Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone: La scuola di Posillipo - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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Al MAS - Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, espone: La scuola di Posillipo

Museo > La scuola di Posillipo

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L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 
MAS - Museo d'Arte dello Splendore.

Eventi al MAS - Museo d'Arte dello Splendore Giulianova () - Italy


La scuola
di Posillipo
Al Mas, Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova, dal 18 luglio al 12 settembre 1999, “La Scuola di Posillipo e il paesaggio napoletano dell’Ottocento”, dipinti della Pinacoteca Comunale di Giulianova, a cura di Carlo Fabrizio Carli.
Antologia critica
 
“L’appellativo di Scuola di Posillipo per un gruppo di pittori che dipingevano le bellezze del paesaggio campano, spiagge incantate e ruderi carichi di suggestione, isole di leggenda e Vesuvio fiammeggiante, ma anche case e strade, e mare e campagne e scene di vita popolare.

Horace Vernet, Cavaliere ed acquaiola, olio su tela, cm. 40x36, firmato.

Lo coniarono i pittori della corrente accademica, i pittori cesarei, favoriti della corte borbonica, intenti a produrre i loro smisurati quadroni di storia e mitologia, con sereno disinteresse per le ragioni della pittura o della sensibilità. Gli accademici, come ultimo apporto provinciale della ventata neoclassica: e non in quanto professori dell’Accademia (ché poi, molti di loro, dei pittori di Posillipo per l’Accademia ci passarono, ad occupar cattedre di prestigio: Pitloo, Smargiassi, Duclère; solo Gigante restò sempre fuori, né allievo né docente), ma quali conservatori di una convenzione che questi nuovissimi paesaggisti da un momento all’altro disconoscevano e contestavano. Anzi fu per i pittori di Posillipo una vittoria fin troppo facile perché, come d’incanto — i tempi erano già maturi — potettero inserirsi nella vita artistica ufficiale della città, prediletti dai nobili e dalla Corte: Gigante era intrinseco di Palazzo e maestro delle principesse nelle loro velleitarie esperienze di pittrici dilettanti”.
R. CAUSA, La Scuola di Posillipo, Napoli, 1967, p. 9.
 
“I «posillipisti» si pongono in una posizione cosciente di rinnovamento rispetto alla pittura ufficiale; ed in ciò appunto consiste il fatto nuovo: una schiera, se vogliamo abbastanza sparuta, di artisti dediti ad un genere «minore» acquista coscienza della novità e del valore del proprio operare non solo in rapporto allo sviluppo precedente del «genere» stesso, ossia non solo novità nel campo della veduta, vista come una delle tante possibilità di produzione di valori artistici separate le une dalle altre, ma altresì in rapporto alla più generale situazione dell’arte tutta, che in blocco, assieme all’istituzione che la rappresenta e la regola, viene rifiutata nei suoi valori tradizionali”.
S. SUSINNO, La veduta nella pittura italiana, Firenze,1974, p. 45.
 
“Il naturalismo nordico «nell’arte napoletana fu qualcosa di secolarmente inconcusso. A Napoli, Van Eyck piace più di Masaccio: Van der Weyden più di Piero della Francesca» (Longhi). Né il gusto naturalista, a Napoli, s’era disperso sotto il governo accademico...

Giuseppe Bonolis, Testa di giovane, olio su tela, cm. 26x20.

L’azione dell’olandese Pitloo sui pittori della «Scuola di Posillipo», va poco oltre l’apprendimento di modi da lui trasportati a rinfrescarne il «vedutismo» spicciolo e commerciale; secondo quanto, a sua volta, egli aveva dedotto dall’esempio, cresciuto con buon nutrimento italico, del Wilson, del Crome ed altri precursori del paesaggio romantico inglese. E questo non si intende a diminuzione dei meriti del Pitloo, che spesso sa offrirci graziose sorprese. Ma sarebbe assurdo insistere troppo sul valore del suo apporto; dal momento che il terreno di sviluppo della nuova pittura napoletana si ritrovava, naturalmente e originalmente, nel Seicento locale; e che su cotesto terreno essa crebbe i migliori frutti”.
E. CECCHI, Pittura italiana dell’Ottocento, Milano, l946.
 
“L’olandese Antonio Sminck van Pitloo ... cominciò intorno al 1825 ad ispirarsi all’aperto, coi suoi scolari, eseguendo piccole impressioni dal vero, schizzate e macchiate alla brava, senza per altro dimenticare la tradizione, né le esperienze giovanili compiute in Olanda o a Parigi, e facendo attenzione alla paesistica inglese e francese: del Turner che fu a Napoli nel 1823 (e non poté passarne inosservata la grande esposizione a Roma del ‘28), del Constable, del Bonington (a Napoli nel ‘24) e del Corot che visitò il Golfo partenopeo già durante il suo primo viaggio in Italia, tra il 1817 e il ‘21, e vi ritornò nella primavera del ‘28 per soggiornarvi”.
F. BELLONZI, Architettura, pittura, scultura dal Neoclassicismo al Liberty, Roma, 1978, p. 96.
 
“Giacinto Gigante ricercò sempre non il «tono» (nel senso che avranno più tardi queste parole per l’impressionismo) ma piuttosto il lirismo del non finito, dell’abbozzo e dell’effetto, cosa che ovviamente gli riusciva benissimo nell’acquerello e gli riusciva meno bene o non gli riusciva affatto negli oli, dove non seppe mai andar molto oltre le gamme (piuttosto povere) derivate dal Pitloo e dagli altri contemporanei, e il verismo a distanza della veduta tradizionale. In conclusione l’arte del Gigante costituiva una logica riduzione meridionale e italiana del paesismo eroico romantico”.
C. MALTESE, Storia dell’arte in Italia 1785- 1943, Torino, 1992.
 
“La base culturale del Gigante è più larga: la sua costruzione della veduta si fonda essenzialmente sulla poetica settecentesca inglese del «pittoresco». I rapporti di distanza non vengono più ordinati lungo le linee convergenti dal primo piano all’orizzonte, ma combinati secondo la qualità delle cose, cioè secondo la diversa reazione alla luce di ciò che è solido e opaco (alberi, rocce) o mobile e specchiante (acque) o trasparente (atmosfera). Poiché le possibilità di variazione sono, così, molto maggiori che nella rigida organizzazione prospettica, la sensibilità dell’artista è infinitamente più libera: anche nella scelta del «motivo», non più per il suo effetto scenografico o panoramico, ma per la sua forza di sollecitazione dell’estro del pittore”.
G. C. ARGAN, L’arte moderna 1770- 1970, Firenze, 19742.
 
“La scuola di Posillipo nasce con precise istanze di ricerca, e si svolge in modi di linguaggio sempre sostenuti da una esplicita necessità di rinnovamento, al passo con le più attuali espressioni dell’arte europea; e tanto appare palese quando si restringe il campo di indagine ai due protagonisti, Pitloo e Gigante: specificando però che di tutti i pittori partecipi alla Scuola — persino per una certa parte in Giacinto Gigante, «aliquando dormitat Homerus» —, esiste una produzione marginale, povera d’ingegno, tirata via per il turista di gusto facile, legata solo al mercato, ad una più elementare esigenza di illustrazione. 

Vincenzo Franceschini, Radici, olio su tela, cm. 24x16.

Ma questa non è la caratteristica saliente della Scuola, anzi potremmo dire che si tratta di mera sopravvivenza di una vecchia tradizione del vedutismo napoletano, vecchia e gloriosa tradizione, ormai tutta percorribile, a partire dal Seicento, lungo l’intero arco del Settecento, e fino ai primi anni del secolo nuovo, quando la Scuola di Posillipo non era ancora configurata”.
R. CAUSA, La Scuola di Posillipo, Milano, 1967.

Alcune opere della "Scuola di Posillipo e il paesaggio napoletano dell'Ottocento
Il Museo d'Arte dello Splendore, museo di arte contemporanea, occupa gran parte dell'ex Convento-Studentato di Giulianova (Te) - Italy, opportunamente restaurato, ed è stato inaugurato il 27 luglio 1997. 
Il Museo è composto da tre piani espositivi: 
Il piano terra è adibito alle mostre temporanee; dalla sua inaugurazione sono stati presentati importanti eventi espositivi come "Aligi Sassu e il Sacro" (27 luglio 1997), "Giorgio Morandi pittore ed incisore" (14 dicembre 1997), "Robert Carrol" (19 aprile 1998), "i Cascella, cinque generazioni di artisti abruzzesi" (4 luglio 1998) e "La Bibbia" di Marc Chagall (13 dicembre 1998). Oltre alle mostre temporanee si svolgono, in un ampio salone, conferenze e concerti. 
Il secondo piano, inaugurato il 14 dicembre 1997, ospita la prima parte della collezione permanente del Museo stesso; suddivisa in otto sale monografiche, comprende un vasto numero di opere di altrettanti artisti italiani e spagnoli, di rilevante importanza nella storia dell'arte del dopoguerra. I dipinti esposti sono di Aligi Sassu, Franco Francese, Giuseppe Banchieri, Armando De Stefano, Alberto Gianquinto, Gaston Orellana, Carlos Mensa e José Ortega. 
Con l'apertura del terzo piano,  il 4 ottobre 1998, è stata completata la collezione permanente con l'esposizione "Nel segno dell'immagine", cento opere di pittura e scultura di ottantacinque artisti italiani e stranieri, curata da Alfredo Paglione. Le opere esposte costituiscono, indubbiamente, una vasta panoramica dell'arte figurativa degli ultimi quarant'anni, in grado di documentare alcune delle tendenze più significative, attraverso diverse tecniche ed espressioni. Fra gli artisti presenti Ugo Attardi, Claudio Bonichi, Ennio Calabria, Arturo Carmassi, Mimmo Germanà, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio, Mario Schifano, Renzo Vespignani e, tra gli scultori, Floriano Bodini, Pietro Cascella, Lopez Garcia, Giuliano Vangi. Una collezione tutta da vedere, che ha arricchito notevolmente il patrimonio artistico e culturale della nostra cittadina.
 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
 
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