Al MAS - La biografia dell’artista: Lopez GARDA - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - La biografia dell’artista: Lopez GARDA

Museo > Antonio Lopez Garcìa

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ANTONIO LÓPEZ GARCÍA Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio + TUTANKHAMON CARAVAGGIO VAN GOGH La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento Palazzo Chiericati + Basilica Palladiana Vicenza. Bene. Da dove cominciare? Ci tengo a precisare che la mia gita in quel di Vicenza non è stata spinta dalla MOSTRA (un mostro femmina) dei notturni dal tempo dei tempi fino ad oggi, bensì dal grande, immenso, Garcìa (Lopez con gli accenti giusti non me lo fa scrivere proprio). Quando ho saputo che c'era una mostra interamente su Garcìa ho prenotato subito i biglietti per Vicenza e poi, una volta arrivata in città mi sono detta: "Ma perchè non andare a vedere la MOSTRA (sempre lei, il mostro femmina) di cui tutti (s)parlano?" Su Lopez Garcìa non voglio aggiungere nulla (anche se in realtà si tratterebbe di dire qualcosa a riguardo dato che di cartelli e spiegazioni sulle opere in mostra non ce n'erano). Rimane uno dei miei pittori preferiti e vedere con che precisione continua a dipingere ormai prossimo agli 80 anni mi emoziona a tal punto che ho una delle sue opere come schermo del computer, poco rilevante in realtà, ma penso che l'aver passato più di un'ora a guardare i pochissimi lavori (davvero pochi purtroppo) esposti a Palazzo Chiericati sia sintomatico di quanto mi emozioni la sua espressività. Il biglietto della mostra comprendeva l'ingresso alla Pinacoteca del Palazzo e l'accesso alle sale sotterranee dove sono esposte opere di quattro artisti contemporanei chiamati a dialogare con il tema della notte (...) collegandosi così alla MOSTRA della Basilica Palladiana. Il restauro del Palazzo, anche se non ancora terminato è fantastico, le sale sotterranee mi hanno ricordato Villa Santa Giulia a Brescia con i resti delle vecchissime architetture ormai parte integrante dell'allestimento, davvero molto suggestivo! Peccato che, come ormai d'abitudine in Italia, i fondi siano talmente pochi che le guardie della Pinacoteca abbiano dovuto sdoppiarsi stile Pokémon per far vedere ai pochi visitatori anche alcune sale al secondo piano che contengono il lascito di un grande collezionista, anzi un grande marchese, Giuseppe Roi, in fin dei conti un ricco signore che ha gentilmente lasciato acqueforti, incisioni e molto altro di ogni pittore che vi venga in mente! Ah, ha lasciato ovviamente anche libri, oggettini strani e un bellissimo divano. Dove ovviamente non ci si poteva sedere, ahimè! Ma ora in poche concentratissime frasi/concetti/spaziali/zang/tumb tumb (ops, cit.Fontana + Ungaretti) sintetizzerò quello che mi è venuto in mente mentre percorrevo le sale della MOSTRA dei notturni: 1-Sono molto prevenuta, ma vediamo; 2-Leggendo l'introduzione già non ho capito dove vuole arrivare Mr.G.; 3-Ma noi dai Giulia concentrati che magari sei solo distratta dalla SCOLARESCA CHE FA CASINOO!; 4-Mmm, carino l'allestimento della prima sala con il cielo stellato, però la vedo male; 5-Un Bacon in mezzo a tanti dipinti a carattere religioso del '500? Mmm..;6-Garcia! Che bello, dai che mi potrebbe iniziare a piacermi; 7-Continuo a non riuscire a seguire il filo del discorso delle scritte esplicative, cosa mi stanno "esplicando"?; 8-Se continua a parlare così io non leggo più, ci metto di più a leggere e cercare di cavarne una parafrasi plausibile che a guardare tutte le opere, meno male che mi sento "abbastanza" preparata in storia dell'arte altrimenti qua era un terno al lotto ogni volta che vengono citati artisti nelle didascalie; 9-Ogni tanto il vecchio "Parla come mangi" dovrebbe essere preso in considerazione seriamente; 10-Le guide che portano in giro le scolaresche mi stanno confondendo e non riesco a concentrarmi a leggere, uffa, già è difficile capire, figurati dividere due discorsi; 11-Ma qual era il filo del discorso? Ahia, l'ho perso proprio, va bé continuiamo a leggere e vediamo se ci sono ancore di salvataggio; 12-I quadri presi singolarmente sono tutti validissime opere d'arte, ma così non dai, troppo vago il discorso, che poi ripeto.. qual è il discorso?; 13-Svenimento da sindrome di Stendhal nella sala dei romantici, terzetta che mi da speranza: Friedrich + Turner + The Hudson River School; 14-Ma che meraviglia i quadri di Wyeth; 15-ho perso il filo del discorso già da un pò, leggo tutto, ma ormai cerco di guardare i quadri come fossero estranei al percorso dei notturni, quindi nel complesso molti quadri mi piacciono; 16-Questa sala con il soffitto fatto a cielo stellato (stavolta si tratta di un quadro vero) mi ricorda la sala di Fontana al Museo del '900; 17- Accostare un Rothko a un Gauguin solo per i colori simili mi sembra un pò forzato, ma i quadri singolarmente mi piacciono, (ripeto a me stessa); 18-Cacchio ma sono passate 2 ore, molto sofferte, ma sono passate; 19-Ok, devo mangiare; 20-Che meraviglia questa Basilica, Palladio cosa ti tocca ospitare!
MAS - Museo d'Arte dello Splendore. Antonio Lopez Garcìa e la sua arte. I doppi ritratti ispirati all'arte funeraria di Pompei, gli interni scarni, eppure trasudanti umanità dolente, le straordinarie vedute di Madrid, mai concluse nella ricerca di un fugace momento di luce, le sculture degli ultimi decenni, colossali e intime: l'arte di Antonio Lopez Garcia è in mostra dal 24 dicembre all'8 marzo a Vicenza, negli spazi di Palazzo Chiericati. Esposti 42 capolavori, tra disegni, dipinti e sculture del pittore considerato a ragione il massimo esponente, ancora in vita, della figurazione. "Questa è la sua prima monografica italiana", spiega Marco Goldin, ideatore e curatore di 'Antonio Lopez Garcia. Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio', che con grande soddisfazione ha visto via via crescere il progetto espositivo vicentino. Molto parco nel concedere le sue opere, l'artista spagnolo ha infatti abbracciato l'iniziativa di Goldin, che da alcuni anni inserisce puntualmente quei capolavori nei suoi percorsi espositivi. All'inizio, ha spiegato il curatore, le opere in mostra dovevano essere una decina, oltre alle quattro contenute nell'esposizione sui notturni nell'arte, allestita alla Basilica Palladiana (dal 24 dicembre al 2 giugno), poi sono salite a 42, grazie soprattutto all'impegno di Lopez Garcia che si è prodigato per ottenere prestiti prestigiosi (nel vero senso del termine) da musei e raccolte private. A cominciare dalle vedute madrilene, come la storica 'Gran Via' e 'Madrid vista da Capitan Haya'. La prima ha richiesto otto anni di lavoro, tutte le mattine alle sei e mezza, con il cavalletto a un incrocio per cogliere quella luce che dopo mezz'ora cambiava. Un'estate lunghissima, per realizzare un capolavoro assoluto della figurazione contemporanea, come anche la grande tela custodita al Museo Reina Sofia che invece immortala la via al tramonto. Settantottenne e molto schivo, Lopez Garcia conosce bene l'Italia, che ha visitato nei primi anni '50, restando influenzato soprattutto da Pompei, dall'arte funeraria all'origine di quei doppi ritratti in cui raffigura i famigliari, soggetti privilegiati della sua pittura sempre intimistica. Ecco 'Pablo e Paz', 'Emilio e Angelines', ma anche 'La cena', affiancata dai disegni preparatori suggestivi come l'opera finita. "Lopez Garcia disegna come Raffaello o Michelangelo", sottolinea Goldin, che è riuscito a esporre persino i celeberrimi interni del pittore, in cui la realtà, domestica, quotidiana, è raffigurata con precisione fotografica. Come nel caso del 'Frigorifero nuovo', proveniente da una collezione privata madrilena "di un personaggio famosissimo". I disegni preparatori accompagnano quindi le sculture, monumentali e intime, a partire da 'Carmen addormentata' e 'Carmen sveglia', le due teste bronzee che appena fuori da Palazzo Chiericati aprono la mostra. Bellissimi 'Uomo' e 'Uomo disteso', con i relativi studi sulla figura umana, che l'artista aveva abbandonato per le vedute urbane di Madrid. Un ritorno che ha coinciso con la passione per la scultura, che ha dominato gli ultimi 20 anni della sua straordinaria produzione. (ANSA). Antonio López García, Caravaggio. Cena per due, pittura della realtà. Grazie ad un inedito allestimento che vede La Cena di López García di fronte alla Cena in Emmaus di Caravaggio, il pubblico assisterà a un dialogo senza precedenti tra due Maestri della realtà. Nell’ambito della XV edizione del Festival La Milanesiana Letteratura Musica Cinema Scienza Arte Filosofia e Teatro, è in corso la mostra “Antonio López García, Caravaggio. Cena per due, pittura della realtà”. La Cena rappresenta un momento della vita quotidiana ed è occasione per rivendicare il diritto a raccontare la vita così come ci è donata, nell’incessante trasformarsi della materia che impedisce all’artista di terminare l’opera. Grazie ad un inedito allestimento che vede La Cena di López García di fronte alla Cena in Emmaus di Caravaggio, il pubblico assisterà a un dialogo senza precedenti tra due Maestri della realtà.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Antonio Lòpez GARC
ÌA
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Antonio Lòpez GARCÌA.

La mostra di Garcìa si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Antonio Lòpez Garcìa
  •    La biografia di Antonio Lòpez Garcìa

Antonio López García (Tomelloso, 6 gennaio 1936) è un pittore e scultore spagnolo, conosciuto per il suo stile realistico.
È stato considerato dai critici neoaccademico, ovvero un maestro del Realismo (Robert Hughes). 
La sua pittura è stata il soggetto del documentario Il sole della mela cotogna (El sol del membrillo) (1992), diretto da Víctor Erice.

LA FORMAZIONE ARTISTICA DELL’ARTISTA SPAGNOLO ANTONIO LÓPEZ GARCÍA
Nacque nel comune di Tomelloso presso Ciudad Real nel 1936, subito prima dello scoppio della guerra civile spagnola, da una famiglia di agricoltori. La sua precoce abilità nel disegno fu riconosciuta dallo zio Antonio López Torres, un locale pittore di paesaggi, che gli diede le prime lezioni.

Giorno (2008), stazione di Atocha, Madrid.

Tra il 1950 e il 1955 studiò alla "Scuola d'arte" di Madrid, vincendovi numerosi premi. Presso la scuola conobbe la pittrice Maria Moreno, che sposò nel 1961 e strinse amicizia con Francisco Lopez Hernandez, Amalia Avia, and Isabel Quintanilla, con i quali costituì un gruppo realista a Madrid. La città era in quel periodo isolata dal panorama internazionale dell'arte e della cultura e López conobbe l'arte contemporanea in primo luogo dai libri della biblioteca scolastica.
Nel 1955 con una borsa di studio viaggiò in Italia con l'amico Francisco, studiando la pittura italiana a partire dal Rinascimento e parallelamente rivalutò la pittura presente nel Museo del Prado, e in particolare l'opera di Diego Velázquez.

L’EVOLUZIONE ARTISTICA DI ANTONIO LÓPEZ GARCÍA
Tra il 1957 e il 1964 le sue opere avevano assunto elementi del Surrealismo: figure e oggetti apparivano fluttuare nello spazio e i quadri apparivano popolati di immagini distaccate dal loro contesto. Mostrò un crescente interesse per la raffigurazione di oggetti indipendentemente dal loro contenuto narrativo. Alla metà degli anni sessanta la sua pittura era intrisa di realismo magico (Francisco Carrettero e A. López García in conversazione, del 1959, Autunno, del 1961 e Il mare , dipinto tra il 1961 e il 1970. Il rilievo Lapparizione, del 1963, rappresenta un bambino sospeso a mezz'aria che guarda da una porta aperta). In seguito, il mondo fisico assunse un'importanza sempre maggiore.

Notte (2008), stazione di Atocha, Madrid.

Nelle sue opere tridimensionali sono presenti affinità con il Rinascimento toscano (Testa di Carmencita, del 1965-68, ricorda opere in bronzo quattrocentesche di Desiderio da Settignano) e anche la pittura riprende tratti di opere del passato. I soggetti rappresentati sono umili e l'intento è quello di far percepire la bellezza nelle loro semplici forme e di invitare a riconsiderare la presenza degli oggetti comuni.
Intorno al 1960 aveva iniziato a dipingere vedute panoramiche di Madrid. L'artista continuava a lavorare su alcuni dipinti per più di vent'anni e alcuni furono lasciati incompiuti. Le opere venivano realizzate in varie tecniche tradizionali, dal disegno a matita, alla pittura ad olio su tela, intaglio in legno e rilievi in argilla. Le sue opere sono lavorate con pignoleria e trasmettono una malinconia che sorprende applicata a scene tanto quotidiane. Il paesaggio è il genere costante nelle diverse tappe della sua carriera e quasi sempre è il paesaggio urbano. Gli altri grandi temi trattati dal maestro sono le nature morte e il ritratto.
La prima mostra personale fu tenuta nel 1961 a Madrid: a questa seguirono esposizioni presso la "Staempfli Gallery" di New York nel 1965 e nel 1968. Essendo un artista poco prolifico tenne poche esposizioni personali. Nel 1986 tenne la mostra personale maggiormente rappresentativa presso la Marlborough Gallery di New York. Sue opere sono presenti in diversi musei degli Stati Uniti.
Per la maggior parte della sua carriera lavorò in una cultura artistica dominata prima dall'astrattismo e poi dalle correnti di arte concettuale, ma la sua fama crebbe costantemente nel corso degli anni sessanta e settanta. Nel 1985 ottenne il premio Principe d'Asturia delle arti e nel 2006 il premio Velázquez delle arti plastiche.
Nel 1992 viene girato il documentario Il sole della mela cotogna di Víctor Erice.


Antonio López García (Tomelloso, 6 gennaio 1936) è un pittore e scultore spagnolo, conosciuto per il suo stile realistico. È stato considerato dai critici neoaccademico, ovvero un maestro del Realismo (Robert Hughes). La sua pittura è stata il soggetto del documentario Il sole della mela cotogna (El sol del membrillo) (1992), diretto da Víctor Erice. Nacque nel comune di Tomelloso presso Ciudad Real nel 1936, subito prima dello scoppio della guerra civile spagnola, da una famiglia di agricoltori. La sua precoce abilità nel disegno fu riconosciuta dallo zio Antonio López Torres, un locale pittore di paesaggi, che gli diede le prime lezioni. Tra il 1950 e il 1955 studiò alla "Scuola d'arte" di Madrid, vincendovi numerosi premi. Presso la scuola conobbe la pittrice Maria Moreno, che sposò nel 1961 e strinse amicizia con Francisco Lopez Hernandez, Amalia Avia, and Isabel Quintanilla, con i quali costituì un gruppo realista a Madrid. La città era in quel periodo isolata dal panorama internazionale dell'arte e della cultura e López conobbe l'arte contemporanea in primo luogo dai libri della biblioteca scolastica. Nel 1955 con una borsa di studio viaggiò in Italia con l'amico Francisco, studiando la pittura italiana a partire dal Rinascimento e parallelamente rivalutò la pittura presente nel Museo del Prado, e in particolare l'opera di Diego Velázquez. Tra il 1957 e il 1964 le sue opere avevano assunto elementi del Surrealismo: figure e oggetti apparivano fluttuare nello spazio e i quadri apparivano popolati di immagini distaccate dal loro contesto. Mostrò un crescente interesse per la raffigurazione di oggetti indipendentemente dal loro contenuto narrativo. Alla metà degli anni sessanta la sua pittura era intrisa di realismo magico (Francisco Carrettero e A. López García in conversazione, del 1959, Autunno, del 1961 e Il mare, dipinto tra il 1961 e il 1970. Il rilievo L’apparizione, del 1963, rappresenta un bambino sospeso a mezz'aria che guarda da una porta aperta). In seguito, il mondo fisico assunse un'importanza sempre maggiore. Nelle sue opere tridimensionali sono presenti affinità con il Rinascimento toscano (Testa di Carmencita, del 1965-68, ricorda opere in bronzo quattrocentesche di Desiderio da Settignano) e anche la pittura riprende tratti di opere del passato. I soggetti rappresentati sono umili e l'intento è quello di far percepire la bellezza nelle loro semplici forme e di invitare a riconsiderare la presenza degli oggetti comuni. Intorno al 1960 aveva iniziato a dipingere vedute panoramiche di Madrid. L'artista continuava a lavorare su alcuni dipinti per più di vent'anni e alcuni furono lasciati incompiuti. Le opere venivano realizzate in varie tecniche tradizionali, dal disegno a matita, alla pittura ad olio su tela, intaglio in legno e rilievi in argilla. Le sue opere sono lavorate con pignoleria e trasmettono una malinconia che sorprende applicata a scene tanto quotidiane. Il paesaggio è il genere costante nelle diverse tappe della sua carriera e quasi sempre è il paesaggio urbano. Gli altri grandi temi trattati dal maestro sono le nature morte e il ritratto. La prima mostra personale fu tenuta nel 1961 a Madrid: a questa seguirono esposizioni presso la "Staempfli Gallery" di New York nel 1965 e nel 1968. Essendo un artista poco prolifico tenne poche esposizioni personali. Nel 1986 tenne la mostra personale maggiormente rappresentativa presso la Marlborough Gallery di New York. Sue opere sono presenti in diversi musei degli Stati Uniti. Per la maggior parte della sua carriera lavorò in una cultura artistica dominata prima dall'astrattismo e poi dalle correnti di arte concettuale, ma la sua fama crebbe costantemente nel corso degli anni sessanta e settanta. Nel 1985 ottenne il premio Principe d'Asturia delle arti e nel 2006 il premio Velázquez delle arti plastiche. Nel 1992 viene girato il documentario Il sole della mela cotogna di Víctor Erice.
Lopez Garcia, un grandangolo soggettivo dell’arte figurativa. Pare che questo inizio di estate sia il momento scelto da alcuni dei maggiori premi – nell'arte come in altre discipline – per incoronare i propri campioni. Dalla Spagna giunge ora la notizia del prestigioso Premio Velázquez de Artes Plásticas, assegnato dal Ministero della Cultura e dotato di 90mila euro, andato per questa quinta edizione allo scultore e pittore madrileno Antonio López García (Tomelloso, Ciudad Real, 1936). Il vincitore – che vanta illustri predecessori, come Ramón Gaya, Antoni Tapies, Pablo Palazuelo e Juan Soriano - avrà inoltre un'esposizione personale al Museo Reina Sofia di Madrid, e potrà scegliere un altro artista under 35 a cui andrà la borsa di studio Velázquez. Unanimemente riconosciuto come il miglior pittore realista vivente, López García si è formato - tra 1950 e 1955 – a Madrid nella famosa Escuela de Bellas Artes de San Fernando. Sposato con la pittrice María Moreno, ha iniziato a esporre nel 1957. Nel 1985 era già stato insignito del Premio Príncipe de Asturias de las Artes. In Italia ha esposto fra l'altro nella Biennale di Venezia del 1995, dove ha presentato quello che è forse il suo capolavoro, la scultura lignea Hombre y mujer. “Sono convinto - ha detto l'artista nel corso della cerimonia - che la pratica dell'arte sia già di per sé stessa un privilegio che basta a riempire una vita”. Questo 2008 promette di restare nelle cronache come l'anno d'oro della Spagna, quantomeno in quelle sportive, dopo la vittoria agli Europei di Calcio, il trionfo al Giro d'Italia con Alberto Contador, e la scalata nel tennis di Rafael Nadal. Minor gloria va alla Spagna in campo artistico, nella fattispecie nelle quotazioni degli artisti viventi, se è vero che il nuovo record - registrato in questi giorni nella sede londinese di Christie's - non raggiunge i due milioni di euro, ben al di sotto di altre realtà nazionali. In vetta sale comunque Antonio López García, il cui Madrid desde Torres Blancas, grande olio su tela dipinto fra il 1976 e il 1982, è stato battuto a 1.74 milioni di euro. Nella stessa serata, Ballon Flower (Magenta) di Jeff Koons ha raggiunto i 25.7 milioni di dollari, anche in questo caso nuovo record personale. Antonio Lopez Garcia esporrà in Italia i suoi capolavori a Palazzo Chiericati di Vicenza dal 24 dicembre all’8 di marzo. La notizia è di un certo rilievo perché erano più di quaranta anni che l’artista, considerato uno dei più grandi pittori figurativi viventi dopo la morte di Andrew Wyeth e Lucien Freud, non esponeva in Italia. Garcia è anche uno scultore e sarà possibile ammirare oltre ai dipinti ed alle sculture una serie di schizzi, bozzetti e disegni preparatori, che oltre a riassumere il vasto repertorio della sua produzione, sono le chiavi che lasciano accedere alla percezione delle reali dinamiche del suo lavoro. L’uomo di cultura spagnolo nato nel ’36 è stato da sempre un artista del realismo e per certi versi la “guida” di un gruppo di artisti spagnoli, poco noti all’estero come Francisco Lopez, Isabella Quintanilla e Maria Moreno, che ne sarà la compagna. Probabilmente dopo le grandi rivoluzioni di Cezanne e lo sviluppo delle arti figurative americane il loro stile veniva considerato, da tanti, oltrepassato se non addirittura vecchio e obsoleto. Il centro del realismo figurativo drasticamente messo in discussione, ma se vogliamo anche alimentato dall’avvento della fotografia era comunque rappresentato in Europa dalla scuola di Lipsia, con Neo Raugh, e dal realismo spagnolo di Garcia. L’artista iberico soffriva il peso di una Spagna governata da un regime totalitario. Sia Rauch che Garcia al contrario di tanti Iperrealisti rifiutano l’ausilio della macchina fotografica. Nel tedesco, i cui lavori derivano da un punto di partenza onirico, questa presa di posizione rappresenta una risposta critica verso Gerhard Richter e la sua scuola. Mentre per lo spagnolo il non affidarsi alla macchina fotografica che è un meccanismo che fissa la luce di un momento particolare, è la risposta ingegnosa di un uomo alla ricerca di un’estetica non disgiunta dall’etica, che preferisce indagare la conoscenza attraverso le piccole variazioni di luce nello scorrere del tempo. La sua tecnica più che “en plein air” potrebbe essere definita “en plein temps”, a tempo pieno, meglio ancora “ouvert”, cioè aperto come un obiettivo fotografico. Le sue opere sono in fondo come la registrazione di un lungo video dello scorrere del tempo, che l’opera pittorica deve provare a salvare dal congelamento. Garcia prova a registrare con il suo occhio in tutte le direzioni e la forza delle sue opere è strettamente legata alla forza del tempo, che si muove con lo stesso inesorabile gelo tra i paesaggi, gli interni, le nature morte, e sul corpo degli uomini. È incredibilmente fermo, eppur si muove. Una delle opere nelle quali il senso oppressivo e decadente del tempo si percepisce chiara è “Conejo Desollado”, opera del 1972 che raffigura un coniglio spellato appoggiato in un piatto. Il soggetto giace in posizione fetale ricordando un feto umano e l’occhio dell’artista indaga con precisione allarmante ogni piccola goccia di umido liquido e di sangue senza voler nulla abbellire, ma solo riportare a galla un’ingenua verità. Il tempo tutto ingoia, tutto tritura e devasta. L’occhio dell’artista qui prova ad assumere una misura distaccata e il segno di una apparente indifferenza, un rapporto con la fredda considerazione dell’oggetto. Ma continua la perfida e irrevocabile corsa del tempo, che poi è padrone di tutto. Non è la sola categoria che va a sollecitare l’arguto occhio spagnolo, perché per avere padronanza, quindi conoscenza del mondo che esperiamo, dove ogni cosa, ogni oggetto può e deve assumere importanza primaria, e calcare da protagonista la scena, è importante riflettere e considerare gli spazi della forma e lo spazio nei suoi mutamenti prospettici. In una ricerca che ricorda molto gli studi di Escher lo spazio si avvolge intorno ad un’altra mutevole e cangiante dimensione; quella del punto di vista. Riflette le concretezze e le angosce di certe riflessioni che risuonano quasi di principi cubisti risolti nel realismo, e sempre più delle deformazioni di Escher. Una vera e propria panoramica dello spazio come altrove del tempo si rivela in Lavabo y espejo del 1967 e WC e finestra degli anni tra il 1968 e il 1971. Siamo di fronte alle deformazioni dello spazio visivo cui ci osta lo sguardo quando ci troviamo troppo vicini a una cosa e per vederne ogni parte, spostiamo gli occhi e di conseguenza il campo visivo. Un grandangolo soggettivo dell’arte.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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