. Comunque anche la formulazione di questo soggetto rientra nella dinamica che ti ho descritto: da quando entri in simbiosi con gli oggetti esterni, non li percepisci più. non li controlli più, ti sfuggono. Ma sfuggono anche alle categorie del soggetto precedente che nel frattempo non è sparito, si è soltanto ridotto e specializzato nella dimensione pragmatica della società. Io sto parlando invece della dimensione complessa. La dimensione pragmatica non ha bisogno di nulla: quello che ero sono e con gli oggetti ho un rapporto d’uso e non di scambio. Il problema si pone nella dimensione complessa: perché non riesco a fermare la mia mente su un oggetto anche se quell’oggetto lo vivo, lo uso? Perché l’oggetto è entrato dentro e ha messo in moto dei meccanismi che ignoro. Chi dipinge, da questo punto di vista, è un po’ come una donna che piange perchè ha dei presentimenti. Poi c’è l’opera, che di fatto, data la sua definizione, appartiene alla storia. Ma il problema vero di un’opera nata così sta nel suo significato, raggiungibile soltanto modificando i codici di lettura. [...]
(Intervista all’artista, dal catalogo della mostra Ennio Calabria. La forma cerca forma - verso le cose, Reggia di Caserta, 2004).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Vittorio Esposito
[...] Ecco allora che i quadri di Ennio Calabria diventano luogo evocativo di sensazioni e stimoli al tempo stesso vitali e poetiche per soddisfare forse l’esigenza, programmaticamente definita nel titolo della mostra, di trovare per la realtà una “forma” che, al di là di quella apparente, ne rappresenti “l’anima”. Ennio Calabria vive il presente fino in fondo sia pure all’interno delle contraddizioni proprie di una società che privilegia sempre più motivazioni tecnologiche a quelle estetiche. La mostra è articolata in tre nuclei: Ritratti del papa (nel quale è raffigurato non l’icona del molo del Pontefice ma il tormento e la sofferenza umana). [...]
(Ennio Calabria: “la forma cerca forma - verso le cose “, “Italia Sera”, 28 Giugno 2004).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Agostino Bagnato
[...] Parli di una nuova identità come se si trattasse di una seconda nascita, mi pare di capire. Questa ricerca comprende anche l’incontro spirituale con Giovanni Paolo II, di cui hai fatto straordinari ritratti?
Si tratta, in qualche modo, di un primo approdo. Per me il papa ha rappresentato uno spazio in cui sono caduto dentro e che assume valore iconografico. Non riguarda soltanto me, naturalmente...
Perché è legato alla statura del pontefice?
Giovanni Paolo II è portatore di una verità inconfutabile, secondo me, che è rappresentata da questa trasversalità usurata del corpo, dei gesti. Si tratta di un momento di verità umana in mezzo alla finzione, perfino alla finzione del rito, in qualche modo... In sostanza, io l’ho sentito come un autentico riferimento iconografico condiviso collettivamente e che non ha un rapporto esterno, di tipo istituzionale, ma che salda una comunicazione interna profonda. La società, attraverso il volto del papa, mi ha offerto una iconografia per cominciare a dipingere di nuovo la realtà. Ho sempre dipinto ritratti di questo tipo e li ho sempre sentiti come uno spazio che raccoglieva milioni di persone.
Ricordo la mostra alla Galleria Lombardi in via del Babbuino a Roma e la successiva conferenza all’Archivio centrale dello stato. C’è una straordinaria poesia nella tua maniera di rappresentare la sofferenza del pontefice, un lirismo ricco d’interiorità e di drammaticità... Proprio in questi giorni, sto elaborando un’immagine che è rappresentativa di questo percorso. Quando dipingevo i ritratti dei grandi leader dell’umanità, politici e spirituali, come Giovanni XXIII, Mao Tsedong, Antonio Gramsci, Albert Einstein, Ho Chi Min, Ernesto Che Guevara, io li sentivo come grandi contenitori degli umori della società. Mi identificavo con il sentimento popolare, capisci. I ritratti di Giovanni Paolo II sono un ritorno a quell’esperienza, ma vissuta all’inizio della mia nuova condizione. Marcel Proust diceva: “Non liquidate la cattiva musica eseguita da milioni di persone”, perché quando una melodia è canticchiata, fischiettata per le strade e sui luoghi di lavoro è qualcosa che appartiene a tutti. Proprio in queste parole esiste la sintesi di quello che io chiamo fattori collettivi. Bisogna rifarsi ai pilastri portanti, a quei soggetti che rappresentano una sintesi dell’umanità per entrare in comunicazione con il proprio tempo. [...]
(Intervista all’artista Ennio Calabria, teorico e pittore della realtà, “L’Albatros”, Luglio-Settembre 2005)
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Claudio Strinati
[...] Così il corto circuito mentale dell’accostamento in questo contesto della mostra, tra Giovanni Paolo II e Pantani non sorprende e non sconcerta, specie se si considera come, iconograficamente parlando, la figura tragica del grande sportivo assurga alla sacralità del Crocifisso nella immagine dell’arrivo della corsa con le braccia alzate di un corpo sconvolto dal peso stesso dell’esistenza dolorosa proprio nel suo essere vittoriosa, mentre l’immagine del vecchio Papa dolente e combattivo sul limite di una Fede potente e invincibile sia resa tutta in chiave di aggressivo laicismo nel confronto con l’assalto dei microfoni indispensabili ma incombenti come una tenebra che offende la bianca e gracile figura. Questo perché Ennio Calabria è guidato dall’idea dell’ombra che attraversa lo spazio e grava sugli eventi, giungendo da molto lontano e trascinando lontano tutte le cose rappresentate.
Ecco la acutissima inquietudine che il maestro rintraccia e rende esplicita andando a scontrarsi con la dimensione della sofferenza. I tagli vertiginosi che sono stati sempre suoi, ora sezionano le immagini costringendo chi guarda a uno strano sforzo, quasi che le dolenti figure si concretizzassero ogni volta che ci si pone a vedere il quadro, prendendo forma e risultando comprensibili a ogni reiterato tentativo di entrare in quello spazio figurativo che attrae e sfugge nel contempo. Una sorta di magma materico sembra lottare con l’immagine che ne scaturisce e questa diventa la vera metafora visiva dell’idea delle sofferenze che il maestro avverte latenti nell’essenza delle cose. Proprio a questo punto subentra il controllo dell’artista e le immagini che ne derivano conservano l’urgenza dell’intuizione e la pacatezza della riflessione. [...]
(Presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria. La forma della percezione, Siena Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico, 2005. De Luca editori d’Arte).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Gianmaria Nerli
[...] Ed ecco che la figura del padre, cioè il ponte che collega alla realtà, assume per Ennio Calabria le sembianze di Karol Wojtyla, personalità politica che ben incarna l’epoca contraddittoria che stiamo vivendo. [...] Ma in fin dei conti è una figura di padre che cerca di recuperare l’umano che da tempo le spinte aggressive del capitalismo hanno messo da parte e tolto dalle scene della vita privata e sociale. Ed è proprio il tentativo di recuperare ciò che resta di un umano ormai residuale la cifra profonda della pittura di Calabria. L’insistenza sulla figura, e sul suo rinascere forma anche in un mondo privo di orientamento, ne è la conferma. E infatti, sebbene sulla tela l’emersione disordinata di stati dell’inconscio tenda a non distinguersi dal generale vortice della materia in movimento, il pittore non si compiace della avvenuta deflagrazione ma cerca di ricreare la figura, estraendo dal caos dei suoi vortici di colore la resistenza di una forma, che è poi la resistenza opposta dal corpo come limite percettivo [...] Insomma in questi dipinti si riapre uno spazio al pensiero e quindi al futuro dell’uomo e del suo discorso. [...] Tesa verso l’uomo e la ricomposizione percettiva del mondo e delle sue scissioni, l’arte di Ennio Calabria ha il merito di riassegnare senso e funzione alla pittura. [...]
(Presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria. La forma della percezione, Siena Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico, 2005. De Luca editori d’Arte).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Gabriele Simongini
[...] Si prenda in considerazione, ad esempio, fra le opere recenti di Ennio Calabria, lo straordinario ritratto “cristologico” di Pantani (“Pantani: nell’accadere del ricordo”, 2005), trionfante nel successo sportivo ma sconfitto nella vita, una figura emblematicamente collegata all’immagine della Croce ma capace di lanciare infiniti interrogativi sull’uomo dell’avvenire.
[...] Questo viaggio dall’interno verso l’esterno trova uno dei suoi momenti culminanti nella serie di opere che Ennio Calabria ha dedicato a Papa Giovanni Paolo II e che rivelano una sconfinata complessità interiore, non costituendo semplicemente un ciclo di ritratti. È, in realtà, una sorta di psicodramma in cui il volto del Pontefice sembra guardare dentro se stesso per dialogare con squarci di luce e premonizioni di tenebre. Trova così immagine quella che è stata l’individualità sofferente di Giovanni Paolo II, quasi soprannaturale ma comunque radicata nelle cose e visualizzata tramite un’apocalisse della forma.
Questi ritratti ( da “Luce e gravità”, del 2002 a “Rosso taglio”, del 2004, solo per citarne due) rivelano infatti un sommovimento psichico e una vitalità interiore che si fanno tutt’uno con i percorsi metamorfici della pittura stessa e quindi hanno un’essenza mutante, danno l’impressione di cambiare davanti ai nostri occhi, di apparire sempre diversi in quanto innervati dalla corrente della coscienza e del pensiero. Sospesi tra vita e morte, tra libertà e costrizione, tra luce ed ombra, non sono né l’una né l’altra ma tutte al tempo stesso: e ciò è appunto rivelato da una forma che si costruisce e autodistrugge, che si dà e che si nega senza soluzione di continuità, con una drammatica “catastrofe” visiva che sovrappone realtà, sogno e inconscio. La linfa vitale di queste forme sta nel fatto che non sono mai rappresentazioni cristallizzate di certezze aprioristiche: esse si generano nello sguardo di chi le osserva per acquisire ogni volta una completezza relativa alla percezione individuale dell’osservatore. E ciò avviene perché Ennio Calabria riesce a stabilire un cortocircuito fra il suo magma profondo e quello dell’altro, di colui che guarda l’opera. [...] In questi ritratti Ennio Calabria osserva la superficie dal profondo per vedere come la voce dell’anima si rispecchi nell’effigie del Papa. In sostanza, ha studiato l’azione esercitata da forze invisibili sul volto del Pontefice mentre quest’ultimo assolveva alla propria missione terrena e forse ultraterrena. Non a caso, in queste opere sono spesso protagoniste l’”oscurità” e le ombre di Giovanni Paolo II. [...]
(Presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria. Latenze della luce, Palermo, Palazzo dei Normanni, 2005. Fondazione Federico II ed.). 
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Alida Maria Sessa
[...] I nuovi ritratti sembrano immagini recuperate all’umano con un rigore accanito, con una deforme e dolente naturalezza, con una ruvidezza antisentimentale che, nella profondità di certi neri, a volte rasenta la violenza. Ma il dato interessante è che qui si esplorano nuovi spazi espressivi, attraverso modelli di riferimento diversi dal tradizionale repertorio. L’artista indaga di volta involta il volto di uno sconosciuto, povero diavolo invisibile ai più, per ribadire la nuova libertà dal dato oggettivo e verificabile e soprattutto sottrarsi alla sua stessa storia. Si pensi, infatti, ai numerosi e formidabili ritratti di personaggi storici e politici, cui ha dedicato ben prima del ciclo sulla figura in vita ed in morte di Giovanni Paolo II, un’intensa stagione negli anni sessanta e settanta. [...] Scegliendo di ritrarre facce anonime l’artista si sottrae al monopolio dell’immagine da parte dei mass media. Impegnandosi con passione e rigore sulla tela si pone, invece, in posizione antitetica nei confronti di qualunque ritrattino plastificato, tutta superficie, scaturito da un supporto fotografico, nonché della conseguente serialità riproduttiva. [...] non può che fare di questi ritratti l’occasione di tradurre il mondo dell’invisibile, cioè di spiare la vita di dentro. È il suo modo di indagare l’uomo, di partecipare della sua singolare essenza, di rendere manifesta la vibrante, tormentata identità del modello. [...]
(La vita dentro, presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria. La vita dentro, Castello Castani di Fondi, 2006). 
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Ida Mitrano
[...] Se nei ritratti degli anni Sessanta e Settanta, da Stalin a Mao, da Gramsci a Gandhi, l’immagine derivava, pur nell’invenzione formale, fortemente originale e di grande impatto, da contenuti identificabili e condivisi, in questi recentissimi, della serie Un volto e il tempo, la figura, quando non anonima, non solo non è costruita in rapporto a precisi valori culturali, ma non si propone neanche come citazione figurale del personaggio pubblico.
Focalizzandosi sull’immagine mediatica del personaggio, l’artista ne restituisce, insieme ai tratti del volto, una complessità che non appartiene necessariamente ed unicamente al personaggio, ma che invece prende corpo nel momento in cui l’immagine virtuale attraverso i codici della pittura si fa ritratto, visione trasmutata. Trasmutazione che non significa riconversione. Ennio Calabria non opera infatti sul piano della transcodificazione dei codici, quanto sulla radicalizzazione del linguaggio pittorico. La virtualità e le tecnologie digitali non lo interessano per le loro potenzialità creative, ma solo perché ritiene fondamentale oggi rifondare l’arte su nuove ragioni che non possono prescindere dalle nuove possibilità percettive e conoscitive generate dagli attuali media. Un confronto necessario, al quale l’artista non si sottrae, ma che anzi lo spinge a individuare i caratteri specifici dell’immagine pittorica in rapporto alle trasformazioni della società contemporanea e, al contempo, del gesto dell’artista, che solo può restituire l’immagine come una realtà “viva”.
Se i ritratti di Calabria sono distanti alla virtualità e dagli esiti formali di un linguaggio legato all’uso di tecnologie digitali, non per questo appaiono obsoleti. In rapporto allo stato delle cose, proprio l”accidente sintattico”, capace di innescare il pensiero oltre il “già pensato”, contiene in sé i germi di una nuova possibilità di “essere” nella storia.
(Verso il Ritratto, presentazione al catalogo della mostra Ennio Calabria. Opere 2003—2007, Chiesa S. Giovanni, Pescocostanzo (Aq) 2007).
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Giuseppe Di Stefano
[...] L’inafferrabile Forma, croce e delizia di ogni grande artista, che tutto contiene e tutto rifiuta. L’intravisto diventa così per Ennio Calabria l’unica possibilità di catturare la Forma, isolandone uno stralcio, strappandolo al contesto, impadronendosi di una parte per capire il tutto.
È una strada tutta in salita. Fino ai ritratti di Giovanni Paolo II, in cui si condensa la nuova poetica di Ennio Calabria, intensi, dolorosi ritratti che diventano paradigmatici per la definizione della nuova realtà sociale. L’arte non è più il riflesso di un’idea preesistente ma è l’idea stessa che si autoproclama attraverso l’arte. Le ultime opere comprendono diversi ritratti del ciclo ancora in corso “Un volto e il tempo”. Tutto lo sforzo dell’artista sembra concentrarsi sugli occhi, ancora una volta porta dell’anima, da quelli di Isaac Newton a Padoa-Schioppa, passando per un “Ritratto n.4” che, pur non avendo un nome mostra un’incredibile rassomiglianza con il poeta cileno Pablo Neruda. [...]
(Calabria, ritorno al sociale. “Corriere della Sera”, 15 Agosto 2007). 
 
Antologia critica su Ennio Calabria
Ritratti e autoritratti dal 1960 al 2008, di Maria Cristina Ricciardi
[...] È questo impegno umanissimo, vivo di intensità intellettuale, condotto con altissima perizia tecnica, dà corpo ad un risultato che è la trascrizione stessa di un processo cognitivo, la forma assunta dalla conoscenza. [...] In tal senso non nascono per caso i suoi ritratti. Come quello al filosofo abruzzese Benedetto Croce, consapevole nella sua dottrina estetica di quanto traballante ed instabile sia il terreno su cui l’uomo deve pur vivere da uomo, e di quanto forte e profonda sia l’intuizione che guidi l’artista. Analogamente il ritratto al fisico inglese Isaac Newton, una delle più grandi menti di tutti i tempi, pare rendere omaggio alla libertà individuale, attraverso il valore soggettivo della percezione a cui lo studioso pervenne nei suoi esperimenti sull’ottica della visione.
In questo modo, la coscienza pittorica di Ennio Calabria ci regala un magnifico “ponte” tra la particolarità sfaccettata dell”io” e gli infiniti mondi delle possibilità infinite. [...]
(Presentazione al catalogo della mostra La ragione pittorica - A. Abate, Ennio Calabria, G. Modica, F Mulas, Studio d’Arte Forlenza, 2008).
 
Con il patrocinio di: Regione Abruzzo, Provincia di Teramo, Comune di Giulianova

MUSEO D’ARTE DELLO SPLENDORE GIULIANOVA (TEIl Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova nasce dalla sapiente e suggestiva ristrutturazione di una parte dell’antico studentato del Convento dei Frati Cappuccini adiacente il Santuario della Madonna dello Splendore di Giulianova.
Nei suoi tre piani di complessivi 1.200 mq. questa estate è possibile visitare:
Ennio Calabria. Un volto e il tempo. Ritratti e autoritratti 1960-2008. Mostra dedicata ad uno degli esponenti più noti della pittura figurativa italiana della seconda metà del Novecento.
Opere d’Arte Sacra Selezione di opere d’arte sacra della collezione permanente del Museo (opere di Messina, Crocetti, Rouault, Rupnik, Bodini ecc.)
Collezione “Bindi” Selezione di opere di paesaggio datate dal 1600 al 1900 della Collezione donata dallo storico Vincenzo Bindi al Comune di Giulianova e attualmente conservata al Museo dello Splendore.
Mostra Antologica del pittore atriano Ireneo Janni
Mostra Antologica dell'artista Francesco Toraldo - Da New Orleans a Pechino. Passioni a confronto

Il Museo è aperto durante 
 il seguente orario:
Dal martedì al sabato: 10.00-13.00/16.00-20.00 Domenica: 16.00-20.00 Lunedì e ferragosto chiuso. Ingresso libero
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
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