Al MAS - La biografia dell’artista: Armando DE STEFANO - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - La biografia dell’artista: Armando DE STEFANO

Museo > Armando De Stefano

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Medaglia della città al pittore Armando De Stefano. Applausi e brindisi in sala giunta a Palazzo San Giacomo. Il sindaco Luigi de Magistris e l’assessore alla Cultura Nino Daniele hanno donato la Medaglia della città al maestro Armando De Stefano, tra i più celebrati pittori delle avanguardie artistiche del Novecento partenopeo. Già dieci anni fa, sia Regione che Comune (rispettivamente con Bassolino e Jervolino) gli avevano conferito una speciale onorificenza, in occasione del suo ottantesimo compleanno. Oggi, che di anni ne ha 90, De Stefano si schermisce e sorride alla platea: “Grazie a tutti - dice - È un onore per me essere premiato dal Comune, davanti ai miei amici”. Una vita dedicata all’arte e alla ricerca: “Ho avuto il piacere di insegnare all’Accademia di belle arti di Napoli - riprende - Mi hanno offerto la cattedra di Brera, ma io desideravo soltanto insegnare a via Costantinopoli: lo stesso luogo dove, prima di me, mia madre, figlia di sarto, consegnava pacchi di vestiti per il direttore. Ho lavorato a lungo in Accademia, riscattando e ringraziando quotidianamente la figura di mia madre”. In prima fila, ad applaudire, il figlio Stefano e la compagna di una vita Marisa Ciardiello (anche lei artista). C’è anche lo storico Guido D’Agostino, vecchio amico, autore di una prefazione a un volume dedicato al ciclo pittorico di De Stefano dedicato ai temi della Rivoluzione napoletana del 1799. A proposito di pittura, dal 25 maggio al 19 giugno, il Comune tributerà al maestro (ancora attivo ai pennelli) una grande retrospettiva al Pan, a cura di Mimma Sardella. Grande ammiratore di Vincenzo Gemito (“Era un genio, mi sono formato sulle sue opere. Mio padre, impiegato al Banco di Napoli, ha potuto anche conoscerlo, quando un giorno gli portò nel suo studio a salita Tarsia un assegno di 50 mila lire emesso per lui dal duce”), De Stefano rivendica la sua napoletanità: “Ho sempre amato la mia città, tra le più belle al mondo, e le mie origini. Un giorno ero a Vercelli, a lavorare sulla conversione di un ospedale in galleria d’arte. Il sindaco volle conferirmi la cittadinanza onoraria. Ne fui onorato, ma tenni a sottolineare: ‘Per me è un grande piacere far parte della vostra comunità cittadina, ma non dimenticherò mai il mio essere un uomo delle Due Sicilie”.
Ritratto d’autore: Armando De Stefano e la voce contemporanea della Storia. Una grande orchestra. E’ la musica dei suoi colori che lo accompagna da una vita. Insieme, al pianoforte. «Quando dipingo è come se suonassi». Ed è vero anche il contrario. Un abbraccio indissolubile tra forme e suoni che segnano il ritmo di oltre novant’anni vissuti artisticamente. Ancora oggi Armando De Stefano ha un pensiero vivido come la sua pittura. Un Maestro dell’Accademia di Belle arti di Napoli che non manca mai, in ogni incontro pubblico, di ricordare il suo Maestro, Emilio Notte. «L’affresco l’ho imparato da lui, così come lo realizzava Tiepolo». Abbandonandosi alla creatività senza ripensamenti, in un espressionismo creativo che non perde di vista il seicento, il suo secolo di riferimento, immergendosi nella Storia per indagare la realtà, perché il tempo non cancella i comportamenti, anzi, spesso li ritrova intatti, così com’erano. Armando è nella bella sala delle conferenze di palazzo Nunziante in via Domenico, Morelli 7, una delle due sedi Fideuram (l’altra è poco distante, in piazza dei Martiri 58, a Palazzo Partanna) dove Franco Riccardo cura un ciclo espositivo che celebra gli artisti di casa nostra, partendo dall’intrigante titolo “Complicità e conflitti “. Questa non è  una mostra, ma un omaggio a un autore che ha illuminato il Novecento. Accanto al Maestro, al gallerista e al regista Mario Franco (che ha realizzato per lui, dieci anni fa, un video, proiettato come testimonianza di un percorso coerente e forte), un cavalletto con il dipinto “La fuga”, esposto fino a settembre. Come i protagonisti di una favola che racconta un’esistenza rischiarata dalla creatività. A scandire gli interventi di tutti, le pause musicali offerte dal piano di Francesco D’Errico e dal contrabbassista Marco de Tilla. Caravaggio spunta tra le parole e i ricordi: «E’ nella tipologia delle persone, che incontro. Vidi una ragazza tra i vicoli di Napoli, con una treccia…». Che gli rammenta una delle figure ghermite dal chiaroscuro del genio lombardo. E nel flusso della memoria si insinua anche il pittore irlandese Francis Bacon. «Eravamo a Venezia, nel 1950.  E ricordo quello che mi disse, quasi un rimprovero: Voi italiani che fate Realismo vedete a una dimensione». Sono gli anni del gruppo Sud” con Raffaele Lippi (tra gli altri) e dell’iscrizione al Pci che li avvolge nell’ideologia e a tratti li imprigiona in una visione monotematica di denuncia. Una rete da cui Armando si sottrae presto, navigando verso visioni di libertà e autonomia. Dalle quali emergono anche le sue Ombre presentate al Pan dal 19 maggio al 25 giugno 2019. Opere nate da una inesauribile energia creativa da far invidia a un giovane emergente. Grandi tele con una Musa: le poesie di Jorge Luis Borges, suggeritrici di scenografie pittoriche e ritratti grandiosi, aspri, inesorabili, come intense sono le tonalità, vibranti in tutta le loro sfumature.  Dove la tristezza, l’oscurità, l’anima affamata del poeta affiorano attraverso una moltitudine di figure. Sono anche quelle persone delle nostre vite, che disegnano l’albero descritto dall’autore argentino: quelle persone…che ci rendono felici/per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino./Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,/vedendo molte lune passare,/gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro./Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi./Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta/ uno dei nostri amici. Eco di discorsi che  viaggiano  nell’aria di un pomeriggio d’arte. Quello che resta è una traccia indelebile. In chi cerca cibo della mente e rifugio dalla banale violenza del quotidiano.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Armando DE STEFANO
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Armando DE STEFANO.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS l'artista Armando DE STEFANO
  •    La biografia di Armando DE STEFANO

Armando De Stefano (Napoli, 27 novembre 1926) è un pittore italiano.

Ha iniziato il suo percorso artistico da ragazzo, durante la Seconda guerra mondiale, quando a Napoli disegnava personaggi famosi di colonnelli e militari americani. Si è iscritto a 15 anni all'Accademia e ha avuto tra i suoi più illustri maestri anche Emilio Notte.
Nel '47 ha dato vita con altri sei pittori napoletani al "Gruppo Sud", espressione dell'adesione a una pittura realistico-sociale. Gli anni dal '56 al '61 lo hanno visto impegnato in un'area che si richiama all'Espressionismo materico e astratto.
Dal '62 è ritornato alla figurazione. Sono nati i cosiddetti "grandi cicli" che, dall'Inquisizione a Masaniello, dalla Rivoluzione napoletana del '99 al Profeta, lo stanno impegnando fino a questi ultimi anni di attività.
Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica.
Ha lavorato come artista per molti anni con il Club Sant'Erasmo di Milano. Dal 1950 al 1992 ha insegnato all'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha dipinto il soffitto dello studio del rettore e dove è stato il maestro di vari artisti come Guglielmo Longobardo.
Ha partecipato alla Biennale di Venezia dal 1950 al 1956 e nel 1961 è presente al Padiglione Italia della Biennale di Venezia e alla Rassegna Internazionale di Madrid. È presente alla Quadriennale d'Arte di Roma nel 1951, nel 1955, nel 1960 e nel 1986.
Di recente, tra le sue mostre più importanti, ha esposto al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) e al MADRE (Museo di Arte Contemporanea a Napoli).
Alcune sue opere sono ospitate nella chiesa della Santissima Annunziata e nella chiesa di San Giovanni Evangelista (frazione Bonea) in Vico Equense e soprattutto nei maggiori Musei Nazionali: al Museo di Capodimonte a Napoli, al Museo di Chieti, al Museo in Palazzo d'Avalos a Vasto, a Giulianova, a Milano, a Firenze; alcune opere si trovano al Museo Puskin di Mosca, molte a New York nella collezione Ernst Kahn, alla fondazione Marschall Field di Chicago e nella collezione del Museo di Durazzo in Albania.
 

Il pittore: Armando De Stefano. E’ un’autentica riconosciuta personalità artistica a livello mondiale, in Italia ha influenzato fortemente l’arte della grafica figurativista. De Stefano Armando Nasce il 27 novembre del 1926 a Napoli dove lavorerà per il resto della sua vita, se non per qualche anno come artista già affermato a Milano presso alcune gallerie che gli daranno grande successo nazionale. Nel 1947 Armando De Stefano compie passi importanti nel campo dell’arte contemporanea fondando uno stile inconfondibile dal chiaro impianto seicentesco fuso a quello delle pellicole cinematografiche, nello stesso anno fonda il Gruppo Sud che delineerà l’arte napoletana e gran parte dell’arte italiana. Le sue opere giovanili sono di natura astratta ma ben presto abbandonerà la poetica aniconica per ritornare alla sua vecchia passione figurativa. De Stefano Armando oggi viene considerato uno dei massimi esponenti della pittura della figurazione, con il suo tratto morbido e deciso, equilibrato e poetico, i personaggi storici dei suoi cicli pittorici diventano mitologie della vita quotidiana. Tra sogno e realtà le figurazioni artistiche di De Stefano Armando sono tra le più prestigiose, esteticamente di antico sapore illuminista, rappresentano momenti simbolici legati all’inconscio collettivo ma anche alla politica dei nostri tempi. Armando De Stefano è un’artista schivo da ogni evento mondano e incline alla riservatezza, non ha mai voluto su di sé i riflettori del palcoscenico dell’arte e delle critiche dei rotocalchi, pur tuttavia è stato premiato come artista in molte occasioni, le opere di Armando De Stefano oggi sono presenti in moltissimi musei italiani e internazionali così come in qualche museo archeologico con galleria d’arte moderna e contemporanea.  Molte delle sue opere sono solo appannaggio di ricchi imprenditori, avvocati di successo, grandi notai, giudici e ministri. Pur dedicandosi alle vicende quotidiane e comuni del popolo De Stefano Armando non dipinge per la massa, né per il popolino, i suoi prezzi spesso proibitivi permettono l’accesso alle grandi opere solo a persone facoltose e di elevata cultura. Armando De Stefano inizia i suoi cicli pittorici come narratore visivo intorno agli anni ’60, espone al palazzo reale di Napoli e al Palazzo delle Arti di Napoli – PAN, diventa docente dell’accademia delle arti Bellini di Napoli, ha influenzato fortemente l’arte italiana con i suoi racconti figurativi ricchi si simboli e significati fisiognomici. Armando De Stefano mostrerà una certa passione viva per quel recupero storico di alcuni tratti di personaggi anticonformisti come Masaniello, Murat, Odette, i cicli mitologici di Dafne. Di recente Armando De Stefano ha dipinto il soffitto dello studio del rettore dell’Accademia Bellini di Napoli. Fotogallery: inaugurazione Ombre di Armando De Stefano al museo Arcos. Fotogallery del vernissage della mostra “Ombre” di Armando De Stefano inaugurata il 12 giugno alle 17.30 nelle sale del museo ARCOS di Benevento. La mostra ospitata nel capoluogo sannita è curata da Mario Franco, Ferdinando Creta con Giancristiano Desiderio. Armando De Stefano, uno dei più importanti pittori italiani, incontra la poesia di Borges. De Stefano è legato alla sua Napoli e alla sua storia come Borges è legato a Buenos Aires. Armando De Stefano è nato a Napoli nel 1926, si diploma al Liceo Artistico e frequenta prima l’università di Architettura, che poi abbandona, quindi l’Accademia di Belle Arti. Nel 1947 è tra gli animatori del “Gruppo Sud” e dal 1950 al 1992 insegna all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Partecipa più volte alla Biennale di Venezia dal 1950 al 1956 e nel 1961 è presente nel Padiglione italiano della Biennale di Venezia e alla rassegna internazionale di Madrid, ed è tra gli artisti selezionati alla Quadriennale d’arte di Roma nel 1951, nel 1955, 1960 e nel 1986. Nel 2002 presenta al Palazzo Reale di Napoli l’ultimo ciclo, Dafne, che è una denuncia del trasformismo politico attuale. Nello stesso anno partecipa alla Rassegna Mediterranea, in esposizione permanente a Palazzo d’Avalos a Vasto, in Abruzzo. Nel 2009 è presente con una mostra antologica al PAN (Na) e nel 2011 al museo del MADRE (Na) con le opere del ciclo L’urlo del Sud.
  •    Armando DE STEFANO

Autentica personalità dell'arte napoletana, Armando De Stefano fu attore di primo piano in tutti gli avvenimenti artistici della città dal 1947 in poi. Con la pittura, l'artista è tornato al nostro migliore Seicento, risciacquandolo nelle acque di una percezione modernissima del "reale": il ribaltamento in avanti della prospettiva, la riduzione dell'ambiente in atmosfera d'assenza, la iterazione delle figure, l'inserimento improvviso di elementi estranei o di partiture spaziali. I personaggi assumono una incombenza quasi ossessiva, le presenze significanti rendono più esplicito il richiamo al presente, le iterazioni svelano sdoppiamenti psicologici o momenti di una medesima vicenda, i volti sono altrettanti specchi nei quali è possibile riconoscersi. Armando De Stefano ha continuato a guardare il mondo come realtà in divenire, costituita dagli uomini con i loro problemi insoluti o insolubili e dalle situazioni da essi cagionate o patite; ha continuato ad interpretare la vita sociale non come "banalità" nella quale si cerca di annegare il problema dell'esistenza, ma come fenomeno di cui si è partecipi e che postula, pertanto, una relazione; ha continuato a fare parte della società, respingendo formule di mera operazione o di ricerca parascientifica.
Armando De Stefano è nato nel 1926 a Napoli, dove tuttora vive ed insegna all'Accademia di Belle Arti. Inizia la sua attività artistica nel 1947 dando vita con altri sei pittori napoletani al "Gruppo Sud". Le sue opere presentano una verità poetica capace di aprirsi all'invenzione, alla fantasia, al sogno, e soprattutto a quella trama di immagini e di richiami culturali che sono il tessuto di ogni opera d'arte. Il realismo è il suo credo pittorico e niente gli è più congeniale della sua ricerca sul concreto, sul dato di fatto, sia esso quotidiano o storico. Ma la sua opera stenta a collocarsi all'interno della corrente realista, priva com'è di quelle caratteristiche di scuola (il gusto per la denuncia, la tendenza per il manifesto, una certa dose di populismo), che sono distintivi di quella stagione. De Stefano ha sempre lasciato spazio alla sua ricerca formale e alla cura di quei valori figurativi, che per lui sono la base della buona pittura. Gli anni dal '56 al 61 lo vedono impegnato in un'area che per molti aspetti si richiama a quella dell'Espressionismo materico e astratto: In apparenza un vero cambio di rotta senza rinunciare, però, mai all'immagine. La quale non scompare, ma si fa materia, segno, affiora dalle sovrapposizioni dei colori o ne resta sommersa, ma in ogni caso è presente. Ma dal '62 De Stefano riscopre il piacere del ritorno alla pittura d'immagini, con quanto di popolare e narrativo essa è capace di esprimere. Siamo alla nascita dei grandi cicli, che dall'Inquisizione a Masaniello alla Rivoluzione napoletana del '99, hanno impegnato non solo questi ultimi anni di attività dell'artista, ma i fatti più drammatici e anticipatori della nostra storia.
http://www.mediartivisive.it/armando_de_stefano_biografia.html
Armando De Stefano: figurativismo d’avanguardia. De Stefano Armando è nato a Napoli nel 1926, ed ha iniziato il suo percorso artistico nel 1947 dando presto vita, con altri artisti della sua città, al “Gruppo Sud”. Le sue opere sono organizzabili in cicli, in vere e proprie sequenze pittoriche che ripercorrono scene teatrali ed avvenimenti storici in modo realistico, pur non rientrando appieno nella definizione di opere realiste, piuttosto la poetica di questo maestro che nella sua arte omaggia spesso la cultura della sua città, si apre all’invenzione, al sogno, e soprattutto, attraverso una fervida immaginazione formale, ad una fitta trama di richiami e rimandi culturali che sono, o almeno dovrebbero essere, l’elemento portante di ogni grande opera d’arte. De Stefano ha sempre dato grande spazio alla ricerca formale e ha sempre curato i valori figurativi, che per lui sono la base stessa del linguaggio pittorico. Negli anni dal 1956 al 1961 si è impegnato in un’area per molti aspetti vicina a quella dell’Espressionismo materico e ha frequentato anche l’arte astratta: questo potrebbe essere letto come un importante cambio di rotta, ma in realtà la scelta dell’artista non ha rappresentato una perdita di interesse per i medesimi valori formali seguiti con estrema coerenza per tutta la sua lunga carriera. Anche nei periodi e negli approcci meno figurativi nell’opera di De Stefano è infatti sempre rintracciabile il segno, che affiora dalle sovrapposizioni di colori o ne resta a tratti sommerso, ma in ogni caso presente e spesso protagonista. Dal 1962 il maestro riscopre il piacere delle immagini pittoriche dell’arte moderna e contemporanea a lui tanto care, dando così vita a grandi cicli narrativi, che dall’Inquisizione a Masaniello alla Rivoluzione napoletana del ’99, l’hanno impegnato in una intensa narrazione di alcuni dei fatti più drammatici della storia italiana. Su Armando De Stefano è stato scritto molto in questi anni, d’altra parte la sua attività, che ancora continua, anche con la formazione di nuovi artisti presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli in cui insegna, ha ben rappresentato i cambiamenti degli ultimi 80 anni sulla scena dell’arte contemporanea. De Stefano è stato definito da alcuni pittori di confine, per la sua capacità di frequentare le cifre stilistiche realiste senza farne mai il suo tratto preponderante, altri critici l’anno etichettato come un narratore visivo, con riferimento alla sua straordinaria capacità di mettere in scena sulla tela delle commedie, delle allegorie, delle storie di vita, morte e resurrezione. Delle vere e proprie sequenze pittoriche che più di certo cinema o teatro, riescono a miscelare in un’alchimia, dall’equilibrio spesso perfetto, scenografia, attori, maschere e storia da narrare. In sintesi, la definizione che ci pare inquadrare meglio di qualsiasi altra questo grande protagonista dell’arte contemporanea, è proprio quella di un narratore di storie, capace di raccontare fatti ed emozioni ricorrendo a cicli di immagini originali, intense, dal taglio cinematografico e dalla forte componente simbolica. De Stefano, i mille volti della realtà: Intervista al pittore Armando De Stefano, che inaugura domani pomeriggio al museo Madre la sua nuova mostra, “L’urlo del Sud”, diciotto tele che rimarranno esposte fino al 9 gennaio 2012. Abbiamo fatto visita a uno dei pittori più importanti che la nostra città abbia generato, Armando De Stefano. È stato in una mattina di inizio luglio. Poi abbiamo lasciato sedimentare tutta l’estate e, caso vuole, la scadenza di consegna è coincisa con l’arrivo delle piogge. Così, mentre stiamo per rincasare e metterci al lavoro con i libri che De Stefano ci ha regalato dopo l’intervista, il cielo inizia a tuonare e a illuminarsi di fulmini, l’acqua arriverà da lì a poco. Per ripararci – non vorremmo che i libri si rovinassero – ci avviciniamo a un palazzo che dà su via Medina e come per magia si apre una porta automatica. È l’area prelievo di una banca chiusa, ma le porte di vetro permettono di vederne l’interno illuminato. Un luogo desolato come una tela di Hopper, dal quale anche gli ultimi avventori sono fuggiti. Fuori la pioggia insiste e allora, sfruttando la lampadina del bancomat, sfogliamo ancora una volta i cataloghi. Alcuni contengono lavori degli anni Sessanta, altri opere più recenti fino all’ultimo Chameleons (vedi recensione). Lo scroscio di una pioggia ormai in dirittura d’arrivo accompagna il nostro silenzio estasiato. Quando non riesci a trovare le parole significa che sei di fronte a una poesia compiuta, quella cosa a cui non potresti aggiungere o sottrarre nulla. Per questo preferiamo rimandare il lettore alla visione diretta delle opere di De Stefano, in una di quelle troppo rare occasioni che la città offre ai suoi artisti, anche a quelli migliori o, a prestare attenzione a quanto qui da noi trascritto, rubando impuniti dalla sua voce. «Io sono nato nel 1926. Ho avuto una formazione un po’ diversa da quelli della mia generazione, non parliamo di quelli venuti dopo. Quando ero alle scuole elementari avevo uno zio che era un bravo scultore, si chiamava Francesco Parente, e mi seguiva ogni tanto. I disegni che fanno i bambini non li ho mai fatti; mi sarebbe piaciuto fare la casetta, la luna, e invece no, mi hanno messo davanti i calchi di gesso classici, la testa di Bruto… fin dall’infanzia il mio rapporto con l’arte è stato questo. Ho avuto una grande passione per pittori come Morelli, Toma, e poi un grande amore, che è stato anche formativo, per Vincenzo Gemito. Ho amato molto il disegno, inteso come indagine dello spazio, rapporto tra vuoto e pieno, architettura dell’umanità… Quando insegnavo all’Accademia, ai miei ragazzi facevo disegnare i capelli, ma non in senso naturalistico; facevo tutto uno schema architettonico e geometrico, e infine arrivava l’immagine. Di un carro che passa sulla neve, lascia la traccia e se ne va, per me è più importante la traccia del carro. «Le scuole elementari le ho fatte a piazza Mercato, poi quando ci siamo trasferiti da via De Pretis a piazza Dante mio padre mi ha iscritto all’istituto magistrale Margherita di Savoia, a salita Pontecorvo. La mia ambizione però era iscrivermi al liceo artistico, allora c’era il mito di queste scuole, da questi istituti uscivano ragazzi con certe barbe, con un’aria bohemien… Per fortuna mi accettarono al liceo artistico, eravamo una trentina di ragazzi divisi in due classi. In tutto questo era in corso la guerra. Con la mia famiglia eravamo sfollati ai Camaldoli, in mezzo alla campagna. C’era bisogno di soldi, si comprava tutto in nero, così ci ricordammo che un amico di mio padre era copista della Tate Gallery. Mi prese a fare disegni e mi insegnò delle tecniche sofisticate. Inoltre, mi ripeteva sempre che gli inglesi, gli americani amavano il ritratto. Così un giorno dissi a mio fratello, che parlava un po’ d’inglese: “Stammi a sentire, prendiamo un po’ di carta, le matite e andiamo dove stanno le batterie, dove prima stavano i tedeschi e mo’ ci stanno gli americani”.
 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

 una terra tutta da scoprire e... tutta da gustare....
 
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