"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 14 del 22 Aprile 1995 - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 14 del 22 Aprile 1995

Rivista

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 

Impressioni degli alunni della classe IV del Liceo Scientifico Statale di Teramo in visita alla biblioteca Candido Donatelli di Giulianova

 
di Lucio Di Paolo a nome della IV D del Liceo Scientifico Statale di Teramo
 
Quella di giovedì 9 marzo 1995 (anzi, millenovecentonovantacinque; il professore mi ha raccomandato di scrivere almeno 3 - 4 facciate di foglio protocollo) è stata la seconda visita che la mia classe, la IV D del Liceo Scientifico “A. Einstein” di Teramo, ha organizzato al Santuario della Maria SS. dello Splendore, o meglio, come poi abbiamo appreso, dello “Sbiannore”.
La prima, fatta nella primavera dello scorso anno, sempre col professore Gabriele Di Cesare, aveva avuto come obiettivo l’approfondimento (peraltro di una conoscenza di base molto, molto vaga, dato che molti di noi neanche sapevano della presenza di un luogo tanto importante dal punto di vista religioso, e proprio a Giulianova!) di ciò che si sapeva sulla storia, sui perché e la struttura del complesso sorto in onore della Madre di Gesù e sui particolari riguardanti la leggenda del contadino Bertolino (non quello del lievito) e dell’apparizione della Vergine.
A circa dodici mesi da quella prima esperienza, che aveva lasciato in tutti noi un felicissimo ricordo, eccoci di nuovo sul postale di linea Teramo-Giulianova, in rotta verso quella piacevole cornice verde, naturale e religiosa del Santuario, ma questa volta per entrare, grazie in parte anche ai favori e ai meriti del nostro prof. in qualità di ospiti d’onore, nella biblioteca ivi sorta, ancora in fase di allestimento e che verrà aperta al pubblico solo a maggio.
Essa sorge nello stesso gruppo edilizio del convento cappuccino adiacente e, al suo ingresso, certamente non resta inosservata una targa marmorea con dedica siffatta:
 
BIBLIOTECA P. CANDIDO DONATELLI
LA NUOVA BIBLIOTECA CONVENTUALE
ACCOGLIE
IL PREZIOSO PATRIMONIO
DI STORIA DELLA NOSTRA REGIONE
RACCOLTO DA
P. CANDIDO DONATELLI
ATELETA 1927- GIULIANOVA 1994
E VIENE A LUI INTESTATA
PER DOVEROSA GRATITUDINE
PERCHÈ GLI STUDIOSI DI COSE ABRUZZESI
VOGLIANO CONSERVARNE LA CARA MEMORIA
 
Incredibile! Ancora non siamo entrati e subito sorgono interrogativi sull’identità di questo P. Candido Donatelli, sulla sua opera e la sua importanza in tale contesto...
Oh, ma ecco che arriva (e così mi ricollego alla cronaca della visita) colui che ci farà da Cicerone e che potrà schiarirci tutti i dubbi a proposito di Donatelli, biblioteca e Company.
 
La targa posta all’ingresso della Biblioteca "P. Candido Donatelli"
 
Strano però. Ci aspettavamo il solito professore anziano (per non dire decrepito), alto, anzi altissimo, magro, calvo, gobbo per i più sadici, dalla stretta di mano capace di deformare un blocco di acciaio, dott. “Io so tutto, tu fai l’asilo, Mister Simpatia coi suoi molti “Non toccare nulla... Non strusciarti... Non passare di lì che sennò fai cadere tutto, e ripaghi di tasca tua…“ E invece il nostro Sandro Galantini contraddiceva già nell’aspetto la tipologia del perfetto bibliotecario. Giovane (ma soprattutto di altezza umana, in modo che non dovessimo guadagnarci il torcicollo per rivolgergli una domanda), responsabile e competente, si è dimostrato per tutto il tempo della visita simpatico e paziente; non ci ha fatto mai sentire a disagio, ha esposto ciò che doveva con chiarezza, semplicità e una punta di divertente ironia nei modi come nel linguaggio (sono strabilianti il suo dialetto e le sue battutine mordaci, con doppio senso su “note” città in provincia di Foggia), catturando la nostra attenzione con grande savoir faire (bella la citazione dal francese, vero?) per quasi tre ore; cosa che appare ancora più incredibile se si pensa al nostro interesse iniziale ancora un po flebile, e alla nostra voglia di divertici fuori a pallone.
Dopo i primi consueti convenevoli e le dovute presentazioni, ci ha subito elargito delle spiegazioni sulla nascita, sul perchè di questa iniziativa e.. tadà! Squillo di trombe, rullo di tamburi, ecco svelata l’identità dell’ormai arcinoto Padre Candido Donatelli, a cui all’entrata si fa omaggio.
E’ stato questo infatti prima di tutta una serie di promotori del progetto a far dono dei suoi volumi (ben 7.000! Mi chiedo se li tenesse sparpagliati sul pavimento della propria stanza come faccio io coi miei fumetti.... Anzi, ora che ci penso, avrebbe potuto tappezzarci tutta la camera da letto. il corridoio, Io studio, il salotto di casa...) al Convento dei Cappuccini e a permettere a Padre Serafino Colangeli di accettare la Grande Sfida (in onda su Canale 5) di un’iniziativa bibliotecaria di più che discrete dimensioni, e all’interno del Santuario stesso! Certamente Sandro non ha esaurito così facilmente gli elogi (peraltro tutti devotissimi) sul Donatelli e sul Colangeli, l’uno grande e stimato Ricercatore di cose abruzzesi, numismatico, bibliofilo e filatelico, l’altro il “papà” di questa e di molte altre iniziative culturali, ma tanta era la voglia di entrare nella sala. tanto il nostro desio, la nostra brama di immergerci in un oceano di cultura. tanto disgraziato il tempo che da Teramo ci perseguitava con pioggia, nubi, e folate di vento (e siccome è un po’ tardi e devo andare a nuoto), siamo entrati subito nel salone (o meglio, per il motivo della parentesi precedente, e appellandomi al topos letterario della verosimiglianza... Ma che sto dicendo? Faccio in modo che ci entri subito). Due sono senza dubbio i fattori che di primo acchito ci hanno colpiti; uno è la struttura architettonica e l’arredamento, moderni, vivi, curati dall’arch. Di Gaetano: architettura e arredamento che mettono ancora più in risalto i ben 15.000 testi (che rappresentano il secondo elemento che ha catturato il nostro interesse) di partenza. posseduti dalla biblioteca grazie a doni. elargizioni (come quella generosissima del Donatelli appunto), ritrovamenti e acquisti da parte del Consiglio di Amministrazione. E in più a tali tomi il consultante (e questo è uno dei tanti pregi di questa struttura in particolare) può ricorrere con piena libertà: infatti sono posti, naturalmente ordinati e numerati opportunamente in semplici scaffali, come ad invogliare il visitatore ad allungare una mano per leggere un trattato del ‘700. o una grammatica latina, o un dizionario ragionato, o... o uno dei tanti fantastici. superbi volumi del nostro professore (basta così per la promozione?).
Il nostro rapimento, in senso figurato naturalmente, in quel grande salone (150 metri quadrati di cultura… in olio di oliva?) è stato completo: poter ammirare un arco di tempo di circa tre secoli mentre una voce di sottotondo (quella di Galantini) richiamava alla memoria ora gli accadimenti di inizio secolo sul Vecchio Ospedale Civile abbandonato, ora la storia di alcuni comuni della Marsica della prima metà del XVIII sec., ora quella della Repubblica di Senarica e della “Fedelissima città dell’Aquila” (vicende queste rese ancor più vive da alcune acqueforti e disegni dell’epoca) non è un’esperienza che si fa tutti i giorni. Ma (eh si, c’è un ma) in un primo momento - ne sono sicuro - forse non abbiamo pensato tutto questo; piuttosto siamo rimasti convinti dell’esattezza di luoghi comuni, falsi, che spingono noi ragazzi più a passare un pomeriggio al cinema, o bighellonando per la città piuttosto che a trascorrerlo in biblioteca. Voglio intendere cioè quell’idea secondo cui la biblioteca è solo un luogo di cupo, polveroso silenzio, di antichi tomi accatastati, incomprensibili e inavvicinabili; un posto per grandi, non per i giovani. Eppure tali pregiudizi sono decaduti alla fin fine, grazie alla carica di Sandro, al merito di averci inculcato l’amore per le testimonianze antiche scritte, e grazie anche a due documenti, particolarmente gradevoli. Uno era la Delf. rivista, di Melchiorre De Filippis Delfico, grande vignettista - caricaturista della politica abruzzese dell’inizio del secolo; una raccolta singolare, pungente, unica di un Forattini di mille anni fa. L’altro, che ha forse suscitato più piacere era il numero unico di una rivista goliardica dell’anno XIII dell’Era Fascista (1935): e come si poteva chiamare un giornale goliardico “Il goliardo”, che domande! E allora la biblioteca, luogo silenzioso e di raccoglimento per eccellenza (ancor più se pensiamo che è sorta in un Santuario) si è riempita di risa, ma... risa risa, è diventata uno spazio giovanile per dei ragazzi liceali che ridevano a crepapelle nel sentire le avventure di un “frichettone” o le definizioni di”Gnilito”, “Magnapane” (“che crella se lo schiacci”), “Fiuminardo”, e dulcis in fundo, di “Ciambana”: “lemano che ti pizzica d’estate se dormi smandato” Ma se già da tutti questi piccoli attimi avevamo imparato moltissimo (ovvero: andate in biblioteca, andateci, iniziate e continuate ad andarci, perchè non è assolutamente vero che non sia fatta a misura di ragazzo, ma anzi in essa si possono veramente scoprire segreti, notizie, storie, verità episodi a noi vicini o estranei così affascinanti da non poterli neanche immaginare), ancor più c’è servito lo sguardo dato al laboratorio di restauro lì adiacente, dove abbiamo potuto apprezzare quel mestiere, anzi quell’arte, che spesso non si stima o non è riconosciuta come tale, ma che in realtà si cela dietro ogni opera, ogni capolavoro strappati via dalle grinfie dell’oblio culturale. Abbiamo appreso che dietro le apparenti bellezze della letteratura, della pittura, della scultura ecc... c’è un gruppo di volontari che, spinti solo dall’amore per l’arte, si sacrificano perchè il ricordo, la memoria, non vadano perduti.
E allora, da tutti noi, un grazie di cuore a persone come Candido Donatelli, Serafino Colangeli, Sandro Galantini e Flora Losco (che, non l’ho detto prima, è la titolare del laboratorio di restauro dove ci è stata guida preziosa) che senza volere nulla in cambio, se non l’attenzione e la riconoscenza degli altri, hanno dato, danno e daranno una mano (anzi una manona, come quelle di Gianni Morandi e dei portieri della serie A di calcio messe insieme) alla cultura, perchè non scompaia ma resti viva; anche se solo in un contesto provinciale, ma per noi importantissimo.

La pubblicazione è stata curata da: Mario Orsini e Pierino Santomo.
Tutti i diritti riservati agli autori. Riproduzione anche parziale di testi e foto sono da concordare con i curatori della rivista "Madonna dello Splendore”.
 

La Rivista “Madonna dello Splendore” nasce, con il primo numero, nel 1982 da una timida idea di Padre Candido Donatelli, Pierino Santomo, Mario Orsini e Sergio Di Diodoro. Si pensa ad un’iniziativa editoriale che non vada oltre la raccolta di qualche scritto divulgativo sulla Festa e di qualche rara foto d’epoca. Ed è subito successo. La Rivista è ricercata, letta, bene accolta. Pur nella sua veste tipografica, all'inizio umile, è diventa, di anno in anno, un corredo importante della manifestazione e nel corso degli anni cresce sempre di più. Aumenta di conseguenza l’impegno dei curatori che estendono la collaborazione a chiunque voglia scrivere di Giulianova, della sua storia, e della festa in generale. La rete di interventi, pertanto, comincia ad estendersi e documenti inediti e preziosi cominciano a diventare oggetto di studio, di analisi, di pubblicazione. Entrano a far parte della rosa dei redattori nomi illustri, storici, giornalisti, ricercatori. Artisti di fama dipingono copertine e disegnano immagini della Madonna. Si va alla ricerca di foto rare negli archivi e nelle abitazioni private della città, si riportano aneddoti e vicende del passato, storie destinate, diversamente, a perdersi per sempre nella notte della dimenticanza. Si scrive, insomma, la storia di Giulianova e della sua Festa, ma il racconto è arricchito da continui riferimenti a tutto il tessuto socio culturale, all’arte, alla musica, all’urbanistica, alla letteratura, alla poesia, alla scienza. Una silloge di tutto ciò che riguarda la città, senza nessuna imposizione tematica, né tanto meno ideologica. Così nel tempo la Rivista si fa grande e si affranca dalla primitiva immagine di modesto libello per assumere i connotati di una testata ormai emancipata; la voce ufficiale della Festa più importante dell’anno.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
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