Al MAS - La biografia dell’artista: Arturo CARMASSI - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - La biografia dell’artista: Arturo CARMASSI

Museo > Arturo Carmassi

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Giulianova (Teramo) Arturo Carmassi nasce il 2 luglio del 1925 a Lucca e già bambino con la famiglia si trasferisce a Torino dove studia e lavora fino al 1952. Segue dei corsi alla Scuola del paesaggio Fontanesi e all’Accademia Albertina, fin da subito entrando in contatto con la cultura e l’ambiente artistico intorno a lui. Influenzato dal cubismo, visita alcune città d’Europa tra le quali Zurigo, Berna, Parigi dove lavora per un periodo prima di trasferirsi a Milano. Confrontandosi con la tradizione delle Avanguardie Storiche, Carmassi ben presto si distinguerà per un fare artistico autonomo. Dalla fine degli anni ’40 l’artista espone con delle personali in alcune gallerie torinesi con buon esito da parte della critica che gli favorirà l’incontro successivo con alcune delle più grandi espressioni artistiche di allora (vedasi la partecipazione alla Mostra Internazionale dell’Art Club e a Pittori d’oggi. Incontri Italia-Francia, organizzate da Luigi Carluccio). All’inizio del decennio seguente risale l’incontro, trasformatosi in un saldo rapporto di lavoro – diventando suo mercante – e di solida, stretta amicizia, con Gino Ghiringhelli della galleria Il Milione. Dal 1952 si sposta nel culturalmente florido capoluogo lombardo, lavorando in Brera; nello stesso anno partecipa alla XXVI Biennale Internazionale d’Arte a Venezia. Gli Anni ’50 fervono di notevoli impegni per il giovane artista che miete ripetuti successi in personali e collettive in gallerie private e pubbliche in Italia (vince il Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia tiene la sua prima personale al Milione, poi a Roma, La Medusa,Venezia) e fuori (Svizzera, Germania) fino al continente americano (San Paolo, Brasile- New York). Dal 1955 al 1965 Carmassi si dedica con particolare interesse alla scultura, realizzando opere di grandi dimensioni che pervaderanno con la loro imponenza una sala personale alla Biennale di Venezia del 1962. Dalla seconda metà del decennio si assiste nella personale espressione artistica dell’artista di un’”astrazione informale” ad un cambiamento di rotta volto alla riappropriazione della “raffigurazione”, della rappresentazione del paesaggio e della figura, che coincidono con il ritiro nella campagna toscana, tra Firenze, Pisa e Lucca, a Torre di Fucecchio dove vive attualmente. Questo nuovo linguaggio artistico, pervaso da connotazioni simboliche confermanti certi rapporti dell’artista col Surrealismo, trova espressione in una serie di lavori esposti nel 1969 e ‘72 presso la Galleria Trentadue di Milano. Nella seconda metà degli anni ’70 Carmassi manifesta un preponderante, dominante, interesse per la scultura oltre che per le tecniche della litografia e calcografia e attraverso importanti monografie (tra le quali quella di Giovanni Accame del 1980) in cui si presentano le sue diverse tecniche artistiche egli viene individuato come uno degli artisti degni di nota nel panorama della cultura internazionale,venendo chiamato ad esporre e presenziare ad incontri di cultura in Musei ed Istituti in Europa e America fin nei decenni successivi, di intensa attività. Nel 1986 l’Accademia di Francia a Roma dedica una mostra al Museo Immaginario di Carmassi in cui recenti lavori dell’artista condividono lo spazio con quelli di illustri artisti del passato (Dürer, Redon), contemporanei (De Chirico, Picasso, Kandinsky, Miro) e di culture africane, oceaniche. Nel 1992 e ‘94 espone a Firenze, alla Galleria Il Ponte, dipinti dei primi anni Cinquanta e Sessanta e lavori su carta dagli anni Settanta agli anni Novanta. Quest’ultimo decennio Carmassi, pur lavorando sulle ricerche degli anni recentemente precedenti, sottopone il proprio linguaggio espressivo ad una sorta di “semplificazione”, eliminando qualsiasi dato superfluo, con il riconfermarsi di un’opera estremamente “moderna”. Muore nella sua Toscana nel gennaio del 2015.
Critica su Arturo Carmassi. Nel testo modenese Russoli porre l'accento sulla straniata qualità naturale della visione di Carmassi, e identificarne il valore dominante nell'intendimento della luce: "Non immagine che si imponga soltanto per la qualità fantastica, ma nemmeno elaborazione pittoricistica di elementi naturalistici; bensì una rappresentazione di impianto diciamo pure astratto, rispetto alla trascrizione del vero visibile, ma vera per l'accordo tra sentimento e luce e sostanza dalla "figura". L'elemento naturale è presente cioè non nella sua formulazione fenomenica esterna, ma nella sua vitalità luminosa, e persino nella spazialità atmosferica."; e la luce vi "circola come linfa, e ora splende di accensioni feroci, ora vibra in sordina, ora sembra restare soltanto il battito della vita in zone ombrose, nascoste". Sarà solo anni dopo che la critica potrà leggere l'importanza, qualitativa non modale, della lezione di Boccioni sull'artista, il quale ha alle viste, più che una risposta alla vessata questione naturale/astratto, l'ambizione di declinare nella tipicità dell'organismo pittorico la vitalità dell'esistente, il fremere vitale della materia formativa. E sarà non casualmente Guido Ballo, di Boccioni studioso, a indicare il passaggio dall'"inclinazione espressionista" alla fase di cui "in certi dipinti il taglio compositivo risentiva addirittura della dinamica boccionaiana, colta non nelle linee-forza, ma nel vibrare corposo e pieno di colore, nella dilatazione ambientale delle forme". La scelta di disegnare su carta è legata a una intimità del tutto differente, ad un ascolto che proviene da aree impercettibili, da zone del pensiero accese da sussurri respiri, memorie, silenzi. Arturo Carmassi non fa eccezione. Anzi. Dotato di una natura unica che gli ha consentito di cogliere per decenni l'attimo definitivo, interpretando l'evoluzione di un pensiero un istante prima, sempre rimanendo libero e indipendente, sempre scartando rispetto alle definizioni e alle attese, sempre rivendicando una sua faticosissima e aristocratica distanza rispetto ai movimenti e alla critica ufficiale, Arturo Carmassi con l'opera su carta si consente un percorso privato, una riflessione introspettiva. Senza tracciare differenze sostanziali tra l'opera su carta e le altre. Non si tratta di un risultato che si discosta dalla traccia indicata dall'artista, o che sortisca risultai dissimili dalla sua sigla riconoscibile.
 
 Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova
Espone l'artista Arturo CARMASSI
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La "Fondazione Museo d'Arte dello Splendore" di Giulianova (Te), presenta le opere dell'artista Arturo CARMASSI.

La mostra si è conclusa con grande successo.
MAS "MUSEO D'ARTE DELLO SPLENDORE" GIULIANOVA
Viale dello Splendore n° 112 - 64021 Giulianova (Te)

Al MAS Gigino Falconi, presenta: Le stagioni
  •    La biografia di Arturo CARMASSI

Arturo Carmassi

Nei primi anni trenta si trasferisce a Torino dove segue i corsi della “Scuola del paesaggio Fontanesi” e frequenta per un breve periodo l’Accademia Albertina. Nel dopoguerra, non diversamente da molti altri artisti della sua generazione, Carmassi è fortemente influenzato dal cubismo e risente anche della suggestione che il concretismo astratto, particolarmente diffuso a Torino grazie alle mostre Italia-Francia e ai Premi Torino e Saint Vincent, esercita su un folto gruppo di pittori torinesi. Esordisce, nel 1946, alla Mostra nazionale del bianco e nero organizzata a Torino, dove l’anno seguente tiene la prima personale alla Saletta del Grifo. Nel 1948 presenta le sue opere alla Galleria La Bussola e vi esporrà nuovamente nel 1951, riscuotendo il consenso della critica, in particolare di Luigi Carluccio. Nel 1952 si trasferisce a Milano. Nello stesso anno è invitato alla XXVI Biennale di Venezia, dove sarà presente anche all’edizione del 1954. Il rapporto con il vivo ambiente culturale e artistico milanese lo porta ad abbandonare l’iniziale impostazione per una intensa ricerca, tesa a stabilire un accordo tra linguaggio figurativo e immagini naturali (Franco Russoli), che si concretizza in un personale linguaggio di “astrazione informale”, i cui esiti lo situano tra le esperienze più interessanti di quegli anni. Nel 1954 allestisce la prima personale a Milano alla Galleria Il Milione. Nello stesso anno è invitato alla Biennale di San Paolo del Brasile e al Carnegie Institut di Pittsburg. Alla metà degli anni cinquanta il suo interesse si rivolge anche alla scultura e nel corso del decennio 1955-1965 si dedicherà sempre più intensamente a questa nuova attività. Nel 1957 la Triennale d’Architettura di Milano gli conferisce l’incarico di decorare il salone d’onore. Da questa data, con l’assidua partecipazione ad importanti manifestazioni italiane e straniere, le opere di Carmassi, pitture e sculture, raccolgono critiche estremamente favorevoli. Nel 1959 lascia temporaneamente Milano per dedicarsi alla realizzazione di sculture di grandi dimensioni a Bocca di Magra, dove ha allestito un grande studio. Si ricordano, di questo periodo, le fusioni in bronzo Icaro e Maternità. Le Edizioni del Milione, nel 1960, in occasione di una sua personale nell’omonima galleria, presentano la sua prima monografia con presentazione di Franco Russoli. Consapevole di aver esaurito la precedente esperienza informale Carmassi approda ora ad un linguaggio in cui accoglie elementi di tipo geometrico e forme simboliche che si accompagnano, particolarmente nell’opera scultorea, a riferimenti vagamente surrealisti. Nel 1962 la sua sala personale alla Biennale di Venezia, esclusivamente dedicata alle opere plastiche, riscuote un notevole successo. Nello stesso anno è presente alla mostra Nuove prospettive dell’arte italiana a Bologna e a La pittura italiana dal ’45 al ’55 a Ferrara. All’inizio degli anni sessanta l’artista recupera la figurazione, che già era apparsa, nella seconda metà degli anni cinquanta, in alcune sculture. Questo nuovo orientamento coincide con un momento di profonda crisi. Dipinge paesaggi, in gran parte dipinti dal vero, con i quali Carmassi cerca di rivelare la verità che si nasconde sotto un’accecante realtà. (...) Simultaneamente egli si rivolge alla figura umana, al corpo femminile, alla sistemazione degli attori e della festa amorosa e del torneo iniziatico a favore dei quali, in breve, il paesaggio vuoto è definitivamente abbandonato. (...) Dopo molte esitazioni e indugi ha finito col trovare il mezzo di tradurre naturalmente il suo racconto interiore, e questo nella maniera più semplice del mondo, col ricorso al linguaggio tradizionale (Patrick Waldberg). Nel 1967 l’inaspettata adesione alla figurazione, che le opere esposte alla personale alla Galleria Il Milione rivelano, suscita notevole scalpore nella stampa. In questa occasione viene presentata una monografia con presentazione di Raffaele Carrieri. Nel 1969, espone per la prima volta - con introduzione in catalogo di Patrick Waldberg -disegni e litografie alla Galleria Trentadue, diretta da Alfredo Paglione, con il quale intratterrà, fino al 1972, un proficuo rapporto. Carmassi abbandona Milano e si ritira nella campagna toscana, a Torre di Fucecchio, dove vive tutt’ora. Si è nel frattempo anche instaurata, per analogia di interessi e intendimenti, una profonda intesa con Patrick Waldberg, cui si deve l’importante saggio Arturo Carmassi ovvero Il ricordo del bosco sacro, pubblicato nel 1973 nella monografia edita dalle Edizioni Trentadue. A proposito dei disegni esposti nel 1969 Waldberg scrive: Nessun dubbio, a mio modo di vedere, che il disegno di Carmassi rappresenti oggi, per sicurezza di tratto e vastità di composizione, quanto di più alto si potrebbe sperare nel perfezionamento delle capacità esecutive. Nella sua sintassi, di essenza classica, ha assimilato, senza per altro soggiacervi, l’apporto dei maestri del passato. (...) La limpida qualità della scrittura di Carmassi lungi dall’indebolire la presenza della rappresentazione, ne denuncia al contrario la complessità e ne accresce il mistero. In una luce cruda e violenta ci viene svelato l’enigma eterno del rituale di Eros. Alla fine degli anni sessanta Carmassi si avvia decisamente verso una dimensione visionaria e fantastica, concretizzata in immagini dove prendono forma il mistero, il magico, l’occulto. I rimandi simbolici, desunti dalla letteratura che sempre più si evidenziano nelle sue opere - i riferimenti sono Klossowsky, Bataille, Masson, Jarry, Artaud - confermano una stretta connessione con il Surrealismo. Già in alcune sculture della metà degli anni cinquanta, nei Minotauri, erano presenti alcuni elementi che si ripresentano ora nella sua pittura immaginifica, come d’altronde preludeva il successivo percorso l’esperienza figurale e materica che caratterizzava la composizione del Massacro. Nel 1972 tiene la terza personale alla Galleria Trentadue – vi aveva esposto anche nel 1970 - presentato da Pierre Klossowsky: È circostanza rara che un pittore sappia ritrarre nel suo intimo un emblematismo che, se proviene sempre e necessariamente da una tradizione lontana, gli offra il modo d’attualizzare il suo mondo fantasmatico e insieme la sua visione degli oggetti. Questo mi pare avvenga in Arturo Carmassi, felice continuatore delle ritualità etrusche, in cui si prolunga la scenografia jeratica della giornata toscana. (...) I nostri fantasmi come quelli dipinti da Carmassi - non sono in vero diversi per nulla dai “soggetti” della pittura figurativa tradizionale. Ciascun soggetto o motivo di composizione non è stato mai scelto per l’elaborazione se non per essere stato preventivamente concepito al livello della costrizione fantasmatica, e ancora di più il motivo della natura. Natura: fantasma. Sempre nel 1972 le Edizioni Trentadue pubblicano Arturo Carmassi o la faccia ferina dell’Umanesimo, con un saggio di Leonardo Sciascia, e Arturo Carmassi incisore, con un testo di Mario De Micheli, mentre l’anno seguente danno alla stampa Raffaele Carrieri Arturo Carmassi - ovvero Raffaele Carrieri Una ballata Arturo Carmassi Cinque acqueforti - e nel 1973 la monografia a cura di Patrick Waldberg. Dalla metà degli anni settanta, pur continuando a dedicarsi alla pittura, all’attività grafica, a tempere e sabbie, caratterizzate da nette campiture di colori primari, e a serie litografiche - “per le quali si è parlato di un recupero quasi beardsleyano” - Carmassi accentra sempre più il suo interesse sulla scultura, spinto dall’esigenza di conferire una sempre maggiore forza plastica alle sue immagini. Nel 1974 al Premio Internazionale di Diano Marina gli viene assegnato il riconoscimento per il miglior libro d’arte dell’anno. Le sculture degli anni 1975-76 trovano una forte corrispondenza nei disegni e nelle tempere dello stesso periodo. Nel 1976 partecipa alla International Biennal Exhibition of Prints di Tokio e Kyoto. Nel 1978 escono due importanti monografie, una a cura di Roberto Tassi, l’altra a cura di Pier Carlo Santini, pubblicata nella collana Maestri contemporanei. Partecipa alla rassegna Xylon 7 a Winterthur, Berlino, Lugano, San Paolo (1976-77). Nel 1977 allestisce un’antologica di sculture a Palazzo dei Diamanti a Ferrara e una di grafica al Museo di Friburgo.


Negli anni 1976-78 realizza una serie di sculture dedicate a personaggi mitici: Argonauti, Janus. Nel 1978 lavora al Journal Perpétuel ou les Possibilités du Signe, 300 tavole realizzate in litografia e calcografia, tirate in 10 esemplari numerati. Il Journal Perpétuel viene presentato nel 1978 a Roma alla “Calcografia di Stato e Istituto Nazionale per la Grafica”, a Losanna al Musée Cantonal des Beaux Arts Palais de Rumine, al Museo di Arte di San Paolo del Brasile, nel 1979 a Brasilia alla Fondazione Culturale di Brasilia, nel 1980 a Ferrara al Palazzo dei Diamanti e, nello stesso anno, con incisioni e sculture coeve, a Bologna al Real Colegio de España alla Maison de la Culture André Malraux di Rennes e di Reims, con saggio introduttivo di A. M. Hammacher. Nel 1980 Jean-Marie Drot, che già l’anno precedente aveva condotto una serie di interviste dedicate a Carmassi nella trasmissione “A comme Artiste”, realizza il film Arturo Carmassi le Toscan per il programma “L’art e les hommes” della televisione francese. Sempre nel 1980 partecipa alla mostra di grafica a Baden-Baden e viene pubblicata dalle Edizioni Il Punto di Firenze la monografia di G. Accame: Le possibilità del segno: Arturo Carmassi 1975-1980. Nel 1981 l’Institut Collégial Européen lo invita a partecipare ai colloqui internazionali di Loches en Touraine sul tema Cultura e Media, diretti da Gilbert Gaddofre. Ne1 1982 presenta una personale di grafica e scultura all’Università di Innsbruck e a Colonia. La Radio-Televisione “Suisse Romade” di Ginevra gli dedica due ore nel programma culturale diretto da Michel Terrapon, la trasmissione passerà successivamente alla “Canadian R. T.C.” di Montreal. Nel 1984 allestisce nel Castello di Lerici un’antologica dal titolo Grande estate, dove presenta le opere degli ultimi anni e un recente nucleo di collages su carta. Negli anni 1985-86 realizza l’imponente scultura Grand Minotaure d’Auxerre, che sarà collocata nel centro della città- nei giardini del liceo Jacques Amiot- ed in occasione dell’inaugurazione, espone bozzetti, disegni, dipinti e sculture all’Abbaye St. Germain. Nel 1986 espone cinque monumentali sculture nel Parco di Villa Versiliana a Pietrasanta. L’anno seguente a Roma a Villa Medici, all’Accademia di Francia, di cui JeanMarie Drot - con cui Carmassi aveva nel frattempo instaurato un rapporto di amicizia - è direttore, ha luogo, in occasione del decennale della morte di André Malraux, una grande esposizione dedicata al Museo immaginario di Arturo Carmassi. Nella mostra alcuni dipinti e sculture di Carmassi si affiancano ad opere dei maestri del passato (Dürer, Redon, Meryn) e contemporanei (Picasso, De Chirico, Klee, Kandinsky, Ensor, Mirò, Licini). Tra il 1986 e il 1987 realizza otto ritratti in bronzo di Van Gogh - la Suite Van Gogh - che espone, nel 1988, unitamente a dipinti e sculture di piccole dimensioni al Museo d’Arte Contemporanea di Arezzo. Nello stesso anno è presente all’esposizione Hommage a Vincent Van Gogh, organizzata dalla Fondazione Van Gogh di Arles. Nel 1990 una importante personale ha luogo a Strasburgo, organizzata dalla FNAC e dal Consiglio d’Europa e realizza Ganos, una scultura monumentale per la nuova sede della British Petroleum a Parigi. Liliane Thorn Petit gli dedica il film – intervista Portrait d’artiste. Arturo Carmassi, peintre, graveur, sculpteur, realizzato per la Radio Televisione Lussemburghese. Nel l995 esce il volume Sabbie, con introduzione di Geno Pampaloni, concernente le opere che dal 1976 Carmassi ha realizzato utilizzando questo materiale. In questo stesso anno è impegnato alla realizzazione di una grande fontana, dal titolo Ganos II, per la città di Auxerre. Per i suoi settant’anni le edizioni italiane Il Ponte e le francesi Le Moniteur curano una importante monografia che sarà presentata l’anno seguente in varie occasioni. Negli anni novanta, pur proseguendo e sviluppando il discorso iniziato una quindicina d’anni prima, Carmassi si avvia verso un linguaggio sempre più essenziale e scarnificato. La sua inquieta ricerca lo ha sempre portato ad esplorare nuovi territori, il risultato è un ‘opera che, attraverso la capacità di Carmassi di dare viva presenza alle immagini di un suo sentire fortemente calato nella contemporaneità, si presenta assolutamente “moderna”. Questo suo incessante protendersi verso la “modernità” non può essere inteso come ricerca del nuovo, ma quale intento e necessità di essere “attuale” (Andrea Alibrandi). Il l° gennaio 2000 esce il primo numero della rivista “Summa”, primo segno tangibile della Fondazione Carmassi Druat, Centro d’Arte Contemporanea, voluta dall’artista in memoria della moglie Marise. Nel 2002 è presente nella Rassegna Mediterrània di Palazzo d’Avalos a Vasto (CH), mentre nel 2004 è di nuovo in Abruzzo, al Museo d’Arte Costantino Barbella di Chieti, per la mostra collettiva Arte per immagini. Nel 2012 è presente con due opere nella mostra collettiva Nel segno dell’immagine, presso il Museo di Palazzo de’ Mayo a Chieti. Si ricordano le personali allestite alla Saletta del Grifo, Torino (1947); alle gallerie La Bussola, Torino (1949, 1951); La Medusa, Roma (1954); Il Milione, Milano (1954, 1960, 1967); Odyssia, Roma; Galatea, Torino (1959); Trentadue, Milano (1969, 1970, 1972); Jacopo della Quercia, Siena; alla Libreria Internazionale Einaudi, Milano (1973); alle gallerie Toninelli Arte Moderna, Roma e Milano (1974); G, Berlino (1975); al Palazzo dei Diamanti, Ferrara; al Museo di Friburgo (1977); al Musée Cantonal des Beaux Arts Palais de Rumine, Losanna; al Museo di Arte di San Paolo del Brasile (1978); alla Fondazione Culturale di Brasilia (1979); al Palazzo dei Diamanti, Ferrara; al Real Colegio de España, Bologna; alla Maison de la Culture André Malraux di Rennes e di Reims (1980); agli Istituti di storia dell’arte di Innsbruck e Colonia (1982); al Castello Monumentale, Lerici (1984); all’Abbazia Saint-Germain, Auxerre; alla Villa Versiliana, Pietrasanta; a Villa Medici, Roma (1986); al Museo d’Arte Contemporanea, Arezzo (1988); alla Bibliothèque Nationale, Auxerre (1989); a Strasburgo, personale organizzata dalla FNAC, dalla città di Strasburgo e dal Consiglio d’Europa (1990); alla galleria Simoncini, Lussemburgo (1991); a Palazzo Lanfranchi, Pisa (1992); alle gallerie Il Ponte, Firenze (1992, 1994); Sante Moretto, Monticello Conte Otto, Vicenza (1994); alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia (1997); alla Galleria Gana-Beaubourg, Parigi; alla Fondazione Marzotto (1998); a Palazzo Vecchio, Firenze (1999). Alla Fondazione Bandera, Busto Arsizio (2005); alla Galleria Morone, Milano (2006, 2007); alla Galleria Arte Studio, Genova (2008). Si segnalano inoltre le rassegne: Mostra nazionale del bianco e nero,Torino (1946); Mostra Internazionale dell’Art Club, Torino (1950); Pittori d’oggi. Incontri Italia-Francia, Torino (1951 e segg. edizioni); Biennale Internazionale d’Arte della città di Venezia (1952,1954, 1962); Premio Nazionale di pittura Golfo della Spezia; Collettiva, Galleria Il Milione (1953); Darmstader Session. Italianischen Bildhauern, Darmstadt; (1957); Biennale di scultura, Anversa; Jung Italianische Plastik, Darmstadt e Düsserdorf (1958); Nuove prospettive dell’arte italiana, Bologna; La pittura italiana dal ’45 al ’55, Ferrara (1962); EroticArt, itinerante a Copenhagen, Lunds, Stoccolma, Tokio, San Francisco (1968); Signe d’un renouveau surrèaliste, Galleria Brachot, Bruxelles; Pittura per immagini, Galleria Trentadue, Milano (1969); la Triennale dell’Incisione, Palazzo della Permanente, Milano. Il Festival dei due mondi, Spoleto; Due secoli d’arte 70-70, Museo Poldi Pezzoli, Milano; Collettiva su Dürer, Galleria Trentadue, Milano (1971); la Quadriennale delle Esposizioni, Roma (1971, 1983); Pittura in Lombardia 1945/1973, Villa Reale, Monza (1973); International Biennal Exhibition of Prints, National Museum of Modern Art, Tokio e Kioto (1976); Xylon 7, Winterthur, Berlino, Lugano, San Paolo (1976-77); Venezia-Venerezia Palazzo Grassi, Venezia; grafica italiana, Museo d’Arte Moderna, Atene (1978); Biennale Internazionale della grafia Palazzo Strozzi, Firenze; L’estampe aujourd’hui 1973-1978, Bibliothèque Nationale, Parigi; Mostra di scultura. Città di Lucca; Biennale Internazionale del bronzetto, Palazzo della Ragione, Padova (1979); Biennale della grafica europea, Baden-Baden (1981); Hommage a Vincent Van Gogh, Fondazione Van Gogh, Arles (1988). Mediterrània, Palazzo d’Avalos, Vasto (2002); Arte per immagini, Museo d’Arte Costantino Barbella, Chieti (2004); 60° Premio Michetti, Museo Michetti, Francavilla al Mare (2009). Nel segno dell’immagine, Museo di Palazzo de’ Mayo, Chieti (2012).

 

Gli ingredienti sono quelli classici dell’  più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico  che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche, chiese e santuari, il suo verde e il suo .  
Giulianova
 Spiaggia nota, come "spiaggia d'oro del medio Adriatico", oltre a sottolineare ciò che della Città è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.

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