"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 22 del 22 Aprile 2003 - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

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"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 22 del 22 Aprile 2003

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L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 

LA LINGUA ITALIANA E I SUOI DIALETTI


- Appunti dalle lezioni tenute dal prof. Sergio Di Diodoro nell’anno accademico 2002/2003 presso l’Università della terza età di Giulianova
 
di Sergio DI DIODORO
 
Ogni dialetto parlato su un territorio svolge una precisa funzione storica e documentaria , e rappresenta un sistema di conservazione in mancanza del quale molti idiomi e termini antichi andrebbero irrimediabilmente perduti. In tal senso gli anziani e coloro che, avanti negli anni, continuano ad usare espressioni e modi di dire ormai desueti, sono importanti custodi del passato, ed è proprio grazie alla loro costante testimonianza che continuano ad esistere parole (per lo più nomi di attrezzi agricoli, di vecchi giochi o usanze del passato) che sono del tutto sconosciute alla generazione dei teen agers.
Questo importante ruolo che riveste il dialetto basterebbe già a giustificarne l’importanza, considerato che oggi il 55% della popolazione italiana lo alterna alla lingua nazionale  e visto che esso perde col trascorrere degli anni le sue caratteristiche più marcate, procedendo ad una espulsione fisiologica e costante dei termini arcaici i quali si avviano pertanto  a rapida e definitiva estinzione. Per tale ragione appare quanto mai necessaria oggi un’opera di salvataggio, processo di cui si occupano associazioni specifiche, cattedre universitarie, organizzazioni che propongono concorsi in vernacolo, pubblicazioni di dizionari, grammatiche e sintassi.
Un faticoso lavoro teso a risvegliare l’attenzione per quella che per tanti anni è stata considerata la lingua povera del ceto sociale meno evoluto e che è sempre stata invece  la più adatta ad esprimere sensazioni dell’animo (si pensi al teatro di Eduardo)  e a trasmettere con la sua essenzialità e semplicità alte cariche liriche ed emotive.
Per lungo tempo in passato la cultura ufficiale ha osteggiato l’uso del vernacolo, quando esso costituiva il linguaggio comune della maggior parte della popolazione. I “traditori della vanga e della cazzuola” erano per Augusto Monti, giornalista del primo novecento, coloro che parlando dialetto avevano  l’ardire di frequentare le scuole di Stato determinandone, con la loro presenza, lo scadimento e la crisi….
Durante il periodo fascista si tende a sradicare dal tessuto nazionale la “malerba dialettale”. All’uso indiscriminato del dialetto si accompagna una connotazione di arretratezza che  va a tutto vantaggio della lingua nazionale la quale esce ancor più rinvigorita da tale continuo accostamento.
Oggi che il dialetto è quasi scomparso, almeno nelle sue espressioni più caratteristiche e genuine, si tenta quindi un improbabile recupero, attivandosi per cercare di salvarne la genuinità e l’impagabile vis espressiva, la coloritura, la capacità descrittiva e rappresentativa che ne costituiscono l’essenza.
Eppure la varietà dialettale italiana è una delle più alte all’interno delle lingue romanze. Differenziazioni quasi impercettibili distinguono luoghi, e non solo città o paesi, ma finanche contrade, quartieri, o gruppi di case. Naturalmente solo l’orecchio attento ed allenato è in grado di distinguere la millimetrica differenza che caratterizza un’espressione, una cadenza, un accento, a volte una semplice sfumatura di intonazione. Ma le differenze esistono, e sono frutto dell’antica  frammentazione subita dal latino imposto dall’Impero romano al momento dell’inevitabile fusione con le parlate sul territorio, da cui derivarono i vari idiomi locali.
Dopo le invasioni barbariche nuove lingue (arabo, greco, gotico, longobardo) si mescolarono a quelle esistenti e si creò così una capillare differenziazione da cui poi, nel tempo, ciascun dialetto derivò una sua precisa fisionomia.
Oggi l’imperante processo di italianizzazione, cui si tende ad opporre un generoso tentativo di recupero del dialetto e delle sue peculiari caratteristiche linguistiche ed espressive, determina anche la nascita di una sorta di varietà  dell’italiano (si pensi agli speaker radiotelevisivi che conservano inflessioni e cadenze della propria parlata regionale) che si caratterizza per una serie di differenze di tipo fonetico o lessicale, o ancora di accento e di cadenza (tale fenomeno sarebbe apparso inammissibile in passato quando l’accesso alla professione di speaker passava necessariamente attraverso la frequenza e il superamento di corsi di dizione).
Per chiudere dei dati non certo confortanti: oggi solo il 10% della popolazione scolarizzata fa uso corretto della lingua italiana. Dei 140.000 termini che registra un vocabolario solo 650 entrano nel linguaggio comune dei teen agers di nuova generazione.

La pubblicazione è curata da: Sergio Di Diodoro, Mario Orsini e Pierino Santomo.
Tutti i diritti riservati agli autori. Riproduzione anche parziale di testi e foto sono da concordare con i curatori della rivista "Madonna dello Splendore”.
 

La Rivista “Madonna dello Splendore” nasce, con il primo numero, nel 1982 da una timida idea di Padre Candido Donatelli, Pierino Santomo, Mario Orsini e Sergio Di Diodoro. Si pensa ad un’iniziativa editoriale che non vada oltre la raccolta di qualche scritto divulgativo sulla Festa e di qualche rara foto d’epoca. Ed è subito successo. La Rivista è ricercata, letta, bene accolta. Pur nella sua veste tipografica, all'inizio umile, è diventa, di anno in anno, un corredo importante della manifestazione e nel corso degli anni cresce sempre di più. Aumenta di conseguenza l’impegno dei curatori che estendono la collaborazione a chiunque voglia scrivere di Giulianova, della sua storia, e della festa in generale. La rete di interventi, pertanto, comincia ad estendersi e documenti inediti e preziosi cominciano a diventare oggetto di studio, di analisi, di pubblicazione. Entrano a far parte della rosa dei redattori nomi illustri, storici, giornalisti, ricercatori. Artisti di fama dipingono copertine e disegnano immagini della Madonna. Si va alla ricerca di foto rare negli archivi e nelle abitazioni private della città, si riportano aneddoti e vicende del passato, storie destinate, diversamente, a perdersi per sempre nella notte della dimenticanza. Si scrive, insomma, la storia di Giulianova e della sua Festa, ma il racconto è arricchito da continui riferimenti a tutto il tessuto socio culturale, all’arte, alla musica, all’urbanistica, alla letteratura, alla poesia, alla scienza. Una silloge di tutto ciò che riguarda la città, senza nessuna imposizione tematica, né tanto meno ideologica. Così nel tempo la Rivista si fa grande e si affranca dalla primitiva immagine di modesto libello per assumere i connotati di una testata ormai emancipata; la voce ufficiale della Festa più importante dell’anno.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
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