Al MAS - La biografia dell’artista: Renzo VESPIGNANI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - La biografia dell’artista: Renzo VESPIGNANI

Museo > Renzo Vespignani

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Giulianova (Teramo) Lorenzo Vespignani, detto Renzo (Roma, 19 febbraio 1924 – Roma, 26 aprile 2001), è stato un pittore, illustratore, scenografo e incisore italiano. Nacque a Roma il 19 febbraio 1924 da Guido Vespignani ed Ester Molinari, bisnipote di Virginio Vespignani, famoso architetto. Dopo la morte del padre, stimato chirurgo e cardiologo, dovette, giovanissimo, trasferirsi con la madre nella zona proletaria di Portonaccio, adiacente al quartiere San Lorenzo, dove crebbe. Qui, durante il periodo di occupazione nazista della Capitale, alla macchia come tanti suoi coetanei, cominciò a disegnare, cercando di rappresentare la realtà crudele, sporca e patetica attorno a lui: lo squallore del paesaggio urbano di periferia, le rovine e le macerie causate dai bombardamenti, il dramma degli emarginati e la povertà del quotidiano. La sua arte non si limitò alla sola esperienza pittorica, fu illustratore di moltissimi capolavori. Importante anche la sua attività di scenografo: lavoro' per “I giorni contati” e “L'assassino” di Elio Petri, “Maratona di danza” e “Le Bassaridi” di Hans Werner Henze, “I sette peccati capitali” e “La madre” di Bertolt Brecht, “Jenufa” di Leoš Janá?ek. Come incisore produsse più di quattrocento titoli in acquaforte, vernice molle e litografia. Addio a Renzo Vespignani dipinse l'Italia neorealista. E' morto a Roma Renzo Vespignani: nato nel 1924, l'artista è scomparso questa mattina all'ospedale San Camillo dopo un intervento chirurgico. Con lui c'erano l'ex moglie, Netta, ed i loro figli Alessandro, 30 anni, fisico, e Marta, 28 anni, piscologa. Renzo Vespignani, comunista da sempre, era laico, ma i suoi funerali saranno celebrati sabato mattina nella chiesa di Santa Maria degli artisti a piazza del Popolo. Per l'ultimo dei grandi pittori romani domani sarà anche allestita una camera ardente nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. Nato nel quartiere popolare del Portonaccio, cresciuto sotto il regime fascista prima e poi sotto l'occupazione nazista, Vespignani ha trasportato in pittura il neoralismo. Influenzato dalle opere espressioniste di Grosz e Otto Dix, rielabora un tratto personalissimo e molto curato, nonostante fosse un autodidatta. Comincia a disegnare giovanissimo descrivendo, in centinaia di fogli, la tragedia dell'occupazione tedesca, la miseria e la disperazione del popolo italiano. Il suo stile è secco, incisivo e si esprime attraverso molti mezzi tecnici come olio, tempera, acquerello, inchiostri, fino all'acquaforte, alla vernice molle, alla litografia. Ama il bianco e nero, che usa spesso per poter rendere al meglio lo squallore di quel periodo. Nell'immediato dopoguerra prosegue sulle tematiche sociali e diventa in pratica il corrispettivo - in pittura - del neoralismo portato al cinema da Rossellini e De Sica. E il suo avvento sulla scena romana rappresenta un elemento di rottura con le scuole che l'avevano preceduto. Nel 1956 poi fonda con alcuni intellettuali la rivista "Città aperta" che vuole esprimere il distacco delle nuove generazioni rispetto a tutte le etichette sclerotizzate, anche a quella di neorealismo. Il suo impegno di comunicazione civile si è riconfermato con l'adesione al gruppo "Pro e contro", ed è visibile nel ciclo pittorico "Imbarco per Citera", realizzato negli anni Sessanta. In questa serie di dipinti il realismo si è affinato in vaghi ricordi legati al 'secessionismo' austriaco e allo stile liberty, raffigurando spesso nelle sue opere una società opulenta e corrotta. Renzo Vespignani ha preso parte a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma. La sua attività è stata riconosciuta a livello internazionale con la conquista di numerosi premi. Tra i 'cicli' e le opere singole si ricordano 'L'imbarco per Citerà (1969), 'Autoritratto col figlio' (1970), 'L'album di famiglià (1971), 'Marta' (1971), 'Reliquie ebraiche' (1973). 'Tra due guerre' (1973-1975), 'Case bombardate' (1974). Renzo Vespignani - Opere 1943/1990. «Così vorrei la mia pittura: l'innocenza e la crudeltà di un sol viso. È come se un dio primitivo e decrepito si sforzasse di tornare bambino». (R. Vespignani, Diario, 1944). La mostra raccoglie una selezione di opere di Renzo Vespignani, grande maestro del '900, lucido interprete delle trasformazioni drammatiche vissute dal paese durante il secolo appena trascorso. La scelta è stata effettuata seguendo l'idea di far emergere un percorso che, dai disegni del periodo della guerra degli anni giovanili, si congiunge attraverso le incisioni sulle periferie urbane degli anni '50 e '60 con le opere durissime del ciclo come mosche nel miele… dedicato a Pier Paolo Pasolini e quello dedicato a New York degli anni '80. Protagonista è sempre la periferia, la sua vita pulsante e infetta, di cui Vespignani registra le durezze e le sofferenze. Vespignani cominciò a disegnarla e ad inciderla nel 1943 (era la borgata romana dove era nato e viveva, ridotta a cumulo di macerie dai bombardamenti) e ne ha seguito l'evoluzione durante tutta la vita, dando forma al dolore, alla violenza al vizio nei suoi disegni e nei suoi quadri, in opere che sempre più, con il passare degli anni, hanno impastato verità obiettiva - quasi un puntiglioso verismo -, con una meditazione critica volta a reperire dentro le apparenze il senso vero degli uomini e del loro paesaggio. Oggi i temi da lui affrontati continuano a bruciare tutti sulla nostra pelle, forse perché il dolore è "un seme inestirpabile dell'esistenza umana". Grande artista, straordinario disegnatore e incisore, intellettuale protagonista dell'Italia del dopoguerra: con questa mostra se ne vuole sottolineare il valore proponendolo alla riflessione per ulteriori approfondimenti. In collaborazione con l'Archivio della Scuola Romana. Nasce a Roma nel 1924. Pittore incisore e illustratore, si dedica alla pratica artistica durante i difficili anni dell'occupazione tedesca di Roma. La sua prima mostra personale è presso la galleria La Margherita nel 1945, e contestualmente alla pratica espositiva avvia collaborazioni come disegnatore a numerose riviste politico-letterarie. Nel 1956 fonda, con altri intellettuali, la rivista Città Aperta, incentrata sui problemi della cultura urbana. Dopo una fase realista infatti, nel dopoguerra la sua arte indaga tematiche di riflessione sulla città, il disagio e il riscatto possibile della periferia, soggetto frequente delle sue rappresentazioni. Renzo Vespignani al Museo d’Arte dello Splendore a Giulianova (Te). Lorenzo Vespignani nasce a Roma il 19 febbraio 1924. Orfano di padre, si trasferisce con la madre nella zona proletaria di Portonaccio durante il periodo di occupazione nazista della Capitale.
La Biografia di Renzo Vespignani. Nato a Roma nel 1924, Renzo Vespignani è cresciuto in una delle più povere borgate romane, il Portonaccio. Durante i tormentati mesi dell'occupazione nazista, comincia a disegnare raccontando in centinaia di piccoli fogli gli orrori della guerra, il paesaggio sporco e patetico della estrema periferia, le rovine dei bombardamenti, il dramma degli emarginati, dei reduci, degli sciuscià. La sua prima mostra è del 1945 nella Roma liberata del primo dopoguerra. Collabora con disegni e scritti alle riviste che si pubblicano precariamente, «Domenica», «Folla», «Mercurio», «La Fiera Letteraria». Per molti anni il mezzo espressivo da lui preferito sarà il bianco e nero dell'inchiostro e dell'acquaforte: mezzo povero, cinico, duro, come le cose da ricordare di quei tempi calamitosi. Ed è già nelle sue prime prove la scoperta di una dimensione urbana, che non è soltanto paesaggio, ma livello e qualità diversa del vivere, intuizione dei guasti irreparabili che si vanno producendo nel tessuto della società italiana. Questo tema in forme più o meno esplicite, e con diverse mediazioni narrative, resterà sempre al fondo del suo operare. Sicché la sua pittura sembra accompagnare criticamente la storia della seconda metà del novecento, dalla ricostruzione, alle illusioni del consumismo, fino all'urbanizzazione selvaggia e alla conseguente morte della residua cultura contadina. Nel 1956 fonda con alcuni amici architetti, letterati, registi, la rivista «Città Aperta», che esprime il distacco delle nuove e inquiete generazioni dalla agiografia sclerotizzante del movimento neorealista. Sono anni, questi tra il '56 e il '59, che segnano per gli intellettuali un difficilissimo, tormentoso passaggio dagli entusiasmi e dalle speranze del dopoguerra alla piatta realtà dell'Italia "arricchita": una caduta verticale dei valori e delle attese. E Vespignani li documenta con una pittura sempre più buia, che sembra sfiorare la spettralità e la morbosa inorganicità dell'informale. Nel 1963, insieme ai pittori Attardi, Calabria, Ferroni, Guerreschi, Guccione, Gianquinto, e ai critici d'arte Micacchi, Del Guercio, Morosini, fonda il gruppo "Il Pro e il Contro", che diventa subito un punto di riferimento per i nascenti esperimenti neofigurali. L'attività svolta dal gruppo attraverso numerosissime mostre tematiche, dibattiti, articoli, s'insinua nel vuoto aperto della improvvisa crisi dell'informale e delinea la possibilità di un linguaggio pienamente cosciente e responsabile, la figura del pittore come intellettuale impegnato a influire direttamente sul tessuto sociale. È a partire da questi anni che Vespignani recupera il carattere "positivo" della sua ispirazione: la fiducia dell'immagine evidente e corposa, nella possibilità di significare e colpire attraverso una rappresentazione letterale degli oggetti e degli uomini. Dal 1969, Vespignani lavora a grandi cicli pittorici: Imbarco per Citera (1969), un affresco del ceto intellettuale coinvolto nella crisi del '68; Album di famiglia (1971), polemica concentrazione dello sguardo sul mondo quotidiano dell'autore; Tra due guerre (1973 - 75), analisi dell'ideologia autoritaria e perbenista della piccola borghesia italiana, presentato per la prima volta alla Galleria d'arte moderna di Bologna; Come mosche nel miele (1984) dedicato al mondo pasoliniano, presentato a Villa Medici a Roma; Manathan Transfert (1990), dalle memorie dei viaggi compiuti a New York negli anni '80, esposto nel 1991 al Palazzo delle Esposizioni a Roma. È questo l'ultimo grande ciclo dell'artista nel quale esplode, mai vista prima, la forza accecante del colore. Vespignani muore a Roma nel marzo del 2001. Pochi mesi dopo l'attentato alle torri di New York chiude definitivamente un'epoca. E non si può non ripensare alle parole di Giorgio Soavi che presentava il ciclo nel 1993 alla galleria Forni di Bologna: «Mentre mi chiedo: che America è questa? Mi rendo conto che il letto americano nel quale avrà dormito Vespignani deve essere stato un letto invaso dal fuoco di Sant'Antonio: perché i suoi quadri sono attraversati da una terrificante festa, da lampi di elettricità al neon che si rifrange su pareti di vetro che ricavano luce da altre gigantesche facciate cha fanno da specchio a tutta la luce e all'esplosione della vita che invade i suoi quadri. Una luce molto ben costruita secondo lo stile e l'epica del terrore inventato da Vespignani, che è un artista». L'attività di illustratore risulta, a volte, particolarmente congeniale alla sensibilità fortemente letteraria di Vespignani: La question di Alleg, I racconti di Kafka, ilDecamerone, le opere complete di Majakowski, i Quattro quartetti di Eliot, i Sonetti di Gioacchino Belli, Il testamento di Francois Villon, le poesie di C. Porta, la Cantica dell'Ecclesiaste, poesie e prose di G. Leopardi sono i testi che hanno fornito gli spunti per le sue realizzazioni più notevoli. Importante anche la sua attività di scenografo: I giorni contatie L'assassino di Elio Petri, Maratona di danza e Le Bassaridi di Hans Werner Henze, I sette peccati capitali e La madre di Brecht, Jenufa di Janacek. È infine fondamentale, per una corretta valutazione della sua personalità, la nutritissima opera di incisore: più di quattrocento titoli in acquaforte, vernice molle e litografia.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Renzo VESPIGNANI
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Renzo VESPIGNANI.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Renzo VESPIGNANI
  •    La biografia di Renzo VESPIGNANI

Lorenzo Vespignani, detto Renzo (Roma, 19 febbraio 1924 – Roma, 26 aprile 2001), è stato un pittore, illustratore, scenografo e incisore italiano.

La biografia di Lorenzo Vespignani.
Nacque a Roma il 19 febbraio 1924 da Guido Vespignani ed Ester Molinari, bisnipote di Virginio Vespignani, famoso architetto. Dopo la morte del padre, stimato chirurgo e cardiologo, dovette, giovanissimo, trasferirsi con la madre nella zona proletaria di Portonaccio, adiacente al quartiere San Lorenzo, dove crebbe. Qui, durante il periodo di occupazione nazista della Capitale, alla macchia come tanti suoi coetanei, cominciò a disegnare, cercando di rappresentare la realtà crudele, sporca e patetica attorno a lui: lo squallore del paesaggio urbano di periferia, le rovine e le macerie causate dai bombardamenti, il dramma degli emarginati e la povertà del quotidiano. La sua arte non si limitò alla sola esperienza pittorica, fu illustratore di moltissimi capolavori. Importante anche la sua attività di scenografo: lavoro' per “I giorni contati” e “L'assassino” di Elio Petri, “Maratona di danza” e “Le Bassaridi” di Hans Werner Henze, “I sette peccati capitali” e “La madre” di Bertolt Brecht, “Jenufa” di Leoš Janáček. Come incisore produsse più di quattrocento titoli in acquaforte, vernice molle e litografia.
 
La carriera di Lorenzo Vespignani.
Iniziò a dipingere durante l'occupazione nazista, nascosto presso l'incisore Lino Bianchi Barriviera, suo primo maestro. Altri importanti punti di riferimento, che influirono sui suoi esordi artistici, furono Alberto Ziveri e Luigi Bartolini mentre, soprattutto nei suoi primi quadri, sembra evidente l'influsso di espressionisti come George Grosz e Otto Dix. Nel 1945espone la sua prima personale e comincia a collaborare a varie riviste politico-letterarie (DomenicaFollaMercurioLa Fiera Letteraria) con scritti, illustrazioni e disegni satirici. Il suo lavoro, tra il '44 e il '48 descrive il tentativo di resurrezione di un'Italia distrutta dalla guerra. Nel 1956 fonda, con altri intellettuali, la rivista Città Aperta, incentrata sui problemi della cultura urbana. Nel 1961 è fra i vincitori del Premio Spoleto; agli artisti prescelti fu dedicato un saggio corredato dalla riproduzione in grande formato (bianco e nero e quadricromie) delle opere esposte. Nel 1963 una sua opera viene esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, allestita in alcune città australiane. Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica. Tra gli artisti a lui vicini si ricordano Giuseppe Zigaina (e la cosiddetta Scuola di Portonaccio) e, dopo il '63, quelli del gruppo denominato Il pro e il contro, da lui fondato insieme a Ugo Attardi, Fernando Farulli, Ennio Calabria, Piero Guccione e Alberto Gianquinto. Dal 1969, Vespignani lavora a grandi cicli pittorici dedicati alla crisi della società del benessere: Imbarco per Citera (1969), riguardante il ceto intellettuale coinvolto nel '68; Album di Famiglia (1971), uno sguardo polemico sulla sua personale quotidianità; Tra due guerre (1973-1975) un'analisi inflessibile sul perbenismo e l'autoritarismo piccolo-borghese in Italia; Come mosche nel miele (1984) dedicato a Pier Paolo Pasolini. Nel 1991 espone a Roma 124 opere, tra le quali il ciclo Manatthan Transfert, una critica all'insostenibile delirio esistenziale dell'American way of life. Strettissimo il suo rapporto con la letteratura. Vespignani illustra il Decameron del Boccaccio, poesie e prose del Leopardi, le Opere Complete di Majakowskij, i Quattro Quartetti di Eliot, i Racconti di Kafka, i Sonetti del Belli, le Poesie del Porta, il Testamento di Villon e La Question di Alleg. Nel 1999 viene eletto Presidente dell'Accademia Nazionale di San Luca e nominato Grand'ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.
 
Le opere di Lorenzo Vespignani nei musei.
·         Collezione Regionale d'arte moderna e contemporanea della Valle d'Aosta presso il castello Gamba a Cret de Breil di Châtillon con l'opera: Madonnaro(1962).
·         Galleria degli Uffizi di Firenze con l'opera in deposito Autoritratto e con il disegno Autoritratto (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi).
·         Galleria Civica del Premio Suzzara di Suzzara con le opere: Terezin (1982) e West Broadway (1988).
·         MAGA museo d'arte moderna e contemporanea di Gallarate con l'opera: Rottame (1966).
·         Museo Civico il Correggio di Correggio.
·         Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive di Spoleto.
·         Museo d'arte di Avellino con l'opera: Marta (1982).
·         Museo d'arte di Palazzo de'Mayo di Chieti.
·         Museo d'arte Costantino Barbella di Chieti.
·         Museo della Contrada Imperiale della Giraffa di Siena con un drappellone o palio.
·         Museo della Fondazione "Tito Balestra" di Longiano.
·         Museo della Scuola Romana in Villa Torlonia di Roma.
·         Museo civico di Sulmona.
 
Le mostre personali di Lorenzo Vespignani.
·         1945 Roma, Galleria "La Margherita".
·         1946 Roma, Galleria "L'Obelisco".
·         1947 Milano, Galleria "Il Naviglio".
·         1949 Torino, Galleria "La Bussola".
·         1953 Londra, sede del British Council.
·         1955 Boston, "Museum of Fine Arts".
·         1957 Monaco di Baviera, "Haus der Kunst".
·         1958 Los Angeles, Galleria "Landau Gallery".
·         1964 Roma, Galleria "Il Fante di Spade".
·         1965 Roma, Galleria "Il Torcoliere". Mostra di grafiche.
·         1966 Milano, Galleria "Bergamini".
·         1967 Roma, Galleria "Il Fante di Spade".
·         1969 Ferrara, Palazzo dei Diamanti. Espone il ciclo "Imbarco per Citera".
·         1975 Bologna, Galleria D'Arte Moderna. Mostra del ciclo "Tra due guerre", a cura di Franco Solmi.
·         1979 Toronto, Galleria "Madison". Presentazione di James Purdy.
·         1982 Roma, Castel Sant'Angelo, antologica.
·         1984 Roma, Accademia di Francia di Villa Medici, "Come mosche nel miele" in omaggio a Pasolini. In catalogo testi d Jean Marie Drot, Laura Betti, Lorenza Trucchi, Pier Paolo Pasolini, Renzo Vespignani.
·         1986 Praga, Galleria Nazionale. Espone il ciclo "Tra due guerre".
·         1990 Roma, Palazzo delle Esposizioni. Antologica.
·         1999 Cagliari, ExMa, Centro comunale d'arte e cultura.
 
Le mostre post mortem.
·         2011 Cagliari, Spazio Espositivo 2+1, Sovrapposizioni Renzo Vespignani_Angelo Liberati (in occasione del decennale dalla morte).
·         2011 Roma Galleria Edarcom Europa (in occasione del decennale dalla morte).
·         2012 Villa Torlonia Casino dei Principi (in occasione del decennale dalla morte).
 
Note.
1.    ^ Francesco Arcangeli, Marco Valsecchi, Giovanni Urbani, Antonello Trombadori, X Premio Spoleto: Ferrari, Pisani, Uncini, Vespignani. 9 - 31 dicembre 1962, ed. Comitato Manifestazioni Città di Spoleto, Spoleto 1963.
2.    ^ Contemporary Italian Paintings, su www.quadriennalediroma.org. URL consultato il 28 febbraio.
3.    ^ Peintures italiennes d'aujourd'hui, su www.quadriennalediroma.org. URL consultato il 28 febbraio 2016.
4.    ^ Scuola di Portonaccio (più corretta la definizione del gallerista Gasparo Del Corso che chiamava Vespignani e i suoi amici di allora - Armando Buratti e Marcello Muccini - "La banda di Portonaccio"
5.    ^ per "Il Pro e Il Contro" non si può dimenticare Giuseppe Guerreschi pittore e i critici d'arte Dario Micacchi, Duilio Morosini e Antonio Del Guercio
6.    ^ Il titolo della mostra era:"Manhattan Transfer"
 
Bibliografia.
·         Vespignani, Renzo (Lorenzo), in L'enciclopedia di La Repubblica, Utet, Torino, La Repubblica Roma 2003, vol. 20 pag. 516.
·         CRESPI MORBIO Vittoria (2010), Renzo Vespignani alla Scala, Amici della Scala, Milano, U.Alemandi, Torino 2010, pp. 88.

Citazioni:
·         Antonello Trombadori, Vespignani Tra uomini e no, Spoleto 1963
·         F. May, Vespignani, Catalogo dell'opera incisoria, Roma 1982
·         V. Rivosecchi, A. Trombadori, Roma appena ieri, Roma 1986.
 

Antologia critica su Renzo Vespignani. Pier Paolo Pasolini - presentazione, Galleria L'Obelisco. Il pittore - Vespignani - ha fermo nelle sue linee esterne, davanti a sé, i luoghi dove il proletariato lavora, soffre, ha le sue disperate allegrie, i suoi tremendi grigiori, le sue tristezze senza fondo: riprodurlo significa necessariamente giungere ad una contaminazione stilistica. Se è vero, infatti, che i mille particolari della realtà di quel mondo popolare sono organizzati e ufficiati da una visione ideologica ben chiara, tuttavia l'unificazione e l'organizzazione, in sede tecnica, espressiva, sono dovute ad una educazione stilistica che, con quella ideologica, è tuttora in rapporto diacronico e contraddittorio. Non è questo il dramma solo del Vespignani. Entro queste circostanze ostili, che tendono ad erodere il campo di libertà dell'artista, fino a ridurlo al minimo, è chiaro che la ricerca va condotta nel senso, che si diceva, della ricerca profonda, dello scavo, della passione violenta che diviene precisione raffinata: è questo che fa Vespignani. E il visitatore può constatare qui in questa mostra quante volte egli compia il miracolo del quadro perfetto. Giovanni Testori Renzo Vespignani: presentazione, Palazzo dei Diamanti. La sacralità (ma fisica, ma cellulare, ma fetale) di questi disegni è anzi impastata dentro i pagliericci e i sudari della vita di questi anni che, in certi momenti sfiora il calco; il calco intendo insostenibile e repellente delle macchie di sangue; delle espulsioni emorragiche; dei cumuli di detriti; delle mutande, delle pezze e dei reggiseni; dei calzoni laceri e sporchi; delle camicie incrostate; degli slip sordidi e insanguinati; fin dalle orine; fin degli escrementi. Ma è proprio in quei punti, quando una sorta di repulsione sembra prenderci alla gola, che vediamo pullulare qualche strana e inattesa salvezza; e apparire qualche strano e inatteso lampo o brivido di luce (e di speranza)… Mi domando se, in questo ciclo di disegni (e di reliquie), il petalo invocato, anzi, diciamo pur la parola, l'invocata speranza, non stia proprio in questi baci e in questi abbracci: baci e abbracci di che si stampa tutto l'intrigo e tutta la vermicolante, sanguinante e come notturna peluria della "tassia" vespignanea. Mi domando se non siano proprio questi baci, urlati o timidi e silenziosi, a dare ai gomitoli, agli intrighi e nidi, in cui l'umanità abbia cercato di salvar il salvabile; e cioè le cellule stesse della sua carne e quelle della sua anima; in una parola, la sua capacità e ragione d'esistere. Microscopiche arche di Noè, non più grandi di una bocca o dell'incavo d'un ombelico; delle grinze d'un seno o della piega d'un sesso; ma composte pazientemente e indefessamente da fili, peli, capelli, pelurie, ferite, suppurazioni, pustole, croste. Giovanni Arpino Renzo Vespignani: presentazione, Galleria Centro d'Arte. A questo punto bisogna tacere: perché è stato ed è sempre troppo facile coinvolgere Vespignani e la sontuosa galleria delle sue figure in un discorso viziato di smanie letterarie (se queste, consumate onestamente, implacabilmente, possono chiamarsi smanie). Vespignani va guardato con attimi di gioia, pena, rimorso, rallentando il passo, sospendendo il giudizio. Con la coscienza che il suo "fare" è anche una radiografia di questo "fare". Ogni tela o tempera sono, incontrandoli, storia, cronistoria, segreto d'un groviglio pittorico. Come se, camminando, d'una persona lontana tu non vedi solo il gesto e l'abito e i contorni, ma i visceri, i sogni, le incenerite furie, la gioventù che fu, il liquame che sarà. Pieno d'occhi, il lavoro di Vespignani è padre di se stesso, pur non respingendo parentele, ma lontane e sotterranee. Vince con la morbidità, ma si deposita come il ferro. Dei fiori e dei trionfi che lascia affiorare non nasconde il peccato, umano e teatrale. L'eleganza è un destino che solo l'arte sa rendere necessario, togliendole ogni vizio. Enzo Siciliano Renzo Vespignani: presentazione, Palazzo delle Esposizioni. Vespignani sbarca al Kennedy da un jumbo e in valigia non ha altro che la propria umiltà di artigiano, una grafite dalla punta che incide il foglio bianco come un bisturi e con la quale ci affolla sopra, strato su strato, quel che la metropoli gli deposita nella retina. Ma quella retina è sapiente certo, ha letto tutti i libri, per dirla con Mallarmé, e visto tutta la pittura possibile… Questa esperienza di New York, proprio un percorso di periferie -e poteva essere diverso in Vespignani?- questo percorso che porta il pittore a scoprire la vitalità metropolitana dentro il degrado dei rifiuti o nella felicità delle insegne pubblicitarie - questo percorso che non può non chiamarsi Manhattan Transfer è anche un percorso votivo, un atto rituale dell'immaginazione, ua presa di possesso che si trasforma nella testimonianza di una invasione d'anima… Passa un vagone della subway sul foglio di carta, e la polvere della grafite va quasi a stampare la forma inconfondibile del movimento, e con se trascina un rombo sonoro di echi, il fiato inconfondibile del ventre metropolitano.
La biografia di Lorenzo Vespignani. Nato a Roma nel 1924, Renzo Vespignani è cresciuto in una delle più povere borgate romane, il Portonaccio. Qui, durante i mesi di Roma nazista, alla macchia come tanti suoi coetanei, comincia a disegnare raccontando in centinaia di piccoli fogli gli orrori dell'occupazione, il paesaggio sporco e patetico della estrema periferia, le rovine dei bombardamenti, il dramma degli emarginati, dei reduci, degli sciuscià. Il suo lavoro, tra il '44 e il '48 è un documento dell'Italia difficile, " l'accanito, monco, gracile, maldestro risorgere del piacere in mezzo alle rovine, come un filo d'erba tra i sassi " (M. Sager).  La sua prima mostra, nel 1945, a Roma, lo rivela come caso anomalo e inatteso nel panorama della tarda scuola romana: il suo segno crudele, " tedesco ", fortemente ispirato da Grosz e da Dix, segna la fine di quel clima estenuato, sfatto e profumato, che aveva visto come massimi protagonisti Malai e Scipione. E intanto, in quei mesi, la vita culturale della capitale riprende lentamente: Vespignani collabora con disegni e scritti alle riviste che si pubblicano precariamente, " Domenica ", " Folla ", " Mercurio ", " La Fiera Letteraria ". Se il suo linguaggio sembra derivare dai classici del secondo espressionismo, il suo mondo resta tipicamente romano, meno violentemente politicizzato rispetto a quello dei suoi modelli, e venato di pietà, di tenerezza, persino di un acre lirismo; uno sguardo, il suo, non molto diverso da quello di Rossellini e di De Sica.  Per molti anni il mezzo espressivo da lui preferito sarà il bianco e nero dell'inchiostro o dell'acquaforte (tecnica che già pratica con naturale maestria): mezzo "povero", cinico, duro, come le cose da ricordare di quei tempi calamitosi. Ed è già nelle sue prime prove la scoperta di una dimensione urbana, che non è soltanto paesaggio, ma livello e qualità diversa del vivere, intuizione dei guasti irreparabili che si vanno producendo nel tessuto della società italiana. Questo tema, in forme più o meno esplicite, e con diverse mediazioni narrative, resterà sempre al fondo del suo operare. Si che la sua pittura sembra accompagnare criticamente la storia degli ultimi trent'anni, dalla ricostruzione deviata, alle illusioni del consumismo, fino alla catastrofe dell'urbanizzazione selvaggia e alla conseguente morte della residua cultura contadina.  Nel 1956 fonda con alcuni amici architetti, letterati, registi, la rivista " Città a ' perta ", che esprime il distacco delle nuove e inquiete generazioni dalla agiogralia sclerotizzanté del movimento neorealista. Sono anni, questi, tra il '56 e il '59, che segnano per gli intellettuali un difficilissimo, tormentoso passaggio dagli entusiasmi e dalle speranze del dopoguerra alla piatta realtà dell'Italia " arricchita ": una caduta verticale dei valori e delle attese. E Vespignani li documenta con una pittura sempre più buia, che sembra sfiorare la spettralità e la morbosa t'norgani cità dell'informale: se le sue inclinazioni al racconto e alla evidenza realistica resistono, sono tuttavia nascoste da una penombra angosciosa, come se la lucidità dell'autore si smarrisse insieme a quella di tutti gli uomini. Ma nelle tenebre verdastre e acidule della sua pittura, è il terrore di Algeri, di Parigi martoriata dai " plastiquers ", delle risaie del Vietnam.  Nel 1963, insieme ai pittori Attardi, Catabria, Ferroni, Guerreschi, Guccione, Gianquinto, e ai critici d'arte Micacchi, Del Guercio, Morosini, fonda il gruppo " Il Pro e il Contro ", che diventa subito un punto di riferimento per i nascenti esperimenti neofigurali. L'attività svolta dal gruppo attraverso numerosissime mostre tematiche, dibattiti, articoli, s'insinua nel vuoto aperto dalla improvvisa crisi dell'esperanto informale e delinea la possibilità di un linguaggio pienamente cosciente e responsabile, la figura del pittore come intellettuale impegnato a influire direttamente sul tessuto sociale. -t a partire da questi anni che Vespignani recupera con sempre maggiore convinzione il carattere " positivo " della sua ispirazione: la fiducia nell'immagine evidente e corposa, nella possibilità di significare e colpire attraverso una rappresentazione letterale degli oggetti e degli uomini. Cose ed uomini che si fanno, nei suoi quadri, metafora, simbolo, elementi di una esplicita parabola. E sul piano del linguaggio sembra prevalere, come mai nella sua lunga esperienza, la forza del colore: che, sempre appoggiato alla nervosità del segno, esplode con accensioni violente nel bianco dei fondi.  Dal 1969, Vespignani lavora a grandi cicli pittorici: L'Imbarco per Citera (1969), un " affresco " del ceto intellettuale coinvolto nella crisi del '68, L'Album di famiglia (1971), polemica concentrazione dello sguardo sul mondo quotidiano dell'autore, Tra due guerre (1973-75), analisi dell'ideologia autoritaria e perbenistica della piccola borghesia italiana, presentato per la prima volta nella Galleria d'Arte Moderna di Bologna.  L'attività di illustratore risulta a volte, particolarmente congeniale alla sensibilità fortemente letteraria di Vespignani: La Question di Alleg, I Racconti di Kafka, il Decamerone, Le opere complete di Majakowski, i Quattro Quartetti di Eliot, i Sonetti di Gioacchino Belli, Il testamento di Francois Villon (1976) sono i testi che hanno fornito gli spunti per le sue realizzazioni più notevoli.  Importante anche la sua attività di scenografo: I giorni contati e L'assassino di Elio Petri, Maratona di danza e Le Bassaridi di Hans Werner Henze, I sette peccati capitali e La madre di Brecbt, Jenufa di janacek.  E' infine fondamentale, per una corretta valutazione della sua personalità, la nutritissima opera di incisore: più di trecento titoli in acquaforte, vernice molle e litografia.
 

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