"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 22 del 22 Aprile 2003 - Complesso di Maria SS.ma dello Splendore - Viale dello Splendore, 121 - 64021 Giulianova (Te).

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

"La Rivista Madonna dello Splendore" n° 22 del 22 Aprile 2003

Rivista

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
L’ampia spiaggia a nord del porto, dotata di ogni tipo di struttura turistica. Giulianova - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della Regione Verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico.
 

Gli Ambasciatori della Pinacoteca civica “Vincenzo Bindi”



Da anni l’istituzione del Comune presta le sue opere per mostre in Italia e all’estero
 
di Ludovico RAIMONDI
 
Da alcuni anni si va manifestando un fenomeno di (ri)scoperta dell’arte dell’Ottocento di cui beneficia anche la dotazione del Polo Museale Civico di Giulianova. Il rifiorire dell’interesse nei riguardi della pittura paesaggistica, o in qualche modo legata all’epoca romantica, tende più segnatamente e frequentemente a collimare con le opportunità di estendere all’esterno la visibilità del patrimonio culturale della Pinacoteca “Vincenzo Bindi’ la quale in gran parte espone, ed in discreta parte ripone, le opere lasciate al Comune, nel 1927, dall’insegne concittadino del quale l’istituzione porta giustamente e doverosamente il nome.

“Il Porto di Pozzuoli” (olio su carta incollata su tela)
 
E’ proprio di questi periodi il prestito di due quadri, “Venditore ambulante” di Giuseppe Cosenza (olio su tela) e “Vecchia che lavora” di Rubens Santoro (matita su carta), che da maggio saranno esposti nella mostra dal tema Rubens Santoro ed i pittori della Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento, allestita al Castello dei Baroni Compagna, a Corigliano Calabro, a cura del Centro per l’Arte e la Cultura “Achille Capizzano” di Rende per conto dell’Amministrazione Provinciale di Cosenza. Curatori, il Direttore Artistico del Centro “Capizzano”, Tonino Sicoli, ed Isabella Valente. Appena un anno fa, in occasione della mostra Dal vero. Il paesaggismo napoletano da Gigante a De Nittis, presso il Palazzo Cavour a Torino, il Comune ha concesso alla Regione Piemonte il prestito di altre due opere della Pinacoteca, “Il Porto di Pozzuoli” (olio su carta incollata su tela) di Raffaele Carelli e “Il Bosco di Fontanebleau” (idem come il precedente) del figlio Consalvo, che fu suocero di Bindi ed è l’artista più rappresentato nella collazione bindiana. Per inciso, “Il porto di Pozzuo1i’ raffigurato anche nel poster promozionale della Pinacoteca, si sta rivelando della stessa un vessillo caratterizzante ed identificativo, tanto da essere trattato e riprodotto nel volume Arte in Russia ed in Europa, del russo Dimitri V. Sarabjanov, edito da Jaca Book di Milano.

“Il Bosco di Fontainebleau" di Consalvo Carelli

Al di fuori dell’ambito cittadino e territoriale, la raccolta bindiana ha inviato diversi altri suoi pezzi in “missioni” prestigiose. Nel 1994 fu la volta di Gaetano Esposito, esponente vivace della scuola napoletana, morto suicida a 50 anni: i suoi ritratti di Alberto Bindi (pastello su carta) e di Agnese Carelli (olio su tela) furono richiesti dall’Associazione Internazionale Magna Grecia che, in collaborazione con il Comune di Salerno, promosse la mostra Nella cornice della città moderna Pittori e scultori a Salerno 1915-1945, presso il Tempio di Pamona, a cura di Claudio Caserta e Michelangelo Russo, ed ordinata scientificamente da Massimo Bignardi. Ancora in quell’anno, tuttavia, si registrò un’”emigrazione” più importante, dal punto di vista promozionale per la Pinacoteca e la città: non per caso, toccò al pittore considerato un autorevole capostipite della scuola napoletana, l’olandese Anton Smink Pitloo, rappresentare la nostra istituzione con il suo “Campagne di Paestum” (olio su tela), alla mostra I territori del sole Artisti in viaggio nel Salernitano tra il XVIII e il XIX Secolo, promossa nel periodo maggio-giugno presso la Biblioteca Nazionale di Budapest, con la supervisione della Soprintendenza Baaas di Salerno ed Avellino, la quale ottenne l’opera in proroga anche per la riproposizione dell’esposizione presso l’ex convento S. Benedetto di Salerno, nel successivo periodo luglio- agosto, in occasione delle celebrazioni del cinquantenario di Salerno Capitale. In precedenza, da novembre 1990 a gennaio 1991, il “Pulcinella” (tempera su maiolica) di Eduardo Dalbono, che appare sulla copertina del catalogo della Pinacoteca, fece bella evidenza di sé nella mostra della Soprintendenza Baaas di Napoli, presso il Castello 5. Elmo, sul tema Pulcinella nell’arte dal Cinquecento al Novecento. Al Centro Studi “G. Salvemini”, invece, fu prestato il quadro di Teofilo Patini, “Soldati a cavallo” (olio su cartone), nella mostra Omaggio a Patini: dipinti e manoscritti inediti, allestita, in collaborazione con il Centro Studi Patiniani di Castel di Sangro e la Soprintendenza Baaas del Molise, nel periodo maggio-giugno 1991,presso il Museo di ”Santa Maria delle Monache” di Isernia. Un capitolo a parte meritano i prestiti al Museo d’Arte dello Splendore ed al Centro Culturale “S. Francesco” della Piccola Opera Charitas per i rapporti di collaborazione, per ovvie ragioni, naturali. Ebbene, presso la Sala “Trevisan” della Piccola Opera Charitas è in esposizione una mostra omaggio a Francesco Paolo Michetti nella quale non potevano mancare “Ragazzo” (pastello su carta), “Il Tempio di Tricalle” (carboncino e pastello su cara e “Testa di beduino” (penna su carta), i tre quadri del pittore e fotografo di Francavilla a Mare facenti parte della collezione civica e che, per la cronaca, completarono una interessante esposizione delle opere di Michetti nella inaugurazione della Sala del Consiglio Regionale, a lui intitolata al Palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila, nel giungo 1996. L’evento più significativo e caratterizzante, almeno sotto l’aspetto della visione pubblica estemporanea — e, aggiungerei, visibilità — più completa possibile della raccolta di Bindi, resta la mostra La Scuola di Posillipo e il paesaggio napoletano dell’Ottocento: dipinti della Pinacoteca Comunale di Giulianova, presso il Museo d’Arte dello Splendore. Riscontri verificabili rivelano che si sia trattato dell’avvenimento pittorico ed artistico di maggiore successo ed afflusso di pubblico finora registrato dalla nascita del Mas. Prova ne sia che la chiusura della mostra, inaugurata il 18 luglio 1999, fu procrastinata a novembre rispetto al termine previsto del 12 settembre. Nella suggestiva occasione, dei 377 quadri in possesso della Pinacoteca, l’illustre curatore della mostra, Carlo Fabrizio Carli, scelse un nucleo di una ottantina “che — cito il critico dell’arte dalla introduzione del catalogo, edito per i tipi Mas — consentono di mettere a fuoco, all’interno della Raccolta Bindi, il prevalente versante del paesaggismo napoletano a partire dalla Scuola di Posillipo e riservando particolare attenzione alla dinastia dei Carelli".

“Pulcinella” in copertina sul catalogo della Pinacoteca di Consalvo Carelli

A parte qualche eccesso critico, che evito di confutare in questa sede ma che il curatore avrebbe potuto risparmiarsi, magari semplicemente interpellando gli operatori in trincea della Pinacoteca, sempre Carli toccava, accanto ai problemi di attribuzione e dello stato di conservazione di molte opere della raccolta, due aspetti intersecanti sul tema della proiezione all’esterno del bene artistico civico: la difficoltà di tracciare un percorso filologico lineare e definibile della collezione bindiana, e la esigenza del migliore e maggiore godimento al pubblico della stessa, che fu poi il motivo dichiarato dal Bindi per la sua donazione al Comune, come riporta il compianto Riccardo Cerulli in Giulianova 1860. Sottolineature legittime del Carli che trovano risposte positive, seppure parziali, nell’ottica promozionale del patrimonio della Pinacoteca. Notando bene l’elencazione dei prestiti, difatti, balzano agli occhi la varietà e la mutabilità delle richieste, le quali non vanno nel senso unico, esclusivo e monotematico del posillipismo e del carellismo, quantunque i due caratteri siano preponderanti nella nostra raccolta.

“Il Ragazzo” di Francesco Paolo Michetti

La lacuna filologica, che si spiega anche con la vocazione di collezionista del Bindi, come viene facilmente testimoniato anche dal fondo della Biblioteca Civica, si rivela persino favorevole perché amplia la gamma delle opportunità di partecipazione a mostre ed eventi artistici con temi, contenuti, obiettivi e locazioni diversi. Nondimeno ne beneficia il godimento da parte di un pubblico non esclusivamente locale, bensì anche turistico. Non è per fortuità che la collezione bindiana venga considerata tra le più prestigiose ed appetibili in Italia, e in particolare nel centro-sud, relativamente all’Ottocento. Resta inteso che il canale del prestito dei quadri costituisce, insieme, un sintomo di apprezzamento ed un segmento del più globale impegno divulgativo del patrimonio artistico della Pinacoteca Civica. Il segmento occasionale, ma ricco di prestigio, di una linea retta che scorre lungo la migliore valorizzazione dell’esposizione permanente nel suo “habitat” naturale, il Palazzo Bindi. Il segreto-non-segreto del fascino e della suggestione della collezione, stando a quanto esprimono i diretti fruitori, i visitatori, è racchiuso nella contestualità con il “suo” ambiente.

                         
        "Venditore Ambulante" di Giuseppe Cosenza                      "Soldati a Cavallo" di Teodofilo Patini

Lo riconosce Luisa Martorelli, Direttore Storico dell’Arte presso la Soprintendenza Baaas di Napoli, nel suo saggio La Pinacoteca Civica Vincenzo Bindi, nel Catalogo dell’arte Italiana dell’Ottocento (Milano, Giorgio Mondatori & Associati Editori spa, 1986). Ditale tesoro culturale i quadri in prestito diventano, di volta in volta, preziosi e degni ambasciatori.

La pubblicazione è curata da: Sergio Di Diodoro, Mario Orsini e Pierino Santomo.
Tutti i diritti riservati agli autori. Riproduzione anche parziale di testi e foto sono da concordare con i curatori della rivista "Madonna dello Splendore”.
 

La Rivista “Madonna dello Splendore” nasce, con il primo numero, nel 1982 da una timida idea di Padre Candido Donatelli, Pierino Santomo, Mario Orsini e Sergio Di Diodoro. Si pensa ad un’iniziativa editoriale che non vada oltre la raccolta di qualche scritto divulgativo sulla Festa e di qualche rara foto d’epoca. Ed è subito successo. La Rivista è ricercata, letta, bene accolta. Pur nella sua veste tipografica, all'inizio umile, è diventa, di anno in anno, un corredo importante della manifestazione e nel corso degli anni cresce sempre di più. Aumenta di conseguenza l’impegno dei curatori che estendono la collaborazione a chiunque voglia scrivere di Giulianova, della sua storia, e della festa in generale. La rete di interventi, pertanto, comincia ad estendersi e documenti inediti e preziosi cominciano a diventare oggetto di studio, di analisi, di pubblicazione. Entrano a far parte della rosa dei redattori nomi illustri, storici, giornalisti, ricercatori. Artisti di fama dipingono copertine e disegnano immagini della Madonna. Si va alla ricerca di foto rare negli archivi e nelle abitazioni private della città, si riportano aneddoti e vicende del passato, storie destinate, diversamente, a perdersi per sempre nella notte della dimenticanza. Si scrive, insomma, la storia di Giulianova e della sua Festa, ma il racconto è arricchito da continui riferimenti a tutto il tessuto socio culturale, all’arte, alla musica, all’urbanistica, alla letteratura, alla poesia, alla scienza. Una silloge di tutto ciò che riguarda la città, senza nessuna imposizione tematica, né tanto meno ideologica. Così nel tempo la Rivista si fa grande e si affranca dalla primitiva immagine di modesto libello per assumere i connotati di una testata ormai emancipata; la voce ufficiale della Festa più importante dell’anno.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu