"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 14 del 22 Aprile 1995 - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 14 del 22 Aprile 1995

Rivista

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 

UNA BRUTTA AVVENTURA
dal diario della Contessa Alessandrina Acquaviva D’Aragona D’Obrescoff


 
Le pagine che seguono riportano la fedele traduzione dal francese del diario della Contessa di Castellana, Alessandrina d’Obrescoff che riferisce con tutti i particolari e con notevole vivacità quanto accadutole nel settembre del 1868 nelle acque del mare di Giulianova dove si recava abitualmente a prendere il bagno essendo ella un’esperta nuotatrice. E’ impressionante la disavventura di quel lontano giorno in cui la giovane donna si salvò da una tragica fine grazie all‘intercessione della Madonna dello Splendore. Ma ora lasciamo che sia lei stessa a raccontarci cosa avvenne centoventisette anni fa.
Maria Manetta III’95
 
Giulianova, 26 settembre 1868
Ricordiamoci di questa data perchè è quella in cui sono scampata alla morte. Si! Qualche istante di più e avrebbero riportato stamane a casa il mio corpo inanimato… e più nessuno mi avrebbe rivisto sulla terra!... Quante volte ho rimpianto follemente di non avere nessun episodio drammatico da consegnare a queste pagine! Oggi posso raccontare un’avventura che ha tutto l’aspetto di una tragedia di cui, mio malgrado, sono stata l’eroina. Da quando il tempo si è rimesso al bello, dopo i primi temporali d’autunno, ho ripreso i miei bagni di mare; soltanto, essendosi le giornate accorciate, ho rinunciato ad andarci di sera come facevo durante i calori dell’estate, e scendo alla spiaggia al mattino tra le sette e le otto. In quel momento l’aria conserva ancora una parte della sua freschezza e purezza che le dà la notte, mentre il sole, sorto da due ore appena, beve già la rugiada e comincia a riscaldare l’acqua. E’ questo anche il momento in cui, ancora calmo per l’assenza del vento atteso dalle barche dei pescatori, il mare è trasparente fino alla riva dove lascia intravedere la sabbia dorata e viene con una carezza e un tranquillo mormorio a respirarvi. Un’ora dopo le onde cominciano ad avanzare da principio lentamente, appena frangiate di schiuma, poi a salire con un rumore sordo, e a battere le travi e la scala della mia cabina da bagno. stendendosi ogni volta più lontano sulla battigia; qualche volta fin sul ponte di legno. Ciò accade nei giorni in cui il tempo è tipico di questa stagione, cioè quando spira una fresca brezza che soffia dal mare: eccezionalmente, viceversa, ci sono dei giorni in cui la temperatura è talmente calma, il vento così impercettibile, che l’onda sale senza quasi alterare la superficie azzurra e limpida dell’acqua, e il riflusso è allora quasi impercettibile. Oggi era una di quelle mattinate eccezionali. Svegliatami più presto del solito, incantata dalla bellezza del tempo, dalla trasparenza delle onde che potevo intravedere dalla mia finestra, sono scesa alla spiaggia circa una mezz’ora prima del solito. In effetti il carro dei buoi che mi conduce dal mio calesse fino alla sabbia del mare non era ancora arrivato ad aspettarmi. ma l’aria era fresca e pura. il sole non scottava ancora e, seguita dalla mia cameriera Felice e da Burraccione il contadino che porta abitualmente il sacco contenente il mio costume da bagno e gli asciugamani, ho preso a piedi il sentiero che è stato tracciato apposta per il mio passaggio e che, dopo un breve tragitto, comincia a penetrare nella sabbia soffice della spiaggia. Camminavo leggera e più allegra del solito, guardando la rugiada che brillava sull’erba e si dondolava in gocce di diamanti sui rami delle piante marine che crescono in abbondanza in questo luogo. Prima di mettere il piede sul ponticello ml sono girata e, abbracciando con lo sguardo tutto il paesaggio ancora un po’ velato dalle brume azzurrine del mattino, ho fissato un istante i miei occhi sul Convento di Giulia, dove Sofia in questa stessa ora era andata a confessarsi, e di cui credevo di sentire la campana che suonava la messa che io vi facevo dire. Poi, oltrepassando la soglia della cabina, mi sono messa a fare la toletta da bagno, e un istante dopo ero discesa nell’acqua. Come tutte le volte in cui il mare è molto calmo. l’acqua era gelida e, per rendere la sensazione meno pungente, mi sono gettata a nuoto fin dove era abbastanza profonda per permettermelo, ed ho preso la direzione verso cui sapevo di trovarne di più. Procedevo rapida e leggera non pensando certo di allontanarmi molto, e meravigliandomi di fare tanto cammino con così poco sforzo. Quando infine mi sono sentita senza fiato ed ho cercato di toccare il fondo per riposarmi. cosa che generalmente mi era facile poichè piuttosto che allontanarmi troppo verso il largo, costeggiavo la riva a una distanza in cui sapevo pressappoco di toccare col piede, allora mi sono accorta che l’acqua era profonda, e, girandomi verso la cabina, me la sono vista ad un’enorme distanza. Riunendo allora le mie forze, ma sentendomi incapace di rifare tutto il tragitto che avevo appena percorso. ho nuotato verso terra in linea retta, ma... avessi voglia a sforzarmi di procedere e di dosare i miei movimenti in modo da stancarmi di meno per fare il massimo progresso possibile! Mi accorgevo che la distanza tra la riva e me non diminuiva e la corrente, al contrario. mi trascinava verso il largo.
 
Alessandrina Acquaviva d’Aragona d’Obrescoff Contessa di Castellana
(Stoccarda 17/4/1828 - Giulianova 29/10/1900)
 
Ho capito allora che mi trovavo nella fossa, larga e profonda, ben noia ai pescatori di questa spiaggia, dove più di un bagnante imprudente è morto, e dove l’acqua incassata tra due alti banchi di sabbia trascina e trattiene coloro che vi si avvicinano troppo. Immediatamente ho compreso il motivo della rapidità con cui avevo proceduto fin da principio: già da quel momento ero stata atterrata dalla corrente, e ho capito l’inutilità dei miei sforzi presenti: ci ero capitata dentro!... Mille volte avevo sentito parlare di questa fossa e del pericolo per chi vi si avvicinasse troppo, ma, bagnandomi quasi sempre sola, avevo promesso di non allontanarmi troppo dalla riva, e ignoravo anche il punto preciso di quel pericoloso gorgo con cui ora mi trovavo alle prese. Tuttavia, facendo forza su me stessa e ripetendomi che tutto dipendeva dal mio coraggio, mi sono messa a fare il morto per riprendere fiato, e elevando una rapida preghiera al Dio dei naufraghi, ho tentato di convincermi che avrei così avuto la forza di riguadagnare la riva. Poi mi sono rimessa a nuotare coraggiosamente, ma sentivo già che il vigore e la mobilità delle membra mi venivano meno e allora ho gettato un grido, il primo, poichè sapevo di essere sola, al di là di ogni aiuto umano: la spiaggia era deserta; Burraccione si era addentrato nell’arenile con i cani che mi seguono ogni mattina; il carro non era ancora arrivato; sapevo che non c’era un pezzo di corda nella cabina; non una tavola di salvataggio da gettarmi; e dubitavo anche che Felice potesse sentire quel grido di terrore alla distanza in cui mi trovavo da lei. Infatti, abituata a vedermi nuotare senza timore essa pensò che io chiamassi il cane nero che ogni mattina mi raggiungeva a nuoto, e la vidi avanzarsi sul ponte per cercarlo con gli occhi. Ancora una volta le gridai che ero nella fossa e, comprendendo allora che un grande pericolo mi minacciava, la vidi correre sulla spiaggia come una pazza, agitando le braccia in segno di disperazione e gettando grida acute la cui eco arrivava debolmente fino al mio orecchio. Lottavo sempre, affannata, dibattendomi in quel terribile elemento che sembrava abbracciare il mio corpo con la sua stretta glaciale, e trattenermi malgrado i miei sforzi, sfinendomi senza poter uscire dalla corrente e tuttavia determinata a non lasciarmi vincere, non gridando, per dosare le mie forze, dicendomi che bisognava ad ogni costo conservare il sangue freddo, e quando ero troppo stanca lasciandomi andare sul dorso, per dare un po’ di riposo al mio petto il cui respiro somigliava ad un rantolo. Una volta, dopo aver fatto alcune bracciate, tentai di toccare il fondo sotto i miei piedi; il peso del mio costume impregnato d’acqua mi trascinò; mi sentii nel vuoto; chiusi gli occhi e i flutti passarono sulla mia testa. Risalii tuttavia in superficie e, girandomi un’ultima volta verso Felice quasi folle di terrore sulla riva, le gridai con voce disperata: “Io muoio!” (in italiano) e raccomandai la mia anima a Dio che solo poteva salvarmi. In un istante ebbi il tempo di pensare a coloro che amo, ai miei figli, alle due care piccole che erano in quel momento, in chiesa ed alle quali avevo detto prima di uscire, abbracciandole, “Pregate per me!”, non immaginando certo quanto mi sarebbero diventate necessarie le preghiere di quelle anime innocenti. Pensai a Carlo, che sarebbe stato il più colpito di tutti da questa morte crudele e violenta. Guardai da lontano se il carro arrivava, pensando alle lunghe funi arrotolate intorno alle corna dei buoi, necessarie alle redini per guidarli, che avrebbero potuto gettarmi da una certa distanza ... No, la spiaggia era deserta.
 
Carlo Acquaviva d'Aragona Conte di Castellana
(Napoli 26/12/1823 - Giulianova 14/12/1892
 
Non si vedeva anima viva... Il carro sarebbe venuto ma troppo tardi e non avrebbe portato via altro che il mio cadavere; ero abbandonata da Dio e dagli uomini; l’ora dell’agonia era suonata e non mi restava più che chiedere a Dio la Sua pietà per quest’anima che, così poco preparata al terribile trapasso, stava per comparire dinanzi a Lui! L’acqua era sempre di un’immobilità esasperante; non un’onda che mi sollevasse un po’ e mi spingesse verso la riva: mi sentivo anzi sempre più trascinata in un’altra direzione, ciò che mi obbligava ad accorciare i momenti di riposo che mi erano indispensabili. D’altra il peso dei miei panni di lana, della calzatura e del cappello intriso d’acqua che, alla mia testa rovesciata, pesava come una palla di cannone e che non riuscivo assolutamente a strapparmi. tutto ciò mi permetteva a mala pena di mantenermi a galla: Felice mi ha detto in seguito che ero talmente immersa nel mare che si vedevano sole lo mie mani. Un’ultima volta mi girai verso la riva. Soltanto allora vidi Burraccione che, entrato nell’acqua tutto vestivo mi veniva incontro, con la faccia pallida e i lineamenti contratti, il nome della Madonna sulle sue labbra. Alla sua vista ripresi un po’ di coraggio, quantunque fossi persuasa che non sapesse nuotare, e raddoppiai le mie energie per raggiungerlo. Avanzava lentamente, tastando il fondo prima di poggiarvi il piede, incoraggiandomi con la voce e immergendosi sempre più nell’acqua ad ogni passo; quando l’acqua gli arrivò al collo, un terrore profondo mille volte peggiore di quello presente s’impadronì di me: lo vedevo già inciampare e annegare senza salvarmi, e l’idea di vederlo, forse tra poco, dibattersi anche lui e morire sotto i miei occhi mi dette la forza della disperazione. Gli gridai di non muoversi e di aspettarmi. Lui, forse non comprendendo, continuava ad avanzare invocando a gran voce la Madonna. “Fermati!“ (in italiano) gli gridai ancora ad alta voce “fermati o morremo tutti e due”. Allora si fermò mentre io facevo sforzi inauditi per raggiungerlo, chiedendogli, di tanto in tanto, con voce spezzata, se avanzavo, e prendendo coraggio dalle sue affermazioni. Finalmente, affannata, spossata, potei raggiungerlo nel momento in cui le mie forze non volevano più ubbidire alla mia volontà. E con una mano appoggiata alla sua spalla, nuotando con l’altra, arrivai dove i miei piedi poterono toccare il fondo. Gli dissi di uscire, allora, mentre mi lasciavo cadere seduta nell’acqua. Ero a pezzi, incapace di fare il minimo passo!..
Oh! Che cos’è la morte nel campo di battaglia, in mezzo a migliaia di uomini che corrono lo stesso comune pericolo, nell’ebrezza delle grida di vittoria, della polvere e del fumo, di fronte alla morte che io ho intravisto così da vicino? Solo Dio sa il coraggio che il mio cuore di donna ha trovalo in quest’ora di pericolo in cui ho voluto vendere a caro prezzo la mia vita nel silenzio dei flutti e nella solitudine mortale che mi circondava, poichè è Lui che me lo ha dato...
Cosa strana! Il cane nero che mi aveva visto da lontano dibattermi in acqua. spinto da un’istinto meraviglioso, per tutto il tempo che era durata quella lotta terribile, si era agitato sulla riva guaiendo dolorosamente, poi come se non avesse voluto assistere allo spettacolo della mia morte, era scappato: e lui, che ogni giorno mi accompagna sgambettando vicino al calesse e davanti ai cavalli, era tornato a casa. solo, con la testa bassa e lo sguardo triste. Era dunque lui che aveva portato il presagio di un incidente e, con una certa inquietudine, lo avevano visto rientrare. Trovai dunque riuniti davanti alla porta, una parte della servitù; e Carlo. venendomi incontro. mi chiese se il mio bagno di mare era andato bene. E. tendendogli la mano con un sorriso: ”E’ tanto se mi rivedete in vita, temevo proprio che mi avrebbero riportata a voi diversamente” e feci il racconto della mia avventura.
 
Tratto dai diari di Alessandrina d’Obrescoff Acquaviva d’Aragona, messi generosamente a disposizione dalla Duchessa Fiorella Acquaviva d’Aragona.
 
(Traduzione di Maria Manetta)
 
La pubblicazione è stata curata da: Mario Orsini e Pierino Santomo.
Tutti i diritti riservati agli autori. Riproduzione anche parziale di testi e foto sono da concordare con i curatori della rivista "Madonna dello Splendore”.
 

La Rivista “Madonna dello Splendore” nasce, con il primo numero, nel 1982 da una timida idea di Padre Candido Donatelli, Pierino Santomo, Mario Orsini e Sergio Di Diodoro. Si pensa ad un’iniziativa editoriale che non vada oltre la raccolta di qualche scritto divulgativo sulla Festa e di qualche rara foto d’epoca. Ed è subito successo. La Rivista è ricercata, letta, bene accolta. Pur nella sua veste tipografica, all'inizio umile, è diventa, di anno in anno, un corredo importante della manifestazione e nel corso degli anni cresce sempre di più. Aumenta di conseguenza l’impegno dei curatori che estendono la collaborazione a chiunque voglia scrivere di Giulianova, della sua storia, e della festa in generale. La rete di interventi, pertanto, comincia ad estendersi e documenti inediti e preziosi cominciano a diventare oggetto di studio, di analisi, di pubblicazione. Entrano a far parte della rosa dei redattori nomi illustri, storici, giornalisti, ricercatori. Artisti di fama dipingono copertine e disegnano immagini della Madonna. Si va alla ricerca di foto rare negli archivi e nelle abitazioni private della città, si riportano aneddoti e vicende del passato, storie destinate, diversamente, a perdersi per sempre nella notte della dimenticanza. Si scrive, insomma, la storia di Giulianova e della sua Festa, ma il racconto è arricchito da continui riferimenti a tutto il tessuto socio culturale, all’arte, alla musica, all’urbanistica, alla letteratura, alla poesia, alla scienza. Una silloge di tutto ciò che riguarda la città, senza nessuna imposizione tematica, né tanto meno ideologica. Così nel tempo la Rivista si fa grande e si affranca dalla primitiva immagine di modesto libello per assumere i connotati di una testata ormai emancipata; la voce ufficiale della Festa più importante dell’anno.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
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