Al MAS - La biografia dell’artista: Mario SCHIFANO - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - La biografia dell’artista: Mario SCHIFANO

Museo > Mario Schifano

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Siamo negli anni Sessanta. Mario Schifano ventenne è già nelle scuderie delle più note gallerie di arte contemporanea in entrambi i poli dell’asse culturale Roma-New York. Sono queste le città dell’avanguardia culturale a trecentosessanta gradi, dal cinema alla letteratura, all’arte; qui pulsa il sangue della dolce vita misto a quello della vita bohémienne dei giovani artisti come Mario. Nel 1962 Schifano ha uno studio a New York in Broadway street, frequenta Andy Warhol ed espone con Rauschenberg, Jones e gli altri del New Realism show. Sono questi gli anni dei suoi monocromi, che man mano si popolano dei primi segni, cifre, locuzioni, parole con valore didascalico, sintetico, ma soprattutto grafico perchè astrusi dal piano del significato. Schifano fa tabula rasa dell’Informale, che trionfa nelle gallerie da dieci anni, per ripensare la pittura in tutta la sua bidimensionalità, utilizza fogli di carta da pacco dipinti a smalto che si ingobbiscono sulla tela rivelandone, attraverso le increspature, il valore spaziale dello stesso supporto. Schifano ha interiorizzato la lezione di Fontana e Burri, ma non si ferma qui, i suoi monocromi sono il punto di partenza e non di arrivo. Continua la sua ricerca diversificando i piani di campiture di colore sulla tela e sovrappone in un secondo tempo perspex e plastica colorata tracciando paesaggi di segni, giustapposti tra di loro al fine di rivelare un’immagine mentale, un accenno, un’inquadratura parziale della realtà, mediata dalla visione pittorica. Schifano non guarda, ma isola particolari sulla tela, li ingrandisce in maniera macroscopica, li inquadra come un obiettivo della macchina fotografica, ne coglie il valore universale del dettaglio. Ben presto, questi segni diventano paesaggi anemici, perché sbiaditi su queste carte vissute, e perché già digeriti dagli strumenti tecnologici dei mezzi di comunicazione, fino a diventare dei veri e propri paesaggi tv. Siamo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, più precisamente nel Sessantotto. Tutta la cultura tradizionale viene messa in discussione e con essa  anche la pittura. Schifano non è indifferente alla contestazione, la vive, e la interiorizza  sprofondando in una crisi di identità che investe il proprio fare artistico di pittore e allora, vira verso la tecnologia. A partire dagli anni Settanta, infatti, Schifano produce opere carpendo “in diretta” immagini televisive che fotografa per poi stampare in negativo su carta sensibile, intervenendo in seguito con colori alla nitro. Visioni di un discorso senza sintassi, oppure serie di opere quasi identiche (penso alla serie di cinquanta tele dell’ora esatta con pochi secondi di differenza tra l’una  e l’altra) si alternano tra loro costruendo un bestiario di immagini direttamente estorte dal flusso del tubo catodico, oppure dalla miriade di fotografie scattate dall’artista con una foga quasi  maniacale. E’ un periodo cupo dal punto di vista personale dell’artista segnato dagli arresti per detenzione di stupefacenti e culminante in un tentativo di suicidio in seguito alla sua “prigionia” presso un ospedale psichiatrico. Schifano è profondamente segnato da questa esperienza tragica e una volta a casa, sembra trovare ossessiva consolazione nella compagnia della tv, sua delizia e dannazione. Poi finalmente arrivano gli anni Ottanta, arriva l’amore, la pittura ritrovata, che coincide con la sua grande svolta, la realizzazione del pittore in tutta la sua umanità; complici l’affermarsi della Transavanguardia e del Neoimpressionismo tedesco, ma principalmente segno della presa di coscienza da parte dell’artista della sua natura. Schifano è pittore, ed è un pittore estremamente rapido che si sente a suo agio con tele di dimensioni enormi, capace di compiere imprese titaniche. Famoso l’episodio di Chimera, una tela di quattro metri per dieci realizzata con il commento live di Achille Bonito Oliva a Firenze, accompagnata nella sua genesi dai commenti coloriti dei fiorentini, poi folgorati dal risultato finale. Arriva la metà degli anni Ottanta dicevo, Schifano ritrova tutta la sua Joie de vivre  nella potenza del colore spennellato vigorosamente su superfici importanti, nell’incrocio di segni che fanno esplodere tutta la vitalità del suo segno arzigogolato e balenante. Schifano scopre la gioia della paternità, dell’amore filiale con la nascita di Marco, dalla sua giovane e amata compagna Monica. Siamo nel 1985, da questo momento la sua pittura respira all’insegna della fecondità, si popola dell’immaginario infantile di Marco, si ricongiunge armoniosamente con la tematica delle proprie origini, la cromia, il deserto, le palme della Libia, dove era nato nel 1939. Non solo, negli anni Novanta la sua sensibilità verso i bambini si fa più acuta, l’artista coltiva il sogno di un’arte per tutti, senza risvolti psicologici inafferabili, senza sovrastrutture culturali elitarie, egli desidera un’arte facile da amare e comprendere, anche per i più piccoli. Continua in questo periodo il suo rapporto prolifico con la televisione, il cinema ed i mass media in generale, dai quali attinge a piene mani immagini rifondendole in una nuova sequenza visiva e comunicativa grazie alla pittura; sperimenta le immagini come parole e gli ideogrammi come immagini. Le fotografie, infine, in particolare le polaroid istantanee, diventano il suo taccuino su cui annotare nell’immediatezza immagini famigliari o del mondo contemporaneo. Schifano non smetterà mai di dipingere fino alla fine, quando nel 1998 si spegne in seguito ad un infarto. A chiudere la mostra, un’opera emblematica: il seduttore, un televisore con un cavo molto simile alla coda biforcuta di un diavoletto, a suggellare questa prolifica e diabolica coalizione di sempre, tra Mario e la tv.
Mario SCHIFANO (1934-1998) (Libya) è un artista nato nel 1934. La prima aggiudicazione registrata sul sito è un/a pittura del 1987 da Sotheby's, e la più recente un/a pittura del 2019. La quotazione e gli indici dell'artista stabiliti da Artprice.com si basano su 7.130 aggiudicazioni. In particolare: pittura, stampa multiplo, scultura volume, fotografia, disegno acquarello, arazzo, ceramiche, mobilio, oggetti. 46 opere dell'artista Mario SCHIFANO (1934-1998) saranno prossimamente in sala d'asta. Sulla Marketplace di Artprice sono proposte 34 opere dell'artista in vendita. , venduti da 27 Artprice Store. Mario Schifano nacque nella Libia italiana dove il padre, impiegato del ministero della Pubblica Istruzione, era stato trasferito. Dopo la fine della guerra tornò a Roma dove, a causa della sua personalità irrequieta, lasciò presto la scuola, lavorando in un primo momento come commesso, per poi seguire le orme del padre che lavorava al museo etrusco di Villa Giulia come archeologo e restauratore. Fu proprio grazie a questa esperienza che Schifano si avvicinò all'arte eseguendo, in un primo periodo, opere che risentivano dell'influenza dell'Arte informale. La sua prima personale fu alla Galleria Appia Antica di Roma nel 1959. Sul finire degli anni cinquanta, Mario Schifano partecipò al movimento artistico Scuola di Piazza del Popolo assieme ad artisti come Francesco Lo Savio, Mimmo Rotella, Giuseppe Uncini, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli. Il gruppo si riuniva al Caffè Rosati, bar romano allora frequentato fra gli altri da Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Federico Fellini e situato a Piazza del Popolo, da cui prendono il nome. Nel 1960 i lavori del gruppo vengono esposti, in una mostra collettiva, presso la Galleria La Salita e nel 1961 ottiene il Premio Lissone per la sezione "Giovane pittura internazionale" ed ottiene una personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis a Roma. Nel frattempo, al Caffè Rosati aveva conosciuto fra gli altri la sua futura amante Anita Pallenberg, con la quale fece il suo primo viaggio a New York nel 1962 dove entrò in contatto con Andy Warhol e Gerard Malanga frequentando la Factory e le serate del New American Cinema Group. In questo frangente partecipò alla mostra New Realists alla Sidney Janis Gallery, una collettiva che comprendeva gran parte dei giovani artisti della Pop Art e del Nouveau Réalisme, fra cui Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Ebbe poi occasione di partecipare alla vita mondana newyorkese che lo portò alle prime sperimentazioni con l'LSD. Al suo ritorno da New York, dopo aver partecipato a mostre a Roma, Parigi e Milano, partecipa nel 1964 alla XXXII Esposizione internazionale d'arte. In questo periodo, i suoi quadri sono "paesaggi Anemici", nei quali è la memoria ad evocare la rappresentazione della natura con piccoli particolari o scritte allusive e compaiono in embrione le rivisitazioni della storia dell'Arte che lo portarono più tardi alle famose opere pittoriche sul futurismo. Sono dello stesso anno anche i suoi primi film in 16 mm Round Trip e Reflex, che lo inseriscono, come figura centrale del cinema sperimentale italiano, al margine di quel movimento che di li a poco avrebbe portato all'esperienza della Cooperativa Cinema Indipendente, alla quale non aderì mai apertamente. A Roma conobbe e frequentò Marco Ferreri e Giuseppe Ungaretti al quale, già ottantenne, offrì una serata al Peyote. Ma una delle conoscenze di questo periodo che più lo influenzarono fu quella con Ettore Rosboch, con il quale strinse una profonda amicizia, basata sulla comune passione per la musica. In quegli anni, anche grazie ai continui viaggi a Londra dei due, Mario Schifano ed Ettore Rosboch stringono amicizia con i Rolling Stones, ai quali presentano Anita Pallenberg che nel 1965 inizia una relazione con Brian Jones, per poi diventare, anni dopo, la moglie di Keith Richards. Nel 1965 partecipa alla Biennale di San Marino ed alla Biennale di San Paolo del Brasile e realizza il suo ciclo di lavori dal titolo Io sono infantile, risvegliando l'interesse fra gli altri di Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo dell'Arco e Goffredo Parise.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Mario SCHIFANO
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Mario SCHIFANO.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Mario SCHIFANO
  •    La biografia di Mario SHIFANO

Gioventù ed esordi
Mario Schifano nacque nella Libia italiana, dove il padre era impiegato del ministero della Pubblica Istruzione. Dopo la fine della guerra tornò a Roma dove, a causa della sua personalità irrequieta, lasciò presto la scuola, lavorando in un primo momento come commesso, per poi seguire le orme del padre che lavorava al museo etrusco di Villa Giulia come archeologo e restauratore. Grazie a questa esperienza si avvicinò all'arte eseguendo, in un primo periodo, opere che risentivano dell'influenza dell'Arte informale. La sua prima mostra personale fu alla Galleria Appia Antica di Roma nel 1959. Sul finire degli anni cinquanta partecipò al movimento artistico Scuola di Piazza del Popolo assieme ad artisti come Francesco Lo Savio, Mimmo Rotella, Giuseppe Uncini, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli. Il gruppo si riuniva al Caffè Rosati, bar romano allora frequentato fra gli altri da Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Federico Fellini e situato a Piazza del Popolo, da cui presero il nome. Nel 1960 i lavori del gruppo vengono esposti, in una mostra collettiva, presso la Galleria La Salita.
 
Anni sessanta
Nel 1961 ottiene il Premio Lissone per la sezione "Giovane pittura internazionale" e una personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis a Roma. Nel frattempo, al Caffè Rosati aveva conosciuto fra gli altri la sua futura amante Anita Pallenberg, con la quale fece il suo primo viaggio a New York nel 1962 dove entrò in contatto con Andy Warhol e Gerard Malanga frequentando la Factory e le serate del New American Cinema Group. In questo periodo partecipò alla mostra New Realists alla Sidney Janis Gallery, una collettiva che comprendeva gran parte dei giovani artisti della Pop Art e del Nouveau Réalisme, fra cui Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Ebbe poi occasione di partecipare alla vita mondana newyorkese che lo portò alle prime sperimentazioni con l'LSD. Al suo ritorno da New York, dopo aver partecipato a mostre a Roma, Parigi e Milano, partecipò nel 1964 alla XXXII Esposizione internazionale d'arte. In questo periodo, i suoi quadri definiti "paesaggi Anemici", nei quali è la memoria a evocare la rappresentazione della natura con piccoli particolari o scritte allusive, compaiono in embrione le rivisitazioni della storia dell'Arte che lo portarono più tardi alle famose opere pittoriche sul futurismo. Sono dello stesso anno anche i suoi primi film in 16 mm Round Trip e Reflex, che lo inseriscono, come figura centrale del cinema sperimentale italiano, al margine di quel movimento che di li a poco avrebbe portato all'esperienza della Cooperativa Cinema Indipendente, alla quale non aderì mai apertamente. A Roma conobbe e frequentò Marco Ferreri e Giuseppe Ungaretti al quale, già ottantenne, offrì una serata al Peyote. Ma una delle conoscenze di questo periodo che più lo influenzarono fu quella con Ettore Rosboch, con il quale strinse una profonda amicizia, basata sulla comune passione per la musica. In quegli anni, anche grazie ai continui viaggi a Londra, i due strinsero amicizia con i Rolling Stones, ai quali presentarono Anita Pallenberg che nel 1965 iniziò una relazione con Brian Jones, per poi diventare, anni dopo, la moglie di Keith Richards. Nel 1965 partecipa alla Biennale di San Marino e alla Biennale di San Paolo del Brasile e realizza il suo ciclo di lavori dal titolo Io sono infantile, risvegliando l'interesse fra gli altri di Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo dell'Arco e Goffredo Parise. Nel 1966-67, anche grazie alla collaborazione di Ettore Rosboch forma la band Le Stelle di Mario Schifano, avviando così una stretta collaborazione con i musicisti Giandomenico Crescentini, ex bassista dei New Dada, il chitarrista romano Urbano Orlandi, il tastierista Nello Marini, ed il batterista alessandrino Sergio Cerra dei quali gestisce l'indirizzo musicale e la regia dei concerti trasformandoli, per un paio d'anni, in uno degli esempi più alti di musica psichedelica italiana ed internazionale. Mario Schifano lasciò il gruppo a se stesso dopo l'evento romano Grande angolo, sogni e stelle svoltosi il 28 dicembre al Piper Club, dedicandosi più attivamente alla sua attività cinematografica ed artistica, e lasciandosi anche trascinare in una temporanea relazione con Marianne Faithfull, di cui si parlò molto nella stampa scandalistica inglese. L'impianto visivo della serata Grande angolo, sogni e stelle prevedeva inoltre la proiezione sui musicisti, tramite quattro proiettori, di immagini sul Vietnam, di immagini di natura e del lungometraggio Anna Carini vista in agosto dalle farfalle precedentemente presentato allo Studio Marconi. Nel 1967 realizza le sequenze dei titoli di testa e di coda per il film L'harem di Marco Ferreri. Fu proprio grazie all'interessamento di Ferreri al suo lavoro se l'anno dopo riuscì a produrre la sua Trilogia per un massacro, formata dai tre lungometraggi Satellite (1968), Umano non umano (1969)[7], a cui collaborarono Adriano Aprà, Carmelo Bene, Mick Jagger, Alberto Moravia, Sandro Penna, Rada Rassimov e Keith Richards e Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani(1969). Nel 1968 disegna la copertina di Stereoequipe degli Equipe 84. Nel 1969 l'appartamento, sito in Piazza in Piscinula a Roma che allora apparteneva a Schifano, fu usato da Ferreri come set del film Dillinger è morto, che vede alcuni dipinti dell'artista alle pareti. Nel 1969 i Rolling Stones dedicano a Mario Schifano il brano Monkey Man.
 
Anni settanta e ottanta
Nel 1971 alcuni suoi quadri vengono inseriti da Achille Bonito Oliva nella mostra Vitalità nel negativo nell'arte italiana 1960/70. Inoltre, la sua amicizia con il presidente della Biennale di Monza, Oscar Cugola, lo portò ad essere molto vicino agli ambienti televisivi. Restano memorabili le sue esibizioni tra centinaia di allieve e appassionate (tutte le quali avevano avuto, in precedenza o successivamente agli incontri, meravigliosi rapporti sessuali con il maestro) con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici. Molti dei suoi lavori, i cosiddetti "monocromi", presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela. L'influenza di Jasper Johns si manifestava nell'impiego di numeri o lettere isolate dell'alfabeto, ma nel modo di dipingere di Schifano possono essere rintracciate analogie con il lavoro di Robert Rauschenberg. In un quadro del 1960 si legge la parola "no" dipinta con sgocciolature di colore in grandi lettere maiuscole, come in un graffito murale. Tra le opere più importanti di Mario Schifano vanno ricordate le "Propagande" serie dedicate ai marchi pubblicitari (Coca-Cola ed Esso) in cui si ha quel chiaro esempio di popular art, ovvero la veicolazione di immagini di uso comune e facilmente riconoscibili citate in molteplici modi o particolari delle stesse, alle biciclette, ai fiori e alla natura in genere (tra le serie più famose troviamo i "Paesaggi anemici", le "Vedute interrotte", "L'albero della vita", "estinti" e i "Campi di grano").Sono sicuramente da annoverare come tra le opere più riconoscibili è importanti le tele emulsionante, figlie di quei suoi continui scatti fotografici che accompagnano tutta la sua vita, tele dove vengono riproposte immagini televisive di consumo quotidiano, sono molteplici e a flusso continuo con leggeri interventi pittorici. Esistono nella sua produzione anche tele dove in tecnica serigrafia sono riproposte immagini tra le più importanti da lui realizzate (Esso, Compagni compagni, Paesaggi) non sono da intendere come "serigrafia" ma per l'appunto opere uniche realizzate con la suddetta tecnica, ricordiamo come lo stesso Schifano in quegli anni aveva quasi abbandonato la "pittura" in quanto lui stesso affermava che la pittura era morta e a diventare obsoleta rispetto all'utilizzo di tecniche diverse (vedi emulsioni o serigrafico). In realtà non la abbandonera' mai nonostante la realtà pittorica di quegli anni lo suggerisse, anche se però divenne un precursore sempre curioso dell'uso della tecnologia per la sua produzione artistica. Per affinità con le tendenze culturali di cui sopra negli anni ottanta entrò in contatto con il gruppo di creativi (illustratori, scrittori, fumettisti, reporter) della rivista Frigidaire (Stefano Tamburini, Vincenzo Sparagna, Andrea Pazienza, Tanino Liberatore, Massimo Mattioli, Filippo Scòzzari). Nel 1984 realizza il "Ciclo della natura", composto da dieci grandi tele donate al Museo d'Arte Contemporanea di Gibellina, in provincia di Trapani.
 
Anni novanta
L'ultimo periodo di produzione è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità, interrotto soltanto da alcuni cicli più prettamente pittorici. Il 27 marzo 1997 l'artista, che negli anni ottanta aveva subito delle condanne per possesso di sostanze stupefacenti, ottenne dalla Corte d'Appello penale di Roma la completa reintegrazione giudiziaria perché "la droga era solo per uso personale". Morì a 63 anni, mentre si trovava nel centro di rianimazione dell'ospedale Santo Spirito di Roma, a causa di un infarto.

 

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