Al MAS - La biografia dell’artista: Georges ROUAULT - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - La biografia dell’artista: Georges ROUAULT

Museo > Georges Rouault

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Le opere di Georges Henri Rouault. Nel 1904, al salon d‟Automne espone 44 opere di prostitute, ballerine e clown. 1907 La scelta dei soggetti verte sempre più verso gli ultimi ed i diseredati, vedi nani, saltimbanchi e tutte le figure del circo, realtà questa che osservava fin da ragazzo nelle ripide e strette strade della sua Belleville. Anche il tema dei giudici verrà affrontato a partire da quegli anni, ogni ipocrisia morale viene messa alla berlina dal pittore. Amico del filosofo Maritain che intorno agi anni 20 gli farà conoscere un giovane prete italiano G. B. Montini, il suo esistenzialismo drammatico (pittura filosofica), lo porterà nel corso degli anni ad essere considerato il maggior pittore di arte sacra di tutto il '900. La crudezza delle sue immagini attraverso la pittura, la grafica dell'incisione, i guache, l'acquarello e la litografia ci riportano ad una espressione che lui definisce di “singhiozzi notturni strozzati”, ferite che nel suo lavoro mostrano come il parallelo arte vita è il valore primario. La sua pittura è uno specchio dove tutti noi possiamo vedere anche le nostre miserie: identifica l'esperienza umana come un passaggio. Nei suoi scritti definisce l'artista come un pellegrino, si sottrae ad ogni esistenzialismo estetico e superficiale, alla ricerca di una verità che va oltre il bello dell'estetica ottocentesca di Ingres e di tutta l'art pompier. La sua è una pittura della sofferenza “ La miseria scava solchi nelle ragazze più belle”. Verrà anche definito “pittore delle tenebre” assimilato ai pittori maledetti ma è a mio avviso un'artista che traghetta le coscienze verso il mistero della sofferenza che porta a Cristo redentore: dal Golgota al Sepolcro alla Resurrezione. Una fede che si fa grido nella notte al cospetto di Cristo. Ebbe a dire “Nella solitudine della sua cella di pittore: cristiano in questo tempo così incerto non credo altro che a Gesù sulla croce.” Per Rouault il bisogno dell'uomo è di essere perdonato. Orrore ed angoscia si nascondono dietro la maschera dell‟allegria. 1910 Prima mostra personale. Il suo interesse è rivolto alla figura umana. 1917-1927 Porta a termine il Miserere, opera grafica composta da 58 incisioni edita da Ambroise Vollard, dedicata alla madre e al suo maestro G. Moreau, che verrà però pubblicata solamente nel 1948, Vollard morirà però nel 1939. Queste incisioni, più volte rivisitate dall‟artista rimandano ai salmi. Il Miserere o Salmo 50 è il più famoso fra i 7 salmi penitenziali di Davide. (Miserere Mei, Deus Secundum Magnum Misericordiam Tuam). Abbi pietà di me, o Dio, nella Tua Grande Misericordia. Nella liturgia cattolica accompagna i momenti di lutto e di dolore dagli uffici funebri ai riti quaresimali. Rouault conclude il Miserere con una grafica esprimendo un'idea di speranza e di liberazione dal male come ricorda la citazione di (Isaia 53,5) da cui trae il titolo “Dalle Sue Piaghe Siamo Stati Guariti”. Se tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo (Giovanni 1,3) il volto di Cristo appare in tutte le cose anche negli aspetti più dimessi e miserabili, peccato e redenzione. Bellissima anche l'epigrafe posta ai piedi di un'incisione scritta questa volta in francese: “Il giusto come legno di sandalo profuma la scura che lo colpisce” e ancora “Sarebbe così dolce amare” riferito alla frase di Gesù “Amatevi come io vi ho amati”. In una poesia dedicata alla madre del 1914 3 dirà: “Va vecchia madre/ vaga pazientemente/ e lungamente/ per nutrire/ questi bravi bambini/ che ti abbandoneranno/ come un legno vecchio/ da gettare nel fuoco/ quando il freddo morde/ la carne e l'anima. Per Sartre l'inferno sono gli altri per Rouault tutti siamo uomini lupi. Il peccato è parte della nostra natura ed è causa di sofferenza ecco il singhiozzo spezzato nella notte che non si lascia andare però alla disperazione, ma che guarda “alla terra promessa” Montini crede nella sua arte e insieme a Maritain cercheranno di organizzare una mostra a Roma bloccata però dal Santo uffizio. E' tempo che la chiesa accolga nel perimetro della liturgia (vedi Vaticano II) gli artisti come poeti e profeti. Papa Paolo VI invitato all'ONU a New York per parlare ai capi di stato porterà con se' un'opera del maestro come omaggio e testimonianza di una fede rispondente alla sensibilità contemporanea. Nel secondo concilio di Nicea dell'anno 787 si parlava già di un telo doppio piegato, il Mandylion di Edessa (alcuni studiosi lo identificano con la sindone di Torino), su cui era visibile l'immagine di Cristo che impressionò molto Rouault. 1898 A Torino Secondo Pia, avvocato appassionato di fotografia scatta per la prima volta un'istantanea alla preziosa reliquia: il telo sindonico era un negativo fotografico. Il negativo della pellicola ha restituito allo sguardo il positivo dell'uomo impresso: un'immagine che imprime l'anima. Rouault, possiamo affermare oggi secondo le parole del Santo Padre, Papa Francesco, è un pittore di periferie esistenziali, di povera gente spesso dimenticata.
Le opere di Georges Henri Rouault.  1926 Lavora alla grafica per la pubblicazione dei “Ricordi intimi” per André Suarés. Baudelaire, Renoir, Degas, Huysmans sono considerati da Rouault maestri spirituali. Realizzerà inoltre opere grafiche anche per la pubblicazione sempre di Vollard dei “Fiori del male” di Baudelaire. 1934/1935 Realizza lavori di grafica per la realizazione di“Passione” sempre di André Suarés. Testi apocrifi nei quali trovano molto spazio la figura del contadino: “Scavo e vivo”. Dal 1945 dipingerà sempre più arte Sacra. Per Rouault l'arte non è proiezione di un'estetica idealizzante, bensì dell'essere, di una esistenza tesa alla ricerca del Volto Santo contemplato nella solitudine o nell'incontro con Clochard, prostitute e clown: gli eredi del Regno dei Cieli. La pittura di Rouault scuote le coscienze dei ben pensanti ed il pietismo dei cattolici distanti dalla routine dei calvari: una pittura di accusa e di perdono. Se possiamo fare dei paragoni tra il Volto Santo e l'Urlo di Munch potremmo dire che il Volto Santo raccoglie in se' ogni grido di dolore anche quello dell'uomo di Munch nel quale la disperazione ricapitola tutta nella creazione nella speranza di essere nell'amore del Padre. Rouault non sarà un pittore che ama le ideologie, la sua arte che si inserisce anche nel periodo fra le due grandi guerre, sarà un'arte consapevole degli eccidi e del presente, ma sarà un'espressione fuori dagli schemi, fuori dal tempo. In un finale di 4 una sua poesia scriverà ancora: “...La pace non sembra regnare/ su questo Mondo angosciato/ di ombre e di parvenze/ Gesù sulla croce ve lo dirà meglio/ di me.” Un'arte del passato e del futuro, amava le grandi cattedrali e le vetrate, le pietre modellate da artigiani sconosciuti. Una pittura che ha come riferimento essenziale il Vangelo “Non la regola del fariseo ma la libertà dell'adesione che è il Cristo vivente dell'amore, la sofferenza e la croce sono la via obbligata.” Suarés afferma che la sintesi di verità è bellezza, era operante ai piedi della croce, si chiamava e si chiama Maria ed era una donna. Rouault amava anche Shakespeare. Potremmo rileggere nel suo lavoro una frase che lo stesso drammaturgo fa dire nell'opera di Giulietta e Romeo a Romeo “La notte ha bruciato tutte le sue candele”, così l'artista, il pellegrino, in questo modo gli piaceva definirsi, brucia la sua notte (che è anche la nostra) nel suo lavoro fatto di singhiozzi e pianto ma di profonda speranza di un passaggio all'altra riva, all'altra vita, verso il mistero che è il Crocifisso Risorto, dal Getsemani alla Pasqua. Sironi, pittore del '900 italiano, dirà di lui, in una monografia del 1945 a Milano, che è uno spirito angelico. Nel lavoro di Rouault c'è un dolore cosmico nato con l'uomo proteso verso una dimensione universale. La trasfigurazione del reale accomuna Rouault all'amico filosofo Maritain (realismo esistenziale), realtà legata alla ragione, processo antologico e teologico nella quale si manifesta anche la carità di Dio. La violenza e il dolore non è solo nelle guerre, ma riguarda tutto il dolore della vita, nell'ingiustizia, nella povertà. Per Rouault non c'è un uomo che non sia un clown, ed ogni meschinità, ogni miseria umana può essere riscattata “Amate le cose che non si vedono e non si pesano”. Diceva il Foscolo “Il sole risplende sulle figure umane e le riscatta”. “Il Signore fa sorgere il Sole sui buoni e sui cattivi”. Il pittore, come egli amava dire, ha scelto la parte migliore. Per Rouault la pittura è forma colore e armonia, il volto è fonte di immensa ispirazione, i nudi rettangoli di certi quadri che compongono croci traboccano di speranze e di fede verso Cristo. Ancora in una sua poesia del 1934 “In Notre Dames de la Fin des Terres” inizia dicendo: “Alla fine del lungo cammino/ la Madonna di Fin des Terres/ non tenderà le braccia al pellegrino?” E‟ così che la domanda si trasforma nella sua pittura in certezza evangelica.  Bibliografia essenziale: • ROUAULT IL CIRCO, LA GUERRA, LA SPERANZA, opere grafiche dalle collezioni milanesi, a cura di Elena Pontiggia, edizione medusa. • Georges Rouault la notte della redenzione, opere grafiche e disegni a cura di Andrea Dall'Asta S. I. Elena Pontiggia Michele Tavola, edizioni ETS • Georges Rouault, museo d'arte moderna della città di Lugano, edizioni M d'A M. • Roualt Passione testi di André Suarés, edizione italiana a cura di Roberto Mussapi, Jaca Book.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Georges ROUAULT
 
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Georges ROUAULT.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Georges ROUAULT
  •    La biografia di Georges ROUAULT

Georges Henri Rouault (Parigi, 27 maggio 1871 – Parigi, 13 febbraio 1958) è stato un pittore francese.

LA BIOGRAFIA DI GEORGES HENRI ROUAULT
Nato da una famiglia di umili origini, il nonno materno gli trasmise l'amore per l'arte.
Dal 1885 al 1890 fu apprendista presso un pittore e restauratore di vetrate e contemporaneamente seguì i corsi serali della Scuola di arti decorative.
Nel 1891 entrò nell'École des Beaux-Arts sotto la guida di Gustave Moreau, del quale divenne un allievo prediletto tanto che, nel 1898, alla morte di Moreau, venne nominato conservatore del Museo Moreau di Parigi.
È dovuto probabilmente all'influenza di Gustave Moreau l'uso evocativo e simbolico dei colori tipico delle sue prime opere.

LE PRIME MOSTRE CON I FAUVES DI GEORGES HENRI ROUAULT
All'École des Beaux-Arts, Rouault conobbe Henri Matisse, Albert Marquet, Henri Manguin e Charles Camoin: queste amicizie lo avvicinarono allo stile dei fauves.
Dal 1895 in poi partecipò alle maggiori mostre pubbliche, in particolare al Salon d'Automne, in cui espose principalmente dipinti a soggetto religioso, paesaggi e nature morte.
Nel 1905 espose al Salon d'Automne con il gruppo dei fauves: mentre Henri Matisse rappresenta l'aspetto riflessivo e razionale del gruppo, lui ne incarna l'anima più spontanea e istintiva.
Secondo alcuni critici, il suo periodo di apprendistato presso un pittore di vetrate è all'origine di alcune sue peculiarità, come il segno nero dei contorni, spesso e marcato, usato in senso espressionista e totale, come colore che schiaccia e appiattisce gli altri e ne condiziona la scala cromatica.
Suggestionato da Vincent van Gogh, accelera il ritmo della composizione, usa i colori in modo esasperato, crea forti contrasti di tono per liberare la foga e l'immediatezza espressiva. Lo sfondo è appena accennato con un disegno nervoso e frammentario, le figure sono dipinte a pennellate larghe e contornate con tratti rapidi e marcati, che esprimono con violenta naturalezza l'intensità delle emozioni.
Anche la caratterizzazione dei personaggi enfatizza le espressioni per farli assomigliare a caricature grottesche che suscitarono l'ammirazione dagli esponenti dell'espressionismo.

LA MATURITÀ ESPRESSIONISTA DELL’ARTISTA GEORGES HENRI ROUAULT
A partire dal 1907 Rouault eseguì una serie di dipinti dedicata ai tribunali, ai clown, ai pierrot e alle prostitute, opere espressioniste per la modalità d'esecuzione e per la foga del giudizio morale, in cui è evidente l'impietosa aggressività con cui caratterizza i volti dei personaggi, visti come rappresentanti di un'umanità sconfitta e umiliata.
In queste opere si avverte lo spiritualismo espresso nelle forme di un drammatico esistenzialismo da collegarsi al filosofo Jacques Maritain, suo amico e consigliere spirituale per tutta la vita; questo spiritualismo fece di Rouault uno dei maggiori pittori di arte sacra del Novecento.
Alle tematiche morali e sociali dei primi anni si affiancano così i soggetti religiosi, ora drammatici e sofferti, ora rasserenati da un sentimento di pace interiore: l'artista ritrae impietosamente i personaggi che vivono ai margini della società e raffigura con crudezza le prostitute e i clown, i giudici e gli imputati per compiere “un viaggio nell'inferno, ma con la fede nella redenzione”.
Nel 1910 Rouault tenne la sua prima mostra personale alla galleria Druet, dove presentò un gran numero di dipinti e ceramiche che lo posero come uno dei precursori dell'espressionismo.
La maturità espressiva era ormai raggiunta: i primi e fondamentali insegnamenti di Gustave Moreau sono stati rielaborati e messi in pratica secondo una visione poetica originale. Queste opere vennero studiate con grande attenzione dagli artisti tedeschi che, nell'estate del 1905, a Dresda, avevano formato il primo nucleo del futuro espressionismo.

LA NATURA E IL DIVINO NELLE OPERE DI GEORGES HENRI ROUAULT
Anche se il centro del suo interesse rimase sempre la figura umana, Rouault si appassionò alla natura, realizzando opere di intensa e profonda poesia, affermando: “un albero contro il cielo possiede lo stesso interesse, lo stesso carattere, la stessa espressione della figura umana”.
I paesaggi, delineati con rigore ordinato di piani, di linee e di colori, sono visti come il luogo sacro per eccellenza, dove l'uomo può trovare le tracce del divino e cercare serenità e armonia spirituale, lontano dai mali e dalle miserie materiali e morali della società moderna.
Dal 1917 Rouault si dedicò alle stampe, continuando a cercare ispirazione nei soggetti sacri, soprattutto nel tema della passione di Cristo: il volto di Cristo e il pianto delle donne ai piedi della croce sono il simbolo della presenza del dolore nel mondo, illuminato però dalla fede nella resurrezione.
A partire dal 1930 cominciò a esporre anche all'estero e si fece apprezzare principalmente a Londra, New York e Chicago. In questi anni la tensione drammatica si allentò a favore di un maggiore equilibrio formale. Oltre alla pittura, continuò a dedicarsi con passione all'incisione e lavorò alla sua opera grafica più impegnativa, il ciclo Miserere, pubblicato nel 1948.
Rouault morì a Parigi il 13 febbraio 1958.
Rouault viene citato da Leonardo Sciascia nel romanzo Todo modo.


Opere grafiche e disegni di Georges Rouault. Con una mostra dedicata all’artista francese Gorge Rouoult (1871 – 1958), presso la Galleria d’Arte Moderna “Raccolta Lercaro” di Bologna, dal 23 gennaio al 27 giugno 2010, a cura di Andrea Dall’Asta, Elena Pontiggia e Michele Tavola, la Raccolta Lercaro intende riflettere sulle tematiche fondamentali della sua opera. Attraverso un’ampia selezione della sua produzione grafica, oltre un centinaio di fogli, sono presentati i maggiori cicli dell’autore, dal “Miserere” alle due serie di “Cirque”, da “Réincarnations du Pére Ubu” a “Les Fleurs du mal”, fino a “Passion”. Al termine del percorso delle opere di Rouaolt sono collocate tre grandi tele monocrome dell’artista americano David Simpson, provenienti dalla collezione Giuseppe Panza di Biumo. A Parigi, ma anche altrove, si tenta l’evasione della realtà determinata dalla guerra. Ci sono in proposito canzoni che hanno la forza di documenti. Le vie che conducono all’evasione sono l’alcool, il Jazz e la droga. Sul palcoscenico del mondo l’uomo si attribuisce volontariamente una personalità e la rappresenta nel gran gioco ch’è l’umana esistenza. Nella folle corsa alla ricerca della “Libertà Dada”, urlo dei colori, intreccio dei contrari, alcuni artisti tentano ancora il recupero di valori che sembrano irrimediabilmente perduti: lo slancio religioso dell’uomo verso Dio, il bene della famiglia nella luce della tradizione cristiana. Fra essi Gorge Rouault li ricerca nelle stagioni in cui essi vennero puntualmente espressi: nelle stagioni del cristianesimo primitivo, nel romanico, nel gotico. Gorge Rouault fu sempre pittore isolato, destinato tutta la vita controcorrente, eppure uno dei massimi artisti del nostro secolo, del quale esprime, come forse nessun altro, la coscienza di trovarsi immersi in un mondo corrotto e violento e, al tempo stesso, l’aspirazione al riscatto. A questo egli giunge attraverso uno spirito profondamente religioso; ma va subito chiarito che la sua religiosità non è quella tradizionale della devozione pietistica; piuttosto la ricerca della fratellanza umana, è la solidarietà verso la sofferenza, è l’accusa contro chi determina quella sofferenza, contro gli ipocriti, contro i farisei. In questo senso la sua religiosità è quella di ognuno di noi, anche di chi non crede, ma sente in sé l’eterno, come l’uomo ha sempre sentito, malgrado la propria fragilità e caducità. Il tentativo di Rouault è di superare il presente per configurare in senso universale i termini della salute dello spirito secondo i precetti cattolici. Egli che aveva assunto le prostitute quali simboli del male e le aveva poste impietosamente alla gogna davanti alla società licenziosa con savonaroliana eloquenza, analogamente a un sacerdote che scaglia dal pulpito un anatema. Nelle sue opere non c’è una volontà di scandalizzare, quanto di riflettere sulla condizione umana. Come lui stesso ha scritto: “Ci sono certi accenti nei volti delle mie Donne, che hanno indotto a pensare che io volessi mostrare l’ignominia di queste creature. Io questa ignominia l’ho vista solo quando gli altri me l’hanno fatta vedere. Per loro provavo solo pietà”. Si volgerà dopo il ’20 al tema della famiglia: in un mondo assediato dal Male, il rifugio per l’uomo è rappresentato per lui dalla sacertà della famiglia. Ma quell’uomo si trasforma in un “clown”; in una società non redenta dalla grazia, l’uomo gioca la parte di un buffone dileggiato e oltraggiato. Analogamente le figure del circo rouaultiano dimostrano, quasi evocando gli insegnamenti di Pascal, l’illusorietà del divertimento, l’infelicità e il dramma che si nasconde sotto la maschera dell’allegria. Eppure, nell’intimità della famiglia il clown può trovare il sollievo dello spirito, il lenimento morale alle sue ferite. Se Rouault dipinge Cristo, i profeti oppure i santi, questi non hanno alla fine volto diverso. Sono clown pur essi davanti al cinismo delle folle. Anche Rouault è a suo modo un nostalgico dell’Età dell’Oro, che egli vede coincidente con un mondo ordinato secondo i Testamenti. Naturalmente noi sappiamo oggi che egli appartiene al suo tempo proprio perché si è scatenato contro esso. La sua rivolta ha un carattere assolutamente individuale. Nel 1937 scriveva:” Io sono un docile: ma è alla portata di tutti rivoltarsi, più difficile è obbedire in silenzio a certi appelli interiori e passare la vita a cercare i mezzi di espressione sinceri e congeniali al nostro temperamento o alle nostre doti, se ne abbiamo”. Come scrive Dall’Asta, curatore della mostra, “La pittura di Rouault diventa una sorta di dito del perdono di Dio sulle ferite del mondo. Questa umanità ferita, ferocemente dipinta nella sua atroce bruttezza, precipiterebbe nelle tenebre se non fosse illuminata da Gesù… Egli accompagna l’uomo alle frontiere dell’universo per indicargli dove inizia la luce della grazia. Cristo si fa vittima del male, della sopraffazione e della violenza, per condurlo verso la luce della speranza. Conduce l’uomo al limitare della notte perché possa volare sulle ali dell’aurora”. Prendiamo tra le sue serie di grafica più famose (58 acquetinte) “Il Misere”, forse l’esito più alto che l’artista francese abbia compiuto (terminato nel 1927, pubblicato nel 1948), strettamente legato alla guerra del 1914 – 1918. Qui, Rouault proclama una protesta contro la miseria, l’ingiustizia, la guerra e l’impotenza dell’uomo davanti alla morte. Tuttavia, c’è una speranza che può riscattare questo dolore. E’ l’amore del sacrificio di Cristo. Cantore dell’Incarnazione, Rouault è artista allo stato puro, che non registra e rappresenta il visibile sottoponendolo ai canoni della catechesi o dell’apologetica. “Egli – come scrive – mons. Ravasi –nel visibile, pesante e carnale, tenebroso e opaco, cerca invece di intravedere l’Invisibile che vi è custodito. Un po’ come affermava Hermann Hesse nel suo “Klein e Wagner”: “Arte significa: dentro ogni cosa mostrare Dio”.
Georges Rouault nacque il 27 maggio 1871 a Parigi in una famiglia di umili origini (il padre ebanista), in cui il nonno materno gli trasmise l'amore per l'arte.  Pittore vicino al gruppo dell'avanguardia francese dei "fauves", Rouault si mantiene però isolato e venne considerato il maggior pittore d'arte sacra di epoca moderna. Dal 1885 al 1890 fu apprendista presso Hirsh, un pittore e restauratore di vetrate antiche, e contemporaneamente seguì i corsi serali della Scuola di arti decorative, ma è insofferente all’orientamento classicista che ne caratterizza l’insegnamento.   Per breve tempo si accostò ai "fauves", ma per la sua opera fu importante soprattutto la sua sofferta religiosità, indagata rigorosamente con un orientamento vicino a quello del filosofo Jacques Maritain, da lui conosciuto nel 1911, lo stesso anno in cui conosce André Suarès, con cui stringe un’intensa amicizia e con il quale avvia uno scambio epistolare che terminerà solo con la morte dello scrittore nel 1948. Nel 1891 entrò nell'Ecole des Beaux-Arts, diretta da Elie Delaunay, sotto la guida di Gustave Moreau (dal 1892), di cui divenne un allievo prediletto tanto che alla morte di Moreau, nel 1898, venne nominato conservatore del Museo Moreau di Parigi. La sua attenzione si volge a un’umanità delusa, marginale e ritorna insistentemente sugli stessi soggetti: prostitute, clowns, ciarlatani, personaggi della Commedia dell’Arte, nudi o di giudici (I tre giudici, 1913, Museum of Modern Art, New York). Il tema delle prostitute, già indagato da Degas e Lautrec, viene interpretato daRouault come simbolo di decadenza fisica e morale, ma questo non gli impedisce di offrirne un’immagine palpitante, non priva di una certa sensualità (Prostituta allo specchio, 1906: Musée national d'art moderne - Mnam di Parigi). Tematica parallela è quella del clown, che l’artista tratterà per tutta la vita: il clown (Clown tragico, 1904: Montreux, coll. priv.) è metafora tragica della condizione umana, cui spesso l’artista associa la raffigurazione della Passione di Cristo o di Cristo deriso e oltraggiato (Cristo flagellato, 1905: New York, coll. priv.), che risulterà tra i suoi temi più frequenti.  È dovuto probabilmente all'influenza di Gustave Moreau l'uso evocativo e simbolico dei colori tipico delle sue prime opere.   Dal 1917 al 1927 elaborò varie serie di stampe la più famosa delle quali comprende i 58 fogli del Miserere. L’equilibrio tra l’astrazione formale, decorativa, e l’espressione è raggiunto nell’Apprendista operaio (1925, Mnam di Parigi), tanto più esemplare trattandosi di un autoritratto, in cui l’intensità affiora e tuttavia resta velata. Dal 1940 si dedicò soltanto alla pittura sacra.  La sua interpretazione del sacro è austera e priva di concessioni descrittive, affidandosi esclusivamente alle suggestioni che egli sa infondere attraverso la materia, lo spazio e il colore. La figura del Cristo (numerosi Ecce homo) s’identifica con il tema profano del Pierrot, l’uno e l’altro offerti alla derisione; effigi la cui portata simbolica s’impone attraverso la fissità atemporale dello sguardo (Veronica, 1954 ca.: Parigi, Mnam; Testa di Cristo, 1938: Cleveland). In parallelo si collocano una seconda serie di incisioni per i Fiori del Male, quelle per il Circo della Stella Cadente (1938, testo dell’artista) e per Passione di A. Suarès (1939). Il suo spirito religioso nasce dall'atteggiamento di solidarietà verso la sofferenza prodotta dalla violenza, dall'ingiustizia sociale, dalla corruzione. La fede ascetica e profonda di Georges Rouault - la cui spiritualità si era accentuata grazie all'amicizia con il filosofo cristiano Jacques Maritain - lo spinse ad ispirarsi ad un suggestivo ed antico esempio di pittura religiosa, quale il richiamo alle icone bizantine. Tra le sue opere più serene si ricordano Il vecchio re (1936, Carnegie Institute, Pittsburgh, Pennsylvania) e Tiberiade (1947 ca., Ca' Pesaro, Venezia). Nel 1953 il medico Maurice Girardin lega alla città di Parigi la sua ampia collezione di opere di Rouault, di cui fu amico personale, mentre nel 1963, cinque anni dopo la scomparsa dell’artista, i suoi eredi offrono allo Stato francese un gran numero di opere incompiute, esposte nella grande retrospettiva parigina del 1971. Tra le mostre più recenti ricordiamo l’antologica tenuta nel 1992 al Centre Pompidou.  Rouault morì a Parigi il 13 febbraio 1958.
Georges Rouault. Opere grafiche Catalogo iconografico L’artista Rouault è nato nel 1871 a Belleville, un sobborgo di Parigi, oggi ormai inglobato nella città. Dal 1886 ha frequentato per sette anni la bottega del Émile Hirsch e la lezione appresa in questo periodo avrà forti ripercussioni sulla sua arte futura, suggerendogli l’abitudine di fare uso di colori squillanti e luminosi, con pochi passaggi tonali, e di contornare le zone di colore con larghi tratti neri, quasi fossero i listelli di piombo che nelle vetrate tengono insieme i diversi pezzi. Successivamente si è iscritto all’École Nationale des Beaux-Arts, diretta da Gustave Moreau. In questi anni ha letto Baudelaire, si è accostato alle opere di Pascal e ha compiuto i suoi primi esperimenti in campo pittorico, muovendosi inizialmente su una pacata imitazione dei modi di due antichi maestri Rembrandt e Goya. La svolta nella sua vita è avvenuta nel 1898, anno della morte di Moreau. Dopo un iniziale periodo di smarrimento, ha abbandonato l’École Nationale des Beaux-Arts e lentamente modificato il suo stile, non più debitore degli insegnamenti del maestro. Ha iniziato a dipingere prostitute, giudici e figure del circo, tutte considerate non per se stesse, ma come allegorie di altri significati. In simili personaggi egli scorge valori permanenti celati dentro a realtà terrestri apparentemente abbiette e mostra la presenza del male costantemente presente nella società e inerente alla condizione umana. Nella Parigi di quegli anni egli ha sempre voluto lavorare come un isolato e in più occasioni ha dichiarato di non voler essere accostato né ai Fauves, né agli Espressionisti, insistendo anche sul fatto che la sua arte non doveva né voleva essere un’arte sociale. Ha conosciuto tre persone che avranno ripercussioni diverse ma importanti nella sua crescita: lo scrittore e polemista Léon Bloy, il filosofo Jacques Maritain e il mercante d’arte Ambroise Vollard. Quest’ultimo lo spingerà verso l’incisione, commissionandogli le illustrazioni per le Réincarnations du Père Ubu, per le quali l’artista ha cominciato a far uso di un modo di procedere abbastanza inconsueto, che consisteva nel trasferire su una lastra, tramite un procedimento fotomeccanico, un suo disegno, per poi lavorarvi sopra con aggiunte e ritocchi di ogni tipo. Negli anni Venti e Trenta ha realizzato la maggior parte delle sue incisioni, fra cui le 58 tavole per il Miserere. Disposte in una successione pensata e voluta dallo stesso artista, esse descrivono in qualche modo la storia di ciascuno, invitando a prendere coscienza che i propri dolori e le miserie vanno considerati in una prospettiva più ampia, quella della misericordia che occorre avere verso chi soffre e quella della misericordia che Dio ha con gli uomini. La sua riflessione conduce alla croce di Cristo ma, sorprendentemente, ignora la Risurrezione. La mostra La fama di Georges Rouault, artista notissimo in molte Nazioni europee e in Giappone, sembra conoscere in Italia una stagione fortunata: infatti dopo la grande mostra alla Fondazione Stelline di Milano nel 2002 e quella più recente di Bologna nel 2010, si sono avute in questi ultimi mesi a Milano altre esposizioni in gallerie private (Centro S. Fedele e Galleria Bellinzona) e all’Università Cattolica. Comprende 160 opere così suddivise:  ...Réincarnations du Père Ubu: serie di 23 opere realizzate nel 1918-1919, in gran parte poi rielaborate nel 1928. Illustrano l’omonimo romanzo di A. Vollard. Schede nn. 1-27.  ...Miserere: serie di 58 tavole, incise prevalentemente con l’acquatinta su una base eliografica. Sono disposte in una successione pensata e voluta dallo stesso artista, che ha anche dato i titoli a ciascuna opera. Schede nn. 28-86.  Cirque: 8 acquetinte a colori, realizzate nel 1930, edite da Vollard nel 1931. Rievocano i personaggi delle compagnie circensi ambulanti, incontrati dall’artista nella periferia parigina. Schede nn. 87-94.  Les Fleurs du Mal: 14 incisioni stampate in nero, eseguite nel 1926-1927, stampate nel 1927 ed edite da Frapier nel 1936. Illustrano liberamente alcune poesie di Baudelaire. Schede nn. 95-102.  Cirque de l’Étoile filante: 17 acqueforti e acquetinte a colori e 82 xilografie incise da Georges Aubert tratte da disegni dell’artista, edite da Vollard nel 1938. Schede nn. 103- 119.  Passion: 17 acqueforti e acquetinte e 82 xilografie incise da Georges Aubert, tratte da disegni dell’artista: Serie edita da Vollard nel 1939. Schede nn. 120-127.  Les Fleurs du Mal: 12 acqueforti a colori, stampate nel 1936-1938. Come per la serie stampata in nero, illustrano liberamente alcune poesie di Baudelaire. Schede nn. 128-137.  Souvenirs Intimes: 7 litografie in nero, edite nel 1926 da Frapier. Schede nn. 138-144.  Grotesques 7 litografie in nero, 1927-1929, edite da Frapier. Schede nn. 145-151. E infine un gruppo di nove opere grafiche sciolte, alcune di grande formato, non appartenenti ad alcuna serie. Schede nn. 152-160. Il catalogo (Ediz. ETS, Pisa 2015, pp. 263). Dopo un testo iniziale, il volume contiene le illustrazioni di tutte le opere esposte, ciascuna accompagnata da una scheda, nella quale è volutamente dato ampio spazio alla descrizione iconografica, cioè alla spiegazione di quanto viene raffigurato, nel convincimento che questo settore sia quello ove ancora vi sono ampi spazi di indagine.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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